i re di Roma

 
 

I RE DI ROMA

 
 
 
 
 
 
I sette re di Roma (I)
 
 
L’impero romano ha inizio da Romolo. Dopo che crebbe, Romolo riunì i pastori e fondò la città; in seguito (accolse una moltitudine di confinanti nella cittadinanza) concesse la cittadinanza ad una moltitudine di popoli confinanti. Ma i cittadini non avevano mogli; perciò Romolo invitò ad uno spettacolo di giochi le popolazioni vicine a Roma e (rapì) fece rapire le loro fanciulle. Il rapimento delle fanciulle fu causa di guerre, ma Romolo sconfisse i nemici. Numa Pompilio, al contrario, non condusse alcuna guerra. Per primo diede ai Romani leggi e istituzioni e divise l’anno in dieci mesi. Poi fece istituire innumerevoli cerimonie sacre e templi. Tullo Ostilio riprese le guerre, sconfisse gli Albani, superò in guerra i Veienti e i Fidenati, amplificò la città con l’aggiunta del Monte Celio.
 
 
I sette re di Roma (II)
 
Dopo Tullo Ostilio prese il potere Anco Marcio, nipote di Numa. Combattè contro i Latini. Aggiunse alla città il colle dell’Aventino ed il Gianicolo, fondò una città presso la foce del Tevere, presso il mare. Tarquinio Prisco raddoppiò il numero dei senatori, istituì i ludi romani, sconfisse i Sabini ed aggiunse molte campagne al territorio della città di Roma. Anche Servio Tullio sottomise i Sabini, aggiunse alla città tre colli, il Quirinale, il Viminale e l’Esquilino, fece scavare dei fossati attorno alle mura, istituì il censimento. Tarquinio il Superbo, settimo ed ultimo dei re, sconfisse i Volsci, sottomise la città di Gabi e di Suessa Pomezia, stipulò la pace con gli Etruschi e fece costruire un tempio in onore di Giove nel Campidoglio. In seguito perse il potere.
 
 
 

RAGAZZI ( E BAMBINI) SFORTUNATI NEL MONDO – RAGAZZI INCONSAPEVOLI IN ITALIA

 
 
Salve a tutti,
 
oggi vi propongo un intervento assai meno scherzoso dei precedenti, anche se è comunque incentrato sulla scuola e, più in generale, sul diritto – dovere allo studio.
 
 
Molti secoli sono passati da quando a Sparta i bambini venivano sottratti alle famiglie per essere allenati a diventare perfetti soldati o, in caso contrario, per essere condotti a morire, eppure, ancora oggi, negli scenari internazionali di guerra, ci sono almeno, secondo le stime mondiali, 250.000 bambini – soldato.
In Uganda, ad esempio, la formazione militare dell’ Esercito di Resistenza del Signore (LRA) ha rapito almeno 30.000 bambini e ragazzi, dal 1986 agli ultimi anni, per reclutarli nelle sue azioni militari. Migliaia sono, anche in altri Paesi del mondo, i bambini – soldato, ai quali gli adulti sottraggono l’infanzia e, con essa, i giochi, la spensieratezza e la stessa vita. Vengono, nel corso delle guerre, mandati in prima linea dai loro sfruttatori, in modo che, di fronte all’attacco nemico, siano i primi a cadere e a morire. Immagini indelebili si imprimono nei loro occhi e nei loro sguardi, immagini che, per chi riesce a sopravvivere, non potranno più essere cancellate.
 
Molti di loro vorrebbero liberarsi da questa schiavitù e vorrebbero condurre una vita normale, tra amici, compagni e giochi, ma, soprattutto, molti vorrebbero imparare a leggere e a scrivere, istruirsi e farsi una propria cultura.
Ma l’unica cultura a cui sono istruiti è quella del disprezzo della vita, della violenza e della morte. Anche per questo, la guerra è la follia più grande che possa esserci e serve solo a sostenere i grandi fabbricatori di armi e gli (eventuali) interessi politici che li coprono.
 
Quanti bambini e ragazzi, nei Paesi di guerra, vorrebbero andare a scuola e vivere in modo ludico con altri coetanei e, purtroppo, non possono farlo? Tanti!!! Così come, per un paradossale rovescio della medaglia, non sono pochi, in Italia e altrove, i bambini e i ragazzi che, talvolta, non tengono nella dovuta considerazione ciò che di veramente importante hanno e che, soprattutto, sembrano disprezzare ciò che la scuola, pur tra mille problemi, può loro offrire in termini di conoscenze, ma soprattutto di opportunità formative. Di tutto ciò è pieno il web (e non solo il web).
 
E’ certamente vergognosa la piaga dei bambini o dei ragazzi – soldato, ma altrettanto vergognoso e stupido, per i motivi esattamente opposti, è l’atteggiamento di chi, pur avendo la possibilità di "accaparrarsi" una grande  ricchezza culturale, morale e formativa, vi rinuncia (quasi) schifato, vedendo in essa solo sacrificio, costrizione e noia!!!!
 
