Salve a tutti,
rieccomi di nuovo alle prese con l’aggiornamento del blog, un po’ in ritardo, rispetto al solito. D’altra parte, gli impegni scolastici sono, in questo periodo, "totalizzanti" (soprattutto in ragione del numero non esiguo di alunni per classe): centosedici compiti da correggere nell’arco di una settimana non rientrano certo nel novero di quelle che il grande Catullo definiva "nugae"!!!!
Cmq, non ci lamentiamo, anche perché, in fin dei conti, non ce ne sarebbe neppure il tempo!!
Il post odierno è davvero breve (qualcuno dirà: "meno male, cogitoergosum è rinsavito!!") e si ispira ad una celebre affermazione latina:
"rem tene, verba sequentur"
Essa, tradotta più o meno letteralmente, significa:
"padroneggia l’argomento, le parole seguiranno da sole".
Un caposaldo dell’antica oratoria, che si ricollega all’importanza del concetto e del contenuto, ma che presuppone anche un modo di pensare, tipico degli antichi Romani, fondato su una sorta di rigorosa praticità.
Questo motto, da alcuni attribuito a Cicerone, da altri a Catone il Censore, è senz’altro anche qualcosa di più che un semplice principio di retorica.
Costituisce, anzi, un insegnamento di vita, una valida guida per chiunque mostri esitazione o timore nel parlare, nel proporsi in pubblico e nel manifestare le proprie idee.
Che si tratti di un semplice discorso, di una interrogazione, di un compito o di un’esposizione non necessariamente scolastica, questo suggerimento tramandatoci degli antichi Romani non può non essere di straordinaria utilità ed attualità.
REM TENE, VERBA SEQUENTUR!!