I RE DI ROMA
Archivio mensile:gennaio 2008
RAGAZZI ( E BAMBINI) SFORTUNATI NEL MONDO – RAGAZZI INCONSAPEVOLI IN ITALIA
perchè scegliere il Liceo Classico
SERIETA’, MODERNITA’ E COMPLETEZZA DELL’OFFERTA FORMATIVA:
LICEO CLASSICO:
UNA SCUOLA COMPLETA ED AL
PASSO CON I TEMPI, APERTA
ALLE ISTANZE DEL TERRITORIO
ED ALLE ESIGENZE FORMATIVE
DEGLI STUDENTI CHE VOGLIONO
INVESTIRE PER IL LORO FUTURO.
LICEO CLASSICO "ENRICO PERITO"
SIMPLY THE BEST!!!!
Gli studenti delle terze medie stanno affrontando, in queste settimane, una decisione impegnativa che li condizionerà per tutta la vita. Devono, infatti, scegliere la scuola superiore alla quale iscriversi. Qualche volta i ragazzi si fanno condizionare dalle decisioni dei compagni di classe; spesso, come è anche giusto che sia, dagli orientamenti avuti dai docenti della classe; talvolta, però, anche da pregiudizi e da falsi miti, che è giusto sfatare, quanto meno per offrire una corretta visione della realtà. “Il liceo classico è troppo pesante”….. “In questa scuola si studia troppo poco la matematica” …“Non si riserva il giusto spazio alle discipline scientifiche” …. “Il greco è una brutta bestia, sono richieste troppe ore di studio”!!
Diciamocelo francamente: raramente si è riusciti a realizzare una disinformazione tanto “persuasiva” e, perciò, tanto inquinante come in questo caso.
Partiamo, infatti, subito da una osservazione: il Liceo Classico è senz’altro una scuola nella quale si deve studiare! Sarebbe sciocco da parte nostra dire il contrario e, magari, affermare che si possa essere promossi senza un minimo di impegno. Detto questo, però, occorre domandarsi quale indirizzo di studi non richieda impegno a casa ed attenzione in classe ad uno studente che voglia sostenerlo in modo dignitoso: nessuno! È da questa consapevolezza che bisogna muovere per compiere una scelta giusta che contemperi, allo stesso tempo, completezza e modernità dell’offerta formativa e offra una prospettiva credibile in termini di sbocchi lavorativi e professionali. Ebbene, rispetto al passato, il nostro Istituto ha profondamente rinnovato la qualità della sua proposta didattica ed educativa. Ha, infatti, affiancato ai corsi tradizionali, in cui si studia matematica generalmente per due ore alla settimana ed inglese, in orario curricolare, solo nei primi due anni), alcuni corsi sperimentali, che prevedono il potenziamento dell’insegnamento della matematica (attraverso lo studio dell’informatica) per un totale, in genere, di quattro ore alla settimana, e l’estensione della lingua straniera a tutto il quinquennio. Dal prossimo anno scolastico 2008/2009 ci sarà anche un secondo tipo di sperimentazione che riguarderà il solo studio della lingua inglese in tutto il quinquennio, proprio allo scopo di offrire un’ulteriore possibilità di scelta al pubblico. In relazione alla lingua inglese, tuttavia, occorre precisare subito che nei corsi tradizionali l’inglese può essere studiato, in orario extracurricolare, dagli alunni anche dopo il biennio. È stato istituito, infatti, già da diversi anni, un progetto di potenziamento della lingua in collaborazione con i più autorevoli enti britannici, quali il Trinity College o il P.E.T., che prevede la presenza di un docente madrelingua, che affianca l’insegnante interno, e la certificazione delle conoscenze acquisite mediante diploma rilasciato dell’ente britannico. Non è vero, dunque, che nei corsi tradizionali la lingua straniera venga trascurata o che le discipline scientifiche costituiscano la cenerentola della nostra scuola. Al contrario, il “Perito” di Eboli è dotato di ottimi ed attrezzati laboratori di informatica, di fisica, di scienze e di lingua straniera. Né, tanto meno, appaiono così insormontabili le difficoltà dello studio del greco e, quindi, lo stesso successo formativo degli allievi. Anzi, sotto questo aspetto, agli studenti del ginnasio, spesso, tale disciplina risulta anche più gradita del latino. Il greco li attira maggiormente non soltanto per la sostanziale novità che esso rappresenta sul piano della struttura della lingua e della scrittura, ma soprattutto perché viene percepito come il “quid” in più che contraddistingue il loro percorso formativo e cognitivo. Tale disciplina consente di accedere alla conoscenza del segmento più antico e, pertanto, più vitale della nostra cultura e del nostro modo di essere.
