Serie A: imponente e massiccia vittoria della Juventus!!!

Grandiosa, imponente e massiccia vittoria della Juventus
 
La Juventus si impone sulla Lazio per 5 – 2.
 
Una vittoria imponente come non mai, firmata da Trezeguet, Del Piero, Camoranesi e da Chiellini. Una vittoria che proietta la grande squadra bianconera nella Champions!!
 
Trionfi così poderosi non sono Alla portata di tutte le squadre!!
 
SEMPRE AUDAX FORTUNA JUVENTUS!!!! (COME DICEVA IL GRANDE TOTO’)

A proposito di Praga

A proposito di Praga
 
Come qualcuno avrà avuto modo di vedere, del viaggio a Praga non ho riportato sul blog soltanto le fotografie, ma ho avviato una piccola "rubrichetta" sulla storia di questa straordinaria città. Uno spazio culturale e storico che, ovviamente, non ha alcuna presunzione di esaustività e non può  certamente essere esauriente rispetto a tutto quello che si potrebbe dire in materia.
 
Si tratta soltanto di un piccolissimo e modestissimo angolo che cogitoergosum ha ritagliato nel "mare magnum" un po’ "pezzotto" del suo blog.
 
Così, in un post di qualche giorno fa (vedere: "Praga, brevissima storia fino a Jan Hus),  si era accennato al grande e importante predicatore Jan Hus, su quale converrà spendere ancora qualche parola, senza, ripeto, pretendere di essere esaustivi.
 
Chi era Jan Hus?
 
Molti lo considerano "il primo eroe nazionale del popolo ceco". Egli nacque verso il 1370 nella Boemia meridionale, ad Husinec. Nel corso dei suoi studi e della sua formazione culturale e religiosa, fu influenzato dalle dottrine teologiche del filosofo francescano John Wycliffe (1330 – 1384). 
 
Wycliffe, docente presso l’Università di Oxford, aveva polemizzato contro molti aspetti dell’azione politica e religiosa della Chiesa Cattolica nel suo Paese, come la pretesa del papato di riscuotere le imposte in Inghilterra e la negazione del diritto del re inglese di secolarizzare le terre ecclesiastiche". Egli sosteneva che lo Stato non dovesse dipendere dalla chiesa e che anzi era la chiesa a dover dipendere dallo Stato nelle questioni di carattere civile.

Wycliffe chiese anche l’eliminazione dell’episcopato, forte dell’idea che il capo della Chiesa non poteva essere il papa, ma solo Gesù Cristo. Confutava la dottrina delle indulgenze, la remissione dei peccati da parte dei sacerdoti, ovvero il loro potere di "salvare le anime", la confessione auricolare, il dogma della transustanziazione (termine teologico con cui si indica la trasformazione della "sostanza" del pane nella "sostanza" del corpo di Cristo e, parimenti, della "sostanza" del vino nella "sostanza" del sangue di Cristo, conversione che secondo il dogma della Chiesa, avviene durante la celebrazione dell’Eucaristia) nonché il culto dei santi.  Solo la Bibbia poteva essere considerata  unica fonte della rivelazione, traducendola in inglese. 

In seguito inviò alcuni discepoli, detti lollardi o predicatori poveri, per le campagne a diffondere la sua predicazione e la sua Bibbia tradotta in inglese. Nel 1382 l’arcivescovo di Canterbury lo fece condannare come eretico e ne provocò l’espulsione da Oxford.

 

Gli insegnamenti di Wycliffe influenzarono notevolmente il riformatore religioso boemo Jan Hus e Martin Lutero. Nel maggio del 1415 il concilio di Costanza riesaminò le dottrine di Wycliffe e ordinò di riesumarne e bruciarne il cadavere. Il decreto venne attuato nel 1428.

 

Nel 1400 Jan Hus divenne sacerdote e, due anni più tardi, docente di Filosofia presso l’Università di Praga.