La stupidità consiste principalmente nel fatto di non sapere cosa si perde, salvo poi rammentarsene, spesso con rammarico e rincrescimento, negli anni a venire quando, però, non si è più in grado di affrontare tutte le difficoltà e le situazioni problematiche della vita!!
 
by cogitoergosum
 
 
 
 
 

perchè scegliere il Liceo Classico

 

SERIETA’, MODERNITA’ E COMPLETEZZA DELL’OFFERTA FORMATIVA:

LICEO  CLASSICO:

 

UNA SCUOLA COMPLETA ED AL

 PASSO CON I TEMPI, APERTA

ALLE  ISTANZE  DEL  TERRITORIO

 

ED ALLE ESIGENZE FORMATIVE

 DEGLI STUDENTI CHE VOGLIONO

INVESTIRE PER IL LORO FUTURO. 

 

 

LICEO CLASSICO "ENRICO PERITO"

 

SIMPLY  THE  BEST!!!!

 

  

Gli studenti delle terze medie stanno affrontando, in queste settimane, una decisione impegnativa che li condizionerà per tutta la vita. Devono, infatti, scegliere la scuola superiore alla quale iscriversi. Qualche volta i ragazzi si fanno condizionare dalle decisioni dei compagni di classe; spesso, come è anche giusto che sia, dagli orientamenti avuti dai docenti della classe; talvolta, però, anche da pregiudizi e da falsi miti, che è giusto sfatare, quanto meno per offrire una corretta visione della realtà. “Il liceo classico è troppo pesante”….. “In questa scuola si studia troppo poco la matematica” …“Non si riserva il giusto spazio alle discipline scientifiche” …. “Il greco è una brutta bestia, sono richieste troppe ore di studio”!!

Diciamocelo francamente: raramente si è riusciti a realizzare una disinformazione tanto “persuasiva” e, perciò, tanto inquinante come in questo caso.

Partiamo, infatti, subito da una osservazione: il Liceo Classico è senz’altro una scuola nella quale si deve studiare! Sarebbe sciocco da parte nostra dire il contrario e, magari, affermare che si possa essere promossi senza un minimo di impegno. Detto questo, però, occorre domandarsi quale indirizzo di studi non richieda impegno a casa ed attenzione in classe ad uno studente che voglia sostenerlo in modo dignitoso: nessuno! È da questa consapevolezza che bisogna muovere per compiere una scelta giusta che contemperi, allo stesso tempo, completezza e modernità dell’offerta formativa e offra una prospettiva credibile in termini di sbocchi lavorativi e professionali. Ebbene, rispetto al passato, il nostro Istituto ha profondamente rinnovato la qualità della sua proposta didattica ed educativa. Ha, infatti, affiancato ai corsi tradizionali, in cui si studia matematica generalmente per due ore alla settimana ed inglese, in orario curricolare, solo nei primi due anni), alcuni corsi sperimentali, che prevedono il potenziamento dell’insegnamento della matematica (attraverso lo studio dell’informatica) per un totale, in genere, di quattro ore alla settimana, e l’estensione della lingua straniera a tutto il quinquennio. Dal prossimo anno scolastico 2008/2009 ci sarà anche un secondo tipo di sperimentazione che riguarderà il solo studio della lingua inglese in tutto il quinquennio, proprio allo scopo di offrire un’ulteriore possibilità di scelta al pubblico. In relazione alla lingua inglese, tuttavia, occorre precisare subito che nei corsi tradizionali l’inglese può essere studiato, in orario extracurricolare, dagli alunni anche dopo il biennio. È stato istituito, infatti, già da diversi anni, un progetto di potenziamento della lingua in collaborazione con i più autorevoli enti britannici, quali il Trinity College o il P.E.T., che prevede la presenza di un docente madrelingua, che affianca l’insegnante interno, e la certificazione delle conoscenze acquisite mediante diploma rilasciato dell’ente britannico. Non è vero, dunque, che nei corsi tradizionali la lingua straniera venga trascurata o che le discipline scientifiche costituiscano la cenerentola della nostra scuola. Al contrario, il “Perito” di Eboli è dotato di ottimi ed attrezzati laboratori di informatica, di fisica, di scienze e di lingua straniera. Né, tanto meno, appaiono così insormontabili le difficoltà dello studio del greco e, quindi, lo stesso successo formativo degli allievi. Anzi, sotto questo aspetto, agli studenti del ginnasio, spesso, tale disciplina risulta anche più gradita del latino. Il greco li attira maggiormente non soltanto per la sostanziale novità che esso rappresenta sul piano della struttura della lingua e della scrittura, ma soprattutto perché viene percepito come il “quid” in più che contraddistingue il loro percorso formativo e cognitivo. Tale disciplina consente di accedere alla conoscenza del segmento più antico e, pertanto, più vitale della nostra cultura e del nostro modo di essere.

