Archivio mensile:luglio 2008
Bossi, i professori “terroni” e il figlio bocciato!
In molti hanno pensato che il riferimento del Senatùr fosse al figlio
Dalla scuola confermano l’argomento ma precisano: "Una tesina vale pochi punti…"
Bossi e i prof, il figlio bocciato
portava una tesi su Cattaneo
Coincidenze. Umberto Bossi non ha fornito ulteriori dettagli ma, quando ha attaccato i professori del Sud, ha citato anche l’episodio di un ragazzo stangato perché ha presentato una tesina su Cattaneo. Niente nomi e niente cognomi, salvo quello del nume tutelare del federalismo lumbard.
La coincidenza: Renzo Bossi, figlio del leader leghista, pochi giorni fa è stato bocciato (per la seconda volta) alla maturità scientifica: "La valorizzazione romantica dell’appartenenza e delle identità", era il titolo della tesina presentata, ispirata proprio al pensiero di Cattaneo, come lo stesso Renzo Bossi aveva confermato ai quotidiani locali.
Fermo restando che quel giovane ‘stangato’ evocato oggi potrebbe essere chiunque altro, è il rettore del Bentivoglio di Tradate, l’istituto religioso presso il quale il figlio di Bossi ha sostenuto da privatista l’esame di maturità scientifica, a chiarire che comunque, nel caso del maturando Bossi, quella tesina non ha creato problemi ideologici. E che le commissioni d’esame non hanno colore, nè politico nè regionale.
"Allora, come per tutti i privatisti – spiega al cronista don Gaetano Caracciolo – l’esame di maturità si compone di un tema, un compito di matematica, un test su quattro materie e poi c’è l’orale, del quale fa parte la tesina che ne è l’introduzione". Appunto, la tesina: "Non conosco il dettaglio di quella prova d’esame ma comunque il punteggio dell’orale, di cui fa parte la tesina e solo come avvio del colloquio, pesa per 35 punti rispetto ai 45 delle altre prove". Come a dire che anche una tesina eccellente non può ribaltare eventuali altre defaillance.
Per curiosità, come era composta quella commissione d’esame? Neanche don Gaetano entra in dettagli ma spiega che "è composta da 3 docenti interni, tre esterni e un presidente, esterno anch’egli. Se proprio ci tenete, i tre interni sono settentrionali mentre per il resto – dice con un filo d’ironia – la composizione è mista in tutti i sensi, ma i professori – e qui la voce del religioso torna seria – non hanno regione nè parte politica. Fanno il loro lavoro di educatori. E questo lo sa anche ogni cuore di papà".
(20 luglio 2008)
Eboli: Monnezza e porcilaio a San Cataldo, le foto dello scandalo!
Stalin “santo subito” ?
D’altra parte, la Chiesa ortodossa inviò a Stalin il 21 dicembre del 1949 il seguente telegramma: "Caro Josif Vissarionovich, nel giorno del suo 70esimo compleanno, le esprimiamo la nostra profonda riconoscenza. preghiamo per il rafforzamento del Suo vigore e benedicendo il Suo eroismo ce ne ispiriamo noi stessi".
Certo che ci vuole un bel coraggio a chiedere la canonizzazione di uno come Stalin!
Oggi si commemora Borsellino
Oggi, 19 luglio 2008, è l’anniversario della morte del giudice Paolo Borsellino.
Il suo esempio e quello di Giovanni Falcone devono far scattare in tutti noi con forza
il nostro ORGOGLIO ANTIMAFIA.
Grazie Paolo e Giovanni, moltissimi italiani per cui siete morti non vi meritano.

Ho rifatto il sogno!!
