Errore prima traccia: secondo me….

Errore nella traccia di Montale
 
Secondo me, come a tutti, gli errori possono capitare anche a chi prepara le tracce per un esame di maturità.
 
Non è il caso, almeno penso che non lo sia, di lasciarsi andare a critiche che esulano dall’aspetto puramente interpretativo e letterario.
 
 
Allo stesso tempo non credo che gli studenti che hanno svolto questa traccia, parlando del "ruolo salvifico" della donna, debbano spaventarsi o stare in ansia più di tanto.
 
Essi, infatti, hanno semplicemente risposto al quesito posto dalla traccia. Quindi non credo che ci saranno problemi per chi si è soffermato su questo aspetto.
 
 
Come ha precisato il Ministro, verranno valutate in generale le capacità critiche e di analisi del testo letterario, al di là degli errori presenti nella traccia.
 
Animo, dunque, e in bocca al lupo per la prova di domani!

commenti alle tracce della prima prova

I commenti alle tracce della prima prova
 
 
 
In merito all’analisi del testo di Montale
 
Maria Luisa Spaziani conferma che quei versi erano dedicati al ballerino russo Kniaseff
A proporre le tracce è un team di esperti, il provvedimento viene poi firmato dal ministro

L’ex compagna del poeta:
"Hanno preso un abbaglio"

L’Arcigay: "Interpretazione ridicola, forse si tratta di una censura maldestra"
E qualcuno avanza il dubbio: "Gli studenti bocciati potrebbero appellarsi al Tar"

ROMA – Chissà cosa hanno pensato gli studenti a cui era stato chiesto di commentare quei versi dedicati a una figura femminile, una volta scoperta la notizia. Eugenio Montale li aveva scritti per un uomo, non per una donna. "Ho dei dubbi sul fatto che Eugenio parlasse di una donna – conferma Maria Luisa Spaziani, per anni compagna del poeta e animatrice di un premio a lui dedicato – credo che il Ministero abbia preso un abbaglio". E’ un team di esperti, coordinati poi da un dirigente del ministero, che sottopone una rosa di tracce al ministro dell’Istruzione (nel caso specifico si parla ancora di Fioroni), che a sua volta firma la decisione, anche se in realtà la scelta viene spesso delegata ai suoi tecnici. E l’errore non è l’unico. Nel tema sullo straniero viene sbagliata una didascalia.

L’ex compagna. Spaziani, anche lei poetessa, sorride quando le viene letta la traccia: "Il ruolo salvifico e consolatorio viene svolto da una figura femminile". E commenta: "Per me il ministero se l’è proprio inventata. Ho la netta impressione che ricordasse delle conoscenze maschili fatte durante l’adolescenza, a teatro, un ballerino o un compagno di scuola". E infatti è così. Quei versi sono dedicati a "K", al secolo il ballerino russo Boris Kniaseff. La poetessa si dice comunque contenta per la scelta della poesia: "Finalmente è stata scelta una lirica che non appartiene agli ultimi tre volumi di Montale".

L’iter delle tracce. A formulare le possibili tracce è una squadra di esperti nelle varie discipline, circa 800, considerando i diversi indirizzi di studio. La supervisione è affidata da qualche decennio a un’ispettrice del ministero, Katia Petruzzi. La scelta finale spetta poi al ministro, che firma il provvedimento, anche se nella prassi delega la decisione finale ai suoi collaboratori. "Un errore gravissimo che grida vendetta, gli esperti meriterebbero di essere ‘bocciati”". Lo dichiara Luigi Camilloni, presidente dell’Osservatorio Sociale – l’augurio è che il ministero rifletta su quanto accaduto e corra ai ripari".

Reazioni del mondo arcobaleno
. Per l’Aricigay, quella del ministero è stata un’interpretazione ridicola. "Eugenio Montale non era omosessuale – dice Aurelio Mancuso – Si voleva forse tentare una maldestra censura per non incorrere in alcun dubbio ‘morale’, visto che quei versi scritti da un uomo parlano di un altro uomo?". Mentre Franco Grillini, componente della Costituente socialista e presidente gaynet, afferma: "non abbiamo un ministero della pubblica istruzione, ma della pubblica ignoranza".

"I bocciati potrebbero fare ricorso". E qualcuno già si chiede se da questo errore potrebbero nascere delle cause legali, portate avanti da studenti bocciati. "Il ministero dell’Istruzione dovrebbe dare disposizioni a tutte le commissioni di considerare come un compito di fantasia – consiglia l’avvocato Isetta Barsanti Mauceri – il ricorso dello dovrebbe essere presentato al Tar, impugnando il giudizio negativo, che però dovrebbe riguardare soltanto il compito scritto di italiano".

Il bis. In serata un sito si studenti, Universinet.it, avverte che esiste un secondo errore (minore), questa volta nella traccia sullo straniero. "La statua di marmo ritratta nella foto è effettivamente romana, ed è stata effettivamente realizzata nel i secolo a.C. – scrive il sito – ma gli autori del compito dimenticano di dire, che questa scultura "è solo una copia romana di un originale (probabilmente di bronzo) che risale al terzo secolo avanti cristo, che fu realizzato in un’antica città dell’asia minore e che celebrava un sovrano ellenistico".

(18 giugno 2008)
 
 
Commento al tema sulla Costituzione
 
IL COMMENTO

La nostra Carta, moderna e trascurata

di Stefano Rodotà
E’ SEMPRE buonissima cosa che nella scuola, e in ogni luogo, si ricordi che esiste ancora una Costituzione della Repubblica e che si inviti a discuterne il significato e la portata. Mi viene un dubbio, però, suscitato proprio dal riferimento iniziale ai versi di Dante. Davvero, in questi ultimi anni, vi è stata un’opera di illuminazione, o solo di buona informazione, intorno alla Costituzione, tale da mettere in condizione i cittadini, e dunque gli studenti, di comprenderne il valore, la sua modernità come carta dei diritti che ha colto con grande intuizione anticipatrice il senso che avrebbero assunto diritti come quello alla salute, che ha dato alla persona ed alla sua dignità un rilievo inedito?

Nella discussione pubblica l’immagine forte della Costituzione capace di guardare lontano, "presbite" come la definì Piero Calamandrei, è stata sopraffatta da una critica che sottolineava il bisogno di cambiarla. E non tutti erano in grado di cogliere la distinzione tra cambiamento delle regole sul funzionamento delle istituzioni e difesa della parte relativa ai diritti. Mancando questa generale consapevolezza, non sono sicuro che la documentazione fornita agli studenti possa aver funzionato come il "lume"dantesco, spingendo a preferire questa traccia alle altre. Mi auguro di essere smentito dai fatti.

(18 giugno 2008)
 
Il commento al tema sull’ sms (bella l’idea di questa traccia!)
 
IL COMMENTO

Ti dico cos’è un sms, ma per lettera

di STEFANO BARTEZZAGHI

CARA SCUOLA, ieri i telegiornali parlavano dell’emozione di noi studenti alla vigilia dell’esame che continua a essere popolarmente chiamato "di maturità". Oggi ti scrivo questa lettera, durante l’esame medesimo, poiché me l’hai chiesta.
Infatti la "traccia" che ho scelto, quella "di attualità", esordisce così: "Comunicare le emozioni: un tempo per farlo si scriveva una lettera, oggi un sms o una e-mail". Quello che mi chiedi, però, non è un sms o una e-mail per comunicarti la mia emozione di maturando. Mi chiedi un tema, e il tema, fra le forme di comunicazione, assomiglia soprattutto alla lettera.

Deve essere una speciale malizia ministeriale, questa: i ragazzi di oggi non sanno più cosa sia una lettera, quindi chiediamogliene una. Cosa posso dirti delle lettere? So che mia madre si è sempre lamentata perché il mio babbo non gliene ha mai scritta una d’amore. So che nell’antologia di letteratura ne abbiamo "fatta" una molto importante, scritta da uno scrittore di Praga a suo padre che stava a Recanati. Sotto il banco ho un telefonino che la commissione non ha scoperto, e ho letto l’sms che mia madre essendo un po’ in ansia mi ha appena mandato: "E’ difficile? Vuoi 1 mano?". Appena il commissario si volta le rispondo: "Ho + o – finito. Torno subito".

Cara Scuola, per concludere io non so cosa sia una lettera. So che se devo dire a un’amica a che ora esco oppure se in televisione passa un video che mi piace, prendo il telefonino e scrivo qualcosa. Tu parli di odori. A cosa ti riferisci? All’inchiostro? Il destinatario di una lettera la annusava? Questa cosa sarebbe assai curiosa, ma non so dirtene molto. Sai com’è; a te, voglio dire a Scuola, non se n’è parlato mai.

(18 giugno 2008)
 
Il commento al tema sul lavoro
 
IL COMMENTO

I due volti del lavoro offeso

di LUCIANO GALLINO

SARA’ INTERESSANTE vedere come i ragazzi hanno interpretato questo tema. Perché oggi la sicurezza del lavoro ha due facce, e ambedue sono offese. Della prima parla ogni giorno la cronaca. Dopo una promettente discesa, da molti anni il numero dei morti e dei mutilati sul lavoro si mantiene stabile su un livello scandalosamente alto. La recente legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ha quasi un anno, ma si tratta d’una legge delega, e prima che i relativi decreti attuativi producano i loro sperabili effetti ci vorranno anni.

L’altra faccia del lavoro offeso è l’insicurezza dell’occupazione che attanaglia masse di lavoratori. Milioni di essi hanno contratti a termine, al di là dei quali è impossibile vedere. Altri milioni hanno un posto di lavoro a tempo indeterminato, ma debbono chiedersi ogni giorno se e quando un padrone invisibile non deciderà di sopprimerlo perché non rende abbastanza, o di trasferirlo in un altro paese dove il suo costo sarebbe dieci volte più basso. Le cause della doppia insicurezza del lavoro sono molteplici; non l’ultima di esse è la povertà delle culture che studiano il lavoro, lo governano, e costruiscono politiche e leggi per regolarlo. E’ bene che nel luogo dove tali culture si formano i ragazzi comincino a discuterne.
(18 giugno 2008)

 
Commenti e svolgimenti tratti da sito corriere.it
 
Analisi del testo
 

Premetto che sono per principio allergico all’analisi di un unico testo e per di più pilotata da una traccia prestabilita, perché quella traccia generalmente svia la lettura o l’imbriglia in un’interpretazione preconfezionata. Oltre tutto, in questa Maturità, la scelta del quarto componimento della terza sezione di Ossi di seppia di Montale non è felice, perché costituisce un testo poco rappresentativo dell’intera raccolta.