Lo studio del latino e del greco, inoltre, abitua i ragazzi a maturare un approccio razionale e scientifico che li favorirà non poco nel proseguimento degli studi universitari, mettendoli nelle condizioni di conseguire il successo formativo anche, e soprattutto, nella facoltà scientifiche ed in quelle dell’ambito logico – matematico. Potrà sembrare a molti un paradosso, ma non lo è: chi vorrà iscriversi a Medicina o a Biologia non potrà fare a meno della conoscenza del greco, soprattutto per la congerie di termini tecnici e scientifici che tali facoltà richiedono. Chi vorrà frequentare Matematica o Ingegneria non si troverà affatto in una condizione di “inferiorità” rispetto ai ragazzi del Liceo Scientifico, in quanto il programma di matematica, nei corsi sperimentali, è stato aggiornato e presuppone anche lo studio dell’analisi matematica, proprio come avviene in altri istituti. In più, tuttavia, i diplomati del classico potranno avvalersi di quella giusta forma mentis che ha sempre fatto la differenza nel successo degli studi universitari, come è stato più volte riconosciuto dagli ex allievi del nostro liceo o da genitori che hanno avuto figli iscritti sia al Liceo Classico che al Liceo Scientifico. Gli alunni del nostro Liceo, inoltre, possono sicuramente contare sulla disponibilità al dialogo e, nei casi di difficoltà, all’aiuto per superarle da parte dei docenti.

Numerose ed accattivanti, infine, risultano le attività progettuali extracurricolari del nostro istituto, tra cui: educazione alla legalità, giochi sportivi studenteschi, visite e viaggi d’istruzione, progetto lingue, progetto sito web, progetto intercultura, laboratorio teatrale, educazione alla Salute, progetto Arte, in collaborazione con il Museo Archeologico nazionale di Eboli, progetto di scrittura creativa. Dallo scorso anno, inoltre, la nostra scuola si è ulteriormente aperta alle istanze della cittadinanza, non solo ebolitana, attraverso l’adesione al progetto regionale “SCUOLE APERTE”, che la Regione Campania ha rinnovato anche quest’anno alla nostra scuola con il lusinghiero punteggio di 100 / 100 attribuito alla proposta presentata dal nostro Istituto.

Inoltre, sempre da quest’anno, il Liceo Perito è impegnato nella realizzazione di attività laboratoriali finalizzate al recupero ed al potenziamento delle eccellenze, nell’ambito dei progetti P.O.N. .

Come si può vedere, la proposta formativa e didattica del Liceo Classico “Enrico Perito”, oltre ad abbracciare davvero tutti i campi del sapere, ponendo la nostra scuola all’avanguardia e rendendola un importante strumento di arricchimento e di crescita individuale, è molto attenta alle esigenze degli alunni ed al potenziamento delle proprie abilità e competenze. Queste sono, dunque, le ragioni fondamentali per le quali la nostra scuola dovrebbe essere seriamente presa in considerazione da tutti coloro che vorranno realizzare un solido percorso universitario e costruirsi un futuro ricco di prospettive, nella convinzione che il Liceo Classico non è una scuola per secchioni o di zombies viventi, ma SEMPLICEMENTE la scuola più adatta per chi vuole impegnarsi a realizzare qualcosa di importante e di costruttivo nella vita! In particolare, il LICEO CLASSICO ENRICO PERITO HA UNA STORIA ED UNA TRADIZIONE CHE BEN POCHE SCUOLE SORTE RECENTEMENTE SUL TERRITORIO PROVINCIALE POSSONO VANTARE E CIO’ GARANTISCE, PERTANTO, MAGGIORE STABILITA’ ED AFFIDABILITA’.

 

Inoltre, chi si iscriverà al Liceo Classico, rispetto agli studenti di altre scuole, partirà non con una marcia in più, ma con diverse: infatti, partirà IN  QUARTA!!!!

 

LICEO  CLASSICO:

SIMPLY  THE  BEST!!!!

Discussione su Messico, si incolla al letto per evitare la scuola

 

 

Nel  post precedente, visibile qui sotto, avevo casualmente chiesto:

"che cosa bolle in pentola?".

Poi, dopo aver trovato, per puro caso, tra gli annunci che appaiono dopo la connessione a messenger, il video che vi propongo in questo intervento, ispirandomi alla domanda sopra citata, mi sono detto: "è proprio vero, il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi!!"

Il video, infatti, mostra la diavoleria ideata dal giovane Diego Martinez, ragazzino messicano di dieci anni, che si è incollato con la mano  al letto per non tornare a scuola, dopo la pausa natalizia durata ben tre settimane!!! A quanto pare, le vacanze creano anche dei vuoti mentali che poi rischiano di essere colmati in malo modo!!

clicca sulla foto per vedere il video


Il giovane "studente"  è rimasto sorpreso da tanta attenzione creatasi intorno a lui, ma l’ha fatta davvero grossa!!!

 

La madre ha cercato, per ben due ore, di staccare la mano del giovane studente dal letto, ma invano. Poi sono stati chiamati i medici.

 

Il mal di scuola fa proprio male!!!!

HAEC EXEMPLA NON AEMULANDA SUNT!! 

 

Ragazzi e ragazze, marinare la scuola è pericoloso per TANTE RAGIONI !!!

Si rischia di impelagarsi in situazioni spiacevoli da cui è difficile "DISTACCARSI"!!!!! 

 

  

 

Sparta e Atene

 

Modifico su questo nuovo post i due miei precedenti interventi.
Scaricateli, domani ne parleremo in classe!!!
 
La polis ed  il  suo  significato .
La città di SPARTA
 
Il termine polis indica, nel complesso, il luogo nel quale sorgevano gli edifici pubblici e in cui si praticavano i culti, ma anche e, forse, in misura maggiore, la forma statale, l’organizzazione politica e, quindi, la comunità degli uomini e dei cittadini che abitavano quel luogo.
 
