strategia antitasse

 
 
"Non  vuoi  pagare  le tasse?  Prendi il fucile e spara!!!" Questo potrebbe pensare qualcuno dopo quanto dichiarato dal leader della Lega, Umberto Bossi, nella giornata di ieri, domenica 26 agosto.
 
Egli ha infatti proclamato: "A Roma pensano: al Nord sono un po’ pirla, parlano, ma poi pagano. Finora gli è andata bene e non abbiamo mai tirato il fucile, ma c’è sempre una prima volta".
 
Una vera e propria dichiarazione di fuoco!!  (non c’è ironia in quello che scrivo). Un parlamentare della nostra Repubblica arriva a minacciare, sia pur, crediamo, solo verbalmente,  scenari apocalittici di  scontri (non voglio usare parole grosse)  contro chi vuol far pagare a tutti le tasse, in modo da farne pagare di meno.
 
Per carità, il Senatur è un rappresentante dell’opposizione politica ad un governo che, da un lato sta ottenendo dei buoni risultati in campo economico, ma, dall’altro, è caratterizzato  da una eccessiva litigiosità interna ai partiti che lo sostengono.
 
In quanto esponente dell’opposizione, il leader della Lega ha il diritto – dovere di esprimere le sue opinioni e di manifestare il proprio dissenso rispetto al governo in carica. Questo rientra nel "mestiere dell’opposizione"  e fa parte delle regole della democrazia e guai se non fosse così. Ma su un punto restiamo molto perplessi e dubbiosi: può un leader di partito  minacciare l’uso delle armi contro la politica fiscale di un governo, qualunque esso sia?
 
E’ indice di responsabilità politica ed istituzionale fare affermazioni che, magari sono destinate a rimanere solo parole al vento, ma possono essere "prese sul serio"  da qualcuno?  E’ lecito inasprire i toni dello scontro  politico  fino a lanciare tali minacce?  E’ inoltre davvero opportuno che la coalizione della quale questo leader politico fa parte  minimizzi  queste parole  per evitare dissapori con un alleato così battagliero? 
Infine,  stando così le cose, è possibile dire che viviamo in un Paese normale?