Ma entriamo nei dettagli. La traccia prevede, prima di tutto, che lo studente riassuma brevemente il «contenuto informativo della lirica in questione». Una poesia ha il valore di una notizia? Non lo sapevo. Lo studente, più saggio degli esperti del ministero, avrà proceduto a fare un semplice riassunto di ciò che i versi di Montale sanno evocare. La prima strofa mette in scena il ricordo di un «sorriso» che è come «un’acqua limpida», vista per caso, «tra le petraie d’un greto», una sorta di piccolo lago in cui si rispecchia l’edera e più in alto ancora «l’abbraccio d’un bianco cielo». Montale è qui chiarissimo: mette in primo piano un ricordo caro. Il Ministero complica tutto perché chiede di individuare la «visione della realtà» del poeta e quella del «ruolo salvifico e consolatorio della figura femminile». Siamo nei guai. Qui c’è un errore grossolano: la poesia è dedicata a Baris Kniaseff che donna non è, ma un vecchio amico ora «lontano». E allora cosa fare? Bisticciare con gli esperti o fare finta di niente? Dire che la ripetizione di tante «r» sta per una realtà ostile e «l’acqua limpida» per una donna che salva, sarà stata forse la scelta più accomodante.

E’ chiaro che tutto il resto va ora a precipizio perché la traccia, mentre s’intestardisce a mettere in scena una donna, chiede di spiegare (con un italiano traballante) in «che senso il portare con sé la sofferenza per il mondo può essere, come dice il poeta, "un talismano" per un’anima e come questa condizione possa essere altrettanto serena che quella di un’anima "ingenua" non toccata dal male». Ma se si leggono i versi non c’è questa equazione, ma solo una sorta d’interrogativa indiretta in cui ci si chiede se l’amico sia oggi un’anima ingenua o un’anima che soffre.

Lo studente saggio avrà a questo punto mandato a quel paese i signori del ministero e nell’ultima strofa seguirà Montale che, al ricordo della «pensata effigie» dell’amico, sommerge i propri «crucci estrosi». Poi, se sarà stato in grado, avrà fatto la sua bella analisi stilistica del componimento e quindi parlato genericamente della poesia di Montale. Tranquilli ragazzi, niente paura. Con esperti ministeriali così poco competenti, il vostro tema meriterà comunque un punteggio pieno.

Giorgio De Rienzo
18 giugno 2008

Tipologia B

 

Una traccia figlia di un’anomalia italiana: le troppe morti sul lavoro. Fa persino orrore doverla leggere: il lavoro tra sicurezza e produttività. Come a dire che il lavorare, e cioè prestare proprie energie «contro il corrispettivo di una retribuzione», come si legge nell’Enciclopedia Universale edita da Il Sole 24 ore, debba condursi tra il proprio rischio personale (la sicurezza) e il fatto di essere funzionale ed efficace (la produttività). Non quindi un’attività normale così come era stata immaginata dai cosiddetti padri della Patria nello scrivere la Costituzione: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società».

Da quel terribile binario imposto tra sicurezza e produttività ne esce invece una sorta di nemico e non di attività centrale e costitutiva di una comunità come dovrebbe essere il lavoro. Certo, è la realtà purtroppo a imporre una visione così drammatica. La realtà fatta di due operai, per giunta extracomunitari e non in regola, morti soltanto la scorsa settimana a Milano. O dei sei operai uccisi dalle esalazioni e dai liquami tossici di una vasca in Sicilia. Uno stillicidio continuo nel quale non passa giorno che il nostro Paese non paghi un tremendo tributo al lavoro. Occuparsi di sicurezza diventa quindi un obbligo. Contrastare il lavoro irregolare e investire sulla sicurezza, è «prioritario», come richiesto dal Rapporto Isfol del 2007.

Solo questa battaglia potrà permetterci di occuparci pienamente di rendere il lavoro più «conforme alle aspettative degli individui, sia per la qualità del lavoro disponibile per i nuovi entrati sia per le prassi selettive… attraverso la conciliazione tra competitività e meriti e l’equità dell’accesso alle opportunità», come si legge nel citato rapporto dell’Isfol riportato nella traccia. E invece ci ritroviamo purtroppo a impegnare la maggior parte delle energie a combattere quella malattia troppo diffusa in Italia che è l’allergia alle regole. Come spesso accade infatti è proprio il non rispetto delle norme, che esistono e funzionerebbero se seguite, a determinare questa dolorosa anomalia nazionale della mancata sicurezza che paghiamo con il prezzo più alto: vite umane.

Daniele Manca
18 giugno 2008

 

Commento ambito tecnico scientifico

«Quale idea di scienza nello sviluppo tecnologico della società umana». Formulata in questo modo, la traccia è ambigua, perché «scienza» e «tecnologia» fluttuano in rapporto alla società senza una loro specificità. Così come troppo centrifugo- a rischio di confusione per lo studente – è tutto il ventaglio delle citazioni, esteso da un celebre passo del De rerum natura sull’autonomia della visione scientifica rispetto alla trascendenza e alla religione (che – per inciso – sarebbe stato meglio riportare nella versione di Luca Canali, più concreta ed esatta) alle preoccupazioni tecno-manageriali di Bill Gates, passando per brani di scienziati, filosofi e storici della scienza (tra loro eterogenei per valore e competenza) incentrati solo in parte sul nucleo del tema, cioè sul nesso filosofico e pratico tra scienza e tecnologia.

Comunque, nello sviluppare (e raddrizzare) la traccia sarebbero auspicabili due passaggi essenziali:
a) una distinzione netta tra scienza e tecnologia che vada contromano rispetto alle convenzioni diffuse (a livello sia accademico che giornalistico), secondo le quali la scienza e la tecnologia sarebbero indistintamente e intrinsecamente responsabili di tutti i fenomeni degenerativi delle comunità umane, dal riscaldamento globale al degrado ambientale, dalla disuguaglianza sociale alle psicopatologie di massa. La scienza – nonostante quel che dicono i suoi avversatori – è sostanzialmente neutra, posta aldilà (o aldiquà) di qualunque connotato etico: mentre la sua applicazione (la tecnologia) è dipendente da numerose variabili psicologiche, sociali ed economiche (un esempio classico e sempre valido è quello del coltello, utilizzabile per sbucciare un frutto come per uccidere).
b) Con un salto ulteriore, lo studente dovrebbe chiarire come molti, se non tutti, i comportamenti degenerativi e autodistruttivi della specie (incluso il cattivo uso della tecnologia) siano spiegabili proprio dalle implicazioni filosofiche della scienza. Per fare un paio di esempi: conoscere l’incidenza della biologia e della genetica sui comportamenti aggressivi o solidali (a livello individuale o di gruppo) aiuterebbe a comprendere il carattere mistificatorio di ogni ideologia politica di destra e di sinistra; e conoscere l’incidenza dei fattori strutturali e non «antropici» nell’alterazione climatica (dal vento solare alle emissioni di carbonio dovute al vulcanismo, agli incendi boschivi e al metabolismo animale) farebbe da contrappeso ai toni isterico-profetici di tanto catastrofismo diffuso, attirando l’attenzione su quello che davvero potremmo fare.

In una simile prospettiva, l’approdo finale è una riflessione sulle possibilità e i limiti dell’agire umano in rapporto ai vincoli esercitati sull’individuo e la società dalla fisica e dalla biologia. E quindi, sul rapporto tra libertà e determinismo.

Sandro Modeo
18 giugno 2008

 

Commento ambito artistico – letterario

ARTICOLO DI GIORNALE DI AMBITO ARTISTICO-LETTERARIO

Un titolo totalizzante e impegnativo

Tracce non del tutto coerenti. E manca una riflessione su come lo straniero viva dentro di sè la percezione altrui

 

L’aspetto positivo è indubbiamente costituito dalla proposta di un argomento di scottante attualità, che tra l’altro può vantare ormai qualche anno di attenzione da parte della piccola e grande editoria al problema. Mi riferisco in particolare all’attenzione e pubblicazione di testi di autori di madrelingua non italiana, appartenenti in gran parte alle ondate migranti dell’ultimo ventennio, dapprima supportati da autori italiani in veste di mediatori-traduttori, e poi con i migranti stessi quali scrittori delle proprie esperienze e vicende. E dico subito che con un titolo così totalizzante e impegnativo non sarebbe stato fuori luogo richiamare anche questa prospettiva quanto mai attuale del problema. Che è poi la prospettiva che ha dettato pure il recupero d’una narrativa e d’una memorialistica di chi, italiano, si è trovato a rappresentare “lo straniero” in “casa d’altri”.

Perché ciò che mi pare manchi nelle tracce proposte
è anche proprio come lo Straniero viva dentro di sé la percezione altrui nei suoi confronti. Detto questo, aggiungo che non mi pare poi così semplice lavorare unitariamente sulla traccia proposta, alla luce dei testi allegati. Che mi paiono non del tutto coerenti. D’accordo sulla “normatività” del Deuteronomio (che tra l’altro, narrativamente parlando, avrebbe potuto essere riletto nella vicenda del Libro di Ruth); e d’accordo pure sulla rappresentazione omerica, in una lezione positiva di “accoglienza”: prospettive che ritrovo nella poesia di Walcott
nella pietà che segna la rappresentazione del Galata morente, un soldato sì straniero, non però ai romani (come dice la didascalia ministeriale), ma agli abitanti della città di Pergamo in Asia minore: la scultura marmorea infatti è sì romana, ma per nulla originale, trattandosi di una copia d’una scultura ellenistica realizzata per celebrare la vittoria di Attalo I re di Pergamo appunto sui Galati, ossia i Galli della Galazia.

A suonarmi meno funzionali sono altri testi. Lo Straniero nei Promessi sposi è sì Renzo: ma quello che passa l’Adda in fuga e che poi vede la sua Lucia letta come la “Bella Baggiana”: qui invece siamo nella peste, e in tal caso non parlerei di Straniero in senso generale, ma di chi è reso tale (quindi anche il vicino di casa a noi ben noto) da una Paura resa assoluta dalla forte mortalità giornaliera. Salvo che, in Renzo, si voglia rappresentare, dello Straniero, la componente “malandrina” (e comunque mi pare un po’ troppo), o comunque (e ci potrebbe stare, pur se un po’ tirato) il clima di sospetto. Allo stesso modo non trovo particolarmente stringente il Pirandello di Lontano e, quanto alla Morante, il brano è di fatto riassumibile nel solo ultimo periodo riportato (non poi così diverso da “Gli altri? L’inferno!” del Sartre di Porte chiuse).

In tutta sincerità, mi chiedo cosa possa aver spinto a scegliere Brown: se non forse la volontà di inserire un richiamo alla fantascienza (ma allora perché non evocare ai candidati semplicemente l’ET a loro ben noto?). Semmai, in clima bellico, avrei visto meglio certe pagine di Rigoni Stern dal Sergente nella neve o certe poesie di Ungaretti o Jahier e simili. Diverso il discorso di Baudelaire, che allo Straniero riporta soprattutto per il titolo (ma proprio Lo straniero di Camus dice di quante accezioni si possano dare del termine). Discorso diverso perché richiama un aspetto che sarebbe stato degno d’essere proposto ad analisi, anche perché conosce nella nostra letteratura varie testimonianze. Mi riferisco alla figura dell’Altro, in quanto Straniero o Sconosciuto, pretesto per una narrativa di interrogazione. Quanto poi agli esempi: ecco il Perelà uomo di fumo di Palazzeschi calibrato sulla figura di Cristo; o lo Straniero, il “misterioso ragazzo”, di Teorema di Pasolini. Figure, queste e altre simili, che per un autore agiscono da “grimaldello” di denuncia narrativa: soprattutto delle tante nostre più o meno borghesi “inautenticità”.

Ermanno Paccagnini
18 giugno 2008

 

Commento al tema sulla Costituzione

L’argomento del saggio breve storico-politico appare abbastanza scontato e prevedibile (oltre che assai simile alla corrispondente prova dell’anno passato). Non solo per l’argomento in sé (i 60 anni della Costituzione, che cadono appunto quest’anno), ma anche perché non si vede come potesse fare perfino uno studente particolarmente preparato a scriverne in modo non ovvio. Sembra infatti ben difficile che studenti e studentesse (ma anche la più parte degli insegnanti, direi) potessero affrontare i problemi di interpretazione impliciti in alcune delle citazioni-traccia fornite.

Ad esempio, il fatto – ricordato nel brano di una studiosa, Paola Castagnetti – che la Costituzione contiene non soltanto il riferimento a una serie di diritti e di regole, ma anche a un insieme di direttive per la riforma della società è abitualmente presentato come un elemento di particolare valore. In realtà, è precisamente questo suo carattere politico-programmatico ciò che alcuni studiosi di orientamento liberale hanno spesso rimproverato alla nostra Costituzione.

Ma di un qualunque punto di vista critico la traccia ministeriale sembra aver preferito non tener conto. Prevale infatti, dall’insieme delle citazioni e dalla titolazione stessa del tema, un indirizzo sostanzialmente celebrativo, che sembra sottovalutare quanto la Costituzione repubblicana fosse legata al momento storico in cui venne elaborata e alle necessità di un incontro tra culture diverse (cattolica, socialcomunista, liberale), sulla base di un’enfatizzazione dei diritti sociali e del carattere programmatico del testo costituzionale. In sostanza, la traccia ministeriale, per come è concepita, finisce con l’invitare di fatto gli studenti a cavarsela con le solite, sempre ripetute, affermazioni sulla perenne vitalità della nostra Costituzione e dei suoi valori.

Giovanni Belardelli
18 giugno 2008

Commento tipologia C (ambito storico)

Nel 1913 fu introdotto in Italia il suffragio universale. Maschile, perché le donne erano escluse dal diritto al voto. Un’esclusione che appariva quasi naturale, conforme all’ordine delle cose. In Italia erano sconosciuti movimenti di emancipazione della donna che rivendicassero la parità dei diritti, ma anche in Inghilterra e negli Stati Uniti le «suffragette» che con cartelli e volantini protestavano contro le discriminazioni nei confronti delle donne venivano considerate come un fenomeno eccentrico e stravagante. Fatto sta che nessun politico, ma anche nessun letterato, artista, professore universitario protestò perché quella conquista fondamentale, il suffragio universale, non contemplasse la presenza delle donne.

Bisognerà aspettare il 1946 perché quell’«universale» fosse veramente tale, nelle prime elezioni democratiche dopo il ventennio fascista e le devastazioni della Seconda guerra mondiale. Le donne italiane, confinate in casa come angeli del focolare e tenute lontano dal mondo del lavoro appannaggio degli uomini, scoprirono solo in circostanze tragiche la storia e il mondo esterno alla dimensione domestica. Fu durante la Prima guerra mondiale, quando padri, mariti, figli e fidanzati in divisa erano immersi nel fango e nel sangue delle trincee, che molte donne dovettero rimpiazzare i loro uomini nelle fabbriche e negli uffici sguarniti di manodopera maschile. Il lavoro era pesante, ingrato, durissimo, ma le donne non erano ancora considerate «cittadine» a tutti gli effetti. Nel fascismo divennero «giovani italiane», poi madri prolifiche, inquadrate nelle organizzazioni di massa del regime come gli uomini. Il fascismo moltiplicò l’aiuto «assistenziale» per le donne, ma la cittadinanza femminile era un miraggio ancora lontano.

Le donne potevano consolarsi nell’immaginario cinematografico, l’unico dove il genere femminile poteva dare di sé un’immagine non subalterna. Circolavano le prime istantanee del mondo della moda: uno spiraglio di emancipazione dei costumi. Ma nulla di più. Le donne furono protagoniste nella Seconda guerra mondiale. Moltissime parteciparono alla Resistenza o si arruolarono nell’esercito della Rsi di Mussolini. Ma furono pochissime le donne nell’Assemblea costituente. Pochissime quelle che sedevano sui banchi del primo Parlamento democratico dell’Italia repubblicana. Una donna italiana, Maria Montessori, diede un contributo fondamentale nella storia della pedagogia e dell’istruzione, ma, fino almeno agli anni Settanta, le donne laureate sono state un’esigua minoranza: la schiacciante maggioranza femminile veniva raggiunta piuttosto negli istituti magistrali.

Solo con la «Sex Revolution» degli anni Sessanta, le donne acquistarono una dimensione pubblica che non fosse confinata nei recinti della famiglia e dei lavori più tipicamente «femminili». Nel 1974 le donne votarono a stragrande maggioranza per il divorzio, e quasi tutti i periodici femminili, quelli più tradizionali e quelli con un piglio più moderno ed «emancipato», suggerirono alle loro lettrici di votare a favore del mantenimento del divorzio. Il femminismo, fenomeno giù fiorente negli altri Paesi dell’Occidente del benessere, sbocciò negli anni Settanta. Ma a oltre trent’anni di distanza, con un nuovo diritto di famiglia che ha sancito almeno nella forma l’assoluta parità tra i generi, in Italia la politica, l’economia, le professioni conoscono ancora una percentuale molto ridotta di donne chiamate a responsabilità di potere e di direzione, marcando una discriminazione statisticamente clamorosa rispetto alle altre nazioni europee.

Pierluigi Battista
18 giugno 2008

Commento tipologia D

Tra scrittura ed emozioni c’è sempre stata un’intesa. Le lettere d’amore o di commiato, le proteste o le confessioni si sono adeguate al genere letterario dell’epoca, riuscendo a giungere sino a noi. Ci comunicano in tal modo sentimenti svaniti che il tempo non è riuscito a cancellare. L’odio o l’amore, la delusione o la rabbia, così come un’intuizione o un’idea affidata alla pagina hanno quasi una loro eternità.

Gabriele D’Annunzio, che resta uno degli scrittori più prolifici nelle missive d’amore, sapeva cavarsela sempre con il massimo di eleganza: inondava di aggettivi la donna da corteggiare e le chiedeva un sacrificio come supremo gesto quando doveva liberarsene. In questo era battuto soltanto da Ugo Foscolo che ogni giorno scriveva comunque delle lettere, anche quando non aveva un’amata: conservava queste epistole grondanti promesse e parole alate che si presentavano con uno spazio bianco al posto del nome. Allorché il poeta incontrava una signora degna di attenzione, poteva spedirle una quantità di lettere tale da impressionarla.

Ma queste sono storie di emozioni legate al passato. Dalla nostra epoca sono quasi scomparsi gli epistolari di carta, soprattutto per le faccende d’amore, e si sono sostituiti con l’e-mail o un sms. Se la lettera spedita elettronicamente conserva le caratteristiche dell’antica, e quindi può soffermarsi per tutte le righe necessarie sui particolari del sentimento in evoluzione (o che sta appassendo), l’sms è un tiranno. Costringe a essere sintetici o, come si diceva sino a un paio di decenni fa, telegrafici. Certo, si possono mettere a punto abbreviazioni e acronimi che riescono a rendere comunque efficace il messaggio, ma è altresì vero che tra i due scriventi ci deve essere una particolare intesa affinché questo linguaggio possa raggiungere il suo scopo.

Inoltre sms e e-mail sono veloci e non lasciano quei tempi morti tra scrittura e spedizione, che era una caratteristica delle vecchie lettere. Una dichiarazione d’amore, o il suo contrario, un’idea venuta al tal letterato o a un filosofo o anche a uno scienziato, aveva insomma uno spazio per essere meditata. Oggi comunichiamo velocemente quel che pensiamo e, di conseguenza, anche lo stato emotivo che stiamo vivendo. Sovente, qualche ora più tardi, non siamo d’accordo con quanto abbiamo scritto.

Se gli epistolari della letteratura sono destinati a diventare un ricordo, così come quelli d’amore, noi viviamo comunque un’epoca fantastica che ci permette una comunicazione sconosciuta al passato. Spetta a noi conservare quanto riteniamo utile. In fondo, la memoria elettronica non è peggiore di quella cartacea. Anch’essa è degna di tramandare ai posteri storie d’amore o idee elaborate dal nostro tempo.

Armando Torno
18 giugno 2008

 

 

 

 
 
 
 

ERRORI NELLE TRACCE DELLA PRIMA PROVA

 
pubblico in questo post le riflessioni sulle "gaffe" presenti nelle tracce della prima prova
 
 
Quasi mezzo milione di studenti impegnati nella prova di italiano
Scelti i maggiori temi di attualità. Tra le tracce anche la comunicazione con sms

Tema: lavoro, Costituzione e donne
Ma c’è un giallo sulla poesia di Montale

La poesia è dedicata a un uomo, ma si chiede di commentare la figura femminile
di MARCO GRASSO

 

ROMA – Per chi ama e studia la poesia, c’era Montale. Chi segue l’attualità nei suoi vari aspetti, ha potuto scegliere la condizione della donna, la sicurezza sul lavoro, la Costituzione, la percezione dello straniero nella letteratura e nell’arte. Quei tanti che si sono buttati sul tema generale, che richiede meno studio, ma rischia di essere un’arma a doppio taglio, hanno optato per la comunicazione delle emozioni nell’era degli sms.

L’errore. Sono queste le tracce della prova di italiano di quest’anno. Con un giallo. La poesia tratta da "Ossi di Seppia" di Eugenio Montale è presa a spunto per chiedere di commentare "il ruolo salvifico e consolatorio svolto dalla figura femminile" e "il ricordo della donna" che è "condensato nel suo viso e nel suo sorriso". Ma già dopo poche ore in molti, negli ambienti letterari, facevano notare che il futuro premio Nobel l’aveva dedicata al ballerino russo Boris Kniaseff, come testimonia la dedica "a K". Le reazioni, non si sono fatte attendere. Non solo. In serata arriva la seconda doccia fredda: gli errori sono due. La didascalia della statua allegata al tema sullo straniero è sbagliata.

I numeri. Quasi mezzo milione gli studenti di tutta Italia che hanno affrontato la prima prova degli esami di maturità, il tema di italiano, uguale per tutti gli indirizzi. Ancora una volta sono gli istituti tecnici quelli con il maggior numero di candidati (37,8%), seguiti dai licei scientifici con il 21,5.

Le modalità. Gli studenti hanno avuto sei ore a disposizione per terminare il proprio compito. Per la prova d’italiano sono confermate le tipologie adottate negli anni scorsi e dunque gli studenti hanno potuto scegliere tra l’analisi di un testo letterario, la produzione di un saggio breve o di un articolo di giornale (questi due scelti tra i diversi ambiti di riferimento: storico-politico, socio-economico, artistico-letterario, tecnico-scientifico), il tema di argomento storico o di attualità. I candidati hanno potuto consultare il dizionario di italiano ma non potevano uscire prima di tre ore dalla dettatura del tema. Cellulari, videotelefonini, palmari, pc portatili e qualsiasi dispositivo a luce infrarossa o ultravioletta erano severamente messi al bando e qualsiasi collegamento delle scuole con internet stamani è stato disattivato.

Le tracce. La scelta di Montale per la traccia di italiano ha sorpreso tutti i totomaturità, dato che era già uscito nel 2004. Irrompono nella prova i maggiori temi di attualità: la condizione della donna nel ‘900, la percezione del diverso nell’arte e nella letteratura e le morti bianche. Una traccia dedicata alla Costituzione, chiede di commentare la sua attualità. Il tema generale riguarda la comunicazione delle emozioni ai tempi degli sms.

(18 giugno 2008)

 
 

sintesi delle tracce della prima prova

"Ossi di seppia", donne e Costituzione
Ecco i primi contenuti dei temi
 

Ecco una piccola guida alle tracce della prima prova. Tipologia A: Montale. Tipologia B: Ambito artistico letterario: La percezione dello straniero nell’arte e nella letteratura. Ambito Socio – economico: Il lavoro e la sicurezza sul lavoro. Ambito Storico – letterario: i 60 anni della Costituzione. Ambito tecnico scientifico: Scienze e tecnologia. Tipologia C: La Donna nell’900. Tipologia D: Comunicare le emozioni con i nuovi mezzi di comunicazione.


Tipologia A (analisi del testo letterario)
. La traccia da analizzare è Ripenso il tuo sorriso, da Ossi di Seppia di Eugenio Montale .

"Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d’un greto,
esiguo specchio in cui guardi un’ellera i suoi corimbi;
e su tutto l’abbraccio di un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto si esprime libera un’anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un’ondata di calma,
e che il tuo aspetto s’insinua nella memoria grigia
schietto come la cima di una giovinetta palma…"

1)Comprensione del testo: dopo una prima lettura riassumi brevemente il contenuto informativo della lirica in esame.
Le domande:
2) Analisi del testo:
a) Nella prima strofa il poeta espone, in una serie di immagini simboliche, da una parte la visione della realtà, dall’altra il ruolo salvifico e consolatorio della figura femminile. Individua tali immagini e commentale
b) Nel verso due ricorre l’allitterazione della r, quale aspetto della realtà sottolinea?
c) Prova a spiegare in che senso il portare con sé la sofferenza del male del mondo puo essere come dice il poeta "talismano" per un ‘anima e come questa condizione possa essere altrettanto serena che quella di un’anima ingenua e non toccata dal male.
d) Nell’ultima strofa ricorrono espressioni relative sia alle condizioni interiori del poeta sia alla "pensata effige" della donna. Le prime sono riconducibili al motivo dell’inquietudine, le seconde a quello della calma. Commenta qualche espressione a tuo parere più significativa, relativa a entrambi i motivi e in particolare il paragone presente nell’ultimo verso. Analizza la struttura metrica, le scelte lessicali e la struttura sintattica del testo e spiega quale rapporto si può cogliere tra le scelte stilistiche ed il tema rappresentato.
3) Interpretazione complessiva e approfondimenti: sviluppa con osservazioni originali anche con riferimento ad altri testi il tema del ruolo salvifico e consolatorio della figura femminile. In alternativa inquadra la lirica di montale nel contesto del tempo.

Tipologia B: (saggio breve o articolo di giornale)

Ambito artistico-letterario. La traccia chiede di analizzare la percezione del diverso nell’arte e nella letteratura, da Omero nell’Odissea, passando per Manzoni, Baudelaire e Pirandello.

Ambito storico-letterario. La traccia chiede un’analisi sui sessant’anni della Costituzione.

Ambito socio-economico. La traccia chiede di affrontare il tema caldo della sicurezza sul lavoro: "Il lavoro tra sicurezza e produttività".

Ambito tecnico-scientifico. Il tema è il rapporto tra scienza e società: "Quale idea di scienza nello
Sviluppo tecnologico della società umana".

Tipologia C (tema di argomento storico)
. Il soggetto è l’evoluzione della condizione femminile.

"Cittadinanza femminile e condizione della donna nel divenire del ‘900. Illustra i più significativi mutamenti intervenuti nella condizione femminile sotto i diversi profili( giuridico, sociale, culturale) e spiega le cause e le conseguenze. Puoi anche riferirti a figure femminili di particolare rilievo".

Tipologia D (tema generale). Dalle lettere agli Sms. Una traccia viene dedicata ai cambiamenti nella comunicazione delle emozioni e alle ripercussioni dei nuovi linguaggi sulla società.

"Comunicare le emozioni. Un tempo per farlo si scriveva una lettera, oggi un sms o una mail. Così idee e sentimenti viaggiano attraverso abbreviazioni, in maniera veloce e funzionale. Non è possibile definire questo cambiamento in termini qualitativi, si può però prendere atto della differenza delle modalità di impatto che questa nuova forma di comunicazione ha sulle relazioni tra gli uomini. Quanto quella di ieri era una comunicazione anche fisica, fatta di scrittura, impronte, odori e attesa, tanto quella di oggi è impersonale e immediata. Discuti la questione proposta illustrandone, sulla base delle tue conoscenze ed esperienze, gli aspetti che ritieni più significativi".

Compito di italiano

Compito di italiano:
quale traccia avete scelto?

tracce maturità, tipologia C e tipologia D

TIPOLOGIA C – TEMA DI ARGOMENTO STORICO

Cittadinanza femminile e condizione della donna nel divenire dell’Italia del Novecento.

Illustra i più significativi mutamenti intervenuti nella condizione femminile sotto i diversi profili (giuridico, economico,

sociale, culturale) e spiegane le cause e le conseguenze.

Puoi anche riferirti, se lo ritieni, a figure femminili di particolare rilievo nella vita culturale e sociale del nostro Paese.

TIPOLOGIA D – TEMA DI ORDINE GENERALE

Comunicare le emozioni: un tempo per farlo si scriveva una lettera, oggi un sms o una e-mail. Così idee e sentimenti

viaggiano attraverso abbreviazioni e acronimi, in maniera veloce e funzionale. Non è possibile definire questo

cambiamento in termini qualitativi, si può però prendere atto della differenza delle modalità di impatto che questa nuova

forma di comunicazione ha sulle relazioni tra gli uomini: quanto quella di ieri era una comunicazione anche fisica, fatta

di scrittura, odori, impronte e attesa, tanto quella di oggi è incorporea, impersonale e immediata.

Discuti la questione proposta, illustrandone, sulla base delle tue conoscenze ed esperienze personali, gli aspetti che ritieni

più significativi.

