Sparta e Atene

 

Modifico su questo nuovo post i due miei precedenti interventi.
Scaricateli, domani ne parleremo in classe!!!
 
La polis ed  il  suo  significato .
La città di SPARTA
 
Il termine polis indica, nel complesso, il luogo nel quale sorgevano gli edifici pubblici e in cui si praticavano i culti, ma anche e, forse, in misura maggiore, la forma statale, l’organizzazione politica e, quindi, la comunità degli uomini e dei cittadini che abitavano quel luogo.
 
La polis, infatti, oltre che un luogo geografico, in cui abitare, era soprattutto un "spazio politico", in cui prendere decisioni che venivano assunte non da un’unica persona o da un ristretto gruppo di persone (eccezion fatta per il caso delle tirannidi), ma da "una pluralità di soggetti", cioé dai cittadini, dai politai, che, contrariamente a quanto accadeva nelle città – stato orientali, svolgevano un ruolo attivo nella vita politica della polis.
Le due poleis principali, attorno alle quali è sempre ruotata la storia della Grecia del V e del IV secolo a.C., furono Sparta e Atene.
 
La costituzione di Sparta affonda le sue radici nella Grande Rhetra, cioé nel grande responso delfico, ricevuto e messo in atto dal legislatore spartano Licurgo (nel IX secolo a.C. circa). Come si può desumere dalla radice della parola (che si richiama alla radice rhe- , collegata al significato del dire, del parlare ), la Grande Rhetra è una costituzione NON SCRITTA, ma "detta" oralmente.
 
Quasi tutti gli organi politici e costituzionali erano compresi nella Costituzione non scritta di Licurgo, ad eccezione del collegio dei cinque efori, che Sparta introdusse nel suo ordinamento, forse, dal 754/753 in poi, mentre già erano contemplate, probabilmente la diarchia, la gherousia e l’apella. 
 
Una città fondata su un rigido militarismo e su una ferrea organizzazione politico – militare, non poteva non presentare, quale suo elemento peculiare, l’ agoghé, cioé l’educazione e l’istruzione del giovane spartiate. Caratterizzavano l’agoghé spartana:
 
1) una rigida divisione dei giovani combattenti per classi d’età
2) una costante preparazione all’esercizio e alla sopportazione della vita militare
3) la partecipazione ai sissizi (da  sussition o sussitia ), cioé ai pasti comuni, al fine di sviluppare nei fanciulli, educati ad essere validi e forti soldati, il senso dell’appartenenza comune ad uno stesso "Stato".
 
 
 
 
                 
 
 
 
 
 
      
 
 
       APELLA E DIARCHIA (questo testo sull’Apella è preso da Wikipedia) 

                       (assemblea cittadini

                       di pieno diritto)     |

                                             |   

                                     —————-

                                    |                |

                                   EFORI        GERUSIA

 

 Classi sociali 

 

 Gli Spartiati 

Gli spartiati appartenevano al ceto dominante di Sparta ed erano gli unici cittadini a pieno diritto. Essi si dichiaravano homòioi, uguali, anche se la loro uguaglianza era solo di carattere giuridico. Gli spartiati si dedicavano esclusivamente alle attività belliche, alle quali venivano addestrati in un regime di vita comunitario. A sette anni i fanciulli di robusta costituzione fisica venivano sottratti alla famiglia e educati alle arti belliche in vita comunitaria mentre a diciannove anni erano ammessi nell’esercito. Compiuto il trentesimo anno, infine, si potevano trasferire in abitazioni private con la moglie e i figli benché fossero tenuti a continuare gli addestramenti militari fino ai sessant’anni. Ogni spartiate possedeva un appezzamento di terreno inalienabile, che poteva essere lasciato in eredità solo al primo figlio maschio e assicurava il mantenimento della famiglia.

