LUTTAZZI – “LA 7″LIBERALI PER MODO DI DIRE

 
 
 
 
"DECAMERON"
 
SU LA 7
 
LIBERALI SOLO  A  PAROLE?
 
SPERIAMO DI NO!!
 
 
 
 
 
 
Ci riferiamo all’episodio della sospensione del programma satirico di Daniele Luttazzi sull’emittente televisiva "LA 7".
 
I fatti sono questi:
il popolare conduttore nell’ambito di alcune affermazioni sulla guerra in Iraq e sul ruolo giocato dall’ex Presidente del Consiglio, ha espresso delle dichiarazioni piuttosto forti su Giuliano Ferrara, volto storico della "La 7", e su altre personalità dell’attualità.
 
La frase di Luttazzi è stata senza dubbio pesante, tuttavia, pensiamo che anche questo rientri nella satira, soprattutto quando ad un conduttore come Luttazzi viene giustamente assicurata la più ampia e "totale libertà creativa". Ci sembra, pertanto, ingiustificata la sospensione del programma, soprattutto quando ciò avviene su un’emittente televisiva che ha fatto della difesa della libertà d’espressione, dell’indipendenza e dell’imparzialità giornalistica la propria bandiera e la propria ragion d’essere.
 
Cari dirigenti de "La 7", sapete meglio di tutti noi che oscurare una trasmissione e cancellare una voce televisiva come quella di Luttazzi (ripetendo ancora una volta un errore, diciamo così "bulgaro – italico") è, a voler usare un altro eufemismo, un vero peccato in quanto significa non solo cancellare un programma importante che ottiene anche una buona audience, depotenziando e depauperando così l’emittente televisiva nella sua interezza, ma  anche infliggere un duro colpo alla democrazia, come avviene nelle dittature (rosse o nere che siano!!!).
 
Possibile che siate liberali solo a parole?
 
In verità, noi non lo crediamo e proprio per questo confidiamo in una "sospensione" della sospensione del programma ed in un suo rapido reintegro nel palinsesto televisivo.
 
FORZA LUTTAZZI!!!
 
W LA DEMOCRAZIA E LA LIBERTA’ DI PAROLA!!
 
Saluti
cogitoergosum

Claudio, imperatore rivalutato

 

Claudio:  un imperatore rivalutato dalla storiografia moderna

Il 24 gennaio del 41 d.C., durante le feste augustali, dopo tre anni, dieci mesi e otto giorni di governo, venne ucciso Caligola, l’imperatore forse più pazzo che la storia romana ricordi. Morì per mano del tribuno dei pretoriani Cassio Cherea, che il despota era solito umiliare ed insultare, e di Cornelio Sabino. Il primo lo colpì alla testa con una spada, l’altro al petto. L’opera venne “completata” da altri congiurati di origine senatoria ed equestre. Come in una sorta di déjà vu, che richiama alla mente l’uccisione di Cesare, i congiurati uscirono per le strade dell’Urbe gridando: “Roma libera, Roma libera”.

 

All’inizio il popolo romano, avvezzo alle folli stranezze di Caligola, accolse l’annuncio della morte senza alcuna reazione, credendo che non fosse veritiero e che lo stesso imperatore avesse diffuso ad arte quella notizia per poi uccidere tutti coloro che avessero esultato. 

 

Salì al potere Claudio (Tiberius Claudius Drusus Nero Germanicus, fratello di Germanico e, quindi, zio dell’imperatore ucciso) e governò Roma dal 41 al 54 d.C.. Come già accaduto per il suo predecessore, è molto probabile che la nomina di Claudio sia stata influenzata dal mito di Germanico, che tra il 14 ed il 15 d.C., si era brillantemente distinto in Germania.

 

Il nuovo imperatore raccolse un’eredità difficile, resa ancora meno invidiabile dalla crisi economica provocata dalle folli spese di Caligola. Claudio  cercò di attuare all’inizio del suo principato una politica volta a restaurare quell’equilibrio istituzionale e sociale che aveva già caratterizzato il periodo augusteo.

