Italia Spagna, come finirà?

Si accettano…previsioni…
 
Italia – Spagna, come finirà?
 
A voi l’ardua sentenza!!
 
Intanto la Svezia …. ed Ibrahimovic ……
 
Un po’ mi dispiace per la Svezia e per la Grecia.
 
Ma il mio auspicio è che, alla fine, resteremo noi azzurri al comando.
 
Sarà così?
 
Intanto domenica chi vincerà e con che risultato?

Solo e pensoso

Solo e pensoso
 
Solo e pensoso i più deserti campi
vo misurando a passi tardi e lenti,
e gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio uman l’arena stampi.
 
 
Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché ne gli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi
 
 
sì ch’io credo ormai che monti e piagge
 e fiumi e selve sappian di che tempre
sia la mia vita ch’è celata altrui.
 
 
Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco et io co llui.
 
(Petrarca, Canzoniere, XXXV)
 
Questo sonetto appartiene alla sezione del Canzoniere "In vita" di lLaura.
 
Il poeta cerca di evitare gli sguardi degli uomini per non far trasparire la sofferenza d’amore che attanagia il suo cuore. ma, pur attraversando luoghi solitari, con un paesaggio sullo sfondo che testimonia le sue tribolazioni, non riesce a liberarsi di Amore dal quale è sempre accompagnato e con il quale "ragiona".
 
E’ il sonetto della fuga dal mondo, della ricerca della solitudine.
 
Un testo introspettivo che ci presenta Petrarca non solo come avido ricercatore di gloria, ma anche come uomo solitario e schivo.
 
Anche per tale sonetto il Petrarca può essere a ragion veduta definito il primo poeta moderno!

Connessione con Vista 2

Problemi di connessione con Vista su alcuni siti
 
Può dipendere dal fatto che nel PC non sono stati installeti Flash macromedia e javascript?

Tracce seconda prova psico – pedagogico

BRP1 – ESAME DI STATO DI ISTRUZIONE SECONDARIA SUPERIORE

CORSO SPERIMENTALE – Progetto "BROCCA"

Indirizzo:

SOCIO – PSICO – PEDAGOGICO

Tema di:

PEDAGOGIA

Il candidato è tenuto a svolgere, a sua scelta, due temi tra quelli proposti:

I

"Sia nel mondo umano che in quello animale il gioco è prerogativa di individui giovani tesi all’esplorazione del mondo circostante e all’apprendimento delle regole per controllarlo sul modello adulto. Nel mondo umano…entrano in gioco la vita emotiva, quella intellettiva, i processi di socializzazione e di educazione, che proprio nell’attività ludica trovano le loro prime espressioni.

Dal punto di vista educativo il gioco risponde alla dinamica dell’apprendimento dove le risposte vengono modificate da stimolazioni ordinate a rinforzare la risposta o a estinguerla. Questo processo è assolto dal gioco perché consente di passare gradualmente dai problemi più semplici ai più complessi, di verificare immediatamente il successo o l’errore e di progredire a ritmo individuale nella sequenza dei problemi espressi in forma di gioco. L’apprendimento attraverso il gioco inizia molto precocemente, sin dal livello dei giochi funzionali della prima infanzia. In seguito, con i giochi simbolici il bambino impara a evocare situazioni irreali. Infine nell’età scolare, con i giochi secondo regole, si allena all’ordinamento e alla classificazione, alla consequenzialità delle sue scelte e al controllo delle scelte altrui".

U. GALIMBERTI,

Enciclopedia di Psicologia, Milano, Garzanti, 1999

Rifletti sul contenuto del brano sopra riportato e rispondi alle seguenti domande:

Quali attività vanno definite come gioco?

Da quali bisogni scaturiscono le attività ludiche?

Quali sono le principali teorie del gioco?

Quale contributo al processo formativo può venire dalle attività ludiche?

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Sessione ordinaria 2008 Seconda prova scritta

BRP1 – ESAME DI STATO DI ISTRUZIONE SECONDARIA SUPERIORE

CORSO SPERIMENTALE – Progetto "BROCCA"

Indirizzo: SOCIO – PSICO – PEDAGOGICO

Tema di: PEDAGOGIA

II

"Come afferma Paul Ricoeur, "le opere narrative sono modelli per la ridescrizione del mondo". In realtà, il racconto non è in se stesso il modello, bensì, per così dire, un’esemplificazione dei modelli presenti nella nostra mente….I modi in cui rileggiamo un’opera narrativa mutano continuamente: di volta in volta la intendiamo in senso letterale, morale, allegorico e mistico.

La funzione della letteratura come arte è quella di aprirci ai dilemmi, alle ipotesi, alla vasta gamma di mondi possibili a cui un testo può fare riferimento; la letteratura è veicolo di libertà e di chiarezza, strumento dell’immaginazione e, anche, della ragione.

Abbiamo bisogno di poesie e di romanzi che ci aiutino a "ri-creare" continuamente il mondo, nonché di una critica letteraria che esalti i modi sempre nuovi in cui gli esseri umani cercano il significato e la sua incarnazione nella realtà o, meglio, in quelle ricche realtà che noi siamo in grado di creare".

J. BRUNER,

La mente a più dimensioni, R. Rini, Bari, Laterza, 1993

Rifletti sul contenuto del brano sopra riportato e rispondi, alle seguenti domande:

Che cosa si intende per educazione letteraria?

Quale contributo può fornire l’educazione letteraria al processo formativo complessivo?

Attraverso quali strumenti didattici si promuove l’educazione letteraria?

Quali nessi intercorrono fra l’approccio alla letteratura da un lato e l’educazione dei sentimenti e la ricerca di significati dall’altro?

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Sessione ordinaria 2008 Seconda prova scritta

BRP1 – ESAME DI STATO DI ISTRUZIONE SECONDARIA SUPERIORE

CORSO SPERIMENTALE – Progetto "BROCCA"

Indirizzo:

SOCIO – PSICO – PEDAGOGICO

Tema di:

PEDAGOGIA

III

"Nell’insegnamento il richiamo all’esperienza diretta dei fatti ha giocato un ruolo polemico di una certa rilevanza contro la pseudo-scienza tutta cartacea. Di qui veniva l’istanza di ravvivare l’insegnamento scientifico da un lato mediante richiami alla storia della scienza e degli scienziati e dall’altro mediante la esecuzione diretta in aula di alcuni esperimenti "classici", invitando gli alunni ad osservare, annotare, misurare, manipolare e a mettere a fuoco gli aspetti ricorrenti, isolando alcune variabili significative. Allo scopo si dovevano dotare le scuole di laboratori e predisporre schede-guida di esperimenti pilota. A sostegno di questa pratica didattica stava la convinzione che i ragazzi potessero pervenire alla formulazione di leggi scientifiche a partire dai fatti osservati, e quindi in maniera induttiva. Per decenni questa è stata la parola d’ordine, almeno fino a quando la critica epistemologica più matura (per es. di K.R. POPPER) ha dimostrato la fallacia di tante pretese induzioni e ha richiamato allo spirito genuino del metodo sperimentale, che procede piuttosto per ipotesi e messa alla prova di esse. Queste critiche non fanno venire meno l’opportunità di cimentare gli alunni con le prove di laboratorio: ma danno ad esse tutt’altro senso di quello di una induzione "cumulativa" da fatti ripetuti.

M. LAENG,

Didattica delle scienze, in "Enciclopedia Pedagogica", Brescia, La Scuola, 1994

Rifletti sul contenuto del brano sopra riportato e rispondi alle seguenti domande:

Quali differenze intercorrono fra scienze naturali, scienze esatte e scienze umane?

Qual è il ruolo delle scienze della natura nel processo formativo?

Qual è il senso del dibattito sviluppatosi nei decenni recenti sull’induttivismo?