 

 

 I Perieci 

I perieci ("quelli che abitano intorno") erano gli abitanti delle comunità presenti nei territori che circondavano la città, come le parti costiere del territorio, viventi, sebbene sotto il dominio politico di Sparta, in stato di libertà e di autonomia, soprattutto dediti a lavori commerciali e artigianali, attività che invece gli spartani ignoravano, in quanto gli unici cittadini a pieno diritto, gli spartiati, non potevano arricchirsi e commerciare per rimanere appunto homoioi. Sull’ origine dei perieci ci sono pareri discordanti, c’è chi ritiene sia una popolazione derivante dalle popolazioni assoggettate dagli spartani al momento della loro invasione del territorio, micenee o pre-micenee (che, a differenza degli iloti, non opposero resistenza militare); altre ipotesi è che derivino da insediamenti militari situati in prossimità della frontiera;

 o che fu una classe istituita per spezzare la solidarietà fra i messeni vinti. Come membri di comunità conquistate essi dovevano combattere, in posizione subalterna, a fianco di Sparta in caso di guerra. Essi rimanevano autonomi nelle loro città, obbligati anche al pagamento di tasse, ma esclusi dai pieni diritti politici.

 

 

 Gli Iloti 

Gli iloti si suppone furono i discendenti degli indigeni, soprattutto dei messeni, popolazione assoggettata dagli spartani all’inizio dell’occupazione della laconia, per allargare i possedimenti e concedere più terreni agli spartiati; i dori li avevano asserviti al momento della loro invasione del territorio. Nella loro qualità di schiavi pubblici, erano privi di qualunque diritto civile e politico, e venivano costretti, in misura prevalente, al lavoro agricolo. Ogni anno i magistrati spartani dichiaravano formalmente guerra agli iloti, così da rendere lecite potenziali aggressioni nei loro confronti. Le dure condizioni in cui si trovavano gli iloti e il loro numero, essendo stati sempre più numerosi degli spartiati (non si sa con sicurezza in che proporzione, forse è eccessivo il rapporto suggerito da Erodoto di 7 a 1 nel V secolo a.C.), facevano temere continuamente la possibilità di rivolte. Particolarmente significativa fu quella del 464 a.C., seguita a un terremoto che colpì la città, durante la quale gli iloti si arroccarono sul monte Itome, nel cuore della Messenia.

 

Caratteristica di Sparta fu l’aura di ammirazione e leggenda che la circondava, derivante dall’assenza di testimonianze scritte provenienti da essa. Le principali notizie che la riguardano provengono infatti tutte da fonti esterne a essa, e conseguentemente indirette. Sempre all’interno dei miti relativi a Sparta si ricorda Elena, la donna più bella dell’antichità. Suo padre Tindaro la dette in sposa a Menelao, che aveva ottenuto la promessa di protezione degli altri pretendenti greci, i più grandi sovrani della Grecia arcaica. Ben presto si abbatte la sventura sulla coe, Elena fu affidata da Ermes al re d’Egitto, che la custodì fino al ritorno in patria; la ragazza per cui si combatteva a Troia era solo una nuvola con le sue sembianze.

 

 

 Educazione 

La ricostruzione della sua reale natura è complicata dalla presenza di solo fonti di periodo tardo, che potrebbero quindi rappresentarla in modo idealizzato. Ne dà una importante testimonianza Plutarco nella Vita di Licurgo.

 

Il caratteristico sistema educativo a cui obbligatoriamente veniva sottoposto ogni giovane spartano era detto agoghé . Il giovane iniziava il proprio percorso formativo all’età di sette anni, lasciando definitivamente le cure familiari, e lo concludeva a 20 anni, allorché, non più fanciullo, era considerato un irene . L’educazione dei giovani, divisi in classi d’età, avveniva in comune, come comunitario era il momento del gioco e del confronto. Durante l’agoghé i fanciulli più validi venivano scelti per essere sottoposti ad una ulteriore e più severa fase d’addestramento, la krypteía (κρυπτεία), durante la quale i fanciulli erano confinati in località periferiche, con mezzi limitati, in particolare armati di un pugnale, e l’ordine di restare nascosti di giorno. La loro missione era l’aggressione degli iloti in cui si potevano imbattere la notte. Comportamenti considerati da alcuni studiosi complementari alla formazione del cittadino spartano, orientata verso il sistema oplitico, coprendone gli aspetti solitari, da caccia selvaggia, dotati comunque di una loro utilità in battaglia, retaggio di una possibile tradizione precedente il nuovo ordinamento militare.