La polis, infatti, oltre che un luogo geografico, in cui abitare, era soprattutto un "spazio politico", in cui prendere decisioni che venivano assunte non da un’unica persona o da un ristretto gruppo di persone (eccezion fatta per il caso delle tirannidi), ma da "una pluralità di soggetti", cioé dai cittadini, dai politai, che, contrariamente a quanto accadeva nelle città – stato orientali, svolgevano un ruolo attivo nella vita politica della polis.
Le due poleis principali, attorno alle quali è sempre ruotata la storia della Grecia del V e del IV secolo a.C., furono Sparta e Atene.
 
La costituzione di Sparta affonda le sue radici nella Grande Rhetra, cioé nel grande responso delfico, ricevuto e messo in atto dal legislatore spartano Licurgo (nel IX secolo a.C. circa). Come si può desumere dalla radice della parola (che si richiama alla radice rhe- , collegata al significato del dire, del parlare ), la Grande Rhetra è una costituzione NON SCRITTA, ma "detta" oralmente.
 
Quasi tutti gli organi politici e costituzionali erano compresi nella Costituzione non scritta di Licurgo, ad eccezione del collegio dei cinque efori, che Sparta introdusse nel suo ordinamento, forse, dal 754/753 in poi, mentre già erano contemplate, probabilmente la diarchia, la gherousia e l’apella. 
 
Una città fondata su un rigido militarismo e su una ferrea organizzazione politico – militare, non poteva non presentare, quale suo elemento peculiare, l’ agoghé, cioé l’educazione e l’istruzione del giovane spartiate. Caratterizzavano l’agoghé spartana:
 
1) una rigida divisione dei giovani combattenti per classi d’età
2) una costante preparazione all’esercizio e alla sopportazione della vita militare
3) la partecipazione ai sissizi (da  sussition o sussitia ), cioé ai pasti comuni, al fine di sviluppare nei fanciulli, educati ad essere validi e forti soldati, il senso dell’appartenenza comune ad uno stesso "Stato".
 
 
 
 
                 
 
 
 
 
 
      
 
 
       APELLA E DIARCHIA (questo testo sull’Apella è preso da Wikipedia) 

                       (assemblea cittadini

                       di pieno diritto)     |

                                             |   

                                     —————-

                                    |                |

                                   EFORI        GERUSIA

 

 Classi sociali 

 

 Gli Spartiati 

Gli spartiati appartenevano al ceto dominante di Sparta ed erano gli unici cittadini a pieno diritto. Essi si dichiaravano homòioi, uguali, anche se la loro uguaglianza era solo di carattere giuridico. Gli spartiati si dedicavano esclusivamente alle attività belliche, alle quali venivano addestrati in un regime di vita comunitario. A sette anni i fanciulli di robusta costituzione fisica venivano sottratti alla famiglia e educati alle arti belliche in vita comunitaria mentre a diciannove anni erano ammessi nell’esercito. Compiuto il trentesimo anno, infine, si potevano trasferire in abitazioni private con la moglie e i figli benché fossero tenuti a continuare gli addestramenti militari fino ai sessant’anni. Ogni spartiate possedeva un appezzamento di terreno inalienabile, che poteva essere lasciato in eredità solo al primo figlio maschio e assicurava il mantenimento della famiglia.

 

 

 I Perieci 

I perieci ("quelli che abitano intorno") erano gli abitanti delle comunità presenti nei territori che circondavano la città, come le parti costiere del territorio, viventi, sebbene sotto il dominio politico di Sparta, in stato di libertà e di autonomia, soprattutto dediti a lavori commerciali e artigianali, attività che invece gli spartani ignoravano, in quanto gli unici cittadini a pieno diritto, gli spartiati, non potevano arricchirsi e commerciare per rimanere appunto homoioi. Sull’ origine dei perieci ci sono pareri discordanti, c’è chi ritiene sia una popolazione derivante dalle popolazioni assoggettate dagli spartani al momento della loro invasione del territorio, micenee o pre-micenee (che, a differenza degli iloti, non opposero resistenza militare); altre ipotesi è che derivino da insediamenti militari situati in prossimità della frontiera;

 o che fu una classe istituita per spezzare la solidarietà fra i messeni vinti. Come membri di comunità conquistate essi dovevano combattere, in posizione subalterna, a fianco di Sparta in caso di guerra. Essi rimanevano autonomi nelle loro città, obbligati anche al pagamento di tasse, ma esclusi dai pieni diritti politici.

 

 

 Gli Iloti 

Gli iloti si suppone furono i discendenti degli indigeni, soprattutto dei messeni, popolazione assoggettata dagli spartani all’inizio dell’occupazione della laconia, per allargare i possedimenti e concedere più terreni agli spartiati; i dori li avevano asserviti al momento della loro invasione del territorio. Nella loro qualità di schiavi pubblici, erano privi di qualunque diritto civile e politico, e venivano costretti, in misura prevalente, al lavoro agricolo. Ogni anno i magistrati spartani dichiaravano formalmente guerra agli iloti, così da rendere lecite potenziali aggressioni nei loro confronti. Le dure condizioni in cui si trovavano gli iloti e il loro numero, essendo stati sempre più numerosi degli spartiati (non si sa con sicurezza in che proporzione, forse è eccessivo il rapporto suggerito da Erodoto di 7 a 1 nel V secolo a.C.), facevano temere continuamente la possibilità di rivolte. Particolarmente significativa fu quella del 464 a.C., seguita a un terremoto che colpì la città, durante la quale gli iloti si arroccarono sul monte Itome, nel cuore della Messenia.