 

Anche Hus si oppose con forza alle indulgenze, ai privilegi ed alle ricchezze del clero, diffondendo la sua predicazione in lingua ceca, anziché in lingua latina, cosa che lo isolò dagli altri intellettuali e, soprattutto, dagli studenti e dai docenti di lingua tedesca. Nel 1410 Hus fu scomunicato dalle autorità ecclesiastiche. Fu protetto fino al 1413 dal re Venceslao IV, ma in seguito, l’accentuazione dello scontro con le autorità religiose proprio in ordine alla vendita delle indulgenze, spinse il sovrano a mutare atteggiamento. Hus, dunque, si rifugiò nella Boemia meridionale, dove attese alla composizione delle sue opere teologiche. Venne arrestato nel 1415 e fu in seguito mandato al rogo.

 

Posto da Wikipedia il testo sulla predicazione e del pensiero di Jan Hus

(il sito è: http://it.wikipedia.org/wiki/Jan_Hus)

 

Hus conobbe le opere di Wyclif (ca 1329 – 1384) verso il 1398. Il doctor evangelicus inglese considerava la gerarchia ecclesiastica romana profondamente corrotta e, non avendo alcuna fiducia nelle possibilità di autoriforma delle autorità ecclesiastiche, sperava che una riforma della Chiesa si potesse ottenere attraverso un’iniziativa dei governi; condannato nel Concilio di Londra del 1382, i suoi scritti furono proibiti anche dall’Università di Praga nel 1403.

 

Jan Hus concordava pressoché in tutto con Wycliff (tranne che a riguardo della dottrina eucaristica, ove manteneva l’opinione ortodossa della transustanziazione) e, più ancora, vi concordavano i riformatori boemi, Stanislao da Znojmo e Stefano Páleč i quali infatti, convocati a Bologna per discolparsi del loro appoggio all’eresia wyclifiana, furono incarcerati e percossi su ordine del cardinale Baldassarre Cossa, futuro Papa, ma poi considerato antipapa, Giovanni XXIII. Dopo quell’esperienza, il Páleč rientrò prontamente nei ranghi dell’ortodossia romana e sarà uno degli accusatori di Hus.

 

La chiesa era allora divisa dallo scisma avignonese, con un papa, Benedetto XIII, ad Avignone e un altro, Gregorio XII, a Roma, eletto nel 1406. Per porre termine alla scissione, alcuni cardinali delle due fazioni avevano progettato di indire un Concilio a Pisa che eleggesse di comune accordo un nuovo papa, ponendo termine alla divisione.

 

Di fronte alla scissione, Hus era favorevole a mantenere una posizione di neutralità, in attesa che il futuro concilio dirimesse lo scisma. Analogo atteggiamento fu deciso dal re boemo Venceslao IV, diversamente dall’arcivescovo di Praga Zajíc Zbynek, che insisteva sulla necessità di obbedire al papa di Roma. Sospettando in Hus un seguace di Wyclif, l’arcivescovo costituì una commissione, presieduta dall’inquisitore Maurizio Rvačka, incaricata di valutarne l’ortodossia.

 

Intanto, una riforma dell’amministrazione dell’Università di Praga, decisa da re Venceslao rovesciava la norma vigente fino ad allora, in cui fra gli elementi nazionali lì rappresentati, quello tedesco aveva diritto a tre voti e ogni altro ad uno, attribuendo ora tre voti all’elemento nazionale boemo e uno a ciascun altro. In seguito a questa riforma, nel maggio 1409 i docenti e gli studenti tedeschi abbandonarono Praga per stabilirsi soprattutto a Lipsia, dove fu fondata una nuova Università, mentre a ottobre, grazie ai nuovi statuti, il boemo Hus poté essere eletto rettore dell’Università di Praga.

 

 

Predica di Hus nella Cappella di Betlemme, dipinto di Alfons MuchaIl concilio di Pisa si era intanto concluso il 26 giugno 1409 con l’elezione di un nuovo papa, Alessandro V, non riconosciuto però da tutta la cristianità, cosicché ora risultavano in carica ben tre papi. A dicembre, Alessandro V firmava la bolla che, dopo aver nuovamente condannato gli scritti di Wyclif, autorizzava l’arcivescovo praghese a vietare a Hus di predicare, notifica comunicatagli solo nel giugno 1410, quando Alessandro V era già morto e gli era succeduto Giovanni XXIII.

 

Hus decise di non obbedire e di appellarsi al papa; si rivolge ai fedeli nella Cappella di Betlemme: «Il defunto papa, di cui non saprei dirvi se si trova in paradiso o all’inferno, scriveva nelle sue pergamene contro gli scritti di Wyclif in cui vi sono pure molte cose buone. Io ho presentato appello e mi appellerò nuovamente […] Io devo predicare anche se un giorno dovessi lasciare il paese o morire in carcere. Poiché i papi possono mentire ma il Signore non mente».

 

Convocato a Roma per giustificare la propria posizione, Hus rifiuta e ha la protezione del re che, ambendo alla carica imperiale, vuole risolvere la disputa teologica per mostrare la propria autorità tanto nei problemi civili che in quelli religiosi. L’arcivescovo Zbynek bandisce invano Hus il 15 marzo 1411 e altrettanto vanamente lancia l’interdetto su Praga l’8 giugno: re Venceslao affida a un collegio arbitrale la disputa tra l’arcivescovo e Hus e l’arbitrato stabilisce che il bando e l’interdetto siano rimessi e che Hus non sia tenuto a presentarsi a Roma.

 

Intanto Giovanni XXIII aveva proclamato la "guerra santa" contro Ladislao, re di Napoli, sostenitore di Gregorio XII, e iniziato la raccolta dei fondi necessari alla guerra mediante la vendita delle indulgenze, ossia la remissione di tutti i peccati in cambio di denaro. Anche il re boemo appoggia l’iniziativa papale, dal momento che una percentuale del ricavato sarebbe finita nelle casse statali.

 

Le proteste di Hus, che dichiara che ogni guerra santa non può corrispondere al messaggio evangelico, di Girolamo da Praga e di molti cittadini, vengono represse; lo stesso Stefano Páleč, ora dottore in teologia dell’Università, esorta il re a soffocare la protesta; tre giovani furono condannati e decapitati.

 

Hus si spinge oltre: sostiene la tesi di Wyclif secondo la quale un predicatore può predicare senza il permesso del vescovo, dal momento che il dovere di annunziare il Vangelo è un comandamento di Cristo. Scomunicato alla fine di luglio 1412, il cardinale Pietro degli Stefaneschi, che presiede il processo ordinato dalla Curia romana, ne ordina l’arresto e la demolizione della Cappella di Betlemme; il cardinale Giovanni di Lisbona reca a Praga l’atto di scomunica, promulgato nel sinodo della diocesi praghese il 18 ottobre 1412.

 

 

 L’appello a Cristo 

In risposta, Hus aveva già esposto, il 12 ottobre, sul ponte di Praga, nei pressi del palazzo arcivescovile, il suo "appello a Cristo", rivolto da «Jan Hus da Husinec, maestro e baccelliere formato in teologia presso la illustre Università di Praga, sacerdote e predicatore titolare della Cappella detta di Betlemme […] a Gesù Cristo, giudice equo il quale conosce, protegge, giudica, rivela e corona immancabilmente la giusta causa di ognuno».

 

Sottolinea la legittimità del suo ricorso «per l’ingiusta sentenza e la scomunica comminatami dai pontefici, scribi, farisei, e giudici insediatisi sulla cattedra di Mosè […] come il santo e grande patriarca di Costantinopoli Giovanni Crisostomo presentò ricorso alla sentenza di due Concili di vescovi e chierici e così come i vescovi, spero beati, Andrea di Praga e Roberto di Lincoln, presentarono ricorso contro la sentenza del papa […]».

 

Ricorda che, convocato, non si presentò a Roma perché «Lungo la strada mi erano tese ovunque insidie e il pericolo corso da altri mi rese prudente» citando il trattamento riservato a Bologna ai suoi procuratori Stanislao da Znojmo e Stefano Páleč, e menziona il concordato raggiunto con l’arcivescovo di Praga Zbynek, al quale «non era noto in tutto il regno di Boemia un solo eretico e nemmeno nella città di Praga e nel Margraviato di Moravia».

 

Conclude come, a suo avviso, «tutte le antiche leggi divine dell’Antico e del Nuovo Testamento, nonché le leggi canoniche dispongono che i giudici devono visitare i luoghi dove si dice che sia stato commesso un delitto ed ivi esaminare l’accusa fatta […] devono rivolgersi a quelli che conoscono la condotta dell’accusato che non siano malevoli né gelosi verso di lui […] poiché l’incolpato o accusato deve avere sicuro e libero accesso al luogo di giustizia e il giudice, come i testimoni, non devono essere suoi nemici: è dunque evidente che non sussistevano queste condizioni per farmi comparire in giudizio».

 

 

 

 Il Concilio di Costanza 

All’ordine del re di non predicare, in un primo momento obbedisce ma qualche settimana dopo riprende le sue prediche nei paesi della Boemia. Nel 1413 conclude quello che resta il suo scritto più noto, il De ecclesia, e scrive Sulla simonia e la raccolta di sermoni Postilla.

 

Dopo il fallimento del Concilio di Pisa nel 1409, il re d’Ungheria, Sigismondo, che sarà incoronato imperatore l’8 novembre 1414, convocò il 30 ottobre 1413 un nuovo concilio, da tenersi a Costanza l’1 novembre 1414, che affrontasse il problema dell’unità della Chiesa, eleggendo un nuovo papa, e che combattesse la corruzione ecclesiastica e ponesse fine alle dispute dottrinali, affrontando anche il caso Hus. A questo scopo Hus fu sollecitato a raggiungere Costanza, con la garanzia dell’incolumità. Hus partì per Costanza l’11 ottobre, sostando a Norimberga, a Ulm e a Biberach, e giungendo nella città tedesca il 3 novembre.

 

Il 27 novembre, invitato a un incontro amichevole dai cardinali Pierre d’Ailly, Ottone Colonna, prossimo papa Martino V, Guillaume Fillastre e Francesco Zabarella, è da loro fatto subito arrestare e incarcerare. In carcere, il 4 marzo 1415, termina di scrivere un opuscolo dedicato al suo carceriere, il De matrimonio ad Robertum.

 

Il 20 marzo Giovanni XXIII, sul quale erano insistenti le accuse di corruzione, fugge da Costanza e viene dichiarato decaduto in quanto simoniaco, mentre il secondo papa, Gregorio XII, si dimette spontaneamente; quanto al terzo papa, Benedetto XIII, sarà deposto dal concilio il 26 luglio 1417 come scismatico ed eretico.

 

Il pensiero di Hus 

 

L’elemento centrale del pensiero di Hus risiede nella nozione di verità. Realista nel senso della filosofia scolastica – la verità non è un’opinione, un concetto esistente unicamente nell’intelletto umano, ma ha una realtà indipendente dall’uomo, è la realtà delle cose – come cristiano, per Hus la verità è la testimonianza di Cristo il quale, in quanto Dio incarnato, in quanto uomo, è conoscibile dall’uomo. Dunque la verità è la testimonianza di Cristo, registrata nelle Scritture; ma Hus precisa che il cristiano deve rimanere costante nella fede e «nella conoscenza di questa tripice verità: prima, quella contenuta evidentemente nella Scrittura, poi quella che fu toccata dalla ragione infallibile e infine quella che il cristiano fece sua partendo dalla propria esperienza personale. Fuori di tale verità nulla deve essere affermato o riconosciuto come vero».

 

 

Monumento a Jan Hus, PragaSembra che le tre fonti di verità così elencate non siano concepite in contraddizione da Hus, per il quale la fede in Cristo dovrebbe trovare conferma nella ragione e questa nell’esperienza di ciascuno; la verità resta unica ma può essere comprensibile a chiunque: non ci sono uomini che ne siano i depositari e non può essere in contraddizione con la condotta di vita di ciascuno. Così la vita di Cristo è esemplare perché è espressione della verità da lui testimoniata e morì per averla espressa, così per difendere la verità ciascuno può sacrificare la propria vita.

 

La mancanza di verità non è semplice errore ma per Hus è menzogna e la lotta contro la menzogna è affermazione tanto del vero quanto del giusto, perché la verità non può che essere giustizia; è qui la radice rivoluzionaria che sarà colta dai suoi seguaci: si deve dare la vita per difendere la verità e affermare così la giustizia; tale elemento va unito alla concezione della Chiesa, ripresa da Wyclif, come insieme di tutti gli eletti, i predestinati, i quali, fatto salvo da Hus il libero arbitrio, sono tali in quanto guadagnano da Cristo, e non dagli uomini che pretendono di rappresentarlo, la propria salvezza.

 

 

 L’influsso di Wyclif 

L’adesione di Hus alle teorie di Wyclif appare nel suo Commento alle Sentenze, ove accetta il realismo filosofico dell’inglese in contrasto con l’orientamento nominalista dei teologi praghesi. Ma si differenzia nella dottrina eucaristica dove, nonostante le accuse mossegli dagli inquisitori, la sua interpretazione è ortodossa, mentre Wyclif negava la transustanziazione e affermava che il pane resta tale nella consacrazione e se l’inglese sostiene l’assoluta illegittimità delle indulgenze, Hus si limitò a denunciarne gli abusi.

 

Di Wyclif condivide invece la denuncia dello stato in cui versa la Chiesa, la corruzione degli ecclesiastici e la loro pretesa di essere insindacabili dai fedeli laici. Nel suo trattato De ecclesia mostra la separazione esistente tra la chiesa gerarchica e istituzionale e la comunità dei cristiani uniti dalla fede e dall’osservanza dei precetti divini: quest’ultima, chiamata universitas praedestinatorum, è per Hus la vera chiesa santa e cattolica.

 

Il De ecclesia 

 

Iniziato a scivere a Praga nel 1412, fu terminato verso il maggio 1413 nel periodo della sua lontananza da Praga: inviato nella capitale per ricavarne diverse copie, il trattato fu diffuso l’8 giugno 1413 dalla Cappella di Betlemme.

 

Cristo è il capo della chiesa e a lui solo spetta il titolo di «sommo Pontefice». La chiesa universale è l’assemblea dei predestinati, che possiamo distinguere solo dal loro modo di vivere e dalle loro azioni: solo costoro possono essere considerati vescovi o pontefici. Chi non ha una condotta conforme a quella degli apostoli, non può essere legittimo detentore di una carica ecclesiastica e può e deve essere deposto; a costoro è lecito disubbidire e resistere.

 

Vi sono segni che mostrano l’indegnità della carica rivestita dagli ecclesiastici: «Il primo segno dell’indegnità del papa è quando, dimenticando la legge di Dio e i devoti testimoni dell’Evangelo, si dà tutto alle umane tradizioni […] il secondo segno è quando il papa e i prelati ecclesiastici, abbandonando la conversazione di Cristo, si immergono negli affari mondani. Il terzo segno è quando il papa mette a capo dei ministeri di Cristo i mercanti di questo mondo, e per le esigenze della vita mondana, tartassa le chiese povere.

 

Il quarto segno è quando, o per suo comando o perché degli inetti sono preposti alla cura pastorale, priva della Parola di Dio le anime che dovrebbe salvare […] l’uccisione e la perdizione delle pecorelle di Cristo sono i due peggiori peccati, per il fatto che la vivificazione per grazia e la glorificazione delle pecorelle sono i loro massimi beni, ai quali si oppongono l’uccisione e la distruzione […] è chiaro che coloro che uccidono le anime sono ministri dell’Anticristo e di Satana.

 

Da ciò si deduce che ribellarsi al papa che travia è obbedire al Cristo Signore: cosa che frequentemente avviene, quando si tratta di provvedimenti che risentono di interessi personali. Perciò chiamo a testimone tutto il mondo che la distribuzione dei benefici da parte del papa semina dappertutto mercenari nella chiesa, gli dà occasione di gonfiare esageratamente la sua potestà vicaria, di dar troppo valore alla dignità mondana, di voler ostentare una falsa santità».

 

 

 

 

 

 

 

 

previsioni turno odierno serie A

Turno odierno del Campionato di serie A

Previsioni estemporanee

35ª giornata.
Fiorentina-Sampdoria

   2 

Genoa-Empoli

   1

Inter-Cagliari

   1

Juve-Lazio

   1

Livorno-Milan

 X 2

Napoli-Siena

 1 X

Palermo-Atalanta

   1

Reggina-Parma

   1

Roma-Torino

   1

Udinese-Catania

   1
 
FORZA  JUVE!! AUDAX FORTUNA JUVENTUS!!

Cinque importanti favole di Esopo

Cinque favole di Esopo sempre attuali (come tutte le favole di Esopo) da tenere sempre presenti prima di agire in modo avventato!
 
 
La donna e la gallina
(Esopo, 90)
 
Una vedova aveva una gallina che le donava un uovo al giorno. Una volta pensò: "Se aumento la quantità di grano che le do per mangiare, mi sfornerà ogni giorno due uova!" E così fece. Ma la gallina ingrassò tanto che non fu più in grado di darle nemmeno quell’unico uovo.
       La favola dimostra che quanti per avidità aspirano ad avere di più perdono anche ciò che hanno a portata di mano.
 
 
 
La giovenca e il bue
(Esopo, 92)
 
Una giovenca, che vedeva un bue al lavoro, lo considerava disgraziato perché era costretto a sobbarcarsi tutta quella fatica. Ma capitò una festa: allora sciolsero il bue e presero la giovenca per sacrificarla. A quella vista il bue sorrise e disse: "Cara la mia giovenca, ecco perché stavi senza far niente, eri destinata entro breve tempo al sacrificio.
         La favola dimostra che chi è ozioso va incontro ai pericoli
 
 
 
Il cervo e la vigna
(Esopo 103)
Un cervo braccato dai cacciatori si nascose fra i tralci di una vigna. Quando vide che gli inseguitori erano passati oltre il suo nascondiglio, si credette ormai completamente al sicuro e incominciò a mangiare le foglie della vite. Ma i cacciatori, appena sentirono le fronde agitarsi, si volsero e, immaginando – come appunto era – che in mezzo alla vigna si tenesse nascosto qualche animale, trafissero il cervo con le loro frecce. "Ben mi sta", sospirò quello morendo, "infatti non avrei dovuto maltrattare chi mi aveva salvato"
        La favola dimostra che quanti fanno del male ai loro benefattori vengono puniti dagli dei.
 
 
Un capretto e il lupo che suonava l’aulos
(Esopo, 107)
Un capretto che, rimasto indietro rispetto al gregge, era inseguito da un lupo, a un certo punto si voltò e gli disse: "So bene, lupo, che sto per diventare il tuo pasto. Su, non farmi morire senza onore, suona l’aulos, in modo che io possa danzare". Ma, mentre il lupo suonava l’aulos e il capretto ballava, sbucarono fuori i cani, attirati dalla musica, e si precipitarono alla caccia del lupo. E costui, voltatosi, disse al capretto: "Ben mi sta: visto che sono un macellaio, non avrei dovuto mettermi a suonare l’aulos".
          Così quanti agiscono senza tenere conto delle circostanze perdono anche ciò che stringono già tra le mani
 
 
Il corvo ed Ermes
(Esopo, 166)
 
Un corvo preso al laccio pregò Apollo, facendo voto di offrirgli dell’incenso, ma a pericolo scampato dimenticò la promessa. Un giorno, però, fu di nuovo preso al laccio e, lasciato perdere Apollo, promise di fare un sacrificio ad Ermes. Ma il dio gli disse: "Perfido, come potrò crederti, dopo che hai rinnegato e offeso il tuo primo signore?"
            Quanti si mostrano ingrati verso i benefattori, nei momenti di difficoltà non troveranno nessuno che li aiuti.
 
 
 
 

Una grande poesia

Una grande poesia (anzi molto di più di una semplice grande poesia!!)
 
Riporto qui il sonetto di Foscolo
 
         ALLA  SERA
 
Forse perché della fatal quiete
tu sei l’imago a me sì cara vieni
o Sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,
 
 
e quando dal nevoso aere inquiete
tenebre e lunghe all’universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.
 
 
Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme
 
 
delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

FORSE

FORSE NON GIOCO PIU’!
 
E’ IL MOMENTO, FORSE, DI PRENDERE DELLE DECISIONI SERIE E DEFINITIVE!!
 
SI VEDRA’ NEI PROSSIMI GIORNI!