 

 

 L’organizzazione dello stato 

A capo della città di Sparta vi erano due re: Sparta fu l’unica città nell’antichità ad assumere la diarchia come forma di governo. Questo rispondeva anche ad una necessità pratica. Infatti, poichè Sparta era una città basata sulla forza, si trovava continuamente coinvolta in lotte, e interne e esterne. Quindi tramite due re si poteva avere un controllo totale sia della situazione interna sia di quella esterna. Non va dimenticato altresì come i re avessero una funzione di condottieri militari. In tempo di pace i re avevano un potere nullo, figuravano solo tra le fila del senato, in tempo di guerra avevano poteri assoluti. Rivestivano anche cariche di capi religiosi. La carica di re era per via ereditaria: entrambi appartenevano alla dinastia degli Agiadi e degli Europontidi. Ben più forti rispetto ai re erano gli èfori, che venivano eletti annualmente dall’assemblea. Di questa istituzione non si hanno notizie nella Grande Rhetra, fu istituito nell’VIII secolo a.C.. Era il vero e proprio senato, formato da trenta membri eletti dalle tre tribù (Dimani, Pamfili, Illei). Essi controllavano le leggi, l’educazione dei cittadini, il comportamento dei cittadini, la politica estera amminisdicare i re. Ognuno degli èfori alla fine del mandato era sottoposto a un processo, per controllarne l’operato. L’assemblea dei cittadini (dei soli Spartiati quindi), aveva poteri molto ristretti: potevano solo approvare o disapprovare le leggi avanzate dalla gerusìa. Non erano previsti dibattiti o scambi di opinioni, e non si potevano avanzare leggi. Infine troviamo la gerusia, consiglio composto da 28 ai (detti geronti) di età superiore ai 60 anni, eletti a vita, e i due re.                  

 

 

La storia di Atene

 

Il destino della Grecia è tutto racchiuso in quello di Atene. Modello di democrazia per il mondo antico, simbolo delle resistenza eroica alle invasioni dei barbari persiani, Atene e le altre poleis soccombono di fronte all’egemonia macedone di Alessandro il Grande, prima di sprofondare in una quasi totale oscurità.

 

Eziologia del nome della città

 

Un ulivo spuntato tutto ad un tratto dalla terra, nello stesso momento in cui una sorgente d’acqua sgorga altrettanto improvvisamente in un altro luogo: questi sono i due prodigi che stupiscono il re Cecrope, il quale interroga subito l’oracolo di Delfi per sapere cosa ciò significhi e, soprattutto, cosa gli convenga fare. Apollo risponde che l’ulivo corrisponde ad Atena e l’acqua a Poseidone: spetta agli Ateniesi decidere a quale delle due divinità essi si ispireranno per dare il nome alla città.

Cecrope, allora, riunisce tutti i cittadini, sia uomini che donne (infatti le donne hanno un ruolo importante nelle decisioni politiche). Gli uomini votano compatti per Poseidone, le donne per Atena. Siccome c’è una donna in più rispetto agli uomini, Atena la spunta. Allora, Poseidone, sdegnato, devasta con le sue onde le terre degli Ateniesi.  Per placare il dio, le donne sono colpite da ogni sorta di punizione: non avranno più voce in capitolo nelle assemblee, nessuno dei loro figli porterà il loro nome, non verranno più considerate cittadine Ateniesi.

 

 

 

 

 

 

Secondo un’altra versione, invece, è Teseo che dà alla città il nome di Atene.

 

 

LA SITUAZIONE  DELL’ATTICA PRIMA  DI  TESEO

 

Prima di Teseo, gli abitanti dell’Attica erano disseminati in dodici villaggi, ciascuno dei quali aveva il suo pritaneo e i suoi magistrati. La città consisteva nell’Acropoli e nel quartiere collocato al di sotto del lato meridionale. nell’Acropoli o in questa parte bassa della città si trovavano i templi consacrati alla maggior parte delle divinità, come quello di Zeus Olimpio o quello dedicato ad Apollo Pizio. Un tempo solo l’Acropoli costituiva la parte abitata di Atene. 