Lo studio del latino e del greco, inoltre, abitua i ragazzi a maturare un approccio razionale e scientifico che li favorirà non poco nel proseguimento degli studi universitari, mettendoli nelle condizioni di conseguire il successo formativo anche, e soprattutto, nella facoltà scientifiche ed in quelle dell’ambito logico – matematico. Potrà sembrare a molti un paradosso, ma non lo è: chi vorrà iscriversi a Medicina o a Biologia non potrà fare a meno della conoscenza del greco, soprattutto per la congerie di termini tecnici e scientifici che tali facoltà richiedono. Chi vorrà frequentare Matematica o Ingegneria non si troverà affatto in una condizione di “inferiorità” rispetto ai ragazzi del Liceo Scientifico, in quanto il programma di matematica, nei corsi sperimentali, è stato aggiornato e presuppone anche lo studio dell’analisi matematica, proprio come avviene in altri istituti. In più, tuttavia, i diplomati del classico potranno avvalersi di quella giusta forma mentis che ha sempre fatto la differenza nel successo degli studi universitari, come è stato più volte riconosciuto dagli ex allievi del nostro liceo o da genitori che hanno avuto figli iscritti sia al Liceo Classico che al Liceo Scientifico. Gli alunni del nostro Liceo, inoltre, possono sicuramente contare sulla disponibilità al dialogo e, nei casi di difficoltà, all’aiuto per superarle da parte dei docenti.
Numerose ed accattivanti, infine, risultano le attività progettuali extracurricolari del nostro istituto, tra cui: educazione alla legalità, giochi sportivi studenteschi, visite e viaggi d’istruzione, progetto lingue, progetto sito web, progetto intercultura, laboratorio teatrale, educazione alla Salute, progetto Arte, in collaborazione con il Museo Archeologico nazionale di Eboli, progetto di scrittura creativa. Dallo scorso anno, inoltre, la nostra scuola si è ulteriormente aperta alle istanze della cittadinanza, non solo ebolitana, attraverso l’adesione al progetto regionale “SCUOLE APERTE”, che la Regione Campania ha rinnovato anche quest’anno alla nostra scuola con il lusinghiero punteggio di 100 / 100 attribuito alla proposta presentata dal nostro Istituto.
Inoltre, sempre da quest’anno, il Liceo Perito è impegnato nella realizzazione di attività laboratoriali finalizzate al recupero ed al potenziamento delle eccellenze, nell’ambito dei progetti P.O.N. .
Come si può vedere, la proposta formativa e didattica del Liceo Classico “Enrico Perito”, oltre ad abbracciare davvero tutti i campi del sapere, ponendo la nostra scuola all’avanguardia e rendendola un importante strumento di arricchimento e di crescita individuale, è molto attenta alle esigenze degli alunni ed al potenziamento delle proprie abilità e competenze. Queste sono, dunque, le ragioni fondamentali per le quali la nostra scuola dovrebbe essere seriamente presa in considerazione da tutti coloro che vorranno realizzare un solido percorso universitario e costruirsi un futuro ricco di prospettive, nella convinzione che il Liceo Classico non è una scuola per secchioni o di zombies viventi, ma SEMPLICEMENTE la scuola più adatta per chi vuole impegnarsi a realizzare qualcosa di importante e di costruttivo nella vita! In particolare, il LICEO CLASSICO ENRICO PERITO HA UNA STORIA ED UNA TRADIZIONE CHE BEN POCHE SCUOLE SORTE RECENTEMENTE SUL TERRITORIO PROVINCIALE POSSONO VANTARE E CIO’ GARANTISCE, PERTANTO, MAGGIORE STABILITA’ ED AFFIDABILITA’.
