Giuseppe Ungaretti (1888-1970), italiano, ma nato ad Alessandria di Egitto, dove era vissuto fino al 1912, soggiornò anche a Parigi. Con lui lasciò l’Egitto un amico arabo, Moammed Sceab, innamorato della Francia, il quale però si tolse la vita. Poco dopo Ungaretti tornò in Italia e partecipò, arruolatosi volontario, alla prima Guerra Mondiale: mentre era in trincea (a Locvizza, il 30 settembre 1916) rievocò in questa poesia, In memoria, la breve e triste vicenda del giovane amico.
Una scheda non esaustiva su Giuseppe Ungaretti
Sulla poetica di Ungaretti influirono molto le vicende biografiche e storiche.
Nato ad Alessandria d’Egitto da genitori lucchesi nel 1888, subì a soli due anni la perdita del padre, morto sul lavoro nel corso di alcuni scavi presso il canale di Suez che era stato inaugurato nel 1869. Compì gli studi in un collegio ad Alessandria e in queste circostanze conobbe Moammed Sceab, che lo avrebbe poi avvicinato alla poesia di Baudelaire. Nel 1912 partì per Parigi e qui strinse amicizia con il Marinetti, udì le lezioni del filosofo francese Bergson e conobbe scrittori del calibro di Apollinaire e di André Breton, nonché i pittori Picasso, De Chirico e Umberto Boccioni.
Nel 1913 morì suicida l’amico Sceab. L’anno successivo Ungaretti si trasferì a Milano dove, nel 1915, aderì alla linea interventista sostenuta da Gabriele D’Annunzio e da Benito Mussolini. In quello stesso anno si arruolò come volontario e partì per il Carso, in trincea.
Già colpito da vicende dolorose, la guerra, alla quale egli pure aveva aderito in modo volontario, aprì nel suo animo nuove ferite e nuove esperienze di dolore che lo indussero a comporre versi che sarebbero entrati a far parte della prima raccolta poetica, del 1916, intitolata Il porto sepolto, poi confluita nella seconda raccolta poetica Allegria di naufragi.
Il titolo della prima raccolta scaturisce dal ricordo di un antico porto sommerso presso Alessandria d’Egitto. Con l’espressione porto sepolto l’autore, in piena consonanza con il simbolismo francese, indicava, però, anche il “porto” sepolto, sommerso, dell’ interiorità del poeta. È, in pratica, la condizione di chi si immerge nelle profondità alla ricerca di tesori sepolti e nascosti e poi, tornando alla luce con il “canto della sua poesia”.
Il titolo della seconda raccolta poetica, Allegria di naufragi è chiarito, invece, dalla omonima lirica: E subito riprende / il viaggio / come / dopo il naufragio / un superstite / lupo di mare. L’ “allegria” per lo scampato pericolo è sempre passeggera: subito, infatti, incombono il timore della morte e la sensazione della precarietà umana.
Al 1933 risale la raccolta poetica Sentimento del tempo, il cui titolo deriva dal rapporto tra ciò che è transitorio e fugace e ciò che è eterno. Questa raccolta è la più vicina alla tendenza ermetica.
Nel 1939 la vita del poeta è segnata dalla morte del figlio Antonietto, avuto con la moglie Jeanne Dupoix.
Al 1947 risale la raccolta poetica Il Dolore e al 1950 la raccolta La terra promessa. In queste due raccolte il poeta affronta il tema della sofferenza umana.
Evoluzione della poetica di Ungaretti
Ungaretti, pur considerato un poeta ermetico, in realtà non può essere collocato in modo univoco all’interno di una corrente letteraria.
Ungaretti è alla ricerca di una poesia innovativa, soprattutto sul piano formale.
L’approccio alla poesia francese e, soprattutto, a quella di Mallarmé, induce l’autore all’impiego dei simboli, delle metafore e degli spazi bianchi.
I primi componimenti poetici, quelli inclusi nella raccolta del 1916, poi confluiti in Allegria di naufragi, sono influenzati dalle vicende dolorose del primo conflitto mondiale e costituiscono quasi una sorta di diario dell’anima di colui che si definisce spesso uomo di pena. La poesia M’illumino d’immenso indica, per un verso, l’immensità che sembra illuminare il paesaggio che circonda il poeta, per l’altro, invece, una illuminazione interiore.
Alla fine degli anni Venti, intorno al 1928, il poeta abbraccia la fede cristiana. Una prima manifestazione della poesia cristiana di Ungaretti è la lirica Preghiera, in cui l’autore fa riferimento alla rinascita del proprio io alla luce della ritrovata fede in Dio.
Questo componimento funge da tramite al passaggio alla successiva raccolta poetica, del 1933, Sentimento del tempo. Con questa raccolta entriamo nella fase più propriamente ermetica del poeta.
Questa fase della poetica di Ungaretti è segnata dall’esperienza del suo soggiorno a Roma e dalla percezione della rovina e della decadenza che sembra accostare questo autore al Leopardi. La raccolta è ispirata anche al recupero della mitologia. La sezione centrale riguarda, ad esempio, poesie in cui campeggia Crono, come simbolo del tempo e dell’eternità, di fronte alla quale l’uomo non è che un piccolo punto. L’uomo si affanna inutilmente a percorrere l’eternità.
Nel 1947 viene pubblicata la raccolta Il dolore, che risente della sofferenza del poeta per la perdita del figlio, avvenuta nel 1939.
In queste e nella altre sue raccolte, Ungaretti afferma, come motivo centrale della sua poetica, il valore della parola, affermando che occorre reinventare la parola e vedere in essa un mezzo per attingere alla profondità dell’animo.
Scrive in una delle sue prime composizioni: Quando trovo / in questo mio silenzio / una parola / scavata è / nella mia vita / come un abisso.
Ne scaturisce un lavoro di sperimentazione e di ricerca anche di tipo linguistico che approda alla essenzialità dei testi racchiusi in Allegria di naufragi.
Sul piano formale, l’autore realizza una vera e propria rivoluzione: la pagina sulla quale egli scrive è quasi del tutto bianca, il verso è breve, composto spesso di una sola parola, la sintassi e la punteggiatura sono abolite. La pagina bianca consente alla parola di esprimersi, libera da impacci, in tutto il suo significato ed in tutta la sua potenza evocativa.
Ungaretti come uomo di pena, concepisce la vita come viaggio nel dolore e la poesia come poesia della pena di vivere.
L’essenzialità della parola è messa al servizio di una poesia che assume spesso dei tratti diaristici e che è spesso autobiografica.