 

Atene arcaica

Intorno al 2000 a.C., gli Achei, giunti dal Nord, invadono l’Attica. Questa regione, in quest’epoca, non è che un raggruppamento di piccoli villaggi, ciascuno dei quali governato da un re, spesso in contrasto tra di loro. Atene che vive sotto la sudditanza del re di Creta, il  Minosse tramandatoci dal mito, ha comunque un suo nome, cioè Cecropia, in memoria del suo primo mitico re, Cecrope.

Tuttavia, il vero fondatore (ugualmente mitico) della città è considerato Teseo (XIII secolo a.C.); egli, infatti, non solo libera la città dal pesante tributo che la vincola a Minosse, ma “promuove” Atene al rango di capitale dell’Attica ed invita gli abitanti dei diversi villaggi dell’Attica a riunirsi attorno ad essa. È questo il cosiddetto sinecismo, che è alla base della riunificazione dell’Attica attorno ad un’unica grande città. Questa nuova città, scaturita dal sinecismo, si estende fino all’Istmo di Corinto.

Le feste panatenaiche, probabilmente da lui istituite, sanciscono questa riunificazione.

 

I  RE  IN  ATTICA (CRONOLOGIA RICAVATA DAI MITI E DALLE LEGGENDE E, QUINDI, MOLTO RELATIVA)

 

 

Acteo

(incerta)

Cecrope

1581

Cranao

1531 (Diluvio – Deucalione e Pirra)

Anfizione

1522

Erittonio

1512

Pandione

1462 (1431: Minosse a Creta)

Eretteo

1422

Cecrope II

1372

Pandione II

1332

Egeo

1307

Teseo

1259 (1258: sinecismo Attica)

Mnesteo

1229

Demofonte

1207 (figlio di Teseo)

Ossinte

1174 (figlio di Demofonte)

Afeida

1163 (fratello di Ossinte)

Timoete

1162 (figlio di Ossinte)

Melanto

1154 (padre di Codro)

Codro

1117 (ultimo re di Atene)

 

 

Dopo Codro anche ad Atene cade il potere regio e la figura del re viene sostituita dal gruppo dei tre arconti: l’arconte basilèus (o arconte re, referente per tutto ciò che è attinente al culto religioso), l’arconte epònimo (che dava il nome all’anno solare), l’arconte polemarco (o comandante dell’esercito, che ha funzioni e prerogative militari).

 

Il collegio dell’arcontato viene in seguito portato da tre a nove, con l’aggiunta di altri sei membri, definiti tesmoteti, cioé custodi delle leggi, detentori del potere esecutivo. Ciascuno dei nove arconti, al termine del mandato, la cui durata è annuale, se riconosciuto come irreprensibile nell’esercizio delle sue funzioni, può far parte del prestigioso consiglio dell’Areopàgo, che giudica i delitti di sangue, ha la facoltà di scegliere gli arconti, controllandone l’operato. Questa consiglio è così chiamato perché le sue sedute si svolgono su una collina sacra al dio Ares, dinanzi all’acropoli.

 

 

 

 

Tutti i cittadini maschi, di età superiore ai venti anni costituiscono l’ ecclesìa, un’assemblea che si riunisce di rado per ratificare le decisioni assunte dalle altre istituzioni politiche. 

 

 

 

                                        

 

                                                     

                       Atene al tempo dell’aristocrazia

 

Intorno all’VIII secolo, dopo il periodo monarchico, Atene è governata da un sistema di governo aristocratico (fondato sugli Eupatridi), in cui gli arconti detengono le magistrature. La situazione politica e sociale di Atene, relativamente stabile in una prima fase, tende a modificarsi tra il VII ed il VI secolo a.C.: la città, infatti, è messa a dura prova da una grave crisi sociale ed agraria. Ne scaturisce un conflitto tra i grandi proprietari terrieri aristocratici ed i contadini, mentre la miseria fa sentire sempre di più i suoi effetti sulla popolazione.

Da un lato, l’introduzione della moneta modifica ed altera i rapporti economici, dall’ altro, l’esportazione dei prodotti ricavati dagli ulivi richiede un apporto sempre più forte di capitali, con grave danno per l’economia fondata sull’economia sul grano che dà sostentamento ai contadini.