 

Caratteristica di Sparta fu l’aura di ammirazione e leggenda che la circondava, derivante dall’assenza di testimonianze scritte provenienti da essa. Le principali notizie che la riguardano provengono infatti tutte da fonti esterne a essa, e conseguentemente indirette. Sempre all’interno dei miti relativi a Sparta si ricorda Elena, la donna più bella dell’antichità. Suo padre Tindaro la dette in sposa a Menelao, che aveva ottenuto la promessa di protezione degli altri pretendenti greci, i più grandi sovrani della Grecia arcaica. Ben presto si abbatte la sventura sulla coe, Elena fu affidata da Ermes al re d’Egitto, che la custodì fino al ritorno in patria; la ragazza per cui si combatteva a Troia era solo una nuvola con le sue sembianze.

 

 

 Educazione 

La ricostruzione della sua reale natura è complicata dalla presenza di solo fonti di periodo tardo, che potrebbero quindi rappresentarla in modo idealizzato. Ne dà una importante testimonianza Plutarco nella Vita di Licurgo.

 

Il caratteristico sistema educativo a cui obbligatoriamente veniva sottoposto ogni giovane spartano era detto agoghé . Il giovane iniziava il proprio percorso formativo all’età di sette anni, lasciando definitivamente le cure familiari, e lo concludeva a 20 anni, allorché, non più fanciullo, era considerato un irene . L’educazione dei giovani, divisi in classi d’età, avveniva in comune, come comunitario era il momento del gioco e del confronto. Durante l’agoghé i fanciulli più validi venivano scelti per essere sottoposti ad una ulteriore e più severa fase d’addestramento, la krypteía (κρυπτεία), durante la quale i fanciulli erano confinati in località periferiche, con mezzi limitati, in particolare armati di un pugnale, e l’ordine di restare nascosti di giorno. La loro missione era l’aggressione degli iloti in cui si potevano imbattere la notte. Comportamenti considerati da alcuni studiosi complementari alla formazione del cittadino spartano, orientata verso il sistema oplitico, coprendone gli aspetti solitari, da caccia selvaggia, dotati comunque di una loro utilità in battaglia, retaggio di una possibile tradizione precedente il nuovo ordinamento militare.

 

 

 L’organizzazione dello stato 

A capo della città di Sparta vi erano due re: Sparta fu l’unica città nell’antichità ad assumere la diarchia come forma di governo. Questo rispondeva anche ad una necessità pratica. Infatti, poichè Sparta era una città basata sulla forza, si trovava continuamente coinvolta in lotte, e interne e esterne. Quindi tramite due re si poteva avere un controllo totale sia della situazione interna sia di quella esterna. Non va dimenticato altresì come i re avessero una funzione di condottieri militari. In tempo di pace i re avevano un potere nullo, figuravano solo tra le fila del senato, in tempo di guerra avevano poteri assoluti. Rivestivano anche cariche di capi religiosi. La carica di re era per via ereditaria: entrambi appartenevano alla dinastia degli Agiadi e degli Europontidi. Ben più forti rispetto ai re erano gli èfori, che venivano eletti annualmente dall’assemblea. Di questa istituzione non si hanno notizie nella Grande Rhetra, fu istituito nell’VIII secolo a.C.. Era il vero e proprio senato, formato da trenta membri eletti dalle tre tribù (Dimani, Pamfili, Illei). Essi controllavano le leggi, l’educazione dei cittadini, il comportamento dei cittadini, la politica estera amminisdicare i re. Ognuno degli èfori alla fine del mandato era sottoposto a un processo, per controllarne l’operato. L’assemblea dei cittadini (dei soli Spartiati quindi), aveva poteri molto ristretti: potevano solo approvare o disapprovare le leggi avanzate dalla gerusìa. Non erano previsti dibattiti o scambi di opinioni, e non si potevano avanzare leggi. Infine troviamo la gerusia, consiglio composto da 28 ai (detti geronti) di età superiore ai 60 anni, eletti a vita, e i due re.                  

 

 

La storia di Atene

 

Il destino della Grecia è tutto racchiuso in quello di Atene. Modello di democrazia per il mondo antico, simbolo delle resistenza eroica alle invasioni dei barbari persiani, Atene e le altre poleis soccombono di fronte all’egemonia macedone di Alessandro il Grande, prima di sprofondare in una quasi totale oscurità.

 

Eziologia del nome della città

 

Un ulivo spuntato tutto ad un tratto dalla terra, nello stesso momento in cui una sorgente d’acqua sgorga altrettanto improvvisamente in un altro luogo: questi sono i due prodigi che stupiscono il re Cecrope, il quale interroga subito l’oracolo di Delfi per sapere cosa ciò significhi e, soprattutto, cosa gli convenga fare. Apollo risponde che l’ulivo corrisponde ad Atena e l’acqua a Poseidone: spetta agli Ateniesi decidere a quale delle due divinità essi si ispireranno per dare il nome alla città.

