VIP: Very Important Post: il significato del termine POLIS

 
 
Very Important P….ost:
 
La polis ed  il  suo  significato .
La città di SPARTA
 
Il termine polis indica, nel complesso, il luogo nel quale sorgevano gli edifici pubblici e in cui si praticavano i culti, ma anche e, forse, in misura maggiore, la forma statale, l’organizzazione politica e, quindi, la comunità degli uomini e dei cittadini che abitavano quel luogo.
 
La polis, infatti, oltre che un luogo geografico, in cui abitare, era soprattutto un "spazio politico", in cui prendere decisioni che venivano prese non da un’unica persona o da un ristretto gruppo di persone (eccezion fatta per il caso delle tirannidi), ma  "una pluralità di soggetti", cioé dai cittadini, dai politai, che, contrariamente a quanto accadeva nelle città – stato orientali, svolgevano un ruolo attivo nella vita politica della polis.
Le due poleis principali, attorno alle quali è sempre ruotata la storia della Grecia del V e del IV secolo a.C., furono Sparta e Atene.
 
La costituzione di Sparta affonda le sue radici nella Grande Rhetra, cioé nel grande responso delfico, ricevuto e messo in atto dal legislatore spartano Licurgo (nel IX secolo a.C. circa). Come si può desumere dalla radice della parola (che si richiama alla radice rhe- , collegata al significato del dire, del parlare ), la Grande Rhetra è una costituzione NON SCRITTA, ma "detta" oralmente.
 
Quasi tutti gli organi politici e costituzionali erano compresi nella Costituzione non scritta di Licurgo, ad eccezione del collegio dei cinque efori, che Sparta introdusse nel suo ordinamento, forse, dal 754/753 in poi, mentre già erano contemplate, probabilmente la diarchia, la gherousia e l’apella. 
 
Una città fondata su un rigido militarismo e su una ferrea organizzazione politico – militare, non poteva non presentare, quale suo elemento peculiare, l’ agoghé, cioé l’educazione e l’istruzione del giovane spartiate. Caratterizzavano l’agoghé spartana:
 
1) una rigida divisione dei giovani combattenti per classi d’età
2) una costante preparazione all’esercizio e alla sopportazione della vita militare
3) la partecipazione ai sissizi (da  sussition o sussitia ), cioé ai pasti comuni, al fine di sviluppare nei fanciulli, educati ad essere validi e forti soldati, il senso dell’appartenenza comune ad uno stesso "Stato".
 
 
Postiamo, da Wikipedia,  le notizie, più in generale, sulla costituzione spartana.
 
 
  APELLA E DIARCHIA

                       (assemblea cittadini

                       di pieno diritto)     |

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                                   EFORI        GERUSIA

 

 Caste sociali 

 

 Gli Spartiati 

Gli spartiati appartenevano al ceto dominante di Sparta ed erano gli unici cittadini a pieno diritto. Essi si dichiaravano homòioi, uguali, anche se la loro uguaglianza era solo di carattere giuridico. Gli spartiati si dedicavano esclusivamente alle attività belliche, alle quali venivano addestrati in un regime di vita comunitario. A sette anni i fanciulli di robusta costituzione fisica venivano sottratti alla famiglia e educati alle arti belliche in vita comunitaria mentre a diciannove anni erano ammessi nell’esercito. Compiuto il trentesimo anno, infine, si potevano trasferire in abitazioni private con la moglie e i figli benché fossero tenuti a continuare gli addestramenti militari fino ai sessant’anni. Ogni spartiate possedeva un appezzamento di terreno inalienabile, che poteva essere lasciato in eredità solo al primo figlio maschio e assicurava il mantenimento della famiglia.

 

 

 I Perieci 

I perieci ("quelli che abitano intorno") erano gli abitanti delle comunità presenti nei territori che circondavano la città, come le parti costiere del territorio, viventi, sebbene sotto il dominio politico di Sparta, in stato di libertà e di autonomia, soprattutto dediti a lavori commerciali e artigianali, attività che invece gli spartani ignoravano, in quanto gli unici cittadini a pieno diritto, gli spartiati, non potevano arricchirsi e commerciare per rimanere appunto homoioi. Sull’ origine dei perieci ci sono pareri discordanti, c’è chi ritiene sia una popolazione derivante dalle popolazioni assoggettate dagli spartani al momento della loro invasione del territorio, micenee o pre-micenee (che, a differenza degli iloti, non opposero resistenza militare); altre ipotesi è che derivino da insediamenti militari situati in prossimità della frontiera[2]; o che fu una classe istituita per. spezzare la solidarietà fra i messeni vinti[3]. Come membri di comunità conquistate essi dovevano combattere, in posizione subalterna, a fianco di Sparta in caso di guerra. Essi rimanevano autonomi nelle loro città, obbligati anche al pagamento di tasse, ma esclusi dai pieni diritti politici.