Pag. 4/4 Sessione ordinaria 2008 Seconda prova scritta

BRP1 – ESAME DI STATO DI ISTRUZIONE SECONDARIA SUPERIORE

CORSO SPERIMENTALE – Progetto "BROCCA"

Indirizzo:

SOCIO – PSICO – PEDAGOGICO

Tema di:

PEDAGOGIA

IV

"Come insegnante devo sapere che senza la curiosità che mi muove, che mi pone interrogativi, che mi inserisce nella ricerca, non imparo né insegno. Esercitare la mia curiosità in modo corretto è un diritto che ho come persona e al quale corrisponde il dovere di lottare per esso.

La costruzione o la produzione della conoscenza implica l’esercizio della curiosità, la sua capacità critica. La cosa fondamentale è che insegnante e alunni sappiano che la loro posizione è dialogica, aperta, curiosa, investigativa e non passiva.

In questo senso, il buon insegnante è quello che riesce, mentre parla, a trarre l’alunno fino all’intimità del movimento del suo pensiero. La sua lezione è cosi una sfida e non una

ninna nanna.

I suoi alunni si stancano, ma non si addormentano. Si stancano perché accompagnano il movimento del suo pensiero, ne sorprendono le pause, i dubbi, le incertezze".

P. FREIRE,

Pedagogia dell’autonomia, EGA Editore, 2004

Alla luce delle tue conoscenze ed esperienze, illustra:

L’educazione alla ricerca ed alla curiosità.

Il rapporto docente-alunno.

Metodologie attive di insegnamento- apprendimento.

____________________________

Durata massima della prova: 6 ore.

È consentito soltanto l’uso del dizionario di italiano.

Non è consentito lasciare l’Istituto prima che siano trascorse 3 ore dalla dettatura del tema.

traccia matematica scientifico

M557 – ESAME DI STATO DI LICEO SCIENTIFICO

CORSO DI ORDINAMENTO

Indirizzo: SCIENTIFICO

Tema di:

MATEMATICA

Il candidato risolva uno dei due problemi e risponda a 5 dei 10 quesiti del questionario.

PROBLEMA 1

Il triangolo rettangolo ABC ha l’ipotenusa AB = a e l’angolo

3ˆπ=BAC.

  1. a)

Si descriva, internamente al triangolo, con centro in B e raggio x, l’arco di circonferenza di estremi P e Q rispettivamente su AB e su BC. Sia poi R l’intersezione con il cateto CA dell’arco di circonferenza di centro A e raggio AP. Si specifichino le limitazioni da imporre ad x affinché la costruzione sia realizzabile.

 

b) Si esprima in funzione di x l’area S del quadrilatero mistilineo PQCR e si trovi quale sia il valore minimo e quale il valore massimo di S(x).

c)

Tra i rettangoli con un lato su AB e i vertici del lato opposto su ciascuno dei due cateti si determini quello di area massima.

d)

Il triangolo ABC è la base di un solido W. Si calcoli il volume di W sapendo che le sue sezioni, ottenute tagliandolo con piani perpendicolari ad AB, sono tutti quadrati.

 

PROBLEMA 2

Assegnato nel piano il semicerchio Г di centro C e diametro AB = 2 , si affrontino le seguenti questioni:

  1. a)

Si disegni nello stesso semipiano di Г un secondo semicerchio Г1 tangente ad AB in C e di uguale raggio 1. Si calcoli l’area dell’insieme piano intersezione dei due semicerchi Г e Г1

 

b) Si trovi il rettangolo di area massima inscritto in Г.

c)

Sia P un punto della semicirconferenza di Γ, H la sua proiezione ortogonale su AB. Si pongaxBC

e si esprimano in funzione di x le aree S1 e S2 dei triangoli APH e PCH. P=ˆ

Si calcoli il rapporto)()()(21xSxSxf=

d)

Si studi f(x) e se ne disegni il grafico prescindendo dai limiti geometrici del problema.

 

soluzioni seconda prova inglese al linguistico

soluzione seconda prova di inglese (linguistico)

SECONDA PROVA: COMPRENSIONE TESTO LETTERARIO

    1. 1. Hawk Roosting refers to a hawk when it is perched on a tree and resting.

    2. 2. "I" refers to the hawk which is speaking to itself, considering its role in life almost like a person might.

    3. 3. The hawk is resting and reflecting,while perched on a tree branch high on top, it is motionless and in its sleep it dreams and rehearses its fixed ideas of hunting and killing.

    4. 4. The hawk takes advantage of its ability to fly high and float in the air with the sun rays blinding its preys.

    5. 5. God created the hawk as a perfect predator, it was conceived in every single feature, in its feathers as in its claws that are the weapons it uses in killing. Therefore all its power lies in its claws and the bird, being a God given creature, owns the whole nature.

    6. 6. The hawk underlines the fact that its body, as a matter of fact, is all natural and there is nothing altered or "man-made" in it, the noun "sophistry" also conveys the idea of something genuine and not affected.

    7. 7. In lines 20-24 the hawk stresses its power above the world, a power that does not require any recognition of its assertion of authority. It also reflects on its unchanged condition through time, the hawk has always been that way and it will always be.

    8. 8. The hawk has kept its state unchanged, it has not allowed its preys to find a way out, it will keep its world around as it is. The natural world does not change according to modernity, the laws regulating Nature have been the same since Creation.

    9. 9. There are plenty images conveying the powerful position of the bird and its cruelty, for example:

Powerful position:

    1. – line 1 : "I sit in the top of the wood"

    2. – line 12 : "Now I hold Creation in my foot"

    3. – line 14: "I kill where I please because it is all mine"

    4. – line 20: "No arguments assert my right"

    5. – line 21: "The sun is behind me"

    6. – line 24: "I am going to keep things like this"

Cruelty and violence:

    1. – line 4: "Or in sleep rehearse perfect kills and eat"

    2. – line 16: "My manners are tearing off heads"

    3. – line 17: "The allotment of Death"

    4. – line 19 : "Through the bones of the living"

SUMMARY

The poem deals with a hawk describing its nature. The bird is a predator and it has to kill preys to find food, therefore its body and actions are suiting such a purpose. Being a bird it flies high and overlooks the world below. The poem may symbolize the cruel powerful position and attitude of dictators, represented in the personification of the hawk itself who shares human characteristics, who rule in the human world without respecting human rights.

A cura della professoressa Claudia Groffi

Liceo Linguistico Grazia Deledda di Genova

 

SECONDA PROVA INGLESE: TESTO ATTUALITA’

  1. 1. People would be shocked to know that their garden furniture has helped to increase the poverty in Central Africa, therefore threatening and contributing to the long -term survival of communities around the globe.

  2. 2. The Ngola Baka are typical examples of Pygmy hunter-gatherer communities in Cameroon. They are considered to be hunter-gatherer communities because they live on plants and animals found in the forest. They also produce medicine from barks, roots and leaves, in the neighbouring wild.

  3. 3. It is unjust that logging and mining companies legally exploit millions of hectares in the Congo Basin forests, and start up industrial logging concessions. Trees are cut down and exported to Europe for tastes of luxury, while Ngola Baka becomes a poorer, hungrier place.

  4. 4. The new forest-use maps to illustrate the huge overlap between Baka traditional plans and the legal boundaries of neighbouring logging concessions.

  5. 5. By Cameroon law, commercial loggers should consult with local communities, both for documentation and negotiation purposes, thus avoiding any conflicts in community areas. Unfortunately there is little evidence of this occurring in Central Africa.

  6. 6. According to the writer, GPS mapping technologies help defending forests because communities like the Baka, are putting themselves on the map, in this way, giving evidence of the traditional forest use. This helps them to have a stronger hold both in negotiations and support from conservation agencies.

  7. 7. This quotation taken from lines 49 – 50 means that " battery poultry farming" in the UK is considered to be cruel, whereas Europeans are not aware of far more serious problems like the logging injustices in Africa, where forest communities are struggling to survive both in health services and very basic educational ones.

    SUMMARY

    This text taken from the BBC News Online, 11th February 2008 challenges Europeans and consumers all over the world to help stop forest destruction in Central Africa. Hunter-gatherer communities like the Baka are struggling to survive as large areas are exploited by European logging and mining companies. Some local communities like CED or the UK – FPP are supporting these people but much more can be done, both through information and awareness into the problem and help from the European Timber dealers.