Inoltre, chi si iscriverà al Liceo Classico, rispetto agli studenti di altre scuole, partirà non con una marcia in più, ma con diverse: infatti, partirà IN QUARTA!!!!
LICEO CLASSICO:
SIMPLY THE BEST!!!!
Discussione su Messico, si incolla al letto per evitare la scuola
Nel post precedente, visibile qui sotto, avevo casualmente chiesto:
"che cosa bolle in pentola?".
Poi, dopo aver trovato, per puro caso, tra gli annunci che appaiono dopo la connessione a messenger, il video che vi propongo in questo intervento, ispirandomi alla domanda sopra citata, mi sono detto: "è proprio vero, il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi!!"
Il video, infatti, mostra la diavoleria ideata dal giovane Diego Martinez, ragazzino messicano di dieci anni, che si è incollato con la mano al letto per non tornare a scuola, dopo la pausa natalizia durata ben tre settimane!!! A quanto pare, le vacanze creano anche dei vuoti mentali che poi rischiano di essere colmati in malo modo!!
clicca sulla foto per vedere il video
Il giovane "studente" è rimasto sorpreso da tanta attenzione creatasi intorno a lui, ma l’ha fatta davvero grossa!!!
La madre ha cercato, per ben due ore, di staccare la mano del giovane studente dal letto, ma invano. Poi sono stati chiamati i medici.
Il mal di scuola fa proprio male!!!!
HAEC EXEMPLA NON AEMULANDA SUNT!!
Ragazzi e ragazze, marinare la scuola è pericoloso per TANTE RAGIONI !!!
Si rischia di impelagarsi in situazioni spiacevoli da cui è difficile "DISTACCARSI"!!!!!
Sparta e Atene
(assemblea cittadini
di pieno diritto) |
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EFORI GERUSIA
Classi sociali
Gli Spartiati
Gli spartiati appartenevano al ceto dominante di Sparta ed erano gli unici cittadini a pieno diritto. Essi si dichiaravano homòioi, uguali, anche se la loro uguaglianza era solo di carattere giuridico. Gli spartiati si dedicavano esclusivamente alle attività belliche, alle quali venivano addestrati in un regime di vita comunitario. A sette anni i fanciulli di robusta costituzione fisica venivano sottratti alla famiglia e educati alle arti belliche in vita comunitaria mentre a diciannove anni erano ammessi nell’esercito. Compiuto il trentesimo anno, infine, si potevano trasferire in abitazioni private con la moglie e i figli benché fossero tenuti a continuare gli addestramenti militari fino ai sessant’anni. Ogni spartiate possedeva un appezzamento di terreno inalienabile, che poteva essere lasciato in eredità solo al primo figlio maschio e assicurava il mantenimento della famiglia.
I Perieci
I perieci ("quelli che abitano intorno") erano gli abitanti delle comunità presenti nei territori che circondavano la città, come le parti costiere del territorio, viventi, sebbene sotto il dominio politico di Sparta, in stato di libertà e di autonomia, soprattutto dediti a lavori commerciali e artigianali, attività che invece gli spartani ignoravano, in quanto gli unici cittadini a pieno diritto, gli spartiati, non potevano arricchirsi e commerciare per rimanere appunto homoioi. Sull’ origine dei perieci ci sono pareri discordanti, c’è chi ritiene sia una popolazione derivante dalle popolazioni assoggettate dagli spartani al momento della loro invasione del territorio, micenee o pre-micenee (che, a differenza degli iloti, non opposero resistenza militare); altre ipotesi è che derivino da insediamenti militari situati in prossimità della frontiera;
o che fu una classe istituita per spezzare la solidarietà fra i messeni vinti. Come membri di comunità conquistate essi dovevano combattere, in posizione subalterna, a fianco di Sparta in caso di guerra. Essi rimanevano autonomi nelle loro città, obbligati anche al pagamento di tasse, ma esclusi dai pieni diritti politici.