 

In tale direzione andava il suo tentativo di avviare una proficua collaborazione con il Senato. Tuttavia, non riuscì nel suo intento soprattutto a causa delle sempre crescenti ostilità e diffidenze del Senato romano.

 

Per questa ragione, abbandonando l’iniziale suo progetto politico, mirò a consolidare l’appoggio dell’esercito e conferì al suo governo un aspetto dispotico e tirannico.

Dette vita ad un’ efficiente burocrazia di corte (costituita da un ampio numero di liberti, cioé schiavi poi liberati) ed estese la cittadinanza ed il rango senatorio a molti abitanti delle province, rendendo il senato un organismo sempre più “universale” e sempre meno italico.  

 

Questi, in breve, furono gli aspetti salienti della sua azione politica:

 

* visione dell’impero come un “unico organismo” territoriale, senza privilegi o disparità tra le popolazioni

 

* volontà di rendere il Senato un organismo rappresentativo di tutto l’impero e non solo dell’aristocrazia romana ed italica

 

* estensione del diritto di cittadinanza ad un numero sempre più ampio di uomini ed, in particolare, ai soldati ausiliari

 

* creazione di un’efficiente burocrazia imperiale, attraverso il coinvolgimento dei liberti a lui  fedeli (liberi imperiali)

 

* indebolimento dell’aristocrazia romana

 

* risanamento delle finanze pubbliche

 

* ampliamento del porto di Ostia e realizzazione del grandioso acquedotto dell’ Acqua Claudia, già avviata, però, da Caligola

 

 * politica estera “difensiva” o, comunque, fondata sul rafforzamento dei confini. 

 

 * conquiste militari  importanti:

 

           – Mauretania (attuale Marocco), nel 42 d.C.

           – Britannia, ( in parte conquistata dal figlio Britannico), nel 43 d.C. 

           – Giudea, nel 44 d.C. .

  

Tuttavia, i buoni risultati politici vennero rapidamente offuscati dagli scandali e dalla corruzione di corte, che videro coinvolte anche personalità della famiglia imperiale. Lo stesso Claudio, su pressione dai liberti, fece giustiziare la moglie Messalina. Successivamente, sposò Agrippina, sorella del defunto Caligola, madre di Nerone.

Proprio questa donna provocò la fine del suo impero e la sua morte. Infatti, ella, dopo aver messo fuori gioco l’influenza dei liberti imperiali,  persuase il marito a designare come suo successore proprio Nerone e poi lo avvelenò.

 

Gli antichi scrittori, quali Seneca, Svetonio, Tacito ed altri, rappresentavano questo imperatore come una persona abulica  e succube sia delle donne di corte, sia dei suoi potenti liberti.

 

Eppure, come la storiografia moderna ha giustamente evidenziato, il principato di Claudio è stato uno dei migliori quanto meno tra quelli del primo  secolo d.C. e, soprattutto, uno dei più innovatori.

 

Claudio, infatti, fu ispirato da una visione straordinariamente moderna dell’impero e della missione di Roma. La  potremmo definire universalistica e cosmopolita, fondata sulla concezione di una società aperta e “globalizzata” che sapesse inserire ed integrare negli organismi politici e dirigenti le forze migliori, al di là della loro provenienza o della loro condizione di nascita. Solo così, dunque, possiamo spiegarci la sua decisione di estendere il rango senatorio anche agli abitanti delle province, oppure la sua volontà di conferire le più alte cariche istituzionali a persone che, anche se di origine servile, avessero mostrato una particolare attitudine per l’espletamento di quegli incarichi. Sotto questo profilo, egli fu il primo a creare, in Roma una burocrazia centralizzata e ad affidare l’amministrazione pubblica imperiale a liberti professionisti, in base a diverse sfere di influenza, conferendo a ciascun liberto una sorta di funzione ministeriale. Tra questi liberti si distinsero in particolare:

  

* Narciso, capo della segreteria privata del princeps e incaricato di gestire le relazioni con i governatori, l’esame 

   di  lettere e messaggi di vari funzionari, le relazioni con città o comunità  provinciali;

* Pallante, responsabile della ragioneria, dell’erario e delle finanze dello Stato; 

* Callisto che si interessava, in particolare, delle richieste inviate al princeps;

* Polibio che svolgeva funzioni di consigliere culturale di Claudio.