Statali, tagli notevoli agli stipendi
Rivolta delle mail: il 30% in meno in busta paga nel 2009
I sindacati sulle assenze-malattia: già tutto previsto per legge
Cancellati i premi agli statali
tagli fino a 9000 euro a testa
di BARBARA ARDÙ
ROMA – Paolo, dipendente del ministero dell’Economia, alla prima busta paga del 2009 suderà freddo. Parte del suo stipendio si sarà volatilizzata. Circa 450 euro in meno. È una media, ma un Paolo in carne e ossa ci sarà. E ci sarà anche un medico, un tal dottor Francesco, di quelli che lavorano in dogana per esempio, che rischierà l’infarto. Lui potrebbe trovarne anche 750 in meno. La denuncia è della Cgil, che ha fatto i conti di quanto costerà a oltre 200mila lavoratori di ministeri e di alcuni enti pubblici, il blocco di leggi che nel tempo sono andate a costituire il cosiddetto "salario accessorio". Paolo, per esempio, quei 500 euro li prendeva grazie a una norma del 2003, che stabiliva incentivi per la lotta all’evasione. Una legge che Tremonti ha deciso di "disapplicare" per tutto il 2009. E così ha fatto con tutte le altre che riguardano ognuna un diverso ministero, votate in epoche diverse e per motivi diversi.
Ieri una valanga di mail è arrivata nelle redazioni di quotidiani e agenzie di stampa e anche in Parlamento: centinaia di pubblici dipendenti inviperiti denunciano un taglio della loro busta paga che arriva in molti casi fino al 30%. Sulla retribuzione complessiva annua, si va infatti da un minimo di 280 euro a un massimo di 9.500 euro.
"È una distruzione netta di stipendio – denuncia Michele Gentile, segretario Funzione pubblica Cgil, che non crede alle promesse di Brunetta. "Il ministro assicura che quei soldi verranno redistribuiti meglio. Io non ci credo. Il pubblico impiego partecipa per circa 3 miliardi al risanamento e 747 milioni che oggi finivano nelle buste paga dei lavoratori, nel 2009 non ci saranno più". Un anno di sacrifici. perché già nel 2010 le cose miglioreranno. Quei fondi verranno ripristinati, ma sempre con un taglio del 20 per cento. L’ipotetico Paolo dunque perderà "solo" 143 euro o giù di lì.
Certo è una tabella costruita su medie: l’usciere di un ministero perderà certo meno di un funzionario, ma certo lo stipendio non sarà più lo stesso per tutto il 2009. E i tagli sembrano non fermarsi qui. C’è anche una riduzione dei fondi previsti per la contrattazione integrativa, fondi che erano già bloccati dal 2004 e che adesso vengono tagliati del 10 per cento. Il caso di un insegnante, per esempio, che se partecipa a un progetto diverso dal suo lavoro quotidiano si ritrovava qualche cosa di più in busta paga. Secondo la Cgil, "si tratta di una destrutturazione e conseguente demolizione dei servizi pubblici e del lavoro pubblico. E l’obiettivo è quello di demolire i contratti pubblici per poi passare a quelli privati".
C’è poi il capitolo malattie, l’altro asso nella manica del ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta per combattere l’assenteismo. Una stretta che prevede una visita medica fiscale obbligatoria anche nelle assenze di una sola giornata e la decurtazione della parte variabile dello stipendio dopo i primi dieci giorni di assenza, per malattia o permessi.
(19 luglio 2008)
Eboli: Il degrado e l’abbandono dimorano a San Cataldo
Scuola: si riportano le lancette a 50 anni fa
Scuola, la destra fa tornare l’obbligo a soli 14 anni
L’ultima della destra. Una delle (poche) riforme del governo Prodi fu quella dell’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni.
Ora, denuncia Enrico Panini segretario della Flc Cgil, la destra vuole tornare ai 14 anni. Per risparmiare soldi e per togliere cultura agli adolescenti.
Un emendamento al decreto 112 relativo alla manovra economica del Governo, in discussione in queste ore alla Camera, cancella l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni di età, attualmente in vigore.
«L’obbligo di istruzione si assolve anche nei percorsi di istruzione e formazione professionale … e anche nei percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale…». Questo il testo dell’emendamento al decreto legge sulla manovra approvata dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera e che è stata assorbita dal maxi-emendamento del governo.approvata dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera e che è stata assorbita dal maxi-emendamento del governo. Si tratta di una modifica alla legge finanziaria del 2006 e che ritocca l’articolo 64 del decreto relativo all’organizzazione scolastica.