    A cura della Prof Pamela Erasmus

    Liceo Grazia Deledda Genova

  8.  

    Arduino Candela

    Arduino Candela, un ragazzo di venti anni di Volturara Irpina, è morto in località Campolongo nel tantativo di salvare una ragazza avellinese di 26 anni.
     
    Un ragazzo, ventenne, che ha sacrificato la propria vita per salvare quella di un’altra persona dovrebbe avere un riconoscimento.
     
    C’è chi propone di dedicargli una lapide o una strada proprio nelle vicinanze del luogo in cui è avvenuta la tragedia.
     
    Ebbene, potrebbe essere un giusto riconoscimento che, certo, non servirà a ridare la vita al giovane annegato, ma che almeno di lui farà vivere per sempre il ricordo adesso e in futuro.
    Riposa in pace, Arduino!!
     

    la traduzione della versione di greco

     
     

     

     

    Un codice etico per lo storico

     

    Traduzione della versione di greco uscita all’esame di Stato

     

     

     

     

     

     

     

    Un codice etico per lo storico

     

    Tale (deve essere) per me lo storico. Sia sicuro, imparziale, libero, amico della franchezza e della verità, propenso a chiamare, come dice il poeta comico, fichi i fichi (cioè a chiamare le cose con il loro nome), barca la barca, senza ricorrere né all’odio, né all’amicizia (cioé: senza attribuire  giudizi negativi per odio o  giudizi positivi per amicizia), senza impietosirsi, senza esitare senza lasciarsi intimorire, (sia) giudice equo, benevolo nei confronti di tutti, fino al punto di non concedere all’uno o all’altro più del dovuto, (sia) straniero nelle (sue) opere e sia senza patria, autonomo, senza un padrone, senza calcolare che cosa sembrerà conveniente a costui[1], ma raccontando che cosa è (realmente) avvenuto.

    Tucidide, dunque, stabilì ciò molto bene e distinse pregi e difetti dello storico (traduzione libera. Letteralmente: dello scrivere in prosa), vedendo che Erodoto era ammirato a tal punto che i suoi libri furono intitolati col nome delle Muse.

    (Tucidide) afferma, dunque, di scrivere la storia come possesso per sempre anziché come una contesa (gara) per il presente, e di non perseguire (di non amare) (il mito) la narrazione del mito, ma di lasciare in eredità ai posteri la verità degli eventi (delle cose accadute). Ed aggiunge anche l’utile e quel che uno che ragioni in modo corretto potrebbe considerare il fine della storia, cioè che se mai si verificassero di nuovo eventi simili (a quelli del passato), (gli uomini) potrebbero, dice, affrontare adeguatamente le circostanze presenti, volgendo lo sguardo alle cose già scritte prima.

     

    La versione è nel complesso abbastanza semplice, anche se un po’ più articolata nella parte centrale.

     

    Diverse le espressioni fraseologiche presenti anche nel dizionario.

     

    Nel testo ministeriale manca un pronome dimostrativo (vedere nota) presente nel testo originario di Luciano.

     


    [1] Nel testo greco originale: a questo o a quello. Infatti nel testo originale, ma non in quello fornito dal ministero, ci sono due pronomi dimostrativi, posti l’uno in alternativa all’altro. Nel testo ministeriale ce n’è uno solo, quindi bisogna tradurre a costui.

    Il mancato benefattore

     

    Il mancato benefattore: riflessioni generali (Pirandello docet!!) 

     

    Il "mancato benefattore" ….

     

    Chi sarà mai costui?

     

    Stiamo discutendo di una persona che svolge, all’interno del gruppo sociale in cui vive, un ruolo non comodo e non facile…

     

    Mi sforzo di non essere ermetico e cerco di spiegarmi meglio.

     

     

    Dopo aver riservato, nel blog, un po’ di spazio alle tracce della prima prova degli esami di Stato, vorrei adesso ritagliare un piccolo "cantuccio" (chiedo scusa se mi "approprio" in modo indegno di una citazione letteraria) per formulare delle riflessioni a cui sono stato spinto da diversi avvenimenti, di carattere personale, che tali resteranno, ma anche anche di dominio pubblico.

     

     

    Tra gli eventi pubblici annovero le vicende che riguardano la nostra nazionale ed il suo allenatore Donadoni.

     

    Una nazionale tanto criticata per la prima partita (forse anche giustamente) ed altrettanto esaltata dopo l’ultima partita.

     

    Un allenatore, Donadoni, che, stando ai giornali, sarebbe passato dall’ "inferno" del probabile esonero, dopo lo scontro con l’Olanda, al "paradiso" della riconferma e del probabile trionfo conseguenti alla partita con la Francia, dopo il "purgatorio" dell’attesa interlocutoria che ha fatto seguito al match con la Romania.

     

    Dileggiato, criticato, infine osannato: questo è accaduto al ct degli azzurri.

     

    Per lui, al momento, si è avuta una parabola ascendente, spesso, però, tale parabola può essere discendente!

     

     

     

    Così domenica, al termine della partita con la Spagna, basterà un semplice risultato, a determinare una conferma del giudizio positivo degli Italiani sul nostro

    allenatore o un suo drastico cambiamento.

      

     

    Anche In Italia,  in altri luoghi, accade ogni giorno qualcosa del genere: ed accade al "mancato benefattore" di turno.

     

    Costui viene elogiato (e non si sa con quanta sincerità) quando fa qualcosa di gradito agli altri.

     

    Ma, quando (come nel caso della partita con l’Olanda e con la Romania, o come in ogni altra situazione, anche privata e personale) non è possibile fare qualcosa di gradito, perché non c’è la possibilità di farlo, ecco che  il "mancato benefattore" viene posto sulla graticola, accusato, talvolta, con "motivazioni" che toccano aspetti personali che non dovrebbero entrare nel merito della discussione (sono pieni di questi "esempi" i giornali e non soltanto i giornali). 

     

    Accade nello sport, accade molto nella politica, accade negli ambienti di lavoro, accade anche nelle vita quotidiana di tutti i giorni, sia dei personaggi pubblici sia delle persone cosiddette comuni.

     

     

    Ciascuno di noi, evidentemente, ha una sua Italia – Olanda da scontare dopo aver avuto, magari, un’ Italia – Francia da inserire nei suoi bei ricordi.

     

    E’ così: vale per le persone "anonime" come per quelle famose.

     

     

    Tutti nell’inevitabile gioco del rovesciamento delle parti e delle sorti, si trovano a passare dal ruolo di "benefattore" a quello, un  po’ più scomodo, del "mancato benefattore".

     

    Quando ciò accade (e ne sanno qualcosa gli allenatori del passato e non soltanto loro) le lingue di altre persone che gravitano intorno "marciano" spesso a tappe forzate nell’impietosa battaglia di "demolizione" !

     

    Nel calcio italiano si sono abituati a ciò Sacchi, Vicini, Zoff, Donadoni….

     

    Nella vita quotidiana tanti altri, nel passato, nel presente e nel futuro, si sono abituati, si stanno abituando, dovranno abituarsi!

     

    Noi Italiani siamo fatti così: come nel gioco delle parti e delle maschere di pirandelliana memoria, siamo, a seconda dei "benefici" o dei "mancati benefici", Uno, Nessuno e Centomila !!

     

    Buonanotte!! 

     

    Errore prima traccia: secondo me….

    Errore nella traccia di Montale
     
    Secondo me, come a tutti, gli errori possono capitare anche a chi prepara le tracce per un esame di maturità.
     
    Non è il caso, almeno penso che non lo sia, di lasciarsi andare a critiche che esulano dall’aspetto puramente interpretativo e letterario.
     
     
    Allo stesso tempo non credo che gli studenti che hanno svolto questa traccia, parlando del "ruolo salvifico" della donna, debbano spaventarsi o stare in ansia più di tanto.
     
    Essi, infatti, hanno semplicemente risposto al quesito posto dalla traccia. Quindi non credo che ci saranno problemi per chi si è soffermato su questo aspetto.
     