 

Due grandi gruppi sociali emergono da questo conflitto:

    A) La nobiltà, alla ricerca sempre più incessante di

          ricchezze

    B) Il piccolo popolo costretto dalla miseria ad emigrare,

          oppure a "vendersi" come schiavo per pagare i  debiti.

 

Le classi sociali nell’Atene del VII – VI secolo a.C. sono:

 

1) Eupàtridi, cioé i nobili, i proprietari terrieri, abitanti della pianura 

    e, soprattutto, gli unici che possono rivestire cariche pubbliche

    nella città)

 

2) Geòmori, cioé coloro che possiedono terre nelle zone collinari.

    Non possono accedere alla vita politica

 

3) Demiurgi, ricchi artigiani e commercianti. Sono gli esponenti

    del δη̃μος, che costituisce anche la componente fondamentale dell’esercito

      oplitico. Sono esclusi dalle cariche pubbliche.  

      

 

   

Nel 636 a.C. Cilone cerca di rovesciare il regime degli Eupatridi, per sostituirlo con la tirannide; ma si scontra con la potente famiglia degli Alcmeonidi che lo fa uccidere.

 

Nel 624 a.C. il legislatore Dracone (o Draconte) dà ad Atene la sua prima legislazione; si suole dire che questo codice di leggi sia stato scritto "non con l’inchiostro, ma con il sangue", proprio per sottolinearne la severità. Dracone pone fine alle vendette personali, la giustizia viene ora amministrata da un tribunale composto da 51 magistrati (il collegio degli efèti, ma i casi di omicidio premeditato ed i crimini contro la religione sono riservati all’Areopago; le leggi di Dracone tendono comunque a salvaguardare i diritti di proprietà.

 

 

                                           SOLONE

 

Arconte dal 594 al 593, Solone intraprende delle riforme di natura sociale e politica a favore dei piccoli contadini. Egli, infatti, abolisce i debiti che opprimono questa fascia sociale, restituendo la libertà personale a coloro che sono diventati schiavi per essersi precedentemente indebitati e proibendo l’ipoteca sull’individuo.

 

 

Intanto, col tempo, nella dialettica politica e sociale si inserisce, come si è già detto sopra, un nuovo gruppo, quello del demos, o della nascente borghesia, costituito da coloro che sono in grado di organizzarsi economicamente e di avviare attività alternative, legate all’artigianato ed al commercio.

 

L’affermazione di questo nuovo ceto sociale, che accomuna Atene alle altre poleis della Grecia, è resa possibile anche dalle mutate esigenze militari. Infatti, viene adottata la tattica oplitica, fondata sui reparti di fanteria di opliti, costituiti da cittadini che possono consentirsi l’acquisto dell’armatura in ferro.  La classe emergente dei "nuovi ricchi" (il demos) diventa, così, il pilastro del nuovo esercito e vede aumentare la propria ‘importanza ed il  proprio ruolo nella difesa della patria.

Essa, pertanto, aspira legittimamente a ricoprire un ruolo importante non solo in campo militare, ma anche nell’ambito sociale e politico.

 

 

Per questa ragione Solone, prendendo coscienza dell’evoluzione della società ateniese, nell’intento di porre fine ai conflitti sociali, promulga una riforma fondata sul principio, molto innovativo, che  la partecipazione alla vita politica non può essere un privilegio legato alla nascita, ma deve essere garantita ad ogni cittadino in base alle sue ricchezze e a quanto egli produce.

 

Viene così introdotto un ordinamento censitario e timocratico, fondato, cioé, sul reddito accertato e sulla ricchezza prodotta.

 

La popolazione viene suddivisa in quattro classi sociali, in base al censo. L’accesso alle magistrature era regolamentato in base alle ricchezze prodotte e possedute:

 

 

 CLASSI CENSITARIE 

TIPO DI DIRITTO ELETTORALE

MAGISTRATURE RICOPERTE

PENTACOSIOMEDIMNI
(POSSEDEVANO  500
MEDIMNI DI CEREALI (PARI A 260 ETTOLITRI) O 500 METRETI DI OLIO
(PARI A CIRCA 160 ETTOLITRI).

