L’età di pericle

                                                  L’età di Pericle

 

I Greci, con il concorso fondamentale di Atene, avevano sconfitto i Persiani anche a Platea e a Micale, però restava forte la paura che un nuovo attacco potesse essere condotto dai nemici d’oltremare. Fu così che, subito dopo il 480 a.C., Temistocle ottenne dai suoi concittadini l’appoggio per fortificare il porto del Pireo e rafforzare le difese della città con una imponente cinta muraria. Dopo di ciò, si decise di proseguire nelle direzione già avviata durante la fase dei combattimenti, della difesa comune contro il nemico persiano. Con l’impegno del conservatore Aristide, gli Ateniesi costituirono, nel 477 a. C., la confederazione politico – militare della Lega di Delo (o  Lega delio – attica) con le città della penisola Calcidica, dell’area costiera della Tracia, dell’Ellesponto, della costa ionica dell’Asia Minore, delle Cicladi e dell’Eubea. Una grande ed inedita coalizione militare che nacque, almeno ufficialmente, su basi paritarie. Essa costituiva anche una "risposta" alla  Lega Pelonnesiaca che faceva capo a Sparta, ma, soprattutto, dato il ripiegamento e l’isolazionismo politico di Sparta, consentiva ad Atene di avere, dietro il pretesto di dover controllare l’area e proteggerla da eventuali attacchi persiani, campo libero e ampio spazio di manovra sul mare  .

Lo statuto della confederazione venne, poi, modificato, in senso eccessivamente ateno – centrico, dal figlio di Milziade, Cimone, il quale rese le altre poleis dell’alleanza “città tributarie”. Il successivo trasferimento, nel 454 a.C., del tesoro della Lega da Delo ad Atene, voluto da Pericle, snaturò ulteriormente le ragioni della alleanza delio – attica, ma conferì ad Atene la possibilità di disporre di una grandissima flotta, con la quale, già nel 466, dodici anni prima, Cimone aveva affrontato, presso il fiume Eurimedonte, con successo, la flotta persiana.

 

Esponente di punta della fazione aristocratica e conservatrice, Cimone dovette scontrarsi con un’ampia fetta di popolazione che chiedeva maggiore “intraprendenza” nei confronti con Sparta. Agli aristocratici che, ossessionati dalla difesa dei propri interessi economici, proponevano di stabilire relazioni pacifiche con Sparta, anche per usufruire del suo sostegno in caso di un ulteriore scontro con i Persiani, i democratici rispondevano che, se Atene avesse davvero voluto conquistare l’egemonia sul mare e mantenere, quindi, ciò che fino a quel momento aveva giustamente ottenuto, doveva abbattere il predominio spartano e combattere contro la potenza nemica. Sempre nel 466, inoltre, i rapporti tra Atene e Sparta si guastarono, allorché gli spartani rispedirono ad Atene il contingente militare inviato dalla città attica, su proposta di Cimone, a sostegno della polis peloponnesiaca contro una rivolta degli Iloti.

In seguito a ciò, Cimone subì l’ostracismo e Pericle, il nuovo astro nascente della politica ateniese, rimase il padrone assoluto dal 460 fino alla sua morte, avvenuta nel 429 a. C.. Dopo altri anni inesorabili di guerra, venne stipulata, nel 449, la pace di Callia con i Persiani, mentre la "tregua trentennale stipulata con Sparta, nel 446 a.C, sancì, nei fatti, la suddivisione dell’area in due sfere di influenza, con la rinuncia di Atene ad ogni intromissione nell’area del Peloponneso.

 

L’età di Pericle segnò un periodo di grande splendore per Atene, sia sul piano culturale che su quello politico. Tuttavia, rimarcò i propositi egemonici che fin dall’inizio si erano celati dietro la creazione della lega navale. Quest’ultima, infatti, diventò sempre più un’alleanza – capestro per le altre città confederate, ridotte al ruolo di sudditi, soprattutto dopo che il consiglio federale era stato esautorato e rimpiazzato dall’ecclesìa. Atene, simbolo della democrazia diventò, agli occhi delle altre poleis, una città dispotica e ciò l’avrebbe danneggiata non poco durante la guerra peloponnesiaca.

 

Anche sul piano culturale ed artistico l’età di Pericle fu di grande vivacità. Sotto il suo governo, infatti, Atene divenne il maggiore centro finanziario del mondo greco continentale; si determinarono condizioni di diffuso ed ampio benessere. La città attica, in breve tempo, esercitò il completo controllo economico sull’area ionica, strappandolo a Mileto. Lo stesso porto del Pireo vide notevolmente accresciuta la sua importanza strategica, fino al punto da essere considerato il “mercato della Grecia”.

Sul piano militare, Pericle fece costruire le lunghe mura attorno al Pireo, per garantire meglio la difesa ed il collegamento con Atene in caso di attacco militare.

 

Sul piano industriale, Atene intensificò le sue attività di esportazione di prodotti artigianali, come vasi, stoffe, mobili, ecc. Ma fiorente fu anche l’attività di estrazione di materie prime, come quella del marmo bianco, dell’argento e dell’oro. In breve, il Pireo divenne il punto di riferimento per le navi da ogni parte del Mediterraneo. La città importava ferro e bronzo da Cipro, tappeti e lane dalla Frigia, vini da Lesbo, porcellane dall’Oriente.  

 

Sul piano politico, Pericle si preoccupò di consolidare la partecipazione democratica dei cittadini al governo della polis. C’era, però, il problema dei teti, cioè degli appartenenti alla IV classe, lavoratori salariati, che di fatto, pur vedendosi riconosciuto l’elettorato passivo, non avevano la possibilità di partecipare alla vita politica. Pericle, dunque, introdusse l’istituto della mistoforia: cioè della corresponsione di un compenso per coloro che ricoprivano incarichi politici. Così, decise di pagare con due oboli i membri dell’Eliea, cioè del tribunale popolare, con quattro oboli al giorno gli arconti, con cinque i bouleuti. In tal modo, si consentiva anche ai meno abbienti di partecipare alla vita politica. Infine, non lasciandosi intimorire da accuse di demagogia, impiegò i cittadini più poveri in lavori di grande utilità per lo stato, offrendo loro aiuti economici.

 

5 pensieri su “L’età di pericle

  1. No, invece, la storia è bella, una delle materie più interessanti!Certo non può essere ridotta a solo nozionismo. Bisogna capire in primo luogo gli eventi, le loro cause e le loro conseguenze!

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