In Parola

La Parola di oggi 11 gennaio 2023: l’azione guaritrice e risanatrice di Gesù

Anche oggi l’evangelista Marco si sofferma sui segni operati da Gesù e, in particolare, sulle guarigioni. Diversa, rispetto alla pagina del Vangelo di ieri, è la scena in cui Gesù agisce. Non più la sinagoga, bensì la casa di Simone e Andrea.

Qui dimora, malata e allettata a causa della febbre, anche la suocera di Simone. Gesù si avvicina a lei, la prende per mano e, facendola alzare, la guarisce.

La donna, ormai in forze e in piena salute, si mette subito a servire il Signore.

Al termine della giornata, dopo il tramonto, la porta della casa di Pietro (Simone) diventa, per usare un’espressione moderna, “meta di pellegrinaggio” per tanti malati e per tanti indemoniati che chiedono di essere guariti da Gesù.

La mattina seguente, Gesù si ritira in un luogo deserto per pregare e, rintracciato dai discepoli, li invita a recarsi negli altri villaggi della Galilea per predicare e per guarire anche nelle sinagoghe di questi villaggi.

Sono diversi gli elementi significativi di questa pagina del Vangelo:

  1. in primo luogo, possiamo notare che la suocera di Pietro, appena guarita, si pone al servizio di Gesù e di coloro che stanno con lui. Quella operata da Gesù è, dunque, una “guarigione per la diakonia”, cioè per il servizio, per la ministerialità. Allo stesso modo, Gesù guarisce, o meglio, converte anche ciascuno di noi, ma, al contempo, ci chiede di servirlo per diffondere la sua Parola ovunque noi possiamo farlo. Si tratta non tanto di guarigioni fisiche, quanto, piuttosto, di guarigioni morali e spirituali. Attraverso l’incontro con Gesù, medico delle anime e dei corpi, siamo chiamati alla conversione e alla missione di annunciare il Regno di Dio e l’intervento salvifico di Cristo in favore dell’umanità.
  2. In secondo luogo, abbiamo notato che diversa è la scena in cui Gesù opera le sue guarigioni. Non più la sinagoga di Cafarnao, ma la casa di Simone e Andrea. Questo luogo potrebbe, in qualche modo, rappresentare il simbolo della “soglia”, della “Chiesa in uscita”, della Chiesa “ospedale da campo”, per riprendere un’immagine tanto cara a Papa Francesco. Una Chiesa che non rimane chiusa all’interno delle sue mura, ma che si mette costantemente in cammino, per portare conforto e aiuto a chi ne ha bisogno. Non a caso, Gesù non si trattiene in questo luogo, ma decide di proseguire, di andare “altrove”.
  3. Cristo porta avanti, per evocare le parole di Martin Dibelius, teologo tedesco vissuto tra l’Ottocento e il Novecento, una sorta di “nascosta epifania”. Una “epifania” attraverso la quale il Figlio di Dio si manifesta a coloro che lo invocano e a coloro a cui il Padre lo ha mandato.

Anche oggi Gesù vuole manifestarsi quotidianamente a tutti noi, vuole guarirci dal peccato, dall’orgoglio e dalla superbia e vuole allontanare i “nostri demoni”, cioè le nostre afflizioni e, soprattutto, le nostre paure.

Carissimi, spesso, però, è soprattutto la paura a frenarci e ad impedirci di progredire nel nostro percorso di santificazione. Proprio la paura, che ci blocca e non ci fa camminare con Dio, è uno dei più grandi peccati da temere e da evitare. Essa è, infatti, diabolica. È il mezzo di cui il maligno si serve per allontanarci da Cristo.

Gesù, invece, è venuto per noi, per guarire dal di dentro l’umanità, rendendosi in tutto simile a noi fuorché nel peccato! Ci tende sempre la mano, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà, nei momenti in cui sembra che stiamo per “naufragare”.

Lasciamoci, dunque, ispirare e guidare da lui, affinché possiamo essere anche noi, sia pur con tutti i limiti delle nostre imperfezioni, “guaritori” delle sofferenze e delle paure altrui.

Non temiamo di imitare Cristo, nostro “fratello maggiore” per effetto del Battesimo. Come Gesù si prende cura di noi, per liberarci da ogni male, così anche noi prendiamoci cura degli altri, anche semplicemente testimoniando la nostra presenza, una presenza magari muta e silenziosa, nei casi in cui non sappiamo che cosa dire, ma, pur sempre, tangibile, sensibile e foriera di consolazione, di conforto e di condivisione.

Ricerchiamo ogni giorno in noi la presenza di Dio e facciamocene annunciatori e portatori agli altri con la preghiera costante e con le opere buone.

