brandire l’arma della memoria SEMPRE!!!


Olocausto e memoria storica

Nell’agosto del 2007 feci un viaggio in Polonia dove ebbi  modo di visitare il campo di sterminio di
Auschwitz. Dal 1939 al 1945
l’ordine mondiale concepito da colui che sicuramente può essere
definito come il più folle di tutti i tempi, cioé Hitler, prevedeva
l’annientamento di tutti gli Ebrei d’Europa e l’asservimento di tutte
le nazioni ritenute inferiori o suddite (Italia compresa, con buona
pace dei fascisti del tempo e, soprattutto, dei post neo fascisti di
oggi).




La
concezione dei campi di concentramento, soprattutto di Birkenau,
trovava i suoi tragici fondamenti in quella che è stata definita
l’industria della morte, attraverso una lunga serie di umiliazioni
psicologiche, di maltrattamenti e di costrizioni fisiche che portavano
lentamente, ma inesorabilmente all’annientamento fisico del detenuto e,
quindi, al suo decesso, spesso durante le selezioni e nelle camere a
gas, spesso, però, anche a seguito di punizioni o per altre circostanze.


L’esperienza
della visita ad Auschwitz, soprattutto nel luogo delle baracche, dove
dormivano i detenuti, è stata emblematica e dovrebbe, pertanto, essere
consigliata a tutti coloro che ancora oggi negano quanto è successo lì
dentro, come in altri luoghi simili.


Ma perché ricordare sempre queste cose? Sono in tanti , soprattutto tra i giovani ,a porsi queste domande.


Eppure,
è proprio di questi giorni lo sdegno  suscitato da dichiarazioni di stampo negazionista che, non di rado, ottengono anche un tacito plauso da parte di chi non dovrebbe mai concederlo.  In Europa e nel mondo, inoltre, si stanno
allargando a macchia d’olio l’antisemitismo e la xenofobia. Aumentano anche
sentimenti legati al razzismo ad alla paura o all’intolleranza, in
generale, per l’altro.


Queste sono senza dubbio delle valide ragioni per ravvivare sempre di più il ricordo di ciò che è accaduto tanti anni fa.


Fino
a quando ci sarà anche un solo imbecille che tenterà di negare tutto
ciò o, peggio, che continuerà ad inneggiare a determinati personaggi
del passato, varrà sempre la pena di brandire contro costui l’arma
della memoria storica!!!

Oggi giornata della memoria!!

Oggi 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria…

Memoria per non dimenticare gli orrori della follia nazista…

Memoria per non dimenticare i massacri che ancora oggi lordano di sangue il nostro Pianeta…

Memoria per non ripetere i tragici errori e le nere nefandezze del passato….

Memoria da brandire come pacifica arma di cultura e di pensiero contro i cosiddetti negazionisti, ancora oggi attivi e, in qualche caso,osannati da chi non dovrebbe osannarli.

Per celebrare questa Giornata inserisco dei passi significativi, scritti da chi ha vissuto in prima persona gli eventi


SHEMÀ

Voi che vivete sicuri
Nelle
vostre tiepide case
Voi che trovate tornando
a sera
Il cibo caldo e visi
amici:

Considerate se questo è un
uomo,
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo
pane
Che muore per un
sì o per un no.
Considerate se questa è una
donna,
Senza capelli e senza
nome
Senza più forza di
ricordare
Vuoti gli occhi e
freddo il grembo
Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
Vi
comando queste parole.
Scolpitele nel vostro
cuore
Stando in casa andando
per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri
figli.
O vi si sfaccia la
casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano
il viso da voi.

Primo
Levi, Se questo è un uomo, Torino,
Einaudi 1956


Noi superstiti
dalle
nostre ossa la morte ha già intagliato i suoi
flauti,
sui nostri tendini
ha già passato il suo archetto –
I nostri corpi
ancora si lamentano
col loro canto mozzato.
Noi superstiti
davanti a noi, nell’aria
azzurra,
pendono ancora i
lacci attorti per i nostri colli –
le clessidre
si riempiono ancora con il nostro sangue.
Noi
superstiti,
ancora divorati dai
vermi dell’angoscia –
la nostra stella è sepolta
nella polvere.
Noi superstiti
vi preghiamo:
mostrateci lentamente
il vostro sole.
Guidateci piano di
stella in stella.
Fateci di nuovo imparare
la vita.
Altrimenti il canto
di un uccello,
il secchio che si
colma alla fontana
potrebbero far prorompere
il dolore
a stