Archivio mensile:Maggio 2008
Inter KO (Juve anche)
Ventinovenne picchiato a Verona: un primo vigliacco è stato arrestato
Attenti…
I difetti degli altri
Verona: teppisti ancora liberi
Il brutale pestaggio è avvenuto nella notte a verona
Ridotto in fin di vita per aver rifiutato
di offrire una sigaretta
Aggredito da un gruppo di cinque persone, italiani non ancora identificati, mentre era in compagnia di tre amici
VERONA – Restano disperate le condizioni del giovane veronese rimasto vittima di un pestaggio avvenuto la notte del primo maggio, nel centro del capoluogo scaligero. I medici di terapia intensiva dell’ospedale di borgo Trento temono per la vita di Nicola Tommasola, 29 anni, di Santa Maria di Negrar (Verona), disegnatore in un’officina meccanica, aggredito da un gruppo di cinque persone, italiani non ancora identificati, mentre era in compagnia di due amici. «C’è una gravissima sofferenza del cervello, a questo stadio rimane poco: o migliora, o peggiora e purtroppo la seconda ipotesi è quella più verosimile». Il magg. Giuseppe Serlenga, comandante della Compagnia dei Carabinieri di Verona, ha riferito così il quadro clinico del giovane aggredito.
IL MOTIVO DELL’AGGRESSIONE: NON AVER OFFERTO UNA SIGARETTA – Secondo la ricostruzione dei carabinieri, il terzetto era a passeggio verso le 2 della notte nella centrale via Leoni quando è stato avvicinato da cinque giovani che avrebbero chiesto una sigaretta e, dopo il loro rifiuto, si sarebbero avventati sui tre amici. Spinto a terra, Tommasola è stato raggiunto da una lunga serie di calci al volto e alla testa che gli hanno fatto perdere i sensi. L’allarme è stato dato dei due amici del giovane subito dopo la fuga del gruppo, composto da giovani all’apparenza «normali», cioè senza simboli che possano richiamare gruppi estremistici.
CACCIA AGLI AGGRESSORI – Mentre il giovane lotta contro la morte nel reparto di terapia intensiva i carabinieri danno la caccia ai suoi aggressori ascoltando testimoni e visionando i filmati delle telecamere installate nel centro della città nella speranza di identificarli. Gli investigatori si augurano che la brutalità e il clamore della vicenda possano spingere altri possibili testimoni a collaborare alle indagini per risalire agli aggressori, cinque ragazzi italiani quasi sicuramente veronesi visto che secondo quanto si è appreso parlavano in dialetto. I due ragazzi veronesi che l’altra sera erano insieme a Tommasoli sono stati sentiti subito dai carabinieri, ma sono ancora sotto choc e angosciati per la sorte del loro amico. «La provenienza dei cinque aggressori è certa – ha precisato il maggiore dei carabinieri Serlenga – perché parlavano il dialetto locale. Su questo particolare non abbiamo dubbi. L’età dei ricercati è al massimo di 25 anni: due indossavano jeans, due un giubbotto bomber, uno aveva un cappellino in testa».
L’APPELLO DELLA MADRE – «Chi era in quella via di Verona giovedì notte collabori con le forze dell’ordine, chi ha visto qualcosa non abbia paura di dirlo perché un ragazzo non può essere in fin di vita per una sigaretta». È l’appello lanciato al quotidiano l’Arena di Verona da Maria Tommasoli, madre del ragazzo di 29 anni ridotto in fin di vita.
chiesa e partigiano. leggere
La chiesa e il partigiano: è accaduto in Friuli:
posto la notizia dal sito www.unita.it
Parroco rifiuta «Bella Ciao»: per l’ex partigiano niente esequie in Chiesa
La scelta è toccata ai famigliari di Egidio, che di fronte al rifiuto del sacerdote a far entrare la banda in Chiesa, hanno deciso di far svolgere solamente il rito civile, accompagnato da tutte le canzoni patriottiche care all’anziano partigiano.
ore 0.26, discoteca e gimkana in piazza berlinguer
CARICO DI STUDIO PIU’ LEGGERO PER LUNEDì
Grandioso Comune di Campagna onore a questo comune!!
Storia…ai confini della realtà, leggete!!
con la vittima di un incidente stradale. Un equivoco chiarito solo dopo 5 settimane
Storia di Whitney, ragazza-miracolo
che ha "partecipato" al suo funerale
Dopo il ritorno a casa la giovane ha ascoltato la cronaca completa
delle sue esequie, registrate da uno dei presenti. "E’ stato terrorizzante…"
LONDRA – Rimbalza dall’Inghilterra, anche se è accaduta negli Stati Uniti, una delle più incredibili vicende degli ultimi anni. Protagoniste due ragazze giovanissime, entrambe coinvolte in un devastante incidente stradale. E la cui identità è stata scambiata, con un errore che è durato per settimane. Tanto da far sì che la famiglia della superstite organizzasse un commovente funerale per la giovane donna sbagliata. Conseguenza: la vera sopravvissuta, Whitney Cerak (che oggi racconta la sua storia al Daily Mail) ha avuto un’opportunità più unica che rara. Quella di ascoltare, seppure solo in audio, la cronaca completa delle sue esequie. "E’ stato incredibile – rivela – anche se un po’ terrorizzante: tutta quella gente che diceva cose meravigliose di me…".
Insomma, un episodio quasi ai confini della realtà. Tutto comincia nell’aprile 2006 a Forth Worth, in Texas. E’ qui che si verifica uno spaventoso incidente tra auto: cinque le vittime, un sola persona trovata ancora viva, anche se in gravissime condizioni. Cioè lei, Whitney, all’epoca diciannovenne. Il problema è che, tra i morti, c’è una ragazza della sua età, con struttura fisica e capelli assai simili ai suoi. Si chiama Laura Van Ryn. E, poiché Whitney viene ritrovata vicino agli effetti personali dell’altra, viene identificata come Laura.
Insomma, uno scambio di identità in piena regola. Favorito dal fatto che la famiglia di Whitney si rifiuta di vedere il corpo devastato della presunta figlia morta; mentre la famiglia Van Ryn, quando va in ospedale ad assistere la presunta figlia viva, si trova davanti a un fisico martoriato dalle ferite. E soprattutto un volto coperto dalle bende.
Ma i (falsi) congiunti non si arrendono. Vegliano giorno e notte la (finta) Laura, aprono anche un blog invitando amici e parenti a pregare per lei. E alla fine, dopo cinque settimane, il miracolo tanto atteso accade. La giovanissima donna in coma si risveglia. Il problema è che pronunciando le sue prime parole post-incidente, e rispondendo alle invocazioni "Laura!" dei familiari, replica con un flebile: "Whitney…".
Solo a questo punto il clamoroso errore si chiarisce. E i Cerak ricevono un miracolo ben più impossibile da concepire: il ritorno di una figlia che loro avevano pianto e che credevano di aver sepolto. Mentre i Van Ryn cadono nella disperazione.
Ma solo più di un anno dopo, e cioè nell’agosto 2007, Whitney trova il coraggio di ascoltare la cronaca completa del suo funerale, che era stato celebrato nella cittadina di Caledonia, in Michigan, alla presenza di ben 1.400 persone. E che qualcuno, tra i presenti, aveva registrato. "Non posso descrivere come mi sono sentita in quel momento – spiega oggi Whitney, a Dublino per seguire un corso universitario – era spaventoso, surreale. Mi sembrava che tutti parlassero di un’altra persona, non di me: ognuno diceva cose meravigliose, spiegava quanto io avessi toccato le loro vite. Ma è stata dura, specie quando ho sentito le voci di mio padre, di mia sorella. Credo proprio che non ripeterò questa esperienza di ascolto". Adesso, dunque, questo passato così singolare è davvero alle sue spalle.
(3 maggio 2008)