Per Panini in questo modo «si riporta l’orologio della storia agli anni ’50». «L’emendamento infatti – spiega – prevede che si possa assolvere l’obbligo scolastico anche nel sistema regionale della formazione professionale e nei percorsi triennali istituiti dal ministro Moratti, che escono così dalla sperimentalità per diventare definitivi e che già prevedono a loro volta un massiccio ricorso alla formazione professionale. Ben diversa – osserva – la situazione attuale che prevede, in coerenza con il dettato costituzionale, l’assolvimento dell’obbligo scolastico nel solo sistema di istruzione che comprende le scuole statali e paritarie». Secondo il sindacalista si tratta di «un ennesimo colpo di mano per via legislativa contro la scuola pubblica e una sconfessione degli impegni assunti dal ministro Gelmini».
Così – afferma il leader della Flc – «si torna a separare sulla base del reddito, per chi ha mezzi e opportunità sociali la scuola vera, per chi parte da qualche svantaggio sociale, il canale di serie C. Si spacca l’unitarietà del sistema creando per i meno fortunati un canale parallelo discriminatorio, si regionalizza e si privatizza un pezzo di formazione».
Tagli indiscriminati, revisione totale di ordinamenti, organizzazione e didattica, continui ‘stop and gò ai processi di riforma, «testimoniano l’alta considerazione che questo governo ha per i delicati meccanismi di funzionamento della scuola e svela, se ce ne fosse ancora bisogno, come tutto il discredito gettato sul sistema e i docenti fosse finalizzato a far passare nella società l’opera di smantellamento della scuola pubblica».
Sulla questione interviene preoccupato anche il segretario del Pd afferma che a essere colpiti «saranno i figli delle famiglie povere a cui si dirà: ‘tu se vuoi dopo i 14 anni puoi fare la formazione professionalè. È un’idea contro cui si batteva Don Milani». Dopo aver affermato che se fosse per lui estenderebbe l’obbligo oltre i 16 anni, Veltroni ha aggiunto che è «paradossale che si operino tagli sulla scuola senza un nuovo modello». «Spero che il ministro per l’Istruzione – ha continuato – abbia l’autonomia intellettuale per opporsi». Il segretario del Pd ha concluso affermando che con i tagli all’istruzione «noi facciamo un passo indietro sulla scommessa educativa».
L’emendamento proposto dal governo «non incide minimamente sull’obbligo di istruzione, che rimane a 16 anni». Lo precisa il ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, Mariastella Gelmini. «Evidentemente – aggiunge – Walter Veltroni è stato male informato dai suoi collaboratori. L’obbligo rimane e può essere assolto nei percorsi di formazione professionale che aveva introdotto, in via sperimentale, il governo di centrosinistra».
La senatrice Mariapia Garavaglia, ministro ombra dell’Istruzione Università e Ricerca ricorda: «Ogni tanto il Governo si dimentica delle sue stesse affermazioni e allora è bene ricordargliele: il criterio da valorizzare nella scuola è il merito, non il censo». Lo afferma a proposito del maxi emendamento presentato dal Governo al decreto 112 che rischia di ridurre l’obbligo d’istruzione per alcuni studenti da 16 a 14 anni.
L’esponente del Pd propone una modifica al testo che, dopo l’approvazione alla Camera mediante fiducia, dovrà essere sottoposto all’esame del Senato. «Negli istituti di formazione professionale – spiega Garavaglia – nei primi due anni si deve poter apprendere le materie fondamentali che vengono insegnate nel primo biennio delle scuole superiori. Ogni tentativo di stravolgere questo principio, come sembra al momento prevedere il maxi emendamento, costituisce uno stravolgimento del principio costituzionale di uguaglianza».
Avistud?
calendario ufficiale delle prove di verifica di settembre
| DATA | ORARIO | ATTIVITA’ | |
| dalle | alle | ||
| Lun. 1° settembre | 10,00 | 13,00 | Prova scritta di Italiano |
| Mart. 2 settembre | 8,30 10,30 15,30 | 10,30 | Prova scritta di Latino Prove orali di Italiano, Storia, Geografia e Filosofia Prove orali di Latino |
| Merc. 3 settembre | 8,30 10,30 15,30 | 10,30 | Prova scritta di Greco – Prova scritta Inglese VD Prove orali di Scienze e Storia dell’Arte Prove orali di Greco |
| Giov. 4 settembre | 8,30 10,30 15,30 | 10,30 | Prova scritta di Matematica – Prova scritta Inglese Prove orali di Matematica classi NON sperimentali Prove orali di Matematica classi sperimentali |
| Ven. 5 settembre | Scrutini | ||
| Sab. 6 settembre |
10,00 | Pubblicazione risultati | |
17 luglio 2008: un anno di …. blog
Un vero incubo!!