ATTIVO
(POTEVANO ELEGGERE RAPPRESENTANTI NELLA MAGISTRATURE)
PASSIVO
(POTEVANO
ESSERE ELETTI)

ARCONTATO,
AREOPAGO,
MAGISTRATURA DEGLI UNDICI,
EFESIA,
ELIEA

TRIACOSIOMEDIMNI,
O CAVALIERI
(POSSEDEVANO ALMENO 300 MEDIMNI DI CEREALI O 300 METRETI D’OLIO, O RICCHEZZE IN
DANARO EQUIVALENTI.)

ATTIVO
(POTEVANO ELEGGERE RAPPRESENTANTI NELLA MAGISTRATURE)
PASSIVO (POTEVANO
ESSERE ELETTI)

ARCONTATO,
AREOPAGO,
MAGISTRATURA DEGLI UNDICI,
EFESIA,
ELIEA

ZEUGITI (DA ζευ̃̃γος, zèugos = giogo,
ERANO I PICCOLI PROPRIETARI
TERRIERI CHE POSSEDEVANO UNA COPPIA DI BUOI PER ARARE LA TERRA)

ATTIVO
(POTEVANO ELEGGERE RAPPRESENTANTI NELLA MAGISTRATURE)
PASSIVO (POTEVANO
ESSERE ELETTI)

MAGISTRATURA DEGLI UNDICI,
ELIEA

TETI (NON POSSEDEVANO
REDDITI AGRARI.
SI TRATTAVA,
PER LO PIU’, DI BRACCIANTI
O ARTIGIANI. )

ATTIVO
(POTEVANO ELEGGERE RAPPRESENTANTI)

ELIEA

 