IMITATORI DI CRISTO

Dunque, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio. Non siate motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio; così come io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare il mio interesse ma quello di molti, perché giungano alla salvezza. Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo. (1 Corinzi 10, 31 – 11, 1)

Dal sito: http://www.cultura.va/content/cultura/it/organico/cardinale-presidente/texts/famiglia-cristiana-articoli0/sull_esempio-di-paolo-imitatori-di-cristo.html

Paolo celebra in primo luogo la libertà cristiana: se c’è buona coscienza, il fedele in ogni suo atto con serenità dia gloria a Dio, anche quando banchetta allegramente nel tempio pagano coi suoi familiari. Ma subito dopo aggiunge un appello alla prudenza: non si dia scandalo agli altri con la propria libertà, badando anche alla reazione delle persone semplici che possono giudicare malamente ciò che per noi in realtà è irrilevante. A questo punto l’Apostolo conclude con un’esortazione incisiva all’ “imitazione” di Cristo.

È interessante notare che egli si presenta come modello da imitare, anche se a sua volta la sua testimonianza è ricalcata sulla figura di Cristo. Il cristiano è, quindi, la presenza visibile di Gesù davanti agli altri. Questo invito all’imitazione personale è reiterato tre volte da Paolo su temi diversi. Ai Tessalonicesi: «Sapete come dovete imitarci: noi non abbiamo vissuto oziosamente tra voi» (II, 3,7). Ai Filippesi: «Fatevi miei imitatori» (3,17). E agli stessi Corinzi: «Fatevi miei imitatori» (I, 4,16).

Alla fine dei giorni

immagine dal sito: http://www.conmaria.it/Bibbia_illustrata/24isaia/Isaia.htm

Alla fine dei giorni,

il monte del tempio del Signore

sarà saldo sulla cima dei monti

e s’innalzerà sopra i colli,

e ad esso affluiranno tutte le genti.

Verranno molti popoli e diranno:

«Venite, saliamo sul monte del Signore,

al tempio del Dio di Giacobbe,

perché ci insegni le sue vie

e possiamo camminare per i suoi sentieri».

Poiché da Sion uscirà la legge

e da Gerusalemme la parola del Signore.

Egli sarà giudice fra le genti

e arbitro fra molti popoli.

Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,

delle loro lance faranno falci;

una nazione non alzerà più la spada

contro un’altra nazione,

non impareranno più l’arte della guerra.

Casa di Giacobbe, venite,

camminiamo nella luce del Signore.

Il profeta Isaia preannuncia la nuova presenza di Dio nell’uomo e nella storia che porterà pace, rispetto tra i popoli e prosperità. Una nuova epoca in cui le spade diventeranno aratri e le lance diventeranno falci.

Una Parola di pace, di vita e di speranza, l’unica in grado di condurre l’umanità ad una pace stabile e duratura.

Unica condizione perché ciò si possa ottenere è seguire le vie del Signore e salire il monte del Suo tempio.

La via ci viene prospettata con chiarezza: “salire il monte del Signore”, ritrovare la strada di Dio, mettersi in ascolto della sua volontà che è sempre orientata al bene di coloro che egli ama, cioè di tutti gli uomini. Ci accorgeremo, allora, che tutti abbiamo delle spade e delle lance da spezzare e fondere nel fuoco dell’amore. Le energie prima sprecate per difenderci, o meglio per attaccarci reciprocamente, saranno a disposizione per costruire insieme il bene comune. E questo non solo metaforicamente o a livelli alti, ma a cominciare dagli ambienti in cui viviamo: famiglia, comunità, ambiente di lavoro, stadio, scuola, circoli ricreativi, parrocchia…
Quella che chiamiamo impropriamente “legge di Dio” è una Parola di vita che indica la via della giustizia, della concordia, della condivisione. In una parola la via dell’amore, la sola che possa condurre a una pace autentica e duratura, premessa indispensabile anche per un effettivo benessere.
Per vivere bene l’avvento, voglio cominciare a spezzare le spade e le lance a cui talvolta ricorro. Quest’oggi, nel mio rientro al cuore, mi dedicherò a individuarle.
Disarma, Signore, il mio cuore, rendilo disponibile all’amore verso tutti, iniziando da quelli con cui mi hai chiamato a vivere

(dal sito: http://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=27037).

 Ma è possibile un mondo di pace, senza guerra? A giudicare dagli eventi contemporanei sembrerebbe proprio di no! Eppure, basterebbero “uomini di buona volontà”, tra i potenti della terra, ma anche tra tutti noi, comuni mortali, per cominciare a creare un mondo nuovo che possa avanzare, pian piano, verso un’era di pace e di stabilità!

Un’utopia? Nel mondo attuale sicuramente sì! Ma, chissà che, prima o poi, una nuova generazione di donne e uomini di grande “buona volontà” non contribuisca a rendere realtà questa utopia.

Credere e sperare, in fondo, non fa mai male!

 

“Di tre cose si compiace l’anima mia”

Siracide, 25, 1-2

Proverbi numerici

1 Di tre cose si compiace l’anima mia,
ed esse sono gradite al Signore e agli uomini:
concordia di fratelli, amicizia tra vicini,
moglie e marito che vivono in piena armonia.
2Tre tipi di persone detesta l’anima mia,
la loro vita è per me un grande orrore:
il povero superbo, il ricco bugiardo,
il vecchio adultero privo di senno.

Una “triplice pace” che può darci serenità interiore e fiducia: la concordia tra fratelli, l’amicizia tra vicini e l’armonia familiare.

Una “triplice pace” che, però, è spesso esposta agli attacchi di una “triplice guerra”: la superbia, la menzogna e il tradimento. E, per la precisione, sono sgraditi a Dio il povero superbo, il ricco bugiardo, il vecchio adultero privo di senno.

Alleanza tra fratelli, alleanza tra vicini e alleanza tra coniugi per vivere e testimoniare al meglio la più grande Alleanza tra Dio e uomini.

I più grandi disastri di questo mondo potrebbero essere evitati se si pensasse più spesso a questa pagina della Scrittura.

Viviamo l’oggi di Dio

In Gesù, Verbo Incarnato, si compie la Scrittura. In Lui l’Antica Alleanza diventa Nuova Alleanza, fondata sul progetto di liberazione e di salvezza per tutti gli uomini. Dobbiamo ascoltare la Parola e dobbiamo vivere l’oggi di Dio, il tempo di Dio visto non come asse cronologico, ma con valenza salvifica. Dobbiamo vivere l’oggi di Dio, interpretando e testimoniando il Vangelo in modo profetico, contestualizzandolo nella nostra storia e nella nostra epoca. Dio si fa “vangelo”, cioè buona notizia della nuova gioia, della nuova liberazione e della vera salvezza. Dio, attraverso Cristo, si prende cura dei poveri e dei diseredati. Il Vangelo si fa “teologia della Storia” e della vita. “Una storia di uomini e donne che vivono il presente affidandosi a Cristo”.

L’oggi di Dio è il nostro presente: è un oggi che non è più ieri e non è ancora domani. Ieri non è più nostro. Domani non è ancora nostro. Solo l’oggi ci appartiene e solo nell’oggi possiamo e dobbiamo operare, anche in modo da tenerci pronti e preparati per le incertezze del domani. 

Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra … Vidi la città santa, la nuova Gerusalemme

dal sito: https://www.movimentodiriforma.it/capitolo/lezione-12-il-destino-dei-giusti-e-degli-empi

Giovanni, Apocalisse, 21 (1-8; 22-27)

[1]Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. [2]Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. [3]Udii allora una voce potente che usciva dal trono:

Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
Egli dimorerà tra di loro
ed essi saranno suo popolo
ed egli sarà il “Dio-con-loro”.
[4]E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;
non ci sarà più la morte,
né lutto, né lamento, né affanno,
perché le cose di prima sono passate”.

[5]E Colui che sedeva sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”; e soggiunse: “Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci.

[6]Ecco sono compiute!
Io sono l’Alfa e l’Omega,
il Principio e la Fine.
A colui che ha sete darò gratuitamente
acqua della fonte della vita.
[7]Chi sarà vittorioso erediterà questi beni;
io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio.

[8]Ma per i vili e gl’increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli idolàtri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. E’ questa la seconda morte”.

….

[22]Non vidi alcun tempio in essa perché il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio. [23]La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello.

[24]Le nazioni cammineranno alla sua luce
e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza.
[25]Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno,
poiché non vi sarà più notte.
[26]E porteranno a lei la gloria e l’onore delle nazioni.
[27]Non entrerà in essa nulla d’impuro,
né chi commette abominio o falsità,
ma solo quelli che sono scritti
nel libro della vita dell’Agnello.

Apocalisse – Capitolo 22 (1-5; 12-15)

[1]Mi mostrò poi un fiume d’acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. [2]In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni.

[3]E non vi sarà più maledizione.
Il trono di Dio e dell’Agnello
sarà in mezzo a lei e i suoi servi lo adoreranno;
[4]vedranno la sua faccia
e porteranno il suo nome sulla fronte.
[5]Non vi sarà più notte
e non avranno più bisogno di luce di lampada,
né di luce di sole,
perché il Signore Dio li illuminerà
e regneranno nei secoli dei secoli.

…..

[12]Ecco, io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere. [13]Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il principio e la fine. [14]Beati coloro che lavano le loro vesti: avranno parte all’albero della vita e potranno entrare per le porte nella città. [15]Fuori i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolàtri e chiunque ama e pratica la menzogna!