 

Essi, pur coinvolti in intrighi di corte  e in giochi di potere, mostrarono in genere grandi capacità e furono le “colonne” del nuovo sistema burocratico ed amministrativo centralizzato voluto dall’imperatore.

 

Il giudizio negativo della storiografia e dell’ intellighenzia del suo tempo sul suo operato scaturisce, con ogni probabilità, dal fatto che con queste riforme Claudio aveva ridimensionato drasticamente il potere ed il prestigio della classe senatoria ed aristocratica, dalle cui file tutti questi vari scrittori provenivano.

A parte Tacito e Svetonio, fu soprattutto Seneca a delinearne un ritratto negativo nell’opera Apocolokyntosis, sive de morte Claudii,  cioè ZUCCHIFICAZIONE, ovvero sulla morte di Claudio. Trasformazione in una zucca, era il termine impiegato dal filosofo stoico per ridicolizzare il processo di apoteosi e divinizzazione voluto per Claudio dopo la sua morte.

 

 

 

 

INTER – LAZIO

 
 
Perbacco (il nero – azzurro è d’obbligo)!! 
 
Anche l’Inter fa coniugare i verbi difettivi ai suoi avversari
 
INTER  –  LAZIO  = 3 – 0
 
nella partita di recupero disputata stasera, mercoledì 5 dicembre.
 
Auguri all’Inter,
 
anche se, citando l’indimenticabile Totò, non mi stancherò di dire 
 
 
 
AUDAX  FORTUNA  JUVENTUS!!!!!
 
 
e citando sempre Totò, anzi parafrasando una sua celebre frase, dico:
 
 
SIGNORA  SI  NASCE
 
E  LEI  LO NACQUE
 
NON A CASO E’ LA VECCHIA SIGNORA DEL CALCIO!!
 
 
 

Gli Ateniesi erano….. felici?

 
 
 
GLI ATENIESI ERANO FELICI?
 
 
______________
 
 
ATENE  SCUOLA DELL’ELLADE,
 
PATRIA DELLA  DEMOCRAZIA
 
(ANCHE SE CHIUSA AGLI STRANIERI),
 
LUOGO NEL QUALE GLI ATENIESI
 
TRASCORREVANO, ALMENO IN TEMPO DI PACE,
 
UNA VITA  FELICE  (E, QUINDI,  SERENA).
 
 
MA  ERA  PROPRIO  COSI’, SEMPRE?
 
D’ALTRA PARTE VOLENDO PARODIARE
 
 UNA FAMOSA ED IMPORTANTE AFFERMAZIONE,
 
 
SE SPARTA  PIANGE, ATENE NON RIDE!!!! 
 
per ora il senso di questo post è piuttosto "evanescente".
 
 
SPERO, PERO’ , DI AVERE IL TEMPO DI CHIARIRLO IL PRIMA POSSIBILE.
 
saluti!!
 
 
 

REM TENE, VERBA SEQUENTUR

 
 
Salve a tutti,
 
rieccomi di nuovo alle prese con l’aggiornamento del blog, un po’ in ritardo, rispetto al solito. D’altra parte, gli impegni scolastici sono, in questo periodo, "totalizzanti" (soprattutto in ragione del numero non esiguo di alunni per classe): centosedici compiti da correggere nell’arco di una settimana non rientrano certo nel novero di quelle che il grande Catullo definiva "nugae"!!!!
 
Cmq, non ci lamentiamo, anche perché, in fin dei conti, non ce ne sarebbe neppure il tempo!!
 