Gli Iloti
Gli iloti si suppone furono i discendenti degli indigeni, soprattutto dei messeni, popolazione assoggettata dagli spartani all’inizio dell’occupazione della laconia, per allargare i possedimenti e concedere più terreni agli spartiati; i dori li avevano asserviti al momento della loro invasione del territorio. Nella loro qualità di schiavi pubblici, erano privi di qualunque diritto civile e politico, e venivano costretti, in misura prevalente, al lavoro agricolo. Ogni anno i magistrati spartani dichiaravano formalmente guerra agli iloti, così da rendere lecite potenziali aggressioni nei loro confronti. Le dure condizioni in cui si trovavano gli iloti e il loro numero, essendo stati sempre più numerosi degli spartiati (non si sa con sicurezza in che proporzione, forse è eccessivo il rapporto suggerito da Erodoto di 7 a 1 nel V secolo a.C.), facevano temere continuamente la possibilità di rivolte. Particolarmente significativa fu quella del 464 a.C., seguita a un terremoto che colpì la città, durante la quale gli iloti si arroccarono sul monte Itome, nel cuore della Messenia.
Caratteristica di Sparta fu l’aura di ammirazione e leggenda che la circondava, derivante dall’assenza di testimonianze scritte provenienti da essa. Le principali notizie che la riguardano provengono infatti tutte da fonti esterne a essa, e conseguentemente indirette. Sempre all’interno dei miti relativi a Sparta si ricorda Elena, la donna più bella dell’antichità. Suo padre Tindaro la dette in sposa a Menelao, che aveva ottenuto la promessa di protezione degli altri pretendenti greci, i più grandi sovrani della Grecia arcaica. Ben presto si abbatte la sventura sulla coe, Elena fu affidata da Ermes al re d’Egitto, che la custodì fino al ritorno in patria; la ragazza per cui si combatteva a Troia era solo una nuvola con le sue sembianze.
Educazione
La ricostruzione della sua reale natura è complicata dalla presenza di solo fonti di periodo tardo, che potrebbero quindi rappresentarla in modo idealizzato. Ne dà una importante testimonianza Plutarco nella Vita di Licurgo.
Il caratteristico sistema educativo a cui obbligatoriamente veniva sottoposto ogni giovane spartano era detto agoghé . Il giovane iniziava il proprio percorso formativo all’età di sette anni, lasciando definitivamente le cure familiari, e lo concludeva a 20 anni, allorché, non più fanciullo, era considerato un irene . L’educazione dei giovani, divisi in classi d’età, avveniva in comune, come comunitario era il momento del gioco e del confronto. Durante l’agoghé i fanciulli più validi venivano scelti per essere sottoposti ad una ulteriore e più severa fase d’addestramento, la krypteía (κρυπτεία), durante la quale i fanciulli erano confinati in località periferiche, con mezzi limitati, in particolare armati di un pugnale, e l’ordine di restare nascosti di giorno. La loro missione era l’aggressione degli iloti in cui si potevano imbattere la notte. Comportamenti considerati da alcuni studiosi complementari alla formazione del cittadino spartano, orientata verso il sistema oplitico, coprendone gli aspetti solitari, da caccia selvaggia, dotati comunque di una loro utilità in battaglia, retaggio di una possibile tradizione precedente il nuovo ordinamento militare.