     
    Come ha precisato il Ministro, verranno valutate in generale le capacità critiche e di analisi del testo letterario, al di là degli errori presenti nella traccia.
     
    Animo, dunque, e in bocca al lupo per la prova di domani!

    commenti alle tracce della prima prova

    I commenti alle tracce della prima prova
     
     
     
    In merito all’analisi del testo di Montale
     
    Maria Luisa Spaziani conferma che quei versi erano dedicati al ballerino russo Kniaseff
    A proporre le tracce è un team di esperti, il provvedimento viene poi firmato dal ministro

    L’ex compagna del poeta:
    "Hanno preso un abbaglio"

    L’Arcigay: "Interpretazione ridicola, forse si tratta di una censura maldestra"
    E qualcuno avanza il dubbio: "Gli studenti bocciati potrebbero appellarsi al Tar"

    ROMA – Chissà cosa hanno pensato gli studenti a cui era stato chiesto di commentare quei versi dedicati a una figura femminile, una volta scoperta la notizia. Eugenio Montale li aveva scritti per un uomo, non per una donna. "Ho dei dubbi sul fatto che Eugenio parlasse di una donna – conferma Maria Luisa Spaziani, per anni compagna del poeta e animatrice di un premio a lui dedicato – credo che il Ministero abbia preso un abbaglio". E’ un team di esperti, coordinati poi da un dirigente del ministero, che sottopone una rosa di tracce al ministro dell’Istruzione (nel caso specifico si parla ancora di Fioroni), che a sua volta firma la decisione, anche se in realtà la scelta viene spesso delegata ai suoi tecnici. E l’errore non è l’unico. Nel tema sullo straniero viene sbagliata una didascalia.

    L’ex compagna. Spaziani, anche lei poetessa, sorride quando le viene letta la traccia: "Il ruolo salvifico e consolatorio viene svolto da una figura femminile". E commenta: "Per me il ministero se l’è proprio inventata. Ho la netta impressione che ricordasse delle conoscenze maschili fatte durante l’adolescenza, a teatro, un ballerino o un compagno di scuola". E infatti è così. Quei versi sono dedicati a "K", al secolo il ballerino russo Boris Kniaseff. La poetessa si dice comunque contenta per la scelta della poesia: "Finalmente è stata scelta una lirica che non appartiene agli ultimi tre volumi di Montale".

    L’iter delle tracce. A formulare le possibili tracce è una squadra di esperti nelle varie discipline, circa 800, considerando i diversi indirizzi di studio. La supervisione è affidata da qualche decennio a un’ispettrice del ministero, Katia Petruzzi. La scelta finale spetta poi al ministro, che firma il provvedimento, anche se nella prassi delega la decisione finale ai suoi collaboratori. "Un errore gravissimo che grida vendetta, gli esperti meriterebbero di essere ‘bocciati”". Lo dichiara Luigi Camilloni, presidente dell’Osservatorio Sociale – l’augurio è che il ministero rifletta su quanto accaduto e corra ai ripari".

    Reazioni del mondo arcobaleno
    . Per l’Aricigay, quella del ministero è stata un’interpretazione ridicola. "Eugenio Montale non era omosessuale – dice Aurelio Mancuso – Si voleva forse tentare una maldestra censura per non incorrere in alcun dubbio ‘morale’, visto che quei versi scritti da un uomo parlano di un altro uomo?". Mentre Franco Grillini, componente della Costituente socialista e presidente gaynet, afferma: "non abbiamo un ministero della pubblica istruzione, ma della pubblica ignoranza".

    "I bocciati potrebbero fare ricorso". E qualcuno già si chiede se da questo errore potrebbero nascere delle cause legali, portate avanti da studenti bocciati. "Il ministero dell’Istruzione dovrebbe dare disposizioni a tutte le commissioni di considerare come un compito di fantasia – consiglia l’avvocato Isetta Barsanti Mauceri – il ricorso dello dovrebbe essere presentato al Tar, impugnando il giudizio negativo, che però dovrebbe riguardare soltanto il compito scritto di italiano".

    Il bis. In serata un sito si studenti, Universinet.it, avverte che esiste un secondo errore (minore), questa volta nella traccia sullo straniero. "La statua di marmo ritratta nella foto è effettivamente romana, ed è stata effettivamente realizzata nel i secolo a.C. – scrive il sito – ma gli autori del compito dimenticano di dire, che questa scultura "è solo una copia romana di un originale (probabilmente di bronzo) che risale al terzo secolo avanti cristo, che fu realizzato in un’antica città dell’asia minore e che celebrava un sovrano ellenistico".

    (18 giugno 2008)
     
     
    Commento al tema sulla Costituzione
     
    IL COMMENTO

    La nostra Carta, moderna e trascurata

    di Stefano Rodotà
    E’ SEMPRE buonissima cosa che nella scuola, e in ogni luogo, si ricordi che esiste ancora una Costituzione della Repubblica e che si inviti a discuterne il significato e la portata. Mi viene un dubbio, però, suscitato proprio dal riferimento iniziale ai versi di Dante. Davvero, in questi ultimi anni, vi è stata un’opera di illuminazione, o solo di buona informazione, intorno alla Costituzione, tale da mettere in condizione i cittadini, e dunque gli studenti, di comprenderne il valore, la sua modernità come carta dei diritti che ha colto con grande intuizione anticipatrice il senso che avrebbero assunto diritti come quello alla salute, che ha dato alla persona ed alla sua dignità un rilievo inedito?

    Nella discussione pubblica l’immagine forte della Costituzione capace di guardare lontano, "presbite" come la definì Piero Calamandrei, è stata sopraffatta da una critica che sottolineava il bisogno di cambiarla. E non tutti erano in grado di cogliere la distinzione tra cambiamento delle regole sul funzionamento delle istituzioni e difesa della parte relativa ai diritti. Mancando questa generale consapevolezza, non sono sicuro che la documentazione fornita agli studenti possa aver funzionato come il "lume"dantesco, spingendo a preferire questa traccia alle altre. Mi auguro di essere smentito dai fatti.

    (18 giugno 2008)
     
    Il commento al tema sull’ sms (bella l’idea di questa traccia!)
     
    IL COMMENTO

    Ti dico cos’è un sms, ma per lettera

    di STEFANO BARTEZZAGHI

    CARA SCUOLA, ieri i telegiornali parlavano dell’emozione di noi studenti alla vigilia dell’esame che continua a essere popolarmente chiamato "di maturità". Oggi ti scrivo questa lettera, durante l’esame medesimo, poiché me l’hai chiesta.
    Infatti la "traccia" che ho scelto, quella "di attualità", esordisce così: "Comunicare le emozioni: un tempo per farlo si scriveva una lettera, oggi un sms o una e-mail". Quello che mi chiedi, però, non è un sms o una e-mail per comunicarti la mia emozione di maturando. Mi chiedi un tema, e il tema, fra le forme di comunicazione, assomiglia soprattutto alla lettera.

    Deve essere una speciale malizia ministeriale, questa: i ragazzi di oggi non sanno più cosa sia una lettera, quindi chiediamogliene una. Cosa posso dirti delle lettere? So che mia madre si è sempre lamentata perché il mio babbo non gliene ha mai scritta una d’amore. So che nell’antologia di letteratura ne abbiamo "fatta" una molto importante, scritta da uno scrittore di Praga a suo padre che stava a Recanati. Sotto il banco ho un telefonino che la commissione non ha scoperto, e ho letto l’sms che mia madre essendo un po’ in ansia mi ha appena mandato: "E’ difficile? Vuoi 1 mano?". Appena il commissario si volta le rispondo: "Ho + o – finito. Torno subito".

    Cara Scuola, per concludere io non so cosa sia una lettera. So che se devo dire a un’amica a che ora esco oppure se in televisione passa un video che mi piace, prendo il telefonino e scrivo qualcosa. Tu parli di odori. A cosa ti riferisci? All’inchiostro? Il destinatario di una lettera la annusava? Questa cosa sarebbe assai curiosa, ma non so dirtene molto. Sai com’è; a te, voglio dire a Scuola, non se n’è parlato mai.