Il post odierno è davvero breve (qualcuno dirà: "meno male, cogitoergosum è rinsavito!!") e si ispira ad una celebre affermazione latina:
 
"rem tene, verba sequentur"
 
Essa, tradotta più o meno letteralmente, significa:
 
"padroneggia l’argomento, le parole seguiranno da sole".
 
Un caposaldo dell’antica oratoria, che si ricollega all’importanza del concetto e del contenuto, ma che presuppone anche un modo di pensare, tipico degli antichi Romani, fondato su una sorta di rigorosa praticità.
 
Questo motto, da alcuni attribuito a Cicerone, da altri a Catone il Censore, è senz’altro anche qualcosa di più che un semplice principio di retorica.
Costituisce, anzi, un insegnamento di vita, una valida guida per chiunque mostri esitazione o timore nel parlare, nel proporsi in pubblico e nel manifestare le proprie idee.
 
Che si tratti di un semplice discorso, di una interrogazione, di un compito o di un’esposizione non necessariamente scolastica, questo suggerimento tramandatoci degli antichi Romani non può non essere di straordinaria utilità ed attualità.
 
REM TENE, VERBA SEQUENTUR!!
 
 
 

“Buona notte e buona fortuna”: televisione, informazione e frivolezze

 

 

La televisione (e l’informazione)

"Questo strumento può insegnare, può illuminare…, può anche essere fonte di ispirazione,

ma può farlo solo ed esclusivamente se l’essere umano deciderà di utilizzarlo per questi scopi,

altrimenti non è che un ammasso di fili elettrici e valvole in una scatola.

Buona notte e buona fortuna!!"

 

 

(Ed Murrow, giornalista storico della CBS)

conduttore del programma: "See it now", durante il quale, negli anni ’50,

attaccò il senatore americano Joseph McCarthy per il suo atteggiamento persecutorio

nei confronti dei dissidenti presunti comunisti.)

 

Al giornalista Ed Murrow, noto già per i suoi servizi girati durante la seconda guerra mondiale, l’attore – regista Geroge Clooney ha dedicato il film "Good night and good luck", ispirandosi, per il titolo, alla celebre frase con cui il giornalista salutava abitualmente i suoi telespettatori.

 

Il film, peraltro girato con un budget finanziario ridotto, affronta il tema della televisione, del suo ruolo di servizio pubblico realizzabile solo attraverso un’ informazione corretta, coraggiosa e indipendente. Esso attacca frontalmente ed efficacemente un certo modo di fare televisione che abdica al ruolo di servizio pubblico, rinunciando ad informare, ad illuminare e ad ispirare, preferendo distrarre, ingannare ed isolare dalla realtà, con vacui programmi di sterile intrattenimento, i telespettatori.

 

Si tratta di un messaggio di grande e straordinaria attualità.

 

Le parole di Ed Murrow  (che nel film viene interpretato da David Straithar), riportate sotto il titolo del post, furono pronunciate nei primi anni ’50, ai tempi del retrivo maccartismo che non risparmiò neppure personaggi illustri, come Chaplin, che venne espulso dall’America per le sue presunte simpatie comuniste. Era un periodo in cui essere comunista, negli States, significava essere un criminale e comportava gravi persecuzioni che si ritorcevano anche sui familiari del sospettato.

 

Quella voluta da Murrow è una televisione di denuncia delle storture e degli abusi del potere politico. E’ una televisione che rifiuta di distrarre il pubblico con insulsi programmi di frivolo intrattenimento .

 

L’attualità del messaggio di Murrow sta proprio in questo.

 

Anche noi, in Italia, stiamo vedendo, da ormai troppo anni, gli effetti nefasti di una televisione che non adempie più alla sua funzione di servizio pubblico. Le recenti trasmissioni di Benigni e di Celentano hanno costituito delle isolate e rare eccezioni alla regola.

