Archivi giornalieri: 4 agosto 2008
La vita quotidiana
(ahimé, dovremo tutti ritornare alla vita quotidiana. Grazie a Federico M@u DJ 80 che mi ha suggerito questo testo!)
Inizia presto all’ alba o tardi al pomeriggio,
ma in questo non c’è alcuna differenza,
le ore che hai davanti son le stesse, son tante,
stesso coraggio chiede l’ esistenza..
La vita quotidiana ti ha visto e già succhiato
come il caffè che bevi appena alzato
e l’ acqua fredda in faccia cancella già i tuoi sogni
e col bisogno annega la speranza
e mentre la dolcezza del sonno si allontana,
inizia la tua vita quotidiana…
E subito ti affanni in cose in cui non credi,
la testa piena di vacanze ed ozio
e non sono peggiori i mali dei rimedi,
la malattia è la noia del lavoro:
fatiche senza scopo, furiose e vane corse,
angosce senza un forse, senza un dopo,
un giorno dopo l’ altro il tuo deserto annuale,
con le oasi in ferragosto e per Natale,
ma anno dopo anno, li conti e sono tanti
quei giorni nella vita che hai davanti..
Ipocrisie leggere, rabbie da poco prezzo,
risposte argute date sempre tardi,
saluti caldi d’ ansia, di noia o di disprezzo
o senza che s’ incrocino gli sguardi,
le usate confidenze di malattie o di sesso
dove ciascuno ascolta sol se stesso:
finzioni naturali in cui ci adoperiamo
per non sembrar di esser quel che siamo.
Consolati pensando che inizia e già è finita
questa che tutti i giorni è la tua vita…
Amori disperati, amori fatti in fretta,
consumati per rabbia o per dovere
che spengono in stanchezza con una sigaretta
i desideri nati in tante sere,
amori fatti in furia, ridicolo contrasto,
dopo quei film di fasto e di lussuria,
rivincita notturna dove, per esser vero,
l’ uno tradisce l’ altro col pensiero:
son questi che tu vedi, che vivi e che hai d’ attorno
gli amori della vita d’ ogni giorno…
Le tue paure assidue, le gioie solitarie,
i drammi che commuovon te soltanto,
le soluzioni ambigue, i compromessi vari,
glorie vantate poi di tanto in tanto,
i piccoli malanni sempre più numerosi,
più dolorosi col passar degli anni,
la lotta vuota e vana, patetico tentare
di rimandare un poco la vecchiaia…
E poi ti trovi vecchio e ancor non hai capito
che la vita quotidiana ti ha tradito.
CIAO…
Morto Solgenitsin, la voce più grande del dissenso sovietico
Nel 1970 gli venne assegnato il premio Nobel per
la letteratura. Espulso dall’Urss, ritornò nel ’94
MOSCA – È deceduto alle 21,45 (ora italiana) per insufficienza cardiaca nella sua dacia alle porte di Mosca lo scrittore russo Alexander Isaevich Solgenitsin, aveva 89 anni. Premio Nobel per la letteratura nel 1970, Solgenitsin legò la sua fama all’Arcipelago Gulag, la descrizione del sistema concentrazionario dell’Unione sovietica.
LAGER – Combattente nella seconda guerra mondiale, nel 1945 per un’allusione a Stalin in una sua lettera venne condannato a otto anni di lager, e poi ad altri tre. Nel 1956 venne rilasciato e riabilitato. Nel 1962 pubblicò Una giornata di Ivan Denisovich: per la prima volta nella letturatura sovietica si parlava dei campi di concentramento comunisti. I successivi romanzi furono Divisione Cancro (1967) e Il primo cerchio (1969).
ESPULSO – Solgenitsin divenne la figura più importante del dissenso russo degli anni Settanta sotto il regime di Breznev e nel 1974 venne espulso dall’Urss dopo la pubblicazione all’estero della trilogia Arcipelago Gulag. Dapprima si stabilì a Zurigo e poi negli Stati Uniti nel Vermont. Alla fine dell’Unione Sovietica, il presidente Boris Eltsin gli ridiede la cittadinanza russa ma ritornò in patria solo nel 1994. Volle mettere piede sul suolo natio a Kolyma, sede nell’Estremo oriente russo di uno dei più atroci lager, e ritornare a Mosca viaggiando in treno con la Transiberiana.
ULTIME OPERE – Nelle sue ultime opere critica il potere dei nuovi oligarchi e la decadenza della Russia. Inoltre appoggia senza remore la chiesa ortodossa ed esprime sentimenti fortemente patriottici. Nel 1999 condannò i bombardamenti della Nato in Serbia nella guerra del Kosovo, paragonandoli a quelli di Hitler