Impronte digitali sulla carta d’identità
Bolzaneto sentenza controversa?
"Non mi sembra – è il commento di un legale – che i giudici abbiano largheggiato nei pagamenti se si pensa che il processo è durato tre anni con 180 udienze". In particolare nei confronti di cinque parti civili, Massimiliano Amodio, Giuseppe Azzolina, Anna Julia Kutschkau, Luis Garcia Lorente e Mohamed Tabbach, i giudici hanno assegnato una provvisionale di 15.000 euro ciascuno. Per Enrica Bartesaghi, mamma di Sara, una delle ragazze picchiate, costituitasi a sua volta parte civile, Roberto Gallo, Liliana Fassa, e Ettorina Gandini, è stata assegnata la somma di 2.500 ciascuna. "Sono mediamente soddisfatto – commenta Stefano Bigliazzi, uno degli avvocati di parte civile – perché anche con questa provvisionale i giudici hanno riconosciuto che a Bolzaneto sono avvenuti fatti gravi".
Intanto la sentenza divide la politica. "Il teorema è stato smontato", sostiene Roberto Castelli, ministro della Giustizia all’epoca del G8 di Genova. Replica Alfio Nicotra, all’epoca portavoce del Prc nel Genoa Social Forum:"In un carcere di un paese democratico, quello di Bolzaneto, avvengono cose da Argentina sotto il regime dei militari e il ministro della Giustizia dell’epoca invece di chiedere scusa ai cittadini ed alla comunità internazionale, celebra una sentenza, monca, ingiusta, ma comunque di condanna, come se fosse una vittoria".
Per Pino Sgobio, della segreteria del Pdci, "giustizia non è fatta. E’ una sentenza assurda e vergognosa". Per Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del PdL, e’ invece "obiettiva ed equilibrata: non ci fu nessuna operazione sistematica di repressione e di tortura, ma ci furono errori da parte di alcuni esponenti delle forze dell’ordine".
"E’ paradossale che ci sia chi gioisce per una sentenza che condanna funzionari dello Stato per violenze, lesioni e falso e non per tortura" afferma il vice presidente del gruppo del Pd, Gianclaudio Bressa. Ignazio La Russa definisce penose le tesi delle opposizioni. Il ministro della Difesa ha definito la sentenza "abbastanza equa; ha trovato che ci sono stati allarmi ingiustificati".
"Con la sentenza di ieri sul G8 di Genova si è decisa l’impunità per i protagonisti di una delle stagioni più buie per la storia della Repubblica Italiana, uno degli episodi più drammatici ed inquietanti,in cui è stata sospesa le democrazia", afferma Franco Giordano del Prc. "Potevamo non arrivare a questo esito – spiega – se il Parlamento italiano avesse deciso nella scorsa legislatura di aprire una commissione di inchiesta, come era stabilito nel programma dell’Unione, ma evidentemente il legalitario a giorni alterni Di Pietro decise che in quella occasione la legalità non andava garantita e votò contro schierandosi insieme alle destre".
LA SENTENZA: 15 CONDANNE E 30 ASSOLUZIONI
Ventitre anni e nove mesi di reclusione per 15 imputati e assoluzione per 30: e’ la sentenza emessa questa sera dopo 11 ore e mezza di camera di consiglio dalla terza sezione del tribunale di Genova presieduta da Renato Delucchi. I Pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati avevano chiesto condanne nei confronti di 44 imputati per oltre 76 anni di carcere con pene variabili da 6 mesi a 5 anni e 8 mesi di reclusione e una sola assoluzione. In pratica i giudici hanno ridotto di un terzo sia le richieste di condanna che il numero dei condannati. Non hanno inoltre confermato per la maggior parte degli imputati il reato di abuso d’ ufficio doloso, contestato dai pm in sostituzione del reato di tortura non ancora previsto dal nostro ordinamento giudiziario. Solo ad Antonio Biagio Gugliotta, ispettore della polizia penitenziaria, infatti, i giudici hanno confermato l’ impostazione accusatoria, confermando il reato di abuso d’ufficio e condannandolo a 5 anni di carcere.