Tracce saggio breve

 

Le tracce del saggio breve (la collocazione del testo nel post è strana, spero comunque che sia di non difficile lettura)

TIPOLOGIA B – REDAZIONE DI UN “SAGGIO BREVE” O DI UN “ARTICOLO DI GIORNALE”

(puoi scegliere uno degli argomenti relativi ai quattro ambiti proposti)

CONSEGNE

Sviluppa l’argomento scelto o in forma di “saggio breve” o di “articolo di giornale”, utilizzando i documenti e i dati

che lo corredano.

Se scegli la forma del “saggio breve”, interpreta e confronta i documenti e i dati forniti e su questa base svolgi,

argomentandola, la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze di studio.

Da’ al saggio un titolo coerente con la tua trattazione e ipotizzane una destinazione editoriale (rivista specialistica,

fascicolo scolastico di ricerca e documentazione, rassegna di argomento culturale, altro).

Se lo ritieni, organizza la trattazione suddividendola in paragrafi cui potrai dare eventualmente uno specifico titolo.

Se scegli la forma dell’ “articolo di giornale”, individua nei documenti e nei dati forniti uno o più elementi che ti

sembrano rilevanti e costruisci su di essi il tuo ‘pezzo’.

Da’ all’articolo un titolo appropriato ed indica il tipo di giornale sul quale ne ipotizzi la pubblicazione (quotidiano,

rivista divulgativa, giornale scolastico, altro).

Per attualizzare l’argomento, puoi riferirti a circostanze immaginarie o reali (mostre, anniversari, convegni o eventi di

rilievo).

Per entrambe le forme di scrittura non superare le quattro o cinque colonne di metà di foglio protocollo.

1. AMBITO ARTISTICO – LETTERARIO

ARGOMENTO

: La percezione dello straniero nella letteratura e nell’arte.

DOCUMENTI

“Non lederai il diritto dello straniero o dell’orfano e non prenderai in pegno la veste dalla vedova; ma ti ricorderai che sei

stato schiavo in Egitto e che di là ti ha redento l’Eterno, il tuo Dio; perciò ti comandò di fare questo. Quando fai la

mietitura nel tuo campo e dimentichi nel campo un covone, non tornerai indietro a prenderlo; sarà per lo straniero, per

l’orfano e per la vedova, affinché l’Eterno, il tuo Dio, ti benedica in tutta l’opera delle tue mani. Quando bacchierai i tuoi

ulivi, non tornerai a ripassare sui rami; le olive rimaste saranno per lo straniero, per l’orfano e per la vedova. Quando

vendemmierai la tua vigna, non ripasserai una seconda volta; i grappoli rimasti saranno per lo straniero, per l’orfano e

per la vedova. E ti ricorderai che sei stato schiavo nel paese d’Egitto; perciò ti comando di fare questo.”

DEUTERONOMIO, 24, 17-22

“Così Odisseo stava per venire in mezzo a fanciulle dalle belle chiome, pur nudo com’era: la dura necessità lo spingeva.

Terribile apparve loro, era tutto imbrattato di salsedine. E fuggirono via, chi qua chi là, sulle spiagge dove più

sporgevano dentro il mare. Sola restava la figlia di Alcinoo: Atena le mise in cuore ardimento e tolse dalle membra la

paura. Rimase ferma di fronte a lui, si tratteneva. Ed egli fu incerto, Odisseo, se supplicare la bella fanciulla e

abbracciarle le ginocchia, oppure così di lontano pregarla, con dolci parole, che gl’indicasse la città e gli desse vesti.

Questa gli parve, a pensarci, la cosa migliore, pregarla con dolci parole di lontano. Temeva che a toccarle i ginocchi si

sdegnasse, la fanciulla. Subito le rivolse la parola:…E a lui rispondeva Nausicaa dalle bianche braccia: «Straniero, non

sembri uomo stolto o malvagio, ma Zeus Olimpio, che divide la fortuna tra gli uomini, buoni e cattivi, a ciascuno come

lui vuole, a te diede questa sorte, e tu la devi ad ogni modo sopportare.»…Così disse, e diede ordini alle ancelle dalle

belle chiome: «Fermatevi, ancelle, per favore. Dove fuggite al veder un uomo? Pensate forse che sia un nemico? Non c’è

tra i mortali viventi, né mai ci sarà, un uomo che venga alla terra dei Feaci a portar la guerra: perché noi siamo molto cari

agli dei. Abitiamo in disparte, tra le onde del mare, al confine del mondo: e nessun altro dei mortali viene a contatto con

Pag. 3/9

Sessione ordinaria 2008

Prima prova scritta

noi. Ma questi è un infelice, giunge qui ramingo. Bisogna prendersi cura di lui, ora: ché vengono tutti da Zeus, forestieri

e mendichi, e un dono anche piccolo è caro. Su, ancelle, date all’ospite da mangiare e da bere, e lavatelo prima nel fiume,

dove c’è un riparo dal vento.»

OMERO,

Odissea, VI, vv. 135-148 e vv. 186-209

“Afflitto della nuova, e arrabbiato della maniera, Renzo afferrò ancora il martello, e, così appoggiato alla porta, andava

stringendolo e storcendolo, l’alzava per picchiar di nuovo alla disperata, poi lo teneva sospeso. In quest’agitazione, si

voltò per vedere se mai ci fosse d’intorno qualche vicino, da cui potesse forse aver qualche informazione più precisa,

qualche indizio, qualche lume. Ma la prima, l’unica persona che vide, fu un’altra donna, distante forse un venti passi; la

quale, con un viso ch’esprimeva terrore, odio, impazienza e malizia, con cert’occhi stravolti che volevano insieme

guardar lui, e guardar lontano, spalancando la bocca come in atto di gridare a più non posso, ma rattenendo anche il

respiro, alzando due braccia scarne, allungando e ritirando due mani grinzose e piegate a guisa d’artigli, come se cercasse

d’acchiappar qualcosa, si vedeva che voleva chiamar gente, in modo che qualcheduno non se n’accorgesse. Quando

s’incontrarono a guardarsi, colei, fattasi ancor più brutta, si riscosse come persona sorpresa…lasciò scappare il grido che

aveva rattenuto fin allora: «l’untore, dagli! dagli! dagli all’untore!» Allo strillar della vecchia, accorreva gente di qua e di

là;…abbastanza per poter fare d’un uomo solo quel che volessero.”

A. MANZONI, I Promessi Sposi, XXXIV, 1842

Lo straniero

“A chi vuoi più bene, enigmatico uomo, di? A tuo

padre, a tua madre, a tua sorella o a tuo fratello?”

“Non ho né padre, né madre, né sorella, né

fratello.”

“Ai tuoi amici?”

“Adoperate una parola di cui fino a oggi ho

ignorato il senso.”

“Alla tua patria?”

“Non so sotto quale latitudine si trovi.”

“Alla bellezza?”

“L’amerei volentieri, ma dea e immortale.”

“All’oro?”

“Lo odio come voi odiate Dio.”

“Ma allora che cosa ami, straordinario uomo?”

“Amo le nuvole…le nuvole che vanno…laggiù,

laggiù…le meravigliose nuvole!”

C. BAUDELAIRE,

Poemetti in prosa, 1869

“L’infermo teneva gli occhi chiusi: pareva un Cristo di cera, deposto dalla croce. Dormiva o era morto? Si fecero un po’

più avanti; ma al lieve rumore, l’infermo schiuse gli occhi, quei grandi occhi celesti, attoniti. Le due donne si strinsero

vieppiù tra loro; poi, vedendogli sollevare una mano e far cenno di parlare, scapparono via con un grido, a richiudersi in

cucina. Sul tardi, sentendo il campanello della porta, corsero ad aprire; ma, invece di don Pietro, si videro davanti quel

giovane straniero della mattina. La zitellona corse ranca ranca a rintanarsi di nuovo; ma Venerina, coraggiosamente, lo

accompagnò nella camera dell’infermo già quasi al bujo, accese una candela e la porse allo straniero, che la ringraziò

chinando il capo con un mesto sorriso; poi stette a guardare, afflitta: vide che egli si chinava su quel letto e posava lieve

una mano su la fronte dell’infermo, sentì che lo chiamava con dolcezza: –

Cleen…Cleen…Ma era il nome, quello, o una

parola affettuosa? L’infermo guardava negli occhi il compagno, come se non lo riconoscesse; e allora ella vide il corpo

gigantesco di quel giovane marinajo sussultare, lo sentì piangere, curvo sul letto, e parlare angosciosamente, tra il pianto,

in una lingua ignota. Vennero anche a lei le lagrime agli occhi. Poi lo straniero, voltandosi, le fece segno che voleva

scrivere qualcosa. Ella chinò il capo per significargli che aveva compreso e corse a prendergli l’occorrente. Quando egli

ebbe finito, le consegnò la lettera e una borsetta. Venerina non comprese le parole ch’egli le disse, ma comprese bene dai

gesti e dall’espressione del volto, che le raccomandava il povero compagno. Lo vide poi chinarsi di nuovo sul letto a

baciare più volte in fronte l’infermo, poi andar via in fretta con un fazzoletto su la bocca per soffocare i singhiozzi

irrompenti.”

L. PIRANDELLO, Lontano, in “Novelle per un anno”, 1908

Pag. 4/9 Sessione ordinaria 2008

Prima prova scritta

“Un giorno di gennaio dell’anno 1941, un soldato tedesco di passaggio, godendo di un pomeriggio di libertà, si trovava,

solo, a girovagare nel quartiere di San Lorenzo, a Roma. Erano circa le due del dopopranzo, e a quell’ora, come d’uso,

poca gente circolava per le strade….S’era scordato dell’uniforme; per un buffo interregno sopravvenuto nel mondo,

l’estremo arbitrio dei bambini adesso usurpava la legge militare del Reich! Questa legge è una commedia, e Gunther se

ne infischia. In quel momento, qualsiasi creatura femminile capitata per prima su quel portone…che lo avesse guardato

con occhio appena umano, lui sarebbe stato capace di abbracciarla di prepotenza, magari buttato ai piedi come un

innamorato, chiamandola: meine mutter! E allorché di lì a un istante vide arrivare dall’angolo un’inquilina del

caseggiato, donnetta d’apparenza dimessa ma civile, che in quel punto rincasava, carica di borse e di sporte, non esitò a

gridarle: «Signorina! Signorina!» (era una delle 4 parole italiane che conosceva). E con un salto le si parò davanti

risoluto, benché non sapesse, nemmeno lui, cosa pretendere. Colei però, al vedersi affrontata da lui, lo fissò con occhio

assolutamente disumano, come davanti all’apparizione propria e riconoscibile dell’orrore.”