    (18 giugno 2008)
     
    Il commento al tema sul lavoro
     
    IL COMMENTO

    I due volti del lavoro offeso

    di LUCIANO GALLINO

    SARA’ INTERESSANTE vedere come i ragazzi hanno interpretato questo tema. Perché oggi la sicurezza del lavoro ha due facce, e ambedue sono offese. Della prima parla ogni giorno la cronaca. Dopo una promettente discesa, da molti anni il numero dei morti e dei mutilati sul lavoro si mantiene stabile su un livello scandalosamente alto. La recente legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ha quasi un anno, ma si tratta d’una legge delega, e prima che i relativi decreti attuativi producano i loro sperabili effetti ci vorranno anni.

    L’altra faccia del lavoro offeso è l’insicurezza dell’occupazione che attanaglia masse di lavoratori. Milioni di essi hanno contratti a termine, al di là dei quali è impossibile vedere. Altri milioni hanno un posto di lavoro a tempo indeterminato, ma debbono chiedersi ogni giorno se e quando un padrone invisibile non deciderà di sopprimerlo perché non rende abbastanza, o di trasferirlo in un altro paese dove il suo costo sarebbe dieci volte più basso. Le cause della doppia insicurezza del lavoro sono molteplici; non l’ultima di esse è la povertà delle culture che studiano il lavoro, lo governano, e costruiscono politiche e leggi per regolarlo. E’ bene che nel luogo dove tali culture si formano i ragazzi comincino a discuterne.
    (18 giugno 2008)

     
    Commenti e svolgimenti tratti da sito corriere.it
     
    Analisi del testo
     

    Premetto che sono per principio allergico all’analisi di un unico testo e per di più pilotata da una traccia prestabilita, perché quella traccia generalmente svia la lettura o l’imbriglia in un’interpretazione preconfezionata. Oltre tutto, in questa Maturità, la scelta del quarto componimento della terza sezione di Ossi di seppia di Montale non è felice, perché costituisce un testo poco rappresentativo dell’intera raccolta.

    Ma entriamo nei dettagli. La traccia prevede, prima di tutto, che lo studente riassuma brevemente il «contenuto informativo della lirica in questione». Una poesia ha il valore di una notizia? Non lo sapevo. Lo studente, più saggio degli esperti del ministero, avrà proceduto a fare un semplice riassunto di ciò che i versi di Montale sanno evocare. La prima strofa mette in scena il ricordo di un «sorriso» che è come «un’acqua limpida», vista per caso, «tra le petraie d’un greto», una sorta di piccolo lago in cui si rispecchia l’edera e più in alto ancora «l’abbraccio d’un bianco cielo». Montale è qui chiarissimo: mette in primo piano un ricordo caro. Il Ministero complica tutto perché chiede di individuare la «visione della realtà» del poeta e quella del «ruolo salvifico e consolatorio della figura femminile». Siamo nei guai. Qui c’è un errore grossolano: la poesia è dedicata a Baris Kniaseff che donna non è, ma un vecchio amico ora «lontano». E allora cosa fare? Bisticciare con gli esperti o fare finta di niente? Dire che la ripetizione di tante «r» sta per una realtà ostile e «l’acqua limpida» per una donna che salva, sarà stata forse la scelta più accomodante.

    E’ chiaro che tutto il resto va ora a precipizio perché la traccia, mentre s’intestardisce a mettere in scena una donna, chiede di spiegare (con un italiano traballante) in «che senso il portare con sé la sofferenza per il mondo può essere, come dice il poeta, "un talismano" per un’anima e come questa condizione possa essere altrettanto serena che quella di un’anima "ingenua" non toccata dal male». Ma se si leggono i versi non c’è questa equazione, ma solo una sorta d’interrogativa indiretta in cui ci si chiede se l’amico sia oggi un’anima ingenua o un’anima che soffre.

    Lo studente saggio avrà a questo punto mandato a quel paese i signori del ministero e nell’ultima strofa seguirà Montale che, al ricordo della «pensata effigie» dell’amico, sommerge i propri «crucci estrosi». Poi, se sarà stato in grado, avrà fatto la sua bella analisi stilistica del componimento e quindi parlato genericamente della poesia di Montale. Tranquilli ragazzi, niente paura. Con esperti ministeriali così poco competenti, il vostro tema meriterà comunque un punteggio pieno.

    Giorgio De Rienzo
    18 giugno 2008

    Tipologia B

     

    Una traccia figlia di un’anomalia italiana: le troppe morti sul lavoro. Fa persino orrore doverla leggere: il lavoro tra sicurezza e produttività. Come a dire che il lavorare, e cioè prestare proprie energie «contro il corrispettivo di una retribuzione», come si legge nell’Enciclopedia Universale edita da Il Sole 24 ore, debba condursi tra il proprio rischio personale (la sicurezza) e il fatto di essere funzionale ed efficace (la produttività). Non quindi un’attività normale così come era stata immaginata dai cosiddetti padri della Patria nello scrivere la Costituzione: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società».

    Da quel terribile binario imposto tra sicurezza e produttività ne esce invece una sorta di nemico e non di attività centrale e costitutiva di una comunità come dovrebbe essere il lavoro. Certo, è la realtà purtroppo a imporre una visione così drammatica. La realtà fatta di due operai, per giunta extracomunitari e non in regola, morti soltanto la scorsa settimana a Milano. O dei sei operai uccisi dalle esalazioni e dai liquami tossici di una vasca in Sicilia. Uno stillicidio continuo nel quale non passa giorno che il nostro Paese non paghi un tremendo tributo al lavoro. Occuparsi di sicurezza diventa quindi un obbligo. Contrastare il lavoro irregolare e investire sulla sicurezza, è «prioritario», come richiesto dal Rapporto Isfol del 2007.

    Solo questa battaglia potrà permetterci di occuparci pienamente di rendere il lavoro più «conforme alle aspettative degli individui, sia per la qualità del lavoro disponibile per i nuovi entrati sia per le prassi selettive… attraverso la conciliazione tra competitività e meriti e l’equità dell’accesso alle opportunità», come si legge nel citato rapporto dell’Isfol riportato nella traccia. E invece ci ritroviamo purtroppo a impegnare la maggior parte delle energie a combattere quella malattia troppo diffusa in Italia che è l’allergia alle regole. Come spesso accade infatti è proprio il non rispetto delle norme, che esistono e funzionerebbero se seguite, a determinare questa dolorosa anomalia nazionale della mancata sicurezza che paghiamo con il prezzo più alto: vite umane.

    Daniele Manca
    18 giugno 2008

     

    Commento ambito tecnico scientifico

    «Quale idea di scienza nello sviluppo tecnologico della società umana». Formulata in questo modo, la traccia è ambigua, perché «scienza» e «tecnologia» fluttuano in rapporto alla società senza una loro specificità. Così come troppo centrifugo- a rischio di confusione per lo studente – è tutto il ventaglio delle citazioni, esteso da un celebre passo del De rerum natura sull’autonomia della visione scientifica rispetto alla trascendenza e alla religione (che – per inciso – sarebbe stato meglio riportare nella versione di Luca Canali, più concreta ed esatta) alle preoccupazioni tecno-manageriali di Bill Gates, passando per brani di scienziati, filosofi e storici della scienza (tra loro eterogenei per valore e competenza) incentrati solo in parte sul nucleo del tema, cioè sul nesso filosofico e pratico tra scienza e tecnologia.