L’organizzazione dello stato
A capo della città di Sparta vi erano due re: Sparta fu l’unica città nell’antichità ad assumere la diarchia come forma di governo. Questo rispondeva anche ad una necessità pratica. Infatti, poichè Sparta era una città basata sulla forza, si trovava continuamente coinvolta in lotte, e interne e esterne. Quindi tramite due re si poteva avere un controllo totale sia della situazione interna sia di quella esterna. Non va dimenticato altresì come i re avessero una funzione di condottieri militari. In tempo di pace i re avevano un potere nullo, figuravano solo tra le fila del senato, in tempo di guerra avevano poteri assoluti. Rivestivano anche cariche di capi religiosi. La carica di re era per via ereditaria: entrambi appartenevano alla dinastia degli Agiadi e degli Europontidi. Ben più forti rispetto ai re erano gli èfori, che venivano eletti annualmente dall’assemblea. Di questa istituzione non si hanno notizie nella Grande Rhetra, fu istituito nell’VIII secolo a.C.. Era il vero e proprio senato, formato da trenta membri eletti dalle tre tribù (Dimani, Pamfili, Illei). Essi controllavano le leggi, l’educazione dei cittadini, il comportamento dei cittadini, la politica estera amminisdicare i re. Ognuno degli èfori alla fine del mandato era sottoposto a un processo, per controllarne l’operato. L’assemblea dei cittadini (dei soli Spartiati quindi), aveva poteri molto ristretti: potevano solo approvare o disapprovare le leggi avanzate dalla gerusìa. Non erano previsti dibattiti o scambi di opinioni, e non si potevano avanzare leggi. Infine troviamo la gerusia, consiglio composto da 28 ai (detti geronti) di età superiore ai 60 anni, eletti a vita, e i due re.
La storia di Atene
Il destino della Grecia è tutto racchiuso in quello di Atene. Modello di democrazia per il mondo antico, simbolo delle resistenza eroica alle invasioni dei barbari persiani, Atene e le altre poleis soccombono di fronte all’egemonia macedone di Alessandro il Grande, prima di sprofondare in una quasi totale oscurità.
Eziologia del nome della città
Un ulivo spuntato tutto ad un tratto dalla terra, nello stesso momento in cui una sorgente d’acqua sgorga altrettanto improvvisamente in un altro luogo: questi sono i due prodigi che stupiscono il re Cecrope, il quale interroga subito l’oracolo di Delfi per sapere cosa ciò significhi e, soprattutto, cosa gli convenga fare. Apollo risponde che l’ulivo corrisponde ad Atena e l’acqua a Poseidone: spetta agli Ateniesi decidere a quale delle due divinità essi si ispireranno per dare il nome alla città.
Cecrope, allora, riunisce tutti i cittadini, sia uomini che donne (infatti le donne hanno un ruolo importante nelle decisioni politiche). Gli uomini votano compatti per Poseidone, le donne per Atena. Siccome c’è una donna in più rispetto agli uomini, Atena la spunta. Allora, Poseidone, sdegnato, devasta con le sue onde le terre degli Ateniesi. Per placare il dio, le donne sono colpite da ogni sorta di punizione: non avranno più voce in capitolo nelle assemblee, nessuno dei loro figli porterà il loro nome, non verranno più considerate cittadine Ateniesi.
Secondo un’altra versione, invece, è Teseo che dà alla città il nome di Atene.
LA SITUAZIONE DELL’ATTICA PRIMA DI TESEO
Prima di Teseo, gli abitanti dell’Attica erano disseminati in dodici villaggi, ciascuno dei quali aveva il suo pritaneo e i suoi magistrati. La città consisteva nell’Acropoli e nel quartiere collocato al di sotto del lato meridionale. nell’Acropoli o in questa parte bassa della città si trovavano i templi consacrati alla maggior parte delle divinità, come quello di Zeus Olimpio o quello dedicato ad Apollo Pizio. Un tempo solo l’Acropoli costituiva la parte abitata di Atene.
Atene arcaica
Intorno al 2000 a.C., gli Achei, giunti dal Nord, invadono l’Attica. Questa regione, in quest’epoca, non è che un raggruppamento di piccoli villaggi, ciascuno dei quali governato da un re, spesso in contrasto tra di loro. Atene che vive sotto la sudditanza del re di Creta, il Minosse tramandatoci dal mito, ha comunque un suo nome, cioè Cecropia, in memoria del suo primo mitico re, Cecrope.