 

 Il nostro è un paese nel quale si è preferito censurare Biagi, Santoro e tanti altri, si è preferito allontanarli dagli schermi televisivi per far posto a programmi di insulso valore, quali "Il grande fratello",L’isola dei famosi" ed altre ridicolaggini del genere.

 

Il nostro è stato per molto tempo un Paese nel quale si è compiuto un vero e proprio "maccartismo" ai danni dei padri nobili del  nostro giornalismo giornalismo, come Montanelli e Biagi,  senza che nessuno proferisse parola o si spendesse più di tanto perché fossero reintegrati nei loro posti e nei loro ruoli.

 

Il nostro, insomma, è un Paese nel quale, come affermava Murrow, troppo spesso la televisione "non è che un ammasso di fili elettrici e valvole in una scatola.", perchè ha ormai rinunciato ad "insegnare, ad illuminare, e ad  essere fonte di ispirazione".

 

Riporto qui di seguito le parole di Ed Murrow, desunte dal film "Good night and good luck!", a cui affianco anche la sequenza video.

Nella scena del discorso di Murrow, nel montaggio propostoci da Youtube, ne sono state inserite altre che si riferiscono a momenti diversi del film.  

 

      

 

 

 

                                         

"E’ mio desiderio e mio dovere parlare a tutti voi apertamente

di ciò che sta accadendo alla radio e alla televisione.         

E se quello che dico è “responsabile”, allora io solo sono da ritenere responsabile.

La nostra storia sarà quella che noi vogliamo che sia,

e se fra cinquanta o cento anni degli storici vedranno le registrazioni settimanali

di tutti e tre i nostri network, si ritroveranno di fronte

a immagini in bianco e nero o a colori,

prova della decadenza, della vacuità e dell’isolamento dalla realtà

del mondo in cui viviamo. Al momento attuale siamo tutti grassi, benestanti, compiaciuti e compiacenti.

C’è un’allergia insita in noi alle notizie spiacevoli e disturbanti e i nostri mass media riflettono questa tendenza.

Ma… se non riconosciamo che la televisione, soprattutto, viene utilizzata per distrarci, ingannarci, divertirci e isolarci, chi la finanzia, chi la guarda e chi ci lavora si renderà conto di questa realtà quando ormai sarà troppo tardi per rimediare.

Ho iniziato dicendo che la storia la facciamo noi: se continueremo così, la storia prima o poi si vendicherà e il castigo non impiegherà molto ad arrivare. Una volta tanto elogiamo l’importanza delle idee e dell’informazione. Sogniamo anche che una qualche domenica sera lo spazio…. Sia occupato da un attento sondaggio sullo stato dell’istruzione in America (ma anche da noi, ndr.) e che, una o due settimane dopo,…. lo spazio ….. sia dedicato ad uno studio approfondito della politica americana in Medio Oriente. Forse l’immagine dei rispettivi sponsor ne risulterebbe danneggiata, forse i loro azionisti si infurierebbero e si lamenterebbero. Che cosa potrebbe succedere, oltre al fatto che qualche milione di persone sarebbe più informato su argomenti che possono determinare il futuro di questo Paese….? A coloro che dicono: << la gente non starebbe a guardare, non sarebbe interessata, è troppo compiaciuta, indifferente e isolata >>, io posso solo rispondere: << ci sono, secondo la mia opinione, delle prove inconfutabili contro questa tesi, ma anche se avessero ragione, che cosa avrebbero da perdere. Perché se avessero ragione e questo strumento (la televisione) non servisse a nulla, se non ad intrattenere, a divertire e a isolare, i suoi effetti positivi si starebbero dissolvendo e presto la nostra battaglia sarebbe perduta >>.  Questo strumento può insegnare, può illuminare…, può anche essere fonte di ispirazione, ma può farlo solo ed esclusivamente se l’essere umano deciderà di utilizzarlo per questi scopi, altrimenti non è che un ammasso di fili elettrici e valvole in una scatola.

Buona notte e buona fortuna!!"