2 pensieri su “Sparta e Atene

  1. Giochi panelleniciDa Wikipedia, l\’enciclopedia libera.Vai a: Navigazione, cercaI Giochi Panellenici ("di tutti i greci") erano competizioni sportive a carattere sacro che impegnavano tutte le città dell\’Ellade; una di esse, i Giochi Olimpici, ha dato ispirazione ai giochi olimpici moderni.Giochi Panellenici è un termine collettivo con cui si indicano quattro diverse manifestazioni sportive che si tenevano nell\’antica Grecia. I quattro eventi erano: * I Giochi Olimpici – i giochi più importanti e prestigiosi, si tenevano ogni quattro anni ad Olimpia nell\’Elide ed erano dedicati a Zeus. * I Giochi Pitici – si tenevano ogni quattro anni nei pressi di Delfi ed erano dedicati ad Apollo. * I Giochi Nemei – si tenevano ogni due anni a Nemea ed erano anch\’essi dedicatia Zeus. * I Giochi Istmici – si tenevano ogni due anni nei pressi di Corinto ed erano dedicati a Poseidone.I giochi venivano organizzati seguendo un ciclo di quattro anni, noto come Olimpiade, che era uno dei modi in cui gli antichi Greci misuravano il tempo. I Giochi Olimpici venivano presi come punto di partenza, ovvero rappresentavano il primo anno del ciclo; nel secondo anno si tenevano sia i Giochi Nemei che i Giochi Istmici (in mesi diversi), seguiti dai Giochi Pitici nel terzo anno e da una nuova edizione dei Nemei e Istmici nel quarto. A quel punto il ciclo ricomiciava con la disputa dei Giochi Olimpici. Erano organizzati in questo modo affinché gli atleti potessero partecipare a tutti i giochi.Indice[nascondi] * 1 Le Olimpiadi * 2 Come si svolgevano i giochi panellenici * 3 Un momento di incontro della nazione greca * 4 Il ritorno del VincitoreLe Olimpiadi [modifica]In Grecia intorno all\’VIII secolo a.C. iniziò a diffondersi lo sport nel senso proprio del termine (ossia la gara) e i giochi atletici. Infatti ogni quattro anni a partire dal 776 a.C., ad Olimpia si tennero gare sacre in onore di Zeus.Le competizioni venivano organizzate dalle anfizionie dell\’Elide (la regione in cui si trovava Olimpia), ma erano riservate esclusivamente a cittadini maschi, liberi, adulti e di stirpe greca. Donne e stranieri erano esclusi dalla partecipazione alle gare (le donne potevano però partecipare come proprietarie di cavalli impegnati nelle corse) e anche dal pubblico.Durante le Olimpiadi venivano sospese tutte le operazioni di guerra, e si instaurava la cosiddetta tregua olimpica; chi la violava incorreva nel pericolo di essere escluso dalle successive gare. Il territorio all\’interno del recinto sacro, l\’Altis (l\’Αλτὶς) di Olimpia era considerato sacro a Zeus e quindi non era consentito introdurvi armi o compiervi atti di violenza: Anche la regione di Olimpia, l\’Elide, godeva di un certo grado di protezione; abbiamo notizie di eserciti che attraversavano la regione solo dopo aver consegnato le armi alle autorità riavendole solo dopo avere oltrepassato i confini. Ma non sono infrequenti violazioni a queste regole, culminate in uno scontro all\’arma bianca durato giorni all\’interno dell\’Altis (Αλτὶς).Come si svolgevano i giochi panellenici [modifica]I principali giochi che si svolgevano nell\’arco di cinque giorni erano la corsa dei carri, lo stadio, la lotta, il pugilato, il pancrazio e il pentathlon (una competizione mista che comprendeva lotta, stadio, salto in lungo, lancio del giavellotto e lancio del disco). Tranne gli aurighi, gli atleti svolgevano le loro prove completamente nudi.I partecipanti potevano arrivare da tutto il mondo greco, tra cui le varie colonie sparse dall\’Asia Minore alla penisola Iberica. I partecipanti dovevano però essere persone con una certa disponibiltà economica, per potersi permettere il costo degli allenementi, del viaggio, dell\’alloggio ed altro. Non era consentita la partecipazione né alle donne né ad atleti non-greci, anche se vi registrarono alcune rarissime eccezioni alla regola come quella fatta per Nerone.Però nel corso dei giochi assumevano un ruolo di fondamentale importanza la musica e la poesia: infatti spesso si tenevano rassegne musicali e poetiche a cui partecipavano numerosi artisti e poeti molto famosi a quel tempo.La celebrazione dei vari giochi costituiva anche un\’occasione per stipulare patti od allenze tra le varie polis.Un momento di incontro della nazione greca [modifica]Le Olimpiadi erano le gare più prestigiose di un mondo che vedeva nello sport un elemento fondamentale della vita pubblica. Chi otteneva il primo premio in tutte e quattro le manifestazioni che componevano i Giochi Panellenici si assicurava una gloria straordinaria: era perciò definito "periodonikes", "vincitore di tutti i giochi" e passava alla storia dell\’intera nazione come un eroe.I giochi panellenici svolsero così un ruolo non indifferente nel rafforzare il sentimento di appartenenza a una "patria comune" nei greci (panellenismo). Essi trovavano il loro modello ideale nell\’arte, ossia nel valore degli eroi omerici; infatti anche la vittoria nelle gare cui partecivano i migliori atleti della Grecia era considerata come segno di orgoglio personale e, come gli eroi omerici, anche gli atleti aspiravano alla "fama", conseguente al loro successo nelle gare.Il ritorno del Vincitore [modifica]Nei Giochi Olimpici, ma anche nei Giochi Panellenici, si manifestavano numerosi aspetti caratteristici della cultura della Grecia arcaica, tra cui l\’orgoglio personale nel primeggiare e diventare un eroe, ma anche la sfida e la gara. Ma come esistevano i vincitori esitevano anche i perdenti che al loro ritorno a casa venivano derisi ed emarginati. I vincitori invece erano spesso oggetto di grandissima ammirazione, e una vittoria ai Giochi Olimpici era spesso un buon modo per farsi strada nel contesto sociale della propria città e per accumulare grandi ricchezze, nonostante i premi ufficiali fossero di scarsissimo valore materiale. Al loro arrivo in città gli atleti venivano festeggiati con feste pubbliche in loro onore e per loro innalzavano anche statue o si scrivevano inni o si componevano poesie. Talvolta si tributava l\’onore più ambito, quello di entrare nella città non dalle porte nelle mura, ma attraverso una breccia

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