E. MORANTE,

La Storia, Einaudi, 1974

“Risate e grida si levarono. «Fuori! Fuori della fontana! Fuori!» Erano anche voci di uomini. La gente, poco prima

intorpidita e molle, si era tutta eccitata. Gioia di umiliare quella ragazza spavalda che dalla faccia e dall’accento si capiva

ch’era forestiera. «Vigliacchi!» gridò Anna, voltandosi d’un balzo. E con un fazzolettino cercava di togliersi di dosso la

fanghiglia. Ma lo scherzo era piaciuto. Un altro schizzo la raggiunse a una spalla, un terzo al collo, all’orlo dell’abito.

Era diventata una gara.…Qui Antonio intervenne, facendosi largo…Antonio era forestiero e tutti, là, parlavano in

dialetto. Le sue parole ebbero un suono curioso, quasi ridicolo….Niente ormai tratteneva il buttare fuori il fondo

dell’animo: il sozzo carico di male che si tiene dentro per anni e nessuno si accorge di avere.”

D. BUZZATI, Non aspettavamo altro, in “Sessanta racconti”, Mondadori, 1958

“Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo ed era lontano cinquantamila anni-luce da casa…

Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della Galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio

di pianeti; ed era stata la guerra, subito;…Stava all’erta, il fucile pronto. Lontano cinquantamila anni-luce dalla patria, a

combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l’avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.

E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano,

agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più. Il verso e la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti,

col passare del tempo, s’erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con solo due

braccia e due gambe, quella pelle d’un bianco nauseante, e senza squame.”

F. BROWN, Sentinella, in “Tutti i racconti”, Mondadori, 1992

Tempo verrà

in cui, con esultanza,

saluterai te stesso arrivato

alla tua porta, nel tuo proprio specchio,

e ognun sorriderà al benvenuto dell’altro,

e dirà: Siedi qui. Mangia.

Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.

Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore

a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la vita, che hai ignorato…

D. WALCOTT,

Amore dopo amore, in “Mappa del nuovo Mondo”, trad.

it., Adelphi, Milano, 1992

Galata morente (I secolo a.C.)

È una scultura romana del I secolo a.C.,

che raffigura un soldato galata morente. Il

guerriero, straniero ai Romani, è colto in

punto di morte mentre il corpo si accascia

sullo scudo, con il quale i Celti si

opponevano al nemico celando il corpo

nudo. Dallo scudo si staglia il combattente

con il torso flesso e ruotato verso destra a

far risaltare l’incisione della ferita.

Pag. 5/9 Sessione ordinaria 2008

Prima prova scritta

2. AMBITO SOCIO – ECONOMICO

ARGOMENTO:

Il lavoro tra sicurezza e produttività.

DOCUMENTI

“Il lavoro nell’antichità non aveva il valore morale che gli è stato attribuito da venti secoli di cristianesimo e dalla nascita

del movimento operaio. Il disprezzo per il lavoro manuale è apparso a molti come contropartita della schiavitù e, nel

contempo, causa del ristagno delle tecniche. Dell’esistenza di questo disprezzo si potrebbero dare molteplici prove. Nella

Politica Aristotele esalta il fatto che i cittadini abbiano tutto il tempo libero «per far nascere la virtù nella loro anima e

perché possano adempiere i loro doveri civici». È la stessa nozione dell’otium cum dignitate che appare come l’ideale di

vita degli scrittori romani alla fine della Repubblica e all’inizio dell’Impero. Ciò significa affermare anche che il lavoro è

un ostacolo a questo tipo di vita e, quindi, una degradazione.”

C. MOSSE, Il lavoro in Grecia e a Roma, trad. it. di F. Giani Cecchini, Firenze, 1973

“Nella produzione moderna il lavoro ha assunto un’importanza crescente tanto da essere considerato il soggetto e non più

l’oggetto di qualsiasi attività produttiva. Per il codice civile (libro V, artt. 2060 e sgg.), che regola il lavoro nell’impresa

come elemento soggettivo e dinamico, oltre che fattore primario della produzione, il lavoro consiste nella prestazione di

energie lavorative effettuata, contro il corrispettivo di una retribuzione, da una persona fisica (lavoratore) a favore di

un’altra persona fisica o giuridica (datore di lavoro). Il lavoro può concorrere alla produzione in modo subordinato o

autonomo.”

ENCICLOPEDIA UNIVERSALE

, vol. 13°, a cura di G. Ceccuti-S. Calzini-R. Guizzetti, Ed. “IL SOLE 24 ORE”, Milano, 2006

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.” (art. 1)

“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo

diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una

funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” (art. 4)

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

“Dal Rapporto [ISFOL 2007] emerge una discrasia tra domanda e offerta di lavoro, soprattutto in quei segmenti della

popolazione – donne e over 55 anni in primis – per i quali, anche in linea con gli obiettivi di Lisbona, si auspicherebbe un

incremento dei tassi di attività. Sul fronte della qualità della crescita economica del Belpaese, il rapporto sottolinea come

i lavori siano sempre più meno conformi alle aspettative degli individui, sia per la qualità del lavoro disponibile per i

nuovi entrati sia per le prassi selettive. Le scarse prospettive di carriera rappresentano il principale fattore di

scoraggiamento sul fronte lavorativo.…Fa riflettere il dato che quasi il 20% degli occupati ritenga di svolgere mansioni

che utilizzano solo parzialmente le loro competenze professionali.…Tra le iniziative da intraprendere per contrastare le

criticità del nostro mercato del lavoro, la ricetta dell’Isfol è migliorare la coerenza e l’adattabilità reciproca tra domanda e

offerta di lavoro. Soprattutto sfruttando al meglio le potenzialità del sistema dei servizi per l’impiego. Inoltre, un

funzionamento più fluido e trasparente del nostro mercato del lavoro passa anche attraverso la conciliazione fra

competitività e meriti e l’equità dell’accesso alle opportunità. Ma su tutti, prioritario, è investire nella sicurezza del

lavoro e nel contrasto del lavoro irregolare.”

C. TUCCI, Rapporto Isfol: lavoro precario per 10 lavoratori su 100, 20 novembre 2007

“L’ambiente di lavoro, non rappresenta soltanto un’accezione più ristretta della nozione di ambiente, ma si caratterizza in

termini assai diversi. Anche esso costituisce infatti l’oggetto di una normativa amministrativa e penale diretta a garantire

la salute dei lavoratori addetti ad attività particolarmente rischiose, e che in taluni ordinamenti impone alle imprese

l’adozione di sistemi generali di controlli preventivi;…ma sovente è dato riscontrare disposizioni che, attraverso la

garanzia della salute a livello di rapporto individuale, attuano una vera e propria tutela dell’ambiente di lavoro come

oggetto di una situazione soggettiva specifica del prestatore di lavoro, autonomamente tutelabile.…Così delineata, la

tutela dell’ambiente di lavoro si prospetta, più che come tutela di un

luogo (e cioè dell’ambiente in genere), come

garanzia della salute (e quindi della

persona) del lavoratore.”

L. RICCA,

La tutela dell’ambiente di lavoro nel quadro del sistema dei diritti sociali, in “Protezione dei diritti sociali e

prevenzione degli incidenti sul lavoro nel quadro dei diritti dell’uomo lavoratore”, Ed. Giuffrè, Milano, 1988

Pag. 6/9 Sessione ordinaria 2008

Prima prova scritta

“Il fattore tecnologico è stato nelle ricerche più recenti piuttosto trascurato a vantaggio di una impostazione che

accentuava l’influenza delle variabili psico-sociologiche nel complesso fenomeno dell’infortunio. Non si può negare

però che un processo produttivo deve essere analizzato sotto l’aspetto tecnologico per poter rilevare di quanto il

comportamento umano venga condizionato dalla velocità e dalle caratteristiche della produzione. L’infortunio nella sua

apparente obiettività si è rilevato quale fenomeno la cui ricostruzione fotogenica non è riconducibile a un meccanismo

casualistico.”

C. DI NARO-M.NOVAGA-G.COLETTI-S.COLLI, Sicurezza e produttività: influenza delle variabili tecnologiche sul

comportamento lavorativo, in “Securitas”, n° 7, anno 58, 1973

“Tutto il tempo perduto a causa degli infortuni rappresenta ore-lavoro e ore-macchina aggiunte al tempo richiesto per

produrre una data quantità di beni o di servizi e, di conseguenza,

riduce la produttività aziendale….A parte le perdite

dirette di tempo, allorché il lavoro viene interrotto a causa di un infortunio, condizioni pericolose di lavoro comportano

un rallentamento delle lavorazioni stesse, poiché gli operai devono stare in guardia e muoversi e lavorare con maggiore

attenzione e prudenza di ciò che sarebbe invece necessario se non esistesse il pericolo stesso. Di particolare importanza, a

questo riguardo, sono ad esempio, le trasmissioni dei motori, le cinghie di trasmissione e le parti mobili delle macchine

nelle cui vicinanze gli operai sono costretti a lavorare oppure a passare.”

A. BERRA-T. PRESTIPINO, Lo studio del lavoro e la psicologia della sicurezza lavorativa, Ed. Angeli., Milano 1983

“A tale principio del rischio professionale si ispirò, fin dall’inizio, la nostra legislazione per gli infortuni sul lavoro; la

quale per la protezione del rischio stesso impose al datore d’opera l’obbligo dell’assicurazione. Con ciò, da un lato, si

volle meglio garantire agli infortunati il pagamento delle indennità sostituendo l’Istituto assicuratore (ente

finanziariamente più solido) all’imprenditore, soggetto all’insolvibilità; dall’altro lato si volle salvare l’imprenditore da

oneri eccessivi rispetto alla sua potenzialità economica, pei casi di infortuni gravi, ripetuti o collettivi.”

G. MIRALDI, Gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, Cedam, Padova, 1979

3. AMBITO STORICO – POLITICO

ARGOMENTO:

60 anni dall’entrata in vigore della nostra Costituzione. Un bilancio dei suoi valori attuali e del

suo rapporto con la società italiana.

DOCUMENTI

“Ma fu significativo dell’ampiezza di consensi raggiunta dall’impostazione programmatica della costituzione il fatto che

un grande giurista membro del partito d’Azione, Piero Calamandrei, che poi all’elaborazione del testo costituzionale

dette un contributo assai rilevante, dichiarasse di essere stato convinto dall’argomento di Togliatti che i costituenti

dovevano fare, secondo i versi danteschi, «come quei che va di notte, / che porta il lume dietro e a sé non giova, / ma

dopo sé fa le persone dotte.”

E. RAGIONIERI,

La storia politica e sociale, in “Storia d’Italia”, vol. IV, Einaudi, Torino, 1976

“Preme ora mettere in rilievo un aspetto determinato, relativo a quella problematica del «nucleo fondamentale» della

costituzione. È certamente degno di nota il fatto che quella problematica…torni a riaffermarsi con forza. Alla dottrina del

«nucleo fondamentale» ha fatto ricorso anche la nostra Corte costituzionale, indicando la presenza nella nostra

costituzione di «alcuni principî supremi che non possono essere sovvertiti o modificati nel loro contenuto essenziale

neppure da leggi di revisione costituzionale o da altre leggi costituzionali»; si tratta di «principi che, pur non essendo

espressamente menzionati fra quelli non assoggettabili al procedimento di revisione costituzionale, appartengono

all’essenza dei valori supremi sui quali si fonda la costituzione italiana.”

M. FIORAVANTI, Le dottrine dello Stato e della costituzione, in “Storia dello Stato italiano dall’unità a oggi”, Roma, 1995

Pag. 7/9 Sessione ordinaria 2008

Prima prova scritta

“Proprio sul terreno delle libertà e dei diritti, infatti, l’innovazione costituzionale è grande, così come è profondo il

mutamento degli strumenti che devono garantirne l’attuazione. Non vi è soltanto una restaurazione piena dei diritti di

libertà, e un allargamento del loro catalogo. Cambia radicalmente la scala dei valori di riferimento, dalla quale scompare

proprio quello storicamente fondativo, la proprietà, trasferita nella parte dei rapporti economici, spogliata dell’attributo

della inviolabilità, posta in relazione con l’interesse sociale (art. 42.).”

S. RODOTÀ,

La libertà e i diritti, in “Storia dello Stato italiano dall’unità a oggi”, Roma, 1995

“La Costituzione – soprattutto nella prima parte – ha una forte ispirazione internazionalistica e può contare su un maggior

numero di norme relative ai rapporti internazionali rispetto allo Statuto Albertino…Si guarda con grande interesse a

organizzazioni come le Nazioni Unite…Si ribadisce con forza la volontà pacifista di un popolo costretto, suo malgrado, a

entrare nel vortice di una guerra non voluta e ancora sconvolto dalle conseguenze devastanti della sconfitta bellica.

In questo contesto nasce il famoso articolo 11 della Costituzione che proclama solennemente il ripudio della guerra

“come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” e

stabilisce, al tempo stesso, che l’Italia “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità

necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni

internazionali rivolte a tale scopo.”

G. MAMMARELLA-P. CACACE,

La politica estera dell’Italia, Roma-Bari, Laterza, 2006

“La carta costituzionale è estesa, cioè ampia e per quanto possibile dettagliata nelle sue prescrizioni. Una caratteristica

innovativa, questa, espressamente voluta dai costituenti. Altre costituzioni, quella statunitense per esempio (7 Articoli più

27 Emendamenti), sono meno ampie perché si limitano a dare indicazioni di massima ai legislatori e ai giudici. La

costituzione italiana, pur non essendo tra le più lunghe (ve ne sono anche con più di trecento articoli come quella

indiana), consta di 139 articoli, più diciotto disposizioni finali….L’innovazione rappresentata dall’estensività della

costituzione non consiste solo nel fatto che è più “lunga”. Consiste piuttosto nel tentativo di regolare in dettaglio il

maggior numero di aspetti possibili. È frutto di una scelta precisa dei costituenti l’avere per esempio elencati uno per uno

i diritti inviolabili dell’individuo, quando sarebbe bastato l’art. 2 che recita: “

La Repubblica riconosce e garantisce i

diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede

l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

P. CASTAGNETTI,

La costituzione italiana tra prima e seconda repubblica, Bologna, 1995

“In primo luogo, come, cosa doveva essere la costituzione? La costituzione della repubblica democratica italiana doveva

essere una

costituzione programmatica, cioè un insieme di regole fondamentali precise e valide immediatamente, ma

anche un programma di sviluppo, un insieme di direttive per la riforma della società, da realizzare gradualmente nel

tempo. Per esempio la costituzione doveva garantire al massimo diritti e doveri dei cittadini e, contemporaneamente,

impegnarsi a rendere concreti dei veri e propri diritti sociali, assolutamente nuovi nella storia italiana e piuttosto recenti

nella storia costituzionale contemporanea europea.”

P. CASTAGNETTI, ibidem, Bologna, 1995

“La ricorrenza del 60° anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione ci sollecita a un grande impegno comune per

porre in piena luce i principi e i valori attorno ai quali si è venuta radicando e consolidando l’adesione di grandi masse di

cittadini di ogni provenienza sociale e di ogni ascendenza ideologica o culturale al patto fondativo della nostra vita

democratica. Quei principi vanno quotidianamente rivissuti e concretamente riaffermati: e, ben più di quanto non accada

oggi, vanno coltivati i valori – anche e innanzitutto morali – che si esprimono nei diritti e nei doveri sanciti dalla

Costituzione. Nei doveri non meno che nei diritti. Doveri, a cominciare da quelli “inderogabili” di solidarietà politica,

economica e sociale, che debbono essere sollecitati da leggi e da scelte di governo, ma debbono ancor più tradursi in

comportamenti individuali e collettivi.”

Intervento

del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella seduta comune del Parlamento

in occasione della celebrazione del 60° anniversario della Costituzione, 23 gennaio 2008

Pag. 8/9

Sessione ordinaria 2008

Prima prova scritta

4. AMBITO TECNICO – SCIENTIFICO

ARGOMENTO: Quale idea di scienza nello sviluppo tecnologico della società umana.

DOCUMENTI

“Quando la nostra vita umana giaceva per terra/turpemente schiacciata da una pesante religione/che mostrava dal cielo

l’orribile faccia/sopra i mortali, per la prima volta un uomo mortale,/un Greco, osò contro di quella alzare lo sguardo/e

per primo resisterle contro; né la fama dei Numi/né il fulmine lo distrusse né la minaccia del cielo/strepitoso lo spaventò;

ché anzi il desiderio/gli crebbe più forte e più acre lo strinse,/di rompere egli per primo/le porte serrate della natura.

E vinse/la forza dell’animo; e andò lontano, solo,/di là dalle fiammanti barriere dell’universo/e tutto l’immenso

attraversò con la mente/illesa, e a noi vittorioso ritorna e ci svela/il segreto dei corpi che nascono e come alle cose/è fisso

un termine e limitato il potere./Così la religione fu calpestata/sotto i piedi mortali/e quella vittoria ci solleva alle stelle./”

LUCREZIO, De Rerum Natura, I, vv. 62-79, trad. E. Cetrangolo, Sansoni, Firenze, 1969

“Nel corso della storia è sempre accaduto che l’uomo si sia trovato in una situazione di incertezza di fronte a due modi

profondamente diversi di interpretare la realtà. Fu senza dubbio questo il caso che si verificò alla fine del Seicento,

quando gli scienziati e i filosofi razionalisti – Isaac Newton, John Locke, René Descartes e altri – misero in discussione

alcuni dogmi della Chiesa, fra i quali anche una dottrina fondamentale: quella che considerava la terra come una

creazione di Dio e, quindi, dotata di valore intrinseco. I nuovi pensatori propendevano per una visione più materialistica

dell’esistenza, fondata sulla matematica e sulla «ragione». Meno di un secolo dopo, gli insorti delle colonie americane e i

rivoluzionari francesi scalzarono il potere monarchico, che sostituirono con la forma di governo repubblicana,

proclamando «il diritto inalienabile» dell’uomo «alla vita, alla libertà, alla felicità e alla proprietà». Alla vigilia della

Rivoluzione americana, James Watt brevettò la macchina a vapore, istituendo un nesso fra il carbone e lo spirito

prometeico della nuova era; l’umanità mosse così i suoi primi, malfermi passi verso lo stile di vita industriale che, nei

due secoli successivi, avrebbe radicalmente cambiato il mondo.”

J. RIFKIN, Economia all’idrogeno, Mondadori, 2002

“Nel suo

New Guide to Science, Isaac Asimov disse che la ragione per cercare di spiegare la storia della scienza ai non

scienziati è che nessuno può sentirsi veramente a proprio agio nel mondo moderno e valutare la natura dei suoi problemi

– e le possibili soluzioni degli stessi – se non ha un’idea esatta di cosa faccia la scienza. Inoltre, l’iniziazione al

meraviglioso mondo della scienza è fonte di grande soddisfazione estetica, di ispirazione per i giovani, di appagamento

del desiderio di sapere e di un più profondo apprezzamento delle mirabili potenzialità e capacità della mente umana.…La

scienza è una delle massime conquiste (la massima, si può sostenere) della mente umana, e il fatto che il progresso sia

stato in effetti compiuto, in grandissima parte, da persone di intelligenza normale procedendo passo dopo passo a

cominciare dall’opera dei predecessori rende la vicenda ancor più straordinaria, e non meno.”