Cecrope, allora, riunisce tutti i cittadini, sia uomini che donne (infatti le donne hanno un ruolo importante nelle decisioni politiche). Gli uomini votano compatti per Poseidone, le donne per Atena. Siccome c’è una donna in più rispetto agli uomini, Atena la spunta. Allora, Poseidone, sdegnato, devasta con le sue onde le terre degli Ateniesi.  Per placare il dio, le donne sono colpite da ogni sorta di punizione: non avranno più voce in capitolo nelle assemblee, nessuno dei loro figli porterà il loro nome, non verranno più considerate cittadine Ateniesi.

 

 

 

 

 

 

Secondo un’altra versione, invece, è Teseo che dà alla città il nome di Atene.

 

 

LA SITUAZIONE  DELL’ATTICA PRIMA  DI  TESEO

 

Prima di Teseo, gli abitanti dell’Attica erano disseminati in dodici villaggi, ciascuno dei quali aveva il suo pritaneo e i suoi magistrati. La città consisteva nell’Acropoli e nel quartiere collocato al di sotto del lato meridionale. nell’Acropoli o in questa parte bassa della città si trovavano i templi consacrati alla maggior parte delle divinità, come quello di Zeus Olimpio o quello dedicato ad Apollo Pizio. Un tempo solo l’Acropoli costituiva la parte abitata di Atene. 

 

Atene arcaica

Intorno al 2000 a.C., gli Achei, giunti dal Nord, invadono l’Attica. Questa regione, in quest’epoca, non è che un raggruppamento di piccoli villaggi, ciascuno dei quali governato da un re, spesso in contrasto tra di loro. Atene che vive sotto la sudditanza del re di Creta, il  Minosse tramandatoci dal mito, ha comunque un suo nome, cioè Cecropia, in memoria del suo primo mitico re, Cecrope.

Tuttavia, il vero fondatore (ugualmente mitico) della città è considerato Teseo (XIII secolo a.C.); egli, infatti, non solo libera la città dal pesante tributo che la vincola a Minosse, ma “promuove” Atene al rango di capitale dell’Attica ed invita gli abitanti dei diversi villaggi dell’Attica a riunirsi attorno ad essa. È questo il cosiddetto sinecismo, che è alla base della riunificazione dell’Attica attorno ad un’unica grande città. Questa nuova città, scaturita dal sinecismo, si estende fino all’Istmo di Corinto.

Le feste panatenaiche, probabilmente da lui istituite, sanciscono questa riunificazione.

 

I  RE  IN  ATTICA (CRONOLOGIA RICAVATA DAI MITI E DALLE LEGGENDE E, QUINDI, MOLTO RELATIVA)

 

 

Acteo

(incerta)

Cecrope

1581

Cranao

1531 (Diluvio – Deucalione e Pirra)

Anfizione

1522

Erittonio

1512

Pandione

1462 (1431: Minosse a Creta)

Eretteo

1422

Cecrope II

1372

Pandione II

1332

Egeo

1307

Teseo

1259 (1258: sinecismo Attica)

Mnesteo

1229

Demofonte

1207 (figlio di Teseo)

Ossinte

1174 (figlio di Demofonte)

Afeida

1163 (fratello di Ossinte)

Timoete

1162 (figlio di Ossinte)

Melanto

1154 (padre di Codro)

Codro

1117 (ultimo re di Atene)

 

 

Dopo Codro anche ad Atene cade il potere regio e la figura del re viene sostituita dal gruppo dei tre arconti: l’arconte basilèus (o arconte re, referente per tutto ciò che è attinente al culto religioso), l’arconte epònimo (che dava il nome all’anno solare), l’arconte polemarco (o comandante dell’esercito, che ha funzioni e prerogative militari).

 

Il collegio dell’arcontato viene in seguito portato da tre a nove, con l’aggiunta di altri sei membri, definiti tesmoteti, cioé custodi delle leggi, detentori del potere esecutivo. Ciascuno dei nove arconti, al termine del mandato, la cui durata è annuale, se riconosciuto come irreprensibile nell’esercizio delle sue funzioni, può far parte del prestigioso consiglio dell’Areopàgo, che giudica i delitti di sangue, ha la facoltà di scegliere gli arconti, controllandone l’operato. Questa consiglio è così chiamato perché le sue sedute si svolgono su una collina sacra al dio Ares, dinanzi all’acropoli.

 

 

 

 

Tutti i cittadini maschi, di età superiore ai venti anni costituiscono l’ ecclesìa, un’assemblea che si riunisce di rado per ratificare le decisioni assunte dalle altre istituzioni politiche. 