    Comunque, nello sviluppare (e raddrizzare) la traccia sarebbero auspicabili due passaggi essenziali:
    a) una distinzione netta tra scienza e tecnologia che vada contromano rispetto alle convenzioni diffuse (a livello sia accademico che giornalistico), secondo le quali la scienza e la tecnologia sarebbero indistintamente e intrinsecamente responsabili di tutti i fenomeni degenerativi delle comunità umane, dal riscaldamento globale al degrado ambientale, dalla disuguaglianza sociale alle psicopatologie di massa. La scienza – nonostante quel che dicono i suoi avversatori – è sostanzialmente neutra, posta aldilà (o aldiquà) di qualunque connotato etico: mentre la sua applicazione (la tecnologia) è dipendente da numerose variabili psicologiche, sociali ed economiche (un esempio classico e sempre valido è quello del coltello, utilizzabile per sbucciare un frutto come per uccidere).
    b) Con un salto ulteriore, lo studente dovrebbe chiarire come molti, se non tutti, i comportamenti degenerativi e autodistruttivi della specie (incluso il cattivo uso della tecnologia) siano spiegabili proprio dalle implicazioni filosofiche della scienza. Per fare un paio di esempi: conoscere l’incidenza della biologia e della genetica sui comportamenti aggressivi o solidali (a livello individuale o di gruppo) aiuterebbe a comprendere il carattere mistificatorio di ogni ideologia politica di destra e di sinistra; e conoscere l’incidenza dei fattori strutturali e non «antropici» nell’alterazione climatica (dal vento solare alle emissioni di carbonio dovute al vulcanismo, agli incendi boschivi e al metabolismo animale) farebbe da contrappeso ai toni isterico-profetici di tanto catastrofismo diffuso, attirando l’attenzione su quello che davvero potremmo fare.

    In una simile prospettiva, l’approdo finale è una riflessione sulle possibilità e i limiti dell’agire umano in rapporto ai vincoli esercitati sull’individuo e la società dalla fisica e dalla biologia. E quindi, sul rapporto tra libertà e determinismo.

    Sandro Modeo
    18 giugno 2008

     

    Commento ambito artistico – letterario

    ARTICOLO DI GIORNALE DI AMBITO ARTISTICO-LETTERARIO

    Un titolo totalizzante e impegnativo

    Tracce non del tutto coerenti. E manca una riflessione su come lo straniero viva dentro di sè la percezione altrui

     

    L’aspetto positivo è indubbiamente costituito dalla proposta di un argomento di scottante attualità, che tra l’altro può vantare ormai qualche anno di attenzione da parte della piccola e grande editoria al problema. Mi riferisco in particolare all’attenzione e pubblicazione di testi di autori di madrelingua non italiana, appartenenti in gran parte alle ondate migranti dell’ultimo ventennio, dapprima supportati da autori italiani in veste di mediatori-traduttori, e poi con i migranti stessi quali scrittori delle proprie esperienze e vicende. E dico subito che con un titolo così totalizzante e impegnativo non sarebbe stato fuori luogo richiamare anche questa prospettiva quanto mai attuale del problema. Che è poi la prospettiva che ha dettato pure il recupero d’una narrativa e d’una memorialistica di chi, italiano, si è trovato a rappresentare “lo straniero” in “casa d’altri”.

    Perché ciò che mi pare manchi nelle tracce proposte
    è anche proprio come lo Straniero viva dentro di sé la percezione altrui nei suoi confronti. Detto questo, aggiungo che non mi pare poi così semplice lavorare unitariamente sulla traccia proposta, alla luce dei testi allegati. Che mi paiono non del tutto coerenti. D’accordo sulla “normatività” del Deuteronomio (che tra l’altro, narrativamente parlando, avrebbe potuto essere riletto nella vicenda del Libro di Ruth); e d’accordo pure sulla rappresentazione omerica, in una lezione positiva di “accoglienza”: prospettive che ritrovo nella poesia di Walcott
    nella pietà che segna la rappresentazione del Galata morente, un soldato sì straniero, non però ai romani (come dice la didascalia ministeriale), ma agli abitanti della città di Pergamo in Asia minore: la scultura marmorea infatti è sì romana, ma per nulla originale, trattandosi di una copia d’una scultura ellenistica realizzata per celebrare la vittoria di Attalo I re di Pergamo appunto sui Galati, ossia i Galli della Galazia.

    A suonarmi meno funzionali sono altri testi. Lo Straniero nei Promessi sposi è sì Renzo: ma quello che passa l’Adda in fuga e che poi vede la sua Lucia letta come la “Bella Baggiana”: qui invece siamo nella peste, e in tal caso non parlerei di Straniero in senso generale, ma di chi è reso tale (quindi anche il vicino di casa a noi ben noto) da una Paura resa assoluta dalla forte mortalità giornaliera. Salvo che, in Renzo, si voglia rappresentare, dello Straniero, la componente “malandrina” (e comunque mi pare un po’ troppo), o comunque (e ci potrebbe stare, pur se un po’ tirato) il clima di sospetto. Allo stesso modo non trovo particolarmente stringente il Pirandello di Lontano e, quanto alla Morante, il brano è di fatto riassumibile nel solo ultimo periodo riportato (non poi così diverso da “Gli altri? L’inferno!” del Sartre di Porte chiuse).

    In tutta sincerità, mi chiedo cosa possa aver spinto a scegliere Brown: se non forse la volontà di inserire un richiamo alla fantascienza (ma allora perché non evocare ai candidati semplicemente l’ET a loro ben noto?). Semmai, in clima bellico, avrei visto meglio certe pagine di Rigoni Stern dal Sergente nella neve o certe poesie di Ungaretti o Jahier e simili. Diverso il discorso di Baudelaire, che allo Straniero riporta soprattutto per il titolo (ma proprio Lo straniero di Camus dice di quante accezioni si possano dare del termine). Discorso diverso perché richiama un aspetto che sarebbe stato degno d’essere proposto ad analisi, anche perché conosce nella nostra letteratura varie testimonianze. Mi riferisco alla figura dell’Altro, in quanto Straniero o Sconosciuto, pretesto per una narrativa di interrogazione. Quanto poi agli esempi: ecco il Perelà uomo di fumo di Palazzeschi calibrato sulla figura di Cristo; o lo Straniero, il “misterioso ragazzo”, di Teorema di Pasolini. Figure, queste e altre simili, che per un autore agiscono da “grimaldello” di denuncia narrativa: soprattutto delle tante nostre più o meno borghesi “inautenticità”.

    Ermanno Paccagnini
    18 giugno 2008

     

    Commento al tema sulla Costituzione

    L’argomento del saggio breve storico-politico appare abbastanza scontato e prevedibile (oltre che assai simile alla corrispondente prova dell’anno passato). Non solo per l’argomento in sé (i 60 anni della Costituzione, che cadono appunto quest’anno), ma anche perché non si vede come potesse fare perfino uno studente particolarmente preparato a scriverne in modo non ovvio. Sembra infatti ben difficile che studenti e studentesse (ma anche la più parte degli insegnanti, direi) potessero affrontare i problemi di interpretazione impliciti in alcune delle citazioni-traccia fornite.

    Ad esempio, il fatto – ricordato nel brano di una studiosa, Paola Castagnetti – che la Costituzione contiene non soltanto il riferimento a una serie di diritti e di regole, ma anche a un insieme di direttive per la riforma della società è abitualmente presentato come un elemento di particolare valore. In realtà, è precisamente questo suo carattere politico-programmatico ciò che alcuni studiosi di orientamento liberale hanno spesso rimproverato alla nostra Costituzione.

    Ma di un qualunque punto di vista critico la traccia ministeriale sembra aver preferito non tener conto. Prevale infatti, dall’insieme delle citazioni e dalla titolazione stessa del tema, un indirizzo sostanzialmente celebrativo, che sembra sottovalutare quanto la Costituzione repubblicana fosse legata al momento storico in cui venne elaborata e alle necessità di un incontro tra culture diverse (cattolica, socialcomunista, liberale), sulla base di un’enfatizzazione dei diritti sociali e del carattere programmatico del testo costituzionale. In sostanza, la traccia ministeriale, per come è concepita, finisce con l’invitare di fatto gli studenti a cavarsela con le solite, sempre ripetute, affermazioni sulla perenne vitalità della nostra Costituzione e dei suoi valori.

    Giovanni Belardelli
    18 giugno 2008

    Commento tipologia C (ambito storico)

    Nel 1913 fu introdotto in Italia il suffragio universale. Maschile, perché le donne erano escluse dal diritto al voto. Un’esclusione che appariva quasi naturale, conforme all’ordine delle cose. In Italia erano sconosciuti movimenti di emancipazione della donna che rivendicassero la parità dei diritti, ma anche in Inghilterra e negli Stati Uniti le «suffragette» che con cartelli e volantini protestavano contro le discriminazioni nei confronti delle donne venivano considerate come un fenomeno eccentrico e stravagante. Fatto sta che nessun politico, ma anche nessun letterato, artista, professore universitario protestò perché quella conquista fondamentale, il suffragio universale, non contemplasse la presenza delle donne.

    Bisognerà aspettare il 1946 perché quell’«universale» fosse veramente tale, nelle prime elezioni democratiche dopo il ventennio fascista e le devastazioni della Seconda guerra mondiale. Le donne italiane, confinate in casa come angeli del focolare e tenute lontano dal mondo del lavoro appannaggio degli uomini, scoprirono solo in circostanze tragiche la storia e il mondo esterno alla dimensione domestica. Fu durante la Prima guerra mondiale, quando padri, mariti, figli e fidanzati in divisa erano immersi nel fango e nel sangue delle trincee, che molte donne dovettero rimpiazzare i loro uomini nelle fabbriche e negli uffici sguarniti di manodopera maschile. Il lavoro era pesante, ingrato, durissimo, ma le donne non erano ancora considerate «cittadine» a tutti gli effetti. Nel fascismo divennero «giovani italiane», poi madri prolifiche, inquadrate nelle organizzazioni di massa del regime come gli uomini. Il fascismo moltiplicò l’aiuto «assistenziale» per le donne, ma la cittadinanza femminile era un miraggio ancora lontano.

    Le donne potevano consolarsi nell’immaginario cinematografico, l’unico dove il genere femminile poteva dare di sé un’immagine non subalterna. Circolavano le prime istantanee del mondo della moda: uno spiraglio di emancipazione dei costumi. Ma nulla di più. Le donne furono protagoniste nella Seconda guerra mondiale. Moltissime parteciparono alla Resistenza o si arruolarono nell’esercito della Rsi di Mussolini. Ma furono pochissime le donne nell’Assemblea costituente. Pochissime quelle che sedevano sui banchi del primo Parlamento democratico dell’Italia repubblicana. Una donna italiana, Maria Montessori, diede un contributo fondamentale nella storia della pedagogia e dell’istruzione, ma, fino almeno agli anni Settanta, le donne laureate sono state un’esigua minoranza: la schiacciante maggioranza femminile veniva raggiunta piuttosto negli istituti magistrali.

    Solo con la «Sex Revolution» degli anni Sessanta, le donne acquistarono una dimensione pubblica che non fosse confinata nei recinti della famiglia e dei lavori più tipicamente «femminili». Nel 1974 le donne votarono a stragrande maggioranza per il divorzio, e quasi tutti i periodici femminili, quelli più tradizionali e quelli con un piglio più moderno ed «emancipato», suggerirono alle loro lettrici di votare a favore del mantenimento del divorzio. Il femminismo, fenomeno giù fiorente negli altri Paesi dell’Occidente del benessere, sbocciò negli anni Settanta. Ma a oltre trent’anni di distanza, con un nuovo diritto di famiglia che ha sancito almeno nella forma l’assoluta parità tra i generi, in Italia la politica, l’economia, le professioni conoscono ancora una percentuale molto ridotta di donne chiamate a responsabilità di potere e di direzione, marcando una discriminazione statisticamente clamorosa rispetto alle altre nazioni europee.

    Pierluigi Battista
    18 giugno 2008

    Commento tipologia D

    Tra scrittura ed emozioni c’è sempre stata un’intesa. Le lettere d’amore o di commiato, le proteste o le confessioni si sono adeguate al genere letterario dell’epoca, riuscendo a giungere sino a noi. Ci comunicano in tal modo sentimenti svaniti che il tempo non è riuscito a cancellare. L’odio o l’amore, la delusione o la rabbia, così come un’intuizione o un’idea affidata alla pagina hanno quasi una loro eternità.

    Gabriele D’Annunzio, che resta uno degli scrittori più prolifici nelle missive d’amore, sapeva cavarsela sempre con il massimo di eleganza: inondava di aggettivi la donna da corteggiare e le chiedeva un sacrificio come supremo gesto quando doveva liberarsene. In questo era battuto soltanto da Ugo Foscolo che ogni giorno scriveva comunque delle lettere, anche quando non aveva un’amata: conservava queste epistole grondanti promesse e parole alate che si presentavano con uno spazio bianco al posto del nome. Allorché il poeta incontrava una signora degna di attenzione, poteva spedirle una quantità di lettere tale da impressionarla.

    Ma queste sono storie di emozioni legate al passato. Dalla nostra epoca sono quasi scomparsi gli epistolari di carta, soprattutto per le faccende d’amore, e si sono sostituiti con l’e-mail o un sms. Se la lettera spedita elettronicamente conserva le caratteristiche dell’antica, e quindi può soffermarsi per tutte le righe necessarie sui particolari del sentimento in evoluzione (o che sta appassendo), l’sms è un tiranno. Costringe a essere sintetici o, come si diceva sino a un paio di decenni fa, telegrafici. Certo, si possono mettere a punto abbreviazioni e acronimi che riescono a rendere comunque efficace il messaggio, ma è altresì vero che tra i due scriventi ci deve essere una particolare intesa affinché questo linguaggio possa raggiungere il suo scopo.

    Inoltre sms e e-mail sono veloci e non lasciano quei tempi morti tra scrittura e spedizione, che era una caratteristica delle vecchie lettere. Una dichiarazione d’amore, o il suo contrario, un’idea venuta al tal letterato o a un filosofo o anche a uno scienziato, aveva insomma uno spazio per essere meditata. Oggi comunichiamo velocemente quel che pensiamo e, di conseguenza, anche lo stato emotivo che stiamo vivendo. Sovente, qualche ora più tardi, non siamo d’accordo con quanto abbiamo scritto.

    Se gli epistolari della letteratura sono destinati a diventare un ricordo, così come quelli d’amore, noi viviamo comunque un’epoca fantastica che ci permette una comunicazione sconosciuta al passato. Spetta a noi conservare quanto riteniamo utile. In fondo, la memoria elettronica non è peggiore di quella cartacea. Anch’essa è degna di tramandare ai posteri storie d’amore o idee elaborate dal nostro tempo.

    Armando Torno
    18 giugno 2008

     

     

     

     
     
     
     

    ERRORI NELLE TRACCE DELLA PRIMA PROVA

     
    pubblico in questo post le riflessioni sulle "gaffe" presenti nelle tracce della prima prova
     
     
    Quasi mezzo milione di studenti impegnati nella prova di italiano
    Scelti i maggiori temi di attualità. Tra le tracce anche la comunicazione con sms

    Tema: lavoro, Costituzione e donne
    Ma c’è un giallo sulla poesia di Montale

    La poesia è dedicata a un uomo, ma si chiede di commentare la figura femminile
    di MARCO GRASSO

     

    ROMA – Per chi ama e studia la poesia, c’era Montale. Chi segue l’attualità nei suoi vari aspetti, ha potuto scegliere la condizione della donna, la sicurezza sul lavoro, la Costituzione, la percezione dello straniero nella letteratura e nell’arte. Quei tanti che si sono buttati sul tema generale, che richiede meno studio, ma rischia di essere un’arma a doppio taglio, hanno optato per la comunicazione delle emozioni nell’era degli sms.

    L’errore. Sono queste le tracce della prova di italiano di quest’anno. Con un giallo. La poesia tratta da "Ossi di Seppia" di Eugenio Montale è presa a spunto per chiedere di commentare "il ruolo salvifico e consolatorio svolto dalla figura femminile" e "il ricordo della donna" che è "condensato nel suo viso e nel suo sorriso". Ma già dopo poche ore in molti, negli ambienti letterari, facevano notare che il futuro premio Nobel l’aveva dedicata al ballerino russo Boris Kniaseff, come testimonia la dedica "a K". Le reazioni, non si sono fatte attendere. Non solo. In serata arriva la seconda doccia fredda: gli errori sono due. La didascalia della statua allegata al tema sullo straniero è sbagliata.

