Scuola, Cesa: tagli inconcepibili, ipotecano il futuro del Paese
"Gelmini abbandoni la demagogia e pensi alla sostanza"
"Gelmini abbandoni la demagogia e pensi alla sostanza"
Il tutto, mentre esiste già una stima da parte del corpo docente sugli insegnanti elementari che perderanno il posto il prossimo anno quando si tornerà al maestro unico: salteranno circa seimila posti. E contro questo provvedimento si preannunciano altre manifestazioni di piazza e la costituzione di un gruppo di lavoro che dovrà partorire una proposta alternativa al maestro unico da sottoporre al governo nazionale.
Il presidente Lombardo, intanto, chiama in causa il ministro Gelmini sul taglio degli insegnanti di sostegno manifestando alla titolare della Pubblica istruzione «grande preoccupazione per la mancata assistenza scolastica agli alunni diversamente abili», e attacca: «Le riduzioni degli organici, senza una preventiva interlocuzione con l´amministrazione regionale, titolare di competenze proprie sulle quali le determinazioni statali vengono a interferire, configura lesione del principio costituzionale di leale collaborazione».
In particolare, spiega Patrizia Monterosso, dirigente generale della Pubblica istruzione, «gli alunni disabili sono 25.938, come certificato dall´autorità sanitaria, in base ai dati forniti dagli uffici scolastici provinciali, e sono in netto aumento rispetto allo scorso anno scolastico quando ne vennero registrati 20.359».
Al ministero, letta la missiva del presidente della Regione, qualcosa s´è messo in movimento se è vero che i dirigenti di viale Trastevere hanno ipotizzato un allargamento del corpo degli insegnanti di sostegno di circa 450 unità. Ma è un´eventualità ancora da definire e comunque, se concretizzata, non riuscirebbe a soddisfare né le richiese dei diretti interessati e delle famiglie colpite dalla riduzione del servizio né tanto meno quelle del governatore Lombardo.
«Non ci si rende conto che in Sicilia la scuola è per molti ragazzi disabili l´unica occasione per integrarsi con la società – afferma Emanuele Schembri, portavoce di numerosi insegnanti di sostegno di Agrigento dove, tra capoluogo e provincia, i ragazzi diversamente abili da assistere quest´anno saranno 150 in più e i docenti a loro destinati cento in meno – Le famiglie si rivolgono a noi – aggiunge – per chiedere aiuto, non sanno come fare con i figli. Solo chi è ricco può permettersi l´assistenza continuativa e a pagamento. Ma la maggior parte delle coppie che hanno figli diversamente abili si affida principalmente alla scuola. La situazione è drammatica».
Ed è tutt´altro che serena, a dire dei diretti interessati, la situazione della scuola pubblica siciliana nel suo complesso. I docenti e il personale ausiliario tecnico amministrativo (Ata) rimasti esclusi dagli incarichi a causa dei tagli, mercoledì 17, primo giorno di scuola in Sicilia, scenderanno in piazza su iniziativa di Cgil, Cisl, Uil e Snals Confsal. La manifestazione è in programma davanti all´Ufficio scolastico regionale. Oltre ai 2.521 insegnanti in meno, quest´anno salteranno pure 162 posti destinati agli Ata. I sindacati, davanti alla prospettiva «del taglio di 15 mila posti di lavoro nei prossimi tre anni», parlando di «inaudito attacco alla scuola pubblica che avrà effetti sociali devastanti». Cgil, Cisl, Uil e Snal Confsal avvieranno già a partire dal 18 assemblee in tutte le scuole della Sicilia e una campagna di informazione e sensibilizzazione dell´opinione pubblica.
«Attendiamo una risposta – dice Giusto Scozzaro, segretario generale della Flc Cgil – alla richiesta di reintegro di 600 posti di sostegno avanzata al ministro, su nostra sollecitazione, dal presidente della Regione. La manifestazione del 17 è soltanto l´inizio della nostra battaglia per evitare la distruzione della scuola pubblica, che avrebbe effetti devastanti e di lungo periodo soprattutto nelle aree più fragili del Paese».
Per qualche ora la vicenda ha avuto i contorni di un giallo. Poi il chiarimento, come riferisce una nota del teatro. Alcuni di loro, in lacrime, hanno raccontato di aver ricevuto il divieto da parte dei genitori a partecipare alla manifestazione. A scatenare la reazione delle famiglie sarebbe stato proprio il logo antimafia che si legge sulle magliette che saranno indossate da tutti i partecipanti al Dance Attack.