 

 

 Gli Iloti 

Gli iloti si suppone furono i discendenti degli indigeni, soprattutto dei messeni, popolazione assoggettata dagli spartani all’inizio dell’occupazione della laconia, per allargare i possedimenti e concedere più terreni agli spartiati; i dori li avevano asserviti al momento della loro invasione del territorio. Nella loro qualità di schiavi pubblici, erano privi di qualunque diritto civile e politico, e venivano costretti, in misura prevalente, al lavoro agricolo. Ogni anno i magistrati spartani dichiaravano formalmente guerra agli iloti, così da rendere lecite potenziali aggressioni nei loro confronti. Le dure condizioni in cui si trovavano gli iloti e il loro numero, essendo stati sempre più numerosi degli spartiati (non si sa con sicurezza in che proporzione, forse è eccessivo il rapporto suggerito da Erodoto di 7 a 1 nel V secolo a.C.), facevano temere continuamente la possibilità di rivolte. Particolarmente significativa fu quella del 464 a.C., seguita a un terremoto che colpì la città, durante la quale gli iloti si arroccarono sul monte Itome, nel cuore della Messenia.

 

Caratteristica di Sparta fu l’aura di ammirazione e leggenda che la circondava, derivante dall’assenza di testimonianze scritte provenienti da essa. Le principali notizie che la riguardano provengono infatti tutte da fonti esterne a essa, e conseguentemente indirette. Sempre all’interno dei miti relativi a Sparta si ricorda Elena, la donna più bella dell’antichità. Suo padre Tindaro la dette in sposa a Menelao, che aveva ottenuto la promessa di protezione degli altri pretendenti greci, i più grandi sovrani della Grecia arcaica. Ben presto si abbatte la sventura sulla coe, Elena fu affidata da Ermes al re d’Egitto, che la custodì fino al ritorno in patria; la ragazza per cui si combatteva a Troia era solo una nuvola con le sue sembianze.

 

 

 Educazione 

La ricostruzione della sua reale natura è complicata dalla presenza di solo fonti di periodo tardo, che potrebbero quindi rappresentarla in modo idealizzato. Ne dà una importante testimonianza Plutarco nella Vita di Licurgo.

 

Il caratteristico sistema educativo a cui obbligatoriamente veniva sottoposto ogni giovane spartano era detto agoghé (ἀγωγή). Il giovane iniziava il proprio percorso formativo all’età di sette anni, lasciando definitivamente le cure familiari, e lo concludeva a 20 anni, allorché, non più fanciullo, era considerato un irene (in greco εἰρήν). L’educazione dei giovani, divisi in classi d’età, avveniva in comune, come comunitario era il momento del gioco e del confronto. Durante l’agoghé i fanciulli più validi venivano scelti per essere sottoposti ad una ulteriore e più severa fase d’addestramento, la krypteía (κρυπτεία), durante la quale i fanciulli erano confinati in località periferiche, con mezzi limitati, in particolare armati di un pugnale, e l’ordine di restare nascosti di giorno. La loro missione era l’aggressione degli iloti in cui si potevano imbattere la notte. Comportamenti considerati da alcuni studiosi complementari alla formazione del cittadino spartano, orientata verso il sistema oplitico, coprendone gli aspetti solitari, da caccia selvaggia, dotati comunque di una loro utilità in battaglia, retaggio di una possibile tradizione precedente il nuovo ordinamento militare[1].

 

 

 L’organizzazione dello stato 

A capo della città di Sparta vi erano due re: Sparta fu l’unica città nell’antichità ad assumere la diarchia come forma di governo. Questo rispondeva anche ad una necessità pratica. Infatti, poichè Sparta era una città basata sulla forza, si trovava continuamente coinvolta in lotte, e interne e esterne. Quindi tramite due re si poteva avere un controllo totale sia della situazione interna sia di quella esterna. Non va dimenticato altresì come i re avessero una funzione di condottieri militari. In tempo di pace i re avevano un potere nullo, figuravano solo tra le fila del senato, in tempo di guerra avevano poteri assoluti. Rivestivano anche cariche di capi religiosi. La carica di re era per via ereditaria: entrambi appartenevano alla dinastia degli Agiadi e degli Europontidi. Ben più forti rispetto ai re erano gli èfori, che venivano eletti annualmente dall’assemblea. Di questa istituzione non si hanno notizie nella Grande Rhetra, fu istituito nell’VIII secolo a.C.. Era il vero e proprio senato, formato da trenta membri eletti dalle tre tribù (Dimani, Pamfili, Illei). Essi controllavano le leggi, l’educazione dei cittadini, il comportamento dei cittadini, la politica estera amminisdicare i re. Ognuno degli èfori alla fine del mandato era sottoposto a un processo, per controllarne l’operato. L’assemblea dei cittadini (dei soli Spartiati quindi), aveva poteri molto ristretti: potevano solo approvare o disapprovare le leggi avanzate dalla gerusìa. Non erano previsti dibattiti o scambi di opinioni, e non si potevano avanzare leggi. Infine troviamo la gerusia, consiglio composto da 28 ai (detti geronti) di età superiore ai 60 anni, eletti a vita, e i due re.