    I numeri. Quasi mezzo milione gli studenti di tutta Italia che hanno affrontato la prima prova degli esami di maturità, il tema di italiano, uguale per tutti gli indirizzi. Ancora una volta sono gli istituti tecnici quelli con il maggior numero di candidati (37,8%), seguiti dai licei scientifici con il 21,5.

    Le modalità. Gli studenti hanno avuto sei ore a disposizione per terminare il proprio compito. Per la prova d’italiano sono confermate le tipologie adottate negli anni scorsi e dunque gli studenti hanno potuto scegliere tra l’analisi di un testo letterario, la produzione di un saggio breve o di un articolo di giornale (questi due scelti tra i diversi ambiti di riferimento: storico-politico, socio-economico, artistico-letterario, tecnico-scientifico), il tema di argomento storico o di attualità. I candidati hanno potuto consultare il dizionario di italiano ma non potevano uscire prima di tre ore dalla dettatura del tema. Cellulari, videotelefonini, palmari, pc portatili e qualsiasi dispositivo a luce infrarossa o ultravioletta erano severamente messi al bando e qualsiasi collegamento delle scuole con internet stamani è stato disattivato.

    Le tracce. La scelta di Montale per la traccia di italiano ha sorpreso tutti i totomaturità, dato che era già uscito nel 2004. Irrompono nella prova i maggiori temi di attualità: la condizione della donna nel ‘900, la percezione del diverso nell’arte e nella letteratura e le morti bianche. Una traccia dedicata alla Costituzione, chiede di commentare la sua attualità. Il tema generale riguarda la comunicazione delle emozioni ai tempi degli sms.

    (18 giugno 2008)

     
     

    sintesi delle tracce della prima prova

    "Ossi di seppia", donne e Costituzione
    Ecco i primi contenuti dei temi
     

    Ecco una piccola guida alle tracce della prima prova. Tipologia A: Montale. Tipologia B: Ambito artistico letterario: La percezione dello straniero nell’arte e nella letteratura. Ambito Socio – economico: Il lavoro e la sicurezza sul lavoro. Ambito Storico – letterario: i 60 anni della Costituzione. Ambito tecnico scientifico: Scienze e tecnologia. Tipologia C: La Donna nell’900. Tipologia D: Comunicare le emozioni con i nuovi mezzi di comunicazione.


    Tipologia A (analisi del testo letterario)
    . La traccia da analizzare è Ripenso il tuo sorriso, da Ossi di Seppia di Eugenio Montale .

    "Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida
    scorta per avventura tra le petraie d’un greto,
    esiguo specchio in cui guardi un’ellera i suoi corimbi;
    e su tutto l’abbraccio di un bianco cielo quieto.

    Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
    se dal tuo volto si esprime libera un’anima ingenua,
    o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
    e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

    Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
    sommerge i crucci estrosi in un’ondata di calma,
    e che il tuo aspetto s’insinua nella memoria grigia
    schietto come la cima di una giovinetta palma…"

    1)Comprensione del testo: dopo una prima lettura riassumi brevemente il contenuto informativo della lirica in esame.
    Le domande:
    2) Analisi del testo:
    a) Nella prima strofa il poeta espone, in una serie di immagini simboliche, da una parte la visione della realtà, dall’altra il ruolo salvifico e consolatorio della figura femminile. Individua tali immagini e commentale
    b) Nel verso due ricorre l’allitterazione della r, quale aspetto della realtà sottolinea?
    c) Prova a spiegare in che senso il portare con sé la sofferenza del male del mondo puo essere come dice il poeta "talismano" per un ‘anima e come questa condizione possa essere altrettanto serena che quella di un’anima ingenua e non toccata dal male.
    d) Nell’ultima strofa ricorrono espressioni relative sia alle condizioni interiori del poeta sia alla "pensata effige" della donna. Le prime sono riconducibili al motivo dell’inquietudine, le seconde a quello della calma. Commenta qualche espressione a tuo parere più significativa, relativa a entrambi i motivi e in particolare il paragone presente nell’ultimo verso. Analizza la struttura metrica, le scelte lessicali e la struttura sintattica del testo e spiega quale rapporto si può cogliere tra le scelte stilistiche ed il tema rappresentato.
    3) Interpretazione complessiva e approfondimenti: sviluppa con osservazioni originali anche con riferimento ad altri testi il tema del ruolo salvifico e consolatorio della figura femminile. In alternativa inquadra la lirica di montale nel contesto del tempo.

    Tipologia B: (saggio breve o articolo di giornale)

    Ambito artistico-letterario. La traccia chiede di analizzare la percezione del diverso nell’arte e nella letteratura, da Omero nell’Odissea, passando per Manzoni, Baudelaire e Pirandello.

    Ambito storico-letterario. La traccia chiede un’analisi sui sessant’anni della Costituzione.

    Ambito socio-economico. La traccia chiede di affrontare il tema caldo della sicurezza sul lavoro: "Il lavoro tra sicurezza e produttività".

    Ambito tecnico-scientifico. Il tema è il rapporto tra scienza e società: "Quale idea di scienza nello
    Sviluppo tecnologico della società umana".

    Tipologia C (tema di argomento storico)
    . Il soggetto è l’evoluzione della condizione femminile.

    "Cittadinanza femminile e condizione della donna nel divenire del ‘900. Illustra i più significativi mutamenti intervenuti nella condizione femminile sotto i diversi profili( giuridico, sociale, culturale) e spiega le cause e le conseguenze. Puoi anche riferirti a figure femminili di particolare rilievo".

    Tipologia D (tema generale). Dalle lettere agli Sms. Una traccia viene dedicata ai cambiamenti nella comunicazione delle emozioni e alle ripercussioni dei nuovi linguaggi sulla società.

    "Comunicare le emozioni. Un tempo per farlo si scriveva una lettera, oggi un sms o una mail. Così idee e sentimenti viaggiano attraverso abbreviazioni, in maniera veloce e funzionale. Non è possibile definire questo cambiamento in termini qualitativi, si può però prendere atto della differenza delle modalità di impatto che questa nuova forma di comunicazione ha sulle relazioni tra gli uomini. Quanto quella di ieri era una comunicazione anche fisica, fatta di scrittura, impronte, odori e attesa, tanto quella di oggi è impersonale e immediata. Discuti la questione proposta illustrandone, sulla base delle tue conoscenze ed esperienze, gli aspetti che ritieni più significativi".

    Compito di italiano

    Compito di italiano:
    quale traccia avete scelto?

    tracce maturità, tipologia C e tipologia D

    TIPOLOGIA C – TEMA DI ARGOMENTO STORICO

    Cittadinanza femminile e condizione della donna nel divenire dell’Italia del Novecento.

    Illustra i più significativi mutamenti intervenuti nella condizione femminile sotto i diversi profili (giuridico, economico,

    sociale, culturale) e spiegane le cause e le conseguenze.

    Puoi anche riferirti, se lo ritieni, a figure femminili di particolare rilievo nella vita culturale e sociale del nostro Paese.

    TIPOLOGIA D – TEMA DI ORDINE GENERALE

    Comunicare le emozioni: un tempo per farlo si scriveva una lettera, oggi un sms o una e-mail. Così idee e sentimenti

    viaggiano attraverso abbreviazioni e acronimi, in maniera veloce e funzionale. Non è possibile definire questo

    cambiamento in termini qualitativi, si può però prendere atto della differenza delle modalità di impatto che questa nuova

    forma di comunicazione ha sulle relazioni tra gli uomini: quanto quella di ieri era una comunicazione anche fisica, fatta

    di scrittura, odori, impronte e attesa, tanto quella di oggi è incorporea, impersonale e immediata.

    Discuti la questione proposta, illustrandone, sulla base delle tue conoscenze ed esperienze personali, gli aspetti che ritieni

    più significativi.