"A poche ore dall’evento", ha detto il sovrintendente del Teatro Massimo Bellini, Antonio Fiumefreddo, "abbiamo appreso che gli allievi di una scuola di danza di uno dei quartieri più a rischio della città hanno dovuto rinunciare a scendere in piazza su pressione dei genitori, che non avrebbero gradito il messaggio antimafia della manifestazione. Dedichiamo a questi cento ragazzi l’iniziativa di oggi pomeriggio. Rispetto ai tempi in cui in piazza non scendeva nessuno" ha aggiunto, "registriamo che oggi sono solo in cento a restare a casa, e per giunta costretti. E’ una svolta storica".
Il teatro aveva lanciato nei giorni scorsi un appello alla mobilitazione pacifica, invitando per domenica pomeriggio i giovani della città a un Dance Attack per dire no a tutte le mafie. Un happening con mille giovani ballerini assieme in strada per invadere pacificamente le piazze di Catania, a cominciare da piazza Palestro, in un quartiere simbolo di disagio sociale, protagonista in passato di drammatiche vicende criminali. Con l’occasione il teatro ha voluto inaugurare un ciclo di eventi artistici con il marchio "Arte (contro cosa) nostra", manifesto di impegno sociale e civile che "dal teatro arriva nella città, tra la gente, in nome della lotta all’illegalità".
"Considero utili iniziative come questa" ha dichiarato il sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli, "che nascono con il preciso intento di educare i giovani alla legalità e alla lotta alla mafia. Apprendere che la manifestazione di oggi non abbia trovato consenso dimostra quanto si debba ancora lavorare per diffondere la cultura della legalità".
"Un atto molto grave che ci porta indietro nel tempo" è stato il commento del presidente della Provincia di Catania, Giuseppe Castiglione. "La lotta a Cosa nostra – ha osservato Castiglione – è fondamentale per il futuro economico e sociale della Sicilia, e non si possono dare segnali di cedimento proprio in questo momento, visti i buoni risultati che si stanno ottenendo contro la criminalità organizzata". Il presidente della Provincia ha quindi espresso "apprezzamento per l’iniziativa del Bellini" e ha auspicato che le "famiglie dei giovani interessati ci ripensino, mostrando il vero volto della nuova Catania".
(7 settembre 2008)
Il giorno dopo la diffusione dei dati ufficiali dei tagli nelle scuole di Napoli e provincia, che parlano di 5.000 docenti sacrificati sull´altare della razionalizzazione della spesa, alle proteste dei precari seguono i dubbi di Bottino su quelle stesse cifre: «Non capisco da dove siano usciti. Non è vero che i tagli ammontano a 5.000 posti. I tagli veri sono 3.213, rispetto allo scorso anno». Eppure due giorni fa il dirigente dell´ufficio provinciale, Luigi De Filippis, ha fornito ai sindacati tabelle inequivocabili. «Ma vanno lette diversamente» ribatte Bottino. Vallo a spiegare alle migliaia di docenti rimasti senza cattedra. «I sindacati – afferma Annamaria, disoccupata dopo 8 anni di supplenze annuali – hanno fatto appello alle istituzioni napoletane, ed ai parlamentari locali. Ma questi dormono. O meglio, sono scarsamente credibili, a livello nazionale. Come possono farsi interpreti del nostro problema se non riescono neppure a garantire l´ordinaria amministrazione della città?».
Erano circa 100, ieri mattina, i precari che hanno inscenato la protesta negli uffici di Ponte della Maddalena (una protesta sulla quale ha vigilato la polizia, per evitare che la disperazione sfociasse in qualche atto estremo). «E torneremo qui ogni giorno, sino a che non otterremo il riconoscimento dei nostri diritti» hanno detto a Bottino. Ma non è Bottino il responsabile della loro situazione. «Io ho scritto più volte al ministero, a Roma – racconta il direttore regionale – Ho raccontato i problemi legati all´organico e quelli dovuti, tra l´altro, all´edilizia scolastica.
