Un codice etico per lo storico
Traduzione della versione di greco uscita all’esame di Stato
Un codice etico per lo storico
Tale (deve essere) per me lo storico. Sia sicuro, imparziale, libero, amico della franchezza e della verità, propenso a chiamare, come dice il poeta comico, fichi i fichi (cioè a chiamare le cose con il loro nome), barca la barca, senza ricorrere né all’odio, né all’amicizia (cioé: senza attribuire giudizi negativi per odio o giudizi positivi per amicizia), senza impietosirsi, senza esitare senza lasciarsi intimorire, (sia) giudice equo, benevolo nei confronti di tutti, fino al punto di non concedere all’uno o all’altro più del dovuto, (sia) straniero nelle (sue) opere e sia senza patria, autonomo, senza un padrone, senza calcolare che cosa sembrerà conveniente a costui[1], ma raccontando che cosa è (realmente) avvenuto.
Tucidide, dunque, stabilì ciò molto bene e distinse pregi e difetti dello storico (traduzione libera. Letteralmente: dello scrivere in prosa), vedendo che Erodoto era ammirato a tal punto che i suoi libri furono intitolati col nome delle Muse.
(Tucidide) afferma, dunque, di scrivere la storia come possesso per sempre anziché come una contesa (gara) per il presente, e di non perseguire (di non amare) (il mito) la narrazione del mito, ma di lasciare in eredità ai posteri la verità degli eventi (delle cose accadute). Ed aggiunge anche l’utile e quel che uno che ragioni in modo corretto potrebbe considerare il fine della storia, cioè che se mai si verificassero di nuovo eventi simili (a quelli del passato), (gli uomini) potrebbero, dice, affrontare adeguatamente le circostanze presenti, volgendo lo sguardo alle cose già scritte prima.
La versione è nel complesso abbastanza semplice, anche se un po’ più articolata nella parte centrale.
Diverse le espressioni fraseologiche presenti anche nel dizionario.
Nel testo ministeriale manca un pronome dimostrativo (vedere nota) presente nel testo originario di Luciano.
[1] Nel testo greco originale: a questo o a quello. Infatti nel testo originale, ma non in quello fornito dal ministero, ci sono due pronomi dimostrativi, posti l’uno in alternativa all’altro. Nel testo ministeriale ce n’è uno solo, quindi bisogna tradurre a costui.