Tuttavia, il vero fondatore (ugualmente mitico) della città è considerato Teseo (XIII secolo a.C.); egli, infatti, non solo libera la città dal pesante tributo che la vincola a Minosse, ma “promuove” Atene al rango di capitale dell’Attica ed invita gli abitanti dei diversi villaggi dell’Attica a riunirsi attorno ad essa. È questo il cosiddetto sinecismo, che è alla base della riunificazione dell’Attica attorno ad un’unica grande città. Questa nuova città, scaturita dal sinecismo, si estende fino all’Istmo di Corinto.
Le feste panatenaiche, probabilmente da lui istituite, sanciscono questa riunificazione.
I RE IN ATTICA (CRONOLOGIA RICAVATA DAI MITI E DALLE LEGGENDE E, QUINDI, MOLTO RELATIVA)
| Acteo | (incerta) |
| Cecrope | 1581 |
| Cranao | 1531 (Diluvio – Deucalione e Pirra) |
| Anfizione | 1522 |
| Erittonio | 1512 |
| Pandione | 1462 (1431: Minosse a Creta) |
| Eretteo | 1422 |
| Cecrope II | 1372 |
| Pandione II | 1332 |
| Egeo | 1307 |
| Teseo | 1259 (1258: sinecismo Attica) |
| Mnesteo | 1229 |
| Demofonte | 1207 (figlio di Teseo) |
| Ossinte | 1174 (figlio di Demofonte) |
| Afeida | 1163 (fratello di Ossinte) |
| Timoete | 1162 (figlio di Ossinte) |
| Melanto | 1154 (padre di Codro) |
| Codro | 1117 (ultimo re di Atene) |
Dopo Codro anche ad Atene cade il potere regio e la figura del re viene sostituita dal gruppo dei tre arconti: l’arconte basilèus (o arconte re, referente per tutto ciò che è attinente al culto religioso), l’arconte epònimo (che dava il nome all’anno solare), l’arconte polemarco (o comandante dell’esercito, che ha funzioni e prerogative militari).
Il collegio dell’arcontato viene in seguito portato da tre a nove, con l’aggiunta di altri sei membri, definiti tesmoteti, cioé custodi delle leggi, detentori del potere esecutivo. Ciascuno dei nove arconti, al termine del mandato, la cui durata è annuale, se riconosciuto come irreprensibile nell’esercizio delle sue funzioni, può far parte del prestigioso consiglio dell’Areopàgo, che giudica i delitti di sangue, ha la facoltà di scegliere gli arconti, controllandone l’operato. Questa consiglio è così chiamato perché le sue sedute si svolgono su una collina sacra al dio Ares, dinanzi all’acropoli.
Tutti i cittadini maschi, di età superiore ai venti anni costituiscono l’ ecclesìa, un’assemblea che si riunisce di rado per ratificare le decisioni assunte dalle altre istituzioni politiche.
Atene al tempo dell’aristocrazia
Intorno all’VIII secolo, dopo il periodo monarchico, Atene è governata da un sistema di governo aristocratico (fondato sugli Eupatridi), in cui gli arconti detengono le magistrature. La situazione politica e sociale di Atene, relativamente stabile in una prima fase, tende a modificarsi tra il VII ed il VI secolo a.C.: la città, infatti, è messa a dura prova da una grave crisi sociale ed agraria. Ne scaturisce un conflitto tra i grandi proprietari terrieri aristocratici ed i contadini, mentre la miseria fa sentire sempre di più i suoi effetti sulla popolazione.
Da un lato, l’introduzione della moneta modifica ed altera i rapporti economici, dall’ altro, l’esportazione dei prodotti ricavati dagli ulivi richiede un apporto sempre più forte di capitali, con grave danno per l’economia fondata sull’economia sul grano che dà sostentamento ai contadini.
Due grandi gruppi sociali emergono da questo conflitto:
A) La nobiltà, alla ricerca sempre più incessante di
ricchezze
B) Il piccolo popolo costretto dalla miseria ad emigrare,
oppure a "vendersi" come schiavo per pagare i debiti.
Le classi sociali nell’Atene del VII – VI secolo a.C. sono:
1) Eupàtridi, cioé i nobili, i proprietari terrieri, abitanti della pianura
e, soprattutto, gli unici che possono rivestire cariche pubbliche
nella città)
2) Geòmori, cioé coloro che possiedono terre nelle zone collinari.
Non possono accedere alla vita politica
3) Demiurgi, ricchi artigiani e commercianti. Sono gli esponenti
del δη̃μος, che costituisce anche la componente fondamentale dell’esercito
oplitico. Sono esclusi dalle cariche pubbliche.
Nel 636 a.C. Cilone cerca di rovesciare il regime degli Eupatridi, per sostituirlo con la tirannide; ma si scontra con la potente famiglia degli Alcmeonidi che lo fa uccidere.
Nel 624 a.C. il legislatore Dracone (o Draconte) dà ad Atene la sua prima legislazione; si suole dire che questo codice di leggi sia stato scritto "non con l’inchiostro, ma con il sangue", proprio per sottolinearne la severità. Dracone pone fine alle vendette personali, la giustizia viene ora amministrata da un tribunale composto da 51 magistrati (il collegio degli efèti, ma i casi di omicidio premeditato ed i crimini contro la religione sono riservati all’Areopago; le leggi di Dracone tendono comunque a salvaguardare i diritti di proprietà.
SOLONE
Arconte dal 594 al 593, Solone intraprende delle riforme di natura sociale e politica a favore dei piccoli contadini. Egli, infatti, abolisce i debiti che opprimono questa fascia sociale, restituendo la libertà personale a coloro che sono diventati schiavi per essersi precedentemente indebitati e proibendo l’ipoteca sull’individuo.
Intanto, col tempo, nella dialettica politica e sociale si inserisce, come si è già detto sopra, un nuovo gruppo, quello del demos, o della nascente borghesia, costituito da coloro che sono in grado di organizzarsi economicamente e di avviare attività alternative, legate all’artigianato ed al commercio.
L’affermazione di questo nuovo ceto sociale, che accomuna Atene alle altre poleis della Grecia, è resa possibile anche dalle mutate esigenze militari. Infatti, viene adottata la tattica oplitica, fondata sui reparti di fanteria di opliti, costituiti da cittadini che possono consentirsi l’acquisto dell’armatura in ferro. La classe emergente dei "nuovi ricchi" (il demos) diventa, così, il pilastro del nuovo esercito e vede aumentare la propria ‘importanza ed il proprio ruolo nella difesa della patria.
Essa, pertanto, aspira legittimamente a ricoprire un ruolo importante non solo in campo militare, ma anche nell’ambito sociale e politico.
Per questa ragione Solone, prendendo coscienza dell’evoluzione della società ateniese, nell’intento di porre fine ai conflitti sociali, promulga una riforma fondata sul principio, molto innovativo, che la partecipazione alla vita politica non può essere un privilegio legato alla nascita, ma deve essere garantita ad ogni cittadino in base alle sue ricchezze e a quanto egli produce.
Viene così introdotto un ordinamento censitario e timocratico, fondato, cioé, sul reddito accertato e sulla ricchezza prodotta.
La popolazione viene suddivisa in quattro classi sociali, in base al censo. L’accesso alle magistrature era regolamentato in base alle ricchezze prodotte e possedute:
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CLASSI CENSITARIE | TIPO DI DIRITTO ELETTORALE | MAGISTRATURE RICOPERTE |
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PENTACOSIOMEDIMNI |
ATTIVO | ARCONTATO, AREOPAGO, MAGISTRATURA DEGLI UNDICI, EFESIA, ELIEA |
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TRIACOSIOMEDIMNI, |
ATTIVO |
ARCONTATO, |
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ZEUGITI (DA ζευ̃̃γος, zèugos = giogo, | ATTIVO (POTEVANO ELEGGERE RAPPRESENTANTI NELLA MAGISTRATURE) PASSIVO (POTEVANO ESSERE ELETTI) |
MAGISTRATURA DEGLI UNDICI, |
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TETI (NON POSSEDEVANO |
ATTIVO |
ELIEA |
TRADUZIONE DELLE VERSIONI DI LATINO
SALVE A TUTTI,
INSERISCO IN QUESTO POST LE TRADUZIONI DELLE VERSIONI
ENTRO DOMANI INSERIRO’ ANCHE I ….. VOTI SUI VOSTRI FOGLI!!!
VERSIONE:
FILIPPO DI MACEDONIA E ALESSANDRO IL GRANDE: VIZI E VIRTU’ A CONFRONTO
Filippo, signore della Macedonia, era considerato un uomo amante egualmente di armi e di convivi: preparava frequentemente banchetti sontuosi, ma consumava quasi tutta la sua ricchezza in preparativi militari. Era dotato di un’ indole falsa: infatti, amava la pietà e la perfidia in egual misura, (ed) era considerato, allo stesso tempo, amico e traditore. Pertanto, coltivava le amicizie non per affetto, ma per il proprio interesse, soleva fingere amicizia nell’inimicizia, fomentava dapprima rancori tra amici, poi, in qualità di "paciere" (arbitro), li placava. Il suo straordinario eloquio, ricco di acutezza e di perizia, viene spesso esaltato dagli storici: le parole che egli scaltramente sceglieva con straordinaria abilità e che ricordava con prodigiosa memoria, apparivano sincere e leali anche ai nemici. Invece, Alessandro, il figlio di Filippo, trattava apertamente e senza infingimenti i contrasti, non sapeva dissimulare la collera. Era troppo avido di vino, come Filippo, ma mostrava un difetto differente: Filippo si allontanava di buon grado dal banchetto, affrontava gli scontri e sosteneva i pericoli senza esitare, Alessandro, invece, spesso si scagliava nei banchetti contro gli amici: per una piccola offesa era solito punire, qualche volta anche uccidere, un amico. Perciò, come Filippo governava con gli amici ed era amato dagli amici, così Alessandro esercitava il potere (contro gli) sugli amici ed era temuto dagli amici.
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Versione
L’antica terra del Lazio e la nascita dell’agricoltura
Anticamente i primi abitanti del Lazio erano i fauni e le ninfe, dei e dee dei boschi. I fauni avevano natura sia caprina che (di uomo) umana, abitavano e dominavano boschi ombrosi e prati verdeggianti. Le ninfe, invece, (avevano dimora) dimoravano non solo nelle limpide acque, ma anche sulla terra, nei boschi sacri e nei tronchi dei vecchi olmi e presso gli alti faggi. Nelle terre vivevano anche i nativi del luogo, uomini agresti nati dalla "dura corteccia degli alberi": lieti trascorrevano la vita senza preoccupazioni e non si dedicavano all’agricoltura, poiché la natura, provvida, nutriva gli abitanti con ghiande o frutti o con bacche selvatiche, offriva capanne di fortuna, allontanava il pericolo delle fiere. Ma, un tempo, Saturno, signore degli dei, poiché combatte contro i figli e viene sconfitto, perde il potere e viene scacciato dall’Olimpo, vaga attraverso le terre e giunge nel Lazio. Qui riunisce gli abitanti del posto, dispersi per i gioghi montani, insegna (loro) a seminare frumento e orzo, a coltivare i campi e a piantare le viti. Così la selvatica vita degli abitanti viene resa civile (mitigata) dall’operosità e dall’abilità e gli animi degli uomini sono rinvigoriti da un’assidua pratica dell’agricoltura (oppure: da passione per…). Dopo Saturno, ottengono il regno del Lazio dapprima il pio Evandro, poi Fauno e Latino, il figlio di Fauno: da Latino, come è narrato dai poeti, vengono fondate Alatri, Alba, Ariccia, Ameria, Anagni, città antichissime. (Sotto) durante il regno di Latino approda sulle coste del Lazio Enea, uomo forte in guerra e devoto verso gli dei, profugo da Troia, con una piccola schiera di valorosi Troiani e con il suo unico figlio Iulo.