 

 

 

                                        

 

                                                     

                       Atene al tempo dell’aristocrazia

 

Intorno all’VIII secolo, dopo il periodo monarchico, Atene è governata da un sistema di governo aristocratico (fondato sugli Eupatridi), in cui gli arconti detengono le magistrature. La situazione politica e sociale di Atene, relativamente stabile in una prima fase, tende a modificarsi tra il VII ed il VI secolo a.C.: la città, infatti, è messa a dura prova da una grave crisi sociale ed agraria. Ne scaturisce un conflitto tra i grandi proprietari terrieri aristocratici ed i contadini, mentre la miseria fa sentire sempre di più i suoi effetti sulla popolazione.

Da un lato, l’introduzione della moneta modifica ed altera i rapporti economici, dall’ altro, l’esportazione dei prodotti ricavati dagli ulivi richiede un apporto sempre più forte di capitali, con grave danno per l’economia fondata sull’economia sul grano che dà sostentamento ai contadini.

 

Due grandi gruppi sociali emergono da questo conflitto:

    A) La nobiltà, alla ricerca sempre più incessante di

          ricchezze

    B) Il piccolo popolo costretto dalla miseria ad emigrare,

          oppure a "vendersi" come schiavo per pagare i  debiti.

 

Le classi sociali nell’Atene del VII – VI secolo a.C. sono:

 

1) Eupàtridi, cioé i nobili, i proprietari terrieri, abitanti della pianura 

    e, soprattutto, gli unici che possono rivestire cariche pubbliche

    nella città)

 

2) Geòmori, cioé coloro che possiedono terre nelle zone collinari.

    Non possono accedere alla vita politica

 

3) Demiurgi, ricchi artigiani e commercianti. Sono gli esponenti

    del δη̃μος, che costituisce anche la componente fondamentale dell’esercito

      oplitico. Sono esclusi dalle cariche pubbliche.  

      

 

   

Nel 636 a.C. Cilone cerca di rovesciare il regime degli Eupatridi, per sostituirlo con la tirannide; ma si scontra con la potente famiglia degli Alcmeonidi che lo fa uccidere.

 

Nel 624 a.C. il legislatore Dracone (o Draconte) dà ad Atene la sua prima legislazione; si suole dire che questo codice di leggi sia stato scritto "non con l’inchiostro, ma con il sangue", proprio per sottolinearne la severità. Dracone pone fine alle vendette personali, la giustizia viene ora amministrata da un tribunale composto da 51 magistrati (il collegio degli efèti, ma i casi di omicidio premeditato ed i crimini contro la religione sono riservati all’Areopago; le leggi di Dracone tendono comunque a salvaguardare i diritti di proprietà.

 

 

                                           SOLONE

 

Arconte dal 594 al 593, Solone intraprende delle riforme di natura sociale e politica a favore dei piccoli contadini. Egli, infatti, abolisce i debiti che opprimono questa fascia sociale, restituendo la libertà personale a coloro che sono diventati schiavi per essersi precedentemente indebitati e proibendo l’ipoteca sull’individuo.

 

 

Intanto, col tempo, nella dialettica politica e sociale si inserisce, come si è già detto sopra, un nuovo gruppo, quello del demos, o della nascente borghesia, costituito da coloro che sono in grado di organizzarsi economicamente e di avviare attività alternative, legate all’artigianato ed al commercio.

 

L’affermazione di questo nuovo ceto sociale, che accomuna Atene alle altre poleis della Grecia, è resa possibile anche dalle mutate esigenze militari. Infatti, viene adottata la tattica oplitica, fondata sui reparti di fanteria di opliti, costituiti da cittadini che possono consentirsi l’acquisto dell’armatura in ferro.  La classe emergente dei "nuovi ricchi" (il demos) diventa, così, il pilastro del nuovo esercito e vede aumentare la propria ‘importanza ed il  proprio ruolo nella difesa della patria.

Essa, pertanto, aspira legittimamente a ricoprire un ruolo importante non solo in campo militare, ma anche nell’ambito sociale e politico.

 

 

Per questa ragione Solone, prendendo coscienza dell’evoluzione della società ateniese, nell’intento di porre fine ai conflitti sociali, promulga una riforma fondata sul principio, molto innovativo, che  la partecipazione alla vita politica non può essere un privilegio legato alla nascita, ma deve essere garantita ad ogni cittadino in base alle sue ricchezze e a quanto egli produce.

 

Viene così introdotto un ordinamento censitario e timocratico, fondato, cioé, sul reddito accertato e sulla ricchezza prodotta.

 

La popolazione viene suddivisa in quattro classi sociali, in base al censo. L’accesso alle magistrature era regolamentato in base alle ricchezze prodotte e possedute:

 

 

 CLASSI CENSITARIE 

TIPO DI DIRITTO ELETTORALE

MAGISTRATURE RICOPERTE

PENTACOSIOMEDIMNI
(POSSEDEVANO  500
MEDIMNI DI CEREALI (PARI A 260 ETTOLITRI) O 500 METRETI DI OLIO
(PARI A CIRCA 160 ETTOLITRI).

ATTIVO
(POTEVANO ELEGGERE RAPPRESENTANTI NELLA MAGISTRATURE)
PASSIVO
(POTEVANO
ESSERE ELETTI)

ARCONTATO,
AREOPAGO,
MAGISTRATURA DEGLI UNDICI,
EFESIA,
ELIEA

TRIACOSIOMEDIMNI,
O CAVALIERI
(POSSEDEVANO ALMENO 300 MEDIMNI DI CEREALI O 300 METRETI D’OLIO, O RICCHEZZE IN
DANARO EQUIVALENTI.)