Gli altri condannati sono Alessandro Perugini, all’epoca numero due della Digos di Genova, il funzionario di polizia con il grado piu’ alto nella struTtura, e l’ispettore Anna Poggi, rispettivamente a 2 anni e 4 mesi di reclusione ciascuno; Daniela Maida, ispettore superiore ad 1 anno e 6 mesi di reclusione; Antonello Gaetano, a 1 anno e 3 mesi, gli ispettori della polizia di Stato Matilde Arecco, Natale Parisi, Mario Turco e Paolo Ubaldi ad 1 anno di reclusione ciascuno. Massimo Luigi Pigozzi, assistente capo della polizia di Stato a 3 anni e 2 mesi di reclusione; Barbara Amadei a 9 mesi, Alfredo Incoronato a 1 anno, Giuliano Patrizi a 5 mesi. Sono inoltre stati condannati i medici Giacomo Toccafondi ad 1 anno e 2 mesi di reclusione e Aldo Amenta a 10 mesi. Le pene non saranno comunque scontate per effetto del provvedimento di indulto.
Il tribunale di Genova ha inoltre condannato i ministeri della Giustizia e degli Interni, responsabili civili, al risarcimento di numerose parti civili in solido con alcuni degli imputati condannati. I giudici hanno assegnato a titolo di provvisionale immediatamente esecutiva da 2500 a 15.000 euro in favore di alcune parti civili, tra cui Massimiliano Amodio, Giuseppe Azzolina, Anna Julia Kutschkau, Luis Garcia Lorente, e Mohamed Tabbach (15.000 a testa); a Enrica Bartezaghi Roberto Gallo, Liliana Fassa e Ettorina Gandina (2500 a testa) e per le restanti parti civili la somma di 10.000 euro. Tra gli imputati assolti figura il colonnello di polizia penitenziaria Oronzo Doria, ora generale, per il quale i pm avevano chiesto una condanna a 3 anni e 6 mesi.
Sono stati inoltre assolti tutti i carabinieri imputati. Confermata per Giuseppe Fornasiere ufficiale della polizia penitenziaria l’assoluzione come avevano chiesto i pm. ”Nella sostanza l’accusa di abuso d’autorita’ e’ stato riconosciuta. Inoltre e’ stata riconosciuta la responsabilita’ di diversi imputati”, ha commentato il pm Vittorio Ranieri Miniati, che ha rappresentato l’accusa con la collega Patrizia Petruzziello. ”E’ stato riconosciuto – ha proseguito – che qualcosa di grave nella caserma di Bolzaneto e’ successo”. ”Il tribunale – ha aggiunto – ha ritenuto di assolvere diversi imputati. Leggeremo la sentenza e valuteremo se fare appello. Complessivamente e’ un giudizio di soddisfazione a conclusione del processo e dopo un’istruttoria che ci ha impegnato per anni”. Vittorio Agnoletto, all’epoca del G8 portavoce del Genoa Social Forum ha commentato: ”Per la prima volta un’aula di tribunale ha riconosciuto che quanto affermato dalle vittime e dal movimento corrisponde alla verita”’. ”La dimostrazione di questo – ha aggiunto – sono le provvisionali previste per tutte le vittime e quindi la conferma che le violenze sono state commesse. E’ importante che i ministeri siano chiamati a rispondere a loro volta ai risarcimenti perche’ questo indica una responsabilita’ politica del governo di allora”. Per Gigi Malabarba, senatore di Sinistra critica ”violenze e torture da parte di poliziotti e guardie a Bolzaneto sono avvenute, anche se la magistratura ha accertato solo specifici episodi: e’ vero che il reato di tortura non esiste in Italia, ma e’ un po’ troppo poco dopo sette anni! Ora va messa sotto accusa l’intera catena di comando che ha pianificato e realizzato la repressione al G8 di Genova”.