La mano de Dios
E’ la parte finale del titolo del film di Marco Risi sul grande giocatore Diego Armando Maradona.
Fu lo stesso calciatore ad usare questa espressione che, in italiano, vuol dire "la mano di Dio" durante una partita del mondiale del 1986 contro l’Inghilterra (se non ricordo male).
In quella circostanza, infatti, il grande giocatore argentino, partenopeo di "adozione", segnò l’ennesimo suo gol strabiliante, aiutandosi, però, nel corso dell’azione, con una mano e commettendo un fallo non segnalato dall’arbitro.
A chi gli avesse chiesto spiegazioni su quella mano nel corso dell’azione, il giocatore rispose che era stata la mano de Dios.
In quel periodo Argentina e Inghilterra erano divise da una rivalità non solo calcistica, ma anche politica e militare a causa del conflitto scoppiato tra i due Paesi per le isole Malvine (o Falklands in inglese) negli anni precedenti.
Ebbene, Dieguito rispose che lo stesso Dio aveva voluto la vittoria del suo Paese.
Ma che cosa possiamo dire sull’uomo Maradona?
Un personaggio controverso senza alcun dubbio: molto legato alla sua famiglia e alle sue umili origini, ma, proprio per questo, vittima del suo stesso successo e della sua stessa fama che lo avevano indotto a compiere spesso azioni spropositate e a fare uso di droga.
Quella del grande Diego è la parabola di tutti grandi personaggi che, come si sa, non sempre sono in grado di gestire il successo e la notorietà.
La parabola di un giovanissimo calciatore argentino che, all’età di sedici anni, viene già convocato a giocare in serie A nel suo Paese. Poi il contratto con il Barcellona e, infine, l’impegno calcistico con il Napoli, protrattosi fino agli inizi degli anni ’90.
Con lui il Napoli diventò il GRANDE NAPOLI, vincitore dello scudetto e artefice di successi sempre più straordinari.
Sembrava che per Maradona dovesse aprirsi addirittura un processo di santificazione per "direttissima"!.
Ma il tunnel della droga e gli investimenti economici non sempre favorevoli, associati ad uno scontro via via crescente con la squadra dei Partenopei, segnarono il declino di Maradona.
Siamo nel periodo immediatamente successivo ad Italia ’90.
Nel ’91 il giocatore argentino lascia il Napoli. Poco dopo viene arrestato nel suo Paese per detenzione di droga e, quindi, rimesso in libertà in cambio dell’impegno di seguire un programma di disintossicazione. Infine, nel 1994, con i Mondiali statunitensi per Dieguito si apre, a 33 anni di età, una nuova possibilità di riscatto morale, con questa ennesima partecipazione al massimo campionato di calcio.
Ma l’assunzione di una sostanza proibita (peraltro, pare, non volontaria e scaturita da un mero errore) costa all’ex pupillo del Napoli l’espulsione da U.S.A. ’94.
Questo ed altro nel film di Marco Risi su Maradona.
Del Pibe de oro viene messa in risalto l’umanità che traspare nettamente anche dalla debolezza del suo carattere, soprattutto nelle circostanze in cui gli è richiesto di uscire dal tunnel della droga e della dipendenza da sostanze illecite.
Campeggia, però, accanto alla sua, la figura della moglie, sempre disposta, nonostante le frequenti e cocenti delusioni, a seguire el pibe de oro, ad appoggiarlo e a sostenerlo!
Quello di Marco Risi è davvero un bel film da vedere.
la vicenda di Diego Armando Maradona, a sua volta, ha molto da insegnare a tutti!