ATTIVO
(POTEVANO ELEGGERE RAPPRESENTANTI NELLA MAGISTRATURE)
PASSIVO (POTEVANO
ESSERE ELETTI)

ARCONTATO,
AREOPAGO,
MAGISTRATURA DEGLI UNDICI,
EFESIA,
ELIEA

ZEUGITI (DA ζευ̃̃γος, zèugos = giogo,
ERANO I PICCOLI PROPRIETARI
TERRIERI CHE POSSEDEVANO UNA COPPIA DI BUOI PER ARARE LA TERRA)

ATTIVO
(POTEVANO ELEGGERE RAPPRESENTANTI NELLA MAGISTRATURE)
PASSIVO (POTEVANO
ESSERE ELETTI)

MAGISTRATURA DEGLI UNDICI,
ELIEA

TETI (NON POSSEDEVANO
REDDITI AGRARI.
SI TRATTAVA,
PER LO PIU’, DI BRACCIANTI
O ARTIGIANI. )

ATTIVO
(POTEVANO ELEGGERE RAPPRESENTANTI)

ELIEA

 

TRADUZIONE DELLE VERSIONI DI LATINO

SALVE A TUTTI,

INSERISCO IN QUESTO POST LE TRADUZIONI DELLE VERSIONI

ENTRO DOMANI INSERIRO’ ANCHE I ….. VOTI  SUI  VOSTRI FOGLI!!!

 

VERSIONE:

FILIPPO DI MACEDONIA E ALESSANDRO IL GRANDE: VIZI  E  VIRTU’ A CONFRONTO

 

Filippo, signore della Macedonia, era considerato un uomo amante egualmente di armi e di convivi: preparava frequentemente banchetti sontuosi, ma consumava quasi tutta la sua ricchezza in  preparativi militari. Era dotato di un’ indole falsa: infatti, amava la pietà e la perfidia  in egual misura, (ed) era considerato, allo stesso tempo, amico e traditore. Pertanto, coltivava le amicizie non per affetto, ma per il proprio interesse, soleva fingere amicizia nell’inimicizia, fomentava dapprima rancori tra amici, poi, in qualità di "paciere" (arbitro), li placava. Il suo straordinario eloquio, ricco di acutezza e di perizia, viene spesso esaltato dagli storici: le parole che egli scaltramente sceglieva con straordinaria abilità e che ricordava con prodigiosa memoria, apparivano sincere e leali anche ai nemici. Invece, Alessandro,  il figlio di Filippo, trattava apertamente e senza infingimenti i contrasti, non sapeva dissimulare la collera. Era troppo avido di vino, come Filippo, ma mostrava un difetto differente: Filippo si allontanava di buon grado dal banchetto, affrontava gli scontri e sosteneva i pericoli senza esitare, Alessandro, invece, spesso si scagliava nei banchetti contro gli amici: per una piccola offesa era solito punire, qualche volta anche uccidere, un amico. Perciò, come Filippo governava con gli amici ed era amato dagli amici, così Alessandro esercitava il potere (contro gli) sugli amici ed era temuto dagli amici.

 

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Versione

L’antica terra del Lazio e la nascita dell’agricoltura

 

Anticamente i primi abitanti del Lazio erano i fauni e le ninfe, dei e dee dei boschi. I fauni avevano natura sia caprina che (di uomo) umana, abitavano e dominavano boschi ombrosi e prati verdeggianti. Le ninfe, invece, (avevano dimora) dimoravano non solo nelle limpide acque, ma anche  sulla terra, nei boschi sacri e nei tronchi dei vecchi olmi e presso gli alti faggi. Nelle terre vivevano anche i nativi del luogo, uomini agresti nati dalla "dura corteccia degli alberi": lieti trascorrevano la vita senza preoccupazioni e non si dedicavano all’agricoltura, poiché la natura, provvida, nutriva gli abitanti con ghiande o frutti o con bacche selvatiche, offriva capanne di fortuna, allontanava il pericolo delle fiere. Ma, un tempo,  Saturno, signore degli dei, poiché combatte contro i figli e viene sconfitto, perde il potere e viene scacciato dall’Olimpo, vaga attraverso le terre e giunge nel Lazio. Qui riunisce gli abitanti del posto, dispersi per i gioghi montani, insegna (loro) a seminare frumento e orzo, a coltivare i campi e a piantare le viti. Così la selvatica vita degli abitanti viene resa civile (mitigata) dall’operosità e dall’abilità e gli animi degli uomini sono rinvigoriti da un’assidua pratica dell’agricoltura (oppure: da passione per…). Dopo Saturno, ottengono il regno del Lazio dapprima il pio Evandro, poi Fauno e Latino, il figlio di Fauno: da Latino, come è narrato dai poeti, vengono fondate Alatri, Alba, Ariccia, Ameria, Anagni, città antichissime. (Sotto) durante il regno di Latino approda sulle coste del Lazio Enea, uomo forte in guerra e devoto verso gli dei, profugo da Troia,  con una piccola schiera di valorosi Troiani e con il suo unico figlio Iulo.