Una precarietà, nell´edilizia, che non permette, ad esempio, di dare spazio al tempo pieno, di affrontare almeno in parte i tagli prolungando il tempo scuola. Ho scritto, ma senza ottenere nulla. Non ci sono spiragli, inutile gettare fumo negli occhi». Gli unici posti che potranno essere concessi, alla scuola elementare, sono legati all´insegnamento dell´inglese, che è obbligatorio, ma non sempre – visti i tagli – nelle scuole ci sono gli insegnanti specializzati. E si tratta comunque di posti legati allo stanziamento deciso dalla Regione proprio per mettere una toppa alla situazione. Anche sui numeri dei posti che dovrebbero essere garantiti dallo stanziamento regionale non c´è certezza: quando l´assessore Gabriele li annunciò, si parlò di almeno 800 insegnanti "salvati", ora, afferma Fiorella Esposito, della segreteria provinciale della Cgil scuola, «quei posti sono meno di 400».
«Occuperemo almeno per una settimana – spiega la direttrice Simonetta Salacone – Fino ad oggi abbiamo sperimentato una pluralità di docenti che arricchisce la preparazione e la conoscenza dei più piccoli. Che senso ha stravolgere così la scuola elementare?».
Secondo la Cgil scuola quando l´introduzione del maestro unico entrerà a regime si avrà un taglio di 1800 maestri tra Roma e provincia. Ma già dall´anno prossimo nelle prime elementari ci saranno 300 posti in meno. Per questo motivo, genitori e maestre della scuola della Casilina hanno costituito assieme a rappresentati di altri istituti un coordinamento cittadino docenti-genitori. Lunedì il primo incontro per stabilire nuove iniziative da portare avanti. In questi giorni poi ci sarà una raccolta di firme e il volantinaggio nel quartiere. Intanto, c´è già una petizione sul cancello della scuola: «La pluralità dei docenti – si legge nella petizione – ha permesso agli insegnanti di approfondire la conoscenza disciplinare, rendendo la scuola elementare una comunità di conoscenze che la scuola del maestro unico non potrà realizzare».
E Antonietta Carlomagno, maestra della Iqbal Masih, precisa che «il maestro unico è un passo indietro». Preoccupati anche i genitori: «Siamo pronti a occupare – annuncia Luca Mascini, papà di un alunno della scuola del Casilino – perché bisogna urlare "sveglia" agli altri genitori che non sanno che la loro realtà cambierà». Aderisce al coordinamento anti-maestro unico anche l´elementare "Carlo Pisacane": «C´è la perplessità che il maestro unico non possa portare avanti il progetto educativo odierno», spiega la direttrice Nunzia Marciano. E Salvatore Sasso, preside del 138esimo circolo zona Torre Angela, avverte: «Nella nostra scuola c´è il 30% dei bambini stranieri e con il ritorno a 24 ore non credo sarà possibile portare avanti progetti di recupero come l´insegnamento della lingua italiana».
ROVIGO – Non ha esitato a gettarsi in acqua per salvare due bambini che stavano annegando, ma poi è stato colpito da infarto ed è morto. E’ successo davanti alla spiaggia di Boccasette, un lembo sabbioso nel comune di Porto Tolle, prospicente l’Adriatico che in quel punto incontra il fiume Po. La vittima è un uomo di 56 anni, Primo Romeo Priotti, originario di Adria ma residente a Milano. Era in vacanza nel rodigino con la moglie.
LA RICOSTRUZIONE – Probabilmente per l’uomo è stato fatale l’eccessivo sforzo compiuto per riportare a riva, con l’aiuto di un altro bagnante, i due fratellini di 8 e 10 anni che si erano spinti al largo trovandosi in difficoltà. Secondo quanto ricostruito dalla Squadra Mobile di Rovigo i due bimbi sarebbero sfuggiti al controllo della mamma mentre la donna era intenta ad accudire il fratellino piu piccolo. Una volta a largo i bambini non sarebbero stati in grado di rientrare: a quel punto i due bagnanti si sono gettati in acqua per riportarli a riva. Quando Priotti ha rimesso piede sulla spiaggia è stato colpito dall’infarto. Sul posto ora sono presenti i sanitari del Suem e la Polizia di Porto Tolle. La zona, un arenile frequentato per la maggior parte da persone del luogo, è raggiungibile percorrendo una strada in una zona disabitata che si snoda tra campi, lagune e valli da pesca.
LA MADRE DEI BAMBINI – «Lui ha dato la vita per i miei figli e non potrò mai sdebitarmi». È sconvolta la madre dei due bambini di Trecenta (Rovigo) salvati in mare da Priotti. E adesso la donna non sa darsi pace per quell’attimo di distrazione che ha fatto accadere la tragedia: i suoi figli sono vivi, ma la gioia per lo scampato pericolo è offuscata dal dolore per l’ «eroe» che ha dato la vita per loro.
05 settembre 2008
In Lombardia la scuola riapre l’8 settembre, sessantacinquesimo anniversario dell’Armistizio. A Bolzano e provincia il 10. Per il resto, il 15, salvo la Sicilia che, anche lei incurante della numerologia, slitta al 17. Per il ministero sarà un anno con qualcosa di nuovo, anzi, d’antico, come abbiamo visto, ma da un’indagine commissionata alla Swg da Franco Del Campo, presidente del Corecom del Friuli- Venezia Giulia (Comitato regionale per le comunicazioni), emerge che anche fra i banchi il conformismo avanza.
Del Campo insegna a Trieste, da 37 anni. Filosofia al liceo Petrarca e Teoria e tecniche della comunicazione pubblica all’università. Da un po’ di tempo si guardava intorno e si faceva alcune domande che non trovavano risposta. Sui ragazzi, il disagio, la scuola, Internet e il male che se ne dice: non gli tornavano i conti. Così ha ordinato un sondaggio su Giovani e nuovi media, che esplora l’universo di 2300 internauti tra i 16 e i 23 anni: dalle mamme (star assolute) alla scuola, dagli spinelli alle chat, dal rapporto con i professori ai bullismi amplificati da YouTube.
Se, negli ultimi tempi, il sensazionalismo si è scatenato su cattivi maestri e studenti anche peggiori, l’indagine invita a una cauta retromarcia: le ragazze e i ragazzi italiani, ma anche quelli del Friuli Venezia Giulia – un terzo del campione – non assomigliano ai brutti titoli che sono fioccati. E nemmeno la scuola sembra così infame. Certo, gli ottocento intervistati dell’asburgico Friuli-Venezia Giulia, dove ordine e principio d’autorità perdurano, alzano la media: la regione ha il miglior punteggio italiano nell’indagine Pisa 2006 sull’apprendimento. Nonostante tutti i meridionali che, secondo la Lega, avrebbero scippato cattedre e poltrone ai nativi.
Però, 55 studenti su cento considerano vecchi i loro professori che, seppur attempati, sembrano comunque mantenere il contatto con i ragazzi: sempre 55 su cento ammettono di sentirli o averli sentiti vicini. Ma se tre quarti degli studenti dichiarano di comunicare meglio con gli insegnanti più giovani, addirittura l’80 per cento accusa tutti, indiscriminatamente, di essere schiavi del pregiudizio: il prof si fa un’idea dello studente e non la cambia. E se don Milani diceva che non c’è nulla di più ingiusto che misurare in modo uguale i disuguali, tre intervistati su quattro concordano: non si può valutare solo il risultato, conta anche l’impegno.
"Sono osservazioni ragionevoli" commenta Del Campo. "Dal sondaggio emerge una sostanziale normalità, i giovani non sono quegli alieni che giornali e televisione ci mostrano. Io sono un professore severo che dà del lei agli allievi, ma riconosco che gli studenti sono in genere equi nei giudizi, anche su loro stessi. Meritano ascolto e giusta distanza, meno pacche sulle spalle e più rispetto reciproco".
Sembra vicino alla conclusione il "giallo" relativo alla mancata pubblicazione del decreto legge varato dal Consiglio dei Ministri giovedì scorso.
Il testo sarebbe stato firmato e, secondo indiscrezioni raccolte da Tuttoscuola, conterrebbe una norma sul ritorno al maestro unico.
Sul fatto che il governo intendesse reintrodurre la figura del maestro unico non c’erano ormai dubbi. L’ultima conferma l’ha data stamattina il ministro Gelmini ai microfoni di ‘Radio City’ su Radio Uno, affermando che "In passato e’ stato introdotto il modulo per cercare di creare occupazione attraverso la scuola. Avere un maestro unico nella scuola primaria risponde non solo all’esigenza di razionalizzare ma anche a un’esigenza pedagogica. E’ un modo non per tornare al passato ma per centrare la scuola sull’esigenza di apprendimento del ragazzo".
La notizia è che la nuova norma sarebbe stata inserita già nel decreto legge contenente "disposizioni urgenti in materia di istruzione e università", prevedendone la regolamentazione a partire dal 2009-2010.