J. GRIBBIN

, L’avventura della scienza moderna, Longanesi, 2002

“Francesco Bacone concepì l’intera scienza come operante in vista del benessere dell’uomo e diretta a produrre, in ultima

analisi, ritrovati che rendessero più facile la vita dell’uomo sulla terra. Quando nella Nuova Atlantide volle dare

l’immagine di una città ideale, non si fermò a vagheggiare forme perfette di vita sociale o politica ma immaginò un

paradiso della tecnica dove fossero portati a compimento le invenzioni e i ritrovati di tutto il mondo.…La tecnica, sia

nelle sue forme primitive sia in quelle raffinate e complesse che ha assunto nella società contemporanea, è uno strumento

indispensabile per la sopravvivenza dell’uomo. Il suo processo di sviluppo appare irreversibile perché solo ad esso

rimane affidata la possibilità della sopravvivenza del numero sempre crescente degli esseri umani e il loro accesso a un

più alto tenore di vita.”

N. ABBAGNANO, Dizionario di Filosofia, Torino, UTET, 1971

“Vi sono due modi secondo cui la scienza influisce sulla vita dell’uomo. Il primo è familiare a tutti: direttamente e ancor

più indirettamente la scienza produce strumenti che hanno completamente trasformato l’esistenza umana. Il secondo è

per sua natura educativo, agendo sullo spirito. Per quanto possa apparire meno evidente a un esame frettoloso, questa

seconda modalità non è meno efficiente della prima. L’effetto pratico più appariscente della scienza è il fatto che essa

rende possibile l’invenzione di cose che arricchiscono la vita, anche se nel contempo la complicano.”

A. EINSTEIN, Pensieri degli anni difficili, trad. ital. L. Bianchi, Torino, Boringhieri, 1965

“Questa idea dell’incremento tecnico come onda portante del progresso è largamente diffusa; qualcuno l’ha chiamata

«misticismo della macchina». Noi ci vediamo vivere nell’era del computer o nell’era nucleare, succedute all’era del

vapore del XIX secolo. Si pensa a ogni periodo nei termini della tecnologia dominante, risalendo fino alla storia

primitiva dell’uomo. Pensiamo allora allo sviluppo dagli utensili di pietra a quelli di bronzo, e poi al sopravvenire

Pag. 9/9 Sessione ordinaria 2008

Prima prova scritta

d’un’età del ferro, quasi una logica progressione tecnica che trascina nella propria corrente l’evoluzione sociale.

Pensiamo a ciascuna età nei termini dell’impatto della tecnica sulle faccende umane, e raramente indaghiamo sul

processo contrario.…Così nello sviluppo della tecnologia moderna, non occorre intendere solamente l’influenza degli

strumenti e delle tecniche sulla società, bensì l’intero ventaglio delle «forze reciprocamente interagenti» che ha dato

luogo agli spettacolari passi avanti del nostro tempo. Come si è espresso un altro studioso dell’evoluzione umana

[Solly Zuckerman], «la tecnologia è sempre stata con noi. Non è qualcosa al di fuori della società, qualche forza esterna

dalla quale veniamo sospinti…la società e la tecnologia sono…riflessi l’una dell’altra».”

A. PACEY,

Vivere con la tecnologia, Roma, 1986

“Non intendo certo sbrogliare l’intricatissimo rapporto tra scienza e tecnologia, ma solo rilevare che oggi, soprattutto

grazie all’impiego delle tecnologie informatiche e della simulazione, la nostra capacità di agire ha superato di molto la

nostra capacità di prevedere.…La tecnologia è importante per ciò che ci consente di fare, non di capire.…A cominciare

dalla metà del Novecento la tecnologia ha assunto una velocità tale da non permettere a volte alla scienza di giustificare e

spiegare teoricamente, neppure a posteriori, il funzionamento dei ritrovati tecnologici. La scienza si è così ridotta a

difendere posizioni via via più difficili, tanto più che le radici dell’accelerazione tecnologica non sono da ricercarsi

all’interno dello sviluppo scientifico, bensì nell’ambito della tecnologia stessa. Infatti è stata l’informatica che, con il

calcolatore, ha fornito all’innovazione uno strumento, o meglio un metastrumento, flessibile e

leggero che ha impresso

un’accelerazione fortissima alle pratiche della progettazione.”

G. O. LONGO,

Uomo e tecnologia: una simbiosi problematica, Ed. Univ. Trieste, 2006

“Le aziende subiranno più cambiamenti nei prossimi dieci anni di quanti ne abbiano sperimentati negli ultimi cinquanta.

Mentre stavo preparando il discorso che avrei dovuto tenere al nostro primo summit dei CEO (Chief Executive Officer),

nella primavera del 1997, meditavo sulla natura specifica dei mutamenti che l’era digitale avrebbe imposto al mondo

imprenditoriale. Volevo che il mio discorso non si fermasse agli strepitosi vantaggi offerti dalla tecnologia, ma

affrontasse anche i problemi con i quali i dirigenti di un’azienda devono combattere tutti i giorni. In che modo la

tecnologia può contribuire a migliorare la gestione di un’impresa? In che modo trasformerà le aziende? In che modo può

aiutarci a mettere a punto una strategia vincente per i prossimi cinque o dieci anni?”

B. GATES,

Business @lla velocità del pensiero, Mondadori, 1999

Tema di maturità : traccia dell’analisi del testo

Prima prova di italiano all’esame di Stato
 
Gli organi di stampa cominciano a pubblicare gli stralci delle tracce assegnate.
 
Questi gli argomenti:
1) Montale: analisi del testo Ripenso il tuo sorriso (da Ossi di seppia)
 

P000 – ESAMI DI STATO CONCLUSIVI DEI CORSI DI STUDIO DI ISTRUZIONE

SECONDARIA SUPERIORE

PROVA DI ITALIANO

(per tutti gli indirizzi: di ordinamento e sperimentali)

Svolgi la prova, scegliendo una delle quattro tipologie qui proposte.

TIPOLOGIA A – ANALISI DEL TESTO

Eugenio MONTALE,

Ripenso il tuo sorriso, (da Ossi di seppia, 1925)

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida

scorta per avventura

tra le petraie d’un greto,

esiguo specchio in cui guardi un’ellera

i suoi corimbi;

e su tutto l’abbraccio d’un bianco cielo quieto.

5 Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,

se dal tuo volto s’esprime libera un’anima ingenua

,

o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua

e recano il loro soffrire con sé come un talismano

.

10

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie

sommerge i crucci estrosi

6 in un’ondata di calma,

e che il tuo aspetto s’insinua nella mia memoria grigia

schietto come la cima d’una giovinetta palma.

Eugenio Montale

(Genova, 1896 – Milano, 1981) da autodidatta (interruppe studi tecnici per motivi di salute),

approfondì i suoi interessi letterari, entrando inizialmente in contatto con ambienti intellettuali genovesi e torinesi. Nel

1925 aderì al Manifesto degli intellettuali antifascisti promosso da Benedetto Croce. Nel 1927 si trasferì a Firenze, ove

lavorò prima presso una casa editrice e poi presso il Gabinetto Scientifico Letterario Viesseux. Nel dopoguerra si stabilì a Milano, dove collaborò al “Corriere della Sera” come critico letterario e al “Corriere dell’Informazione” come critico musicale. Le sue varie raccolte sono apparse tra il 1925 (

Ossi di seppia) e il 1977 (Quaderno di quattro anni). Nel 1975 ricevette il Premio Nobel per la letteratura. La sua produzione in versi, dopo l’iniziale influenza dell’Ermetismo, si è svolta secondo linee autonome.

1. Comprensione del testo

Dopo una prima lettura riassumi brevemente il contenuto informativo della lirica in esame.

2. Analisi del testo

2.1. Nella prima strofa il poeta esprime, in una serie di immagini simboliche, da una parte la sua visione della realtà e dall’altra il ruolo salvifico e consolatorio svolto dalla figura femminile. Individua tali immagini e commentale.

2.2. Nel verso 2 ricorre l’allitterazione della “

r”. Quale aspetto della realtà sottolinea simbolicamente la ripetizione di tale suono?

2.3. Il ricordo della donna è condensato nel suo viso e nel sorriso, nel quale si manifesta, “

libera”, la sua “anima”

(v. 6). Prova a spiegare in che senso il portare con sé la sofferenza per il male del mondo può essere, come dice il poeta, “

un talismano” (v. 8) per un’anima e come questa condizione possa essere altrettanto serena che quella di un’anima “ingenua” non toccata dal male (v. 6).

2.4. Nella ultima strofa ricorrono espressioni relative sia alla condizione interiore del poeta, sia alla “

pensata effigie” (v. 9) della donna. Le prime sono riconducibili al motivo dell’inquietudine, le seconde a quello della calma. Commenta qualche espressione, a tuo parere, più significativa relativa a entrambi i motivi e in particolare il paragone presente nell’ultimo verso.

1) avventura: caso

2 ellera: edera

3 corimbi: infiorescenze a grappolo

4 ingenua: non toccata dal male del mondo

5 talismano: amuleto, portafortuna

6 estrosi: inquieti

2.5. Analizza la struttura metrica (tipi di versi, accenti e ritmo, eventuali rime o assonanze o consonanze), le scelte lessicali (i vocaboli sono tipici del linguaggio comune o di quello letterario o di entrambi i tipi?) e la struttura sintattica del testo e spiega quale rapporto si può cogliere tra le scelte stilistiche e il tema rappresentato.

3. Interpretazione complessiva e approfondimenti

Sviluppa con osservazioni originali, anche con riferimento ad altri testi dello stesso poeta e/o a opere letterarie e artistiche di varie epoche, il tema del ruolo salvifico e consolatorio della figura femminile. In alternativa inquadra la lirica e l’opera di Montale nel contesto storico-letterario del tempo.