stasera non mancate!! BREKEKEKEX KOAX KOAX

Ragazzi ed amici ebolitani e dei dintorni.
 
Stasera non potete mancare: alle ore 20.00 nell’auditorium del Liceo Classico di Eboli si reciterà la commedia di Aristofane intitolata LE RANE. La commedia è molto bella ed è divertente.
 
Mi raccomando non mancate e non perdetevi questa rappresentazione.
 
 
Per ora vi saluto scherzosamente con il verso delle Rane che compongono il coro della commedia:
 
Brekekekex koax koax, brekekekex koax koax
 
ARISTOFANE RESTERA’ SEMPRE UN MITO!!!
 
 
 
 

Finalmente

Una fatica si è finalmente conclusa!!
 
Ora se ne devono affrontare altre, ma il più è fatto!!

Pagina nera

oggi è stata scritta una pagina nera
 
 
 
 
oggi è stata scritta una pagina nera
 
 
 
 
 
oggi è stata scritta una pagina nera
 
 
 
 
 
 
oggi è stata scritta una pagina nera
 
 
 
 
 
oggi è stata scritta una pagina nera
 
 
 
 
 
oggi è stata scritta una pagina nera

domani “rivoluzione in famiglia”

E "domani" ci sarà la "rivoluzione" in "famiglia"!!
 
 
Oggi la "rivoluzione" si è rivelata sostanzialmente pacifica similmente all’acqua "salata" del "mare" quando scorre come l’olio.
 
 
Domani (questa volta senza virgolette) mega interrogazione di storia e latino classico con (im)possibili richiami anche alla storia greca (guerre persiane e guerra del Peloponneso)! 
 
 
 

Rivoluzione atto III

Ultimo chiarimento sulla "rivoluzione" di domani.
 
Riguarderà il greco, per cui interessa in genere solo gli alunni del classico. Non solo gli alunni di quest’anno, ma in generale gli alunni del IV ginnasio, ad un certo punto dell’anno, si trovano ad affrontare…….
 
Domani completerete voi, indicando che cosa avrete "visto" di uno e trino!!

chiarimenti sulla “rivoluzione”

Chiarimenti sulla "RIVOLUZIONE"
 
Premetto che sarà una "rivoluzione" e non una rivoluzione.
 Riguarda un qualcosa di uno e trino!!
 
Altro indizio:
 
è una novità "rivoluzionaria" che interessa esclusivamente gli alunni delle IV ginnasiali (li ha riguardati in ogni epoca e luogo!!) non quelli del primo anno della altre scuole! 
 
Però dovrete imparare a farla bene perché la farete spesso!!

forse domani

Forse  ci sarà una piccola "rivoluzione" nel programma prestabilito per domani mattina!
 
Per ora non dico altro!!
 
Tutti in guardia!!

Lo dicevo io…. Avevo proprio ragione

Lo dicevo io….
 
 
Avevo ragione io….
 
scontro Odoacre – Teodorico: battaglia di Verona 489; fuga a Ravenna di Odoacre.
 
Odoacre viene ucciso nel 493 a Ravenna, dopo alcuni anni di assedio.
 
Avevo ragione io, non il libro di testo.
 
Difatti, nel trattare questo argomento in alcuni appunti per la classe, avevo scritto:
 
 

"L’Italia, da Odoacre (capo degli Eruli) a Teodorico

Nel 476 Odoacre, il capo degli Eruli, aveva deposto Romolo Augustolo, governando per 13 anni in qualità di re dei barbari con il titolo di patrizio… Tuttavia, la sua politica espansionistica nel Norico, in Sicilia e in Dalmazia suscitò la preoccupazione ed il malcontento dello stesso Zenone, il quale consentì al re degli Ostrogoti, Teodorico (che già si era insediato in Pannonia e in Mesia), di marciare verso l’Italia e di dare inizio ad un’opera di conquista che si protrasse dal 488 al 494.

Teodorico riportò la vittoria decisiva su Odoacre nella battaglia di Verona (489) e, dopo un lungo assedio a Ravenna…. "

 

La vittoria di Teodorico a Verona, dunque, costrinse Odoacre a ritirarsi da quella città e ad arroccarsi a Ravenna.

 

Sul libro di testo utilizzato a scuola viene riportata la vittoria di Teodorico a Verona, ma senza l’indicazione della data, che invece viene inserita a proposito dei fatti di Ravenna del 493 – 494.

 

Anzi, per la precisione si legge: " Teodorico nell’estate del 489 varcò le Alpi Giulie e subito riportò due successive vittorie…. Gli occorsero tuttavia quattro anni per vincere Odoacre, che, sconfitto in battaglia presso Verona, venne catturato a Ravenna dopo un lunghissimo assedio e ucciso".

 

PIENAMENTE COMPRENSIBILE, DUNQUE, LA PERPLESSITA’ DEGLI ALUNNI, DAL MOMENTO CHE SUL LORO LIBRO LA DATAZIONE DELLA BATTAGLIA NON ERA DEL TUTTO CHIARA E SEMBRAVA QUASI  COLLOCATA NELL’ANNO 493 E NON  NEL 489. 

 

ANZI, CON TUTTA FRANCHEZZA, HO ANCHE APPREZZATO LA RICHIESTA DI CHIARIMENTO,  SEGNO DELL’INTERESSE E DELL’ATTENZIONE DIMOSTRATI  VERSO L’ARGOMENTO.

 

Pertanto, con l’umiltà che dovrebbe sempre contraddistinguerci tutti, pur ribadendo che la data del 493 si riferiva ai fatti di Ravenna, posteriori  alla battaglia di Verona, combattuta nel 489, ho promesso di ricontrollare le date, nel dubbio che l’errore potessi averlo commesso io.

 

Invece, la battaglia di Verona è stata effettivamente combattuta, come da me indicato, nel 489, mentre al 493 risalgono i fatti di Ravenna, con l’uccisione di Odoacre.

 

 

 

…. LO DICEVO IO!….

 

MENO MALE!!

 

Per dissipare ogni dubbio, riporto quanto scritto nell’opera La Storia pubblicata da la "Biblioteca di Repubblica" (Volume XVI: cronologia universale): 489: Gli Ostrogoti di Teodorico giungono nel Veneto e si accampano sulla sinistra dell’Isonzo: qui sono attaccati (28 VIII) da Odoacre, che viene però respinto e costretto a ritirarsi. Ripresa la marcia, gli Ostrogoti si scontrano nuovamente in battaglia con Odoacre a Verona (28 o 29 IX): di nuovo sconfitto, Odoacre si chiude in Ravenna.

 

                   493 (circa) Dopo tre anni di assedio RAVENNA si arrende a Teodorico a patti onorevoli per Odoacre, confermato nei suoi diritti regali. Ma durante un banchetto Teodorico uccide di propria mano Odoacre, accusandolo di aver tramato per ricuperare il regno (5 III).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The dark side of the Moon, con diversi video dell’ LP

Il lato oscuro della luna
 
The Dark Side of the Moon
 
Uno degli album più venduti dei mitici Pink Floyd, edito dalla EMI, registrato tra il luglio 1972 ed il febbraio del 1973, con tecnologia molto avanzata per quei tempi.
 
Simile a questa era la famossima cover dell’album
 

 

 

 

Queste la canzoni presenti nell’ LP

 
  1. Speak To Me (Mason)
  2. Breathe (o Breathe in the Air) (Waters, Gilmour, Wright) – [03:57] – Voce di Gilmour.[1] [2]
  3. On The Run (Gilmour, Waters) – [03:51] – Strumentale.
  4. Time (Mason, Waters, Wright, Gilmour) – [05:54] – Voce di Gilmour e Wright. [3] [4]
  5. The Great Gig In The Sky (Wright) – [04:47] – Voce di Clare Torry.
  6. Money (Waters) – [06:23] – Voce di Gilmour.
  7. Us and Them (Waters, Wright) – [07:48] – Voce di Gilmour.
  8. Any Colour You Like (Gilmour, Mason, Wright) – [03:25] – Strumentale
  9. Brain Damage (Waters) – [03:50] – Voce di Waters.
  10. Eclipse (Waters) – [02:06] Voce di Waters.

Pubblicato nel marzo del 1973, è considerato dai critici "l’insuperato capolavoro" di questo gruppo.

 

Pubblico da Youtube alcuni spezzoni dei video correlati

 

     

 

 

      

       

 

 

 

Posto questa recensione dal sito http://www.ondarock.it/pietremiliari/pinkfloyd_thedark.htm

 

Aggiungere qualcosa di inedito su un complesso fin troppo osannato e divenuto una ferma icona del nostro tempo non è facile. Cercherò, quindi, di proporre solo alcune considerazioni su di un fenomeno musicale che ancora oggi fa discutere, anche se solo per colossali vendite commerciali, e non più per meriti artistici. Fatta questa premessa, è venuta l’ora di imbattersi nel loro capolavoro piu’ criticato, celebrato, mitizzato e stroncato allo stesso tempo: "The Dark Side of the Moon".

E’ risaputo che i Pink Floyd hanno prodotto album migliori di "The Dark Side of the Moon", almeno per ciò che concerne l’aspetto strettamente compositivo. L’argomento-principe su cui ogni critica-rock che si rispetti, quando si ha come "vittima" il combo del periodo di Roger Waters, dovrebbe erigere il suo "epicentro" è la disputa su quale sia stata in realtà la missione musicale intrapresa (e poi egregiamente portata a termine) dai Pink Floyd: verranno ricordati e apprezzati più per le straordinarie innovazioni ed evoluzioni apportate al suono, tanto da meritarsi il titolo di "produttori di cibo per le menti" o per aver saputo coniugare suono, hype, possenti wall-of-sound saturi di colori e distorsioni neo-psichedeliche con superbe melodie, a tutt’oggi considerate archetipi-rock a cui fare riferimento? "The Dark Side of the Moon", insuperato marchio sonico-musicale dei Pink Floyd targati Waters, non scioglie il dubbio.

"The Dark Side of the Moon" si pone, nel contesto della musica popolare del XX° secolo, come un ricco laboratorio di esperimenti post-lisergici, ai confini del più spregiudicato art-rock della prima metà degli anni 70. Padrone incontrastato di questa "rivoluzione del suono" è Roger Waters, che, in qualità di alchimista floydiano, rileva già dal 1968 Syd Barrett alla guida della band, auto-erigendosi a folle, incontrollabile setacciatore di nuove sonorità che renderanno il "Floyd-sound" universale e istantaneamente riconoscibile in ogni parte del globo. Ma non si può fare a meno di stendere elogi e contro-elogi sull’elaboratissimo, maniacale sistema audio-fonico impresso sui solchi del disco, grazie al lavoro di un ingegnere del suono del calibro di Alan Parsons, che costituisce l’autentica perla ed epicentro musicale-ideologico di tutta l’operazione.

Waters, Gilmour, Mason e Wright, orfani del genio anarchico e stralunatissimo di Syd Barrett, proseguono il cammino, dando avvio a un percorso (a partire dal celebre doppio – metà live metà in studio – "Ummagumma") capace di toccare vette di sublime, spesso piacevolmente criptata cerebralità, dando in pasto a un ancora acerbo pubblico le loro ricerche e i loro inusuali connubi di rumori vivisezionati dall’"ingordo" Waters e sapientemente tradotti in accattivanti squarci di quotidianità. Una quotidianita’ in apparente quanto bizzarro contrasto con la complessità, spesso ingovernabile e astrusa, di una mente come quella di Waters, devastata da paranoie e macabre visioni, in eterna oscillazione tra sogno e realtà, schizofrenia e solenni momenti di lucidità.

"The Dark Side of the Moon" viene pubblicato il 24 marzo 1973 e verrà considerato da gran parte della critica come l’insuperato capolavoro musicale dei Pink Floyd. Cio e’ vero solo in parte: il fatto che in esso vengano riunite, impareggiabilmente, tutte le contraddizioni ideologiche e simboliche di Waters non giustifica appieno tale titolo. Volendo staccare i piedi dalla Luna e riposandoli sulla Terra, l’album è e verrà sempre considerato un superbo, inarrivabile rivoluzionario prodotto (nel caso lo intendessimo da un punto di vista strettamente "cerebral-onirico", "sonico/concettuale"), ma al contempo appena discreto nel caso lo riducessimo allo "scheletro", annientandone, cioè, il corpo sonoro e portando alla ribalta le non del tutto ispirate tracce, a cominciare dall’insipida "Money", per poi passare attraverso i trucchi (talvolta ruffiani, talvolta "streganti’ le nostre menti, in perenne cerca di …. "cibo lisergico") di "Speak To Me" e "On The Run", perfette comunque nel rendere lo stato di ansia del nostro protagonista, riuscendo a fondere, tra rumori e soluzioni sonore d’avanguardia, momenti di alto contenuto sonico-spaziale, ponendo le coordinate su cui si poggia il pensiero pessimista di un Waters alquanto disorientato, autentico ambasciatore del tema dell’incomunicabilità, di cui "The Dark Side" risulta un compiuto, drammatico spaccato.

Non mancano, per la verità, momenti di intenso, assoluto lirismo, come dimostrano "Time", trascinante nella sua felicissima fusione tra testo e musica, un passo in avanti per un non ancora del tutto sviluppato concetto filosofico all’interno dei parametri-rock, superba prova di lucidità mentale e intellettiva da parte del quartetto; il brano si avvale anche di un debordante (inteso in senso strettamente lirico/evocativo), spiazzante assolo di Gilmour alla chitarra: si ha la sensazione che esso voglia accompagnare il viaggio attraverso il tempo di un coraggioso, anarchico esploratore, in continuo stato di ansiosa curiosità. In definitiva: il trionfo della suggestione e uno degli squarci più intensi di tutta la discografia floydiana.

La prima parte del disco si completa con una elegia della pazzia, ma anche, allo stesso tempo, della libertà dell’uomo, schiavo di una società che tende a opprimerlo: "The Great Gig in the Sky", dominata da vocalizzi femminili di derivazione soul-gospel, in grado di fondere fiammante liricità e drammaturgia quasi cinematografica. In questo coinvolgente, straziante frammento della sua vita, l’uomo sembra librarsi verso il cielo, onde aprirsi un varco, grazie al quale potrà regnare indisturbato e solenne, lontano dai rumori e ingiustizie della realtà terrena.
"Us and Them" vorrebbe rievocare "Breathe In the Air", ma la melodia, sebbene pinkfloydiana al 100%, risulta convincente solo se nel contesto dell’album, non certamente come tema isolato. Un discorso che vale un po’ per tutto "The Dark Side of the Moon": ciò che rende immortale quest’opera è il suo inconsueto approccio con l’art-system dell’epoca, qui fotografato in tutte le sue direzioni possibili. Per il rock si tratto’ di un prodigioso balzo verso un’era futuristica prossima a venire, mentre per quel che concerneva il songwriting i Pink Floyd hanno certamente scritto pagine di ben piu’ elevata caratura artistica.

Per "The Dark Side" vale lo stesso parametro adottato per "Sgt. Pepper" dei Beatles: "Sgt. Pepper" non si potra’ mai considerare come il capitolo più felice, musicalmente parlando, dei Beatles: esso comportò una rivoluzione, forse la piu’ significativa e rilevante della storia della musica pop, ma questo non può giustificare appieno alcune "debolezze" compositive insite nel capolavoro di Lennon e soci. Lo stesso dicasi per "The Dark Side of the Moon": come per "Sgt. Pepper", esso costituì, per i Pink Floyd, la definitiva acquisizione di status di "semidei del rock", ma questo grazie più al magniloquente manto sonoro e policromatico, che alla qualità delle canzoni presenti nell’album. E nessuno potrà negare l’importanza avuta nel contesto storico degli anni 70 (un periodo fortemente contraddistinto dalle incessanti, maniacali ricerche di nuove avanguardistiche tecniche all’interno degli studi di registrazione) del "lato oscuro della luna", sinonimo ora piu’ che mai accertato di "studio recording" superiore al "songwriting". In fondo, rock = hype, non vi pare? Ascoltare per credere, in proposito, il buon vecchio Sergente Pepe, con tanto di solco concentrico finale…

 

Forse avete esagerato

Forse avete esagerato
 
 
…. come al solito, forse siete andati anche al di là dell’esagerazione.
 
Chi esagera viene sempre redarguito.
 
E’ successo anche stavolta.
 
L’Unione Europea, infatti, ha invitato l’Italia a condannare con nettezza le violenze sui rom e a non discriminare in modo generalizzato gli immigrati.
 
Assurdo sembra il reato di immigrazione clandestina, perché, da un lato non risolve la situazione, dall’altro rischia di accomunare immigrati onesti ad immigrati che vengono qui per delinquere.
 
Cara Italia, non esagerare!!!
 
 

ma soprattutto

…. ma soprattutto, alla ricerca del sonno perduto!!!!
 
ancora qualche settimana e, anche in questo campo, si recupererà alla grande!!! 

ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO

ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO…..
 
 
DOMANI COMINCERA’ UN ALTRO GIORNO, UN PO’ PIU’ TRANQUILLO DEI PRECEDENTI, DI QUELLI FIN QUI TRASCORSI.
 
 
FORSE SI POTRA’…..

IL CAVALIERE CALVO

SIGNORI, ECCO A VOI LA PARABOLA DEL CAVALIERE CALVO!!
 
 
 
IL CAVALIERE CALVO
 
Un calvo andava a cavallo con una parrucca in testa. A un tratto si alzò il vento e gli portò via la parrucca, suscitando grande ilarità tra i presenti. Allora l’uomo fermò il cavallo e disse: "Che c’è di strano se dei capelli non miei fuggono lontano da me, visto che hanno abbandonato anche il loro proprietario, assieme al quale erano nati?"
 
  Non dobbiamo rattristarci se siamo colpiti da una disgrazia, perché ciò che la natura non ci assegna dalla nascita non si conserva a lungo: nudi siamo venuti al mondo e nudi ce ne andremo.
 
(Esopo, 343 – traduzione di Fernando Solinas)

La vie en rose! Omaggio a Edith Piaf

"La vie en rose" è il titolo del film biografico incentrato sulla vita travagliata di una delle più grandi cantanti francesi ed internazionali di tutti i tempi: si tratta di Edith Piaf, l’ étoile della chanson réaliste. Ottima, anzi potremmo dire mimetica, l’interpretazione dell’attrica che incarna la cantante francese, Marion Cotillard.
 
Commovente il finale del film con la celeberrima canzone – testamento: Rien de rien, cantata dall’attrice nel 1961 all’Olympia di Parigi, due anni prima della sua morte, avvenuta nell’ottobre del 1963.
 
Il film verrà replicato su Sky il 21 maggio. Assolutamente da non perdere
 
Inserisco la versione originale della canzone e quella offertaci dal finale del film
 
              
 
 
 
Aggiungo una bella versione recente della cantante Isabelle Boulay
 
 
    duo con edith piaf
 
 
qui c’è il testo in francese:
 

Non, je ne regrette rien

Non! Rien de rien …
Non ! Je ne regrette rien
Ni le bien qu’on m’a fait
Ni le mal tout ça m’est bien égal !
Non ! Rien de rien …
Non ! Je ne regrette rien…
C’est payé, balayé, oublié
Je me fous du passé!

Avec mes souvenirs
J’ai allumé le feu
Mes chagrins, mes plaisirs
Je n’ai plus besoin d’eux !

Balayés les amours
Et tous leurs trémolos
Balayés pour toujours
Je repars à zéro …

Non ! Rien de rien …
Non ! Je ne regrette nen …
Ni le bien, qu’on m’a fait
Ni le mal, tout ça m’est bien égal !

Non ! Rien de rien …
Non ! Je ne regrette rien …
Car ma vie, car mes joies
Aujourd’hui, ça commence avec toi !

 

 

Da youtube posto i video del suo ultimo concerto all’Olympia:

 

         

 

         

 

NON ESAGERATE!!

Non esagerate, non calcate la mano e non esasperate una situazione già incandescente!
 
La misura sembra essere colma!
 
 
Mi riferisco alle varie ipotesi di introduzione del reato di immigrazione clandestina (peraltro in un decreto legge) e ad altre ipotesi estreme che non fanno altro che rinfocolare il clima da caccia alle streghe, o meglio, all’immigrato che si è scatenato in questi giorni.
 
Chi governa ha il dovere di essere responsabile e non può cavalcare sempre la tigre del malcontento popolare.
 
Bisogna conciliare le esigenza sacrosante della sicurezza dei cittadini con quelle dell’accoglienza e dell’integrazione degli immigrati onesti che vengono nel nostro Paese per trovare un lavoro onesto.
 
Lasciarsi andare a sentimenti xenofobi sarebbe profondamente diseducativo, soprattutto perché ci allontana dall’Europa e perché non possiamo dimenticare che anche noi siamo stati un popolo di emigranti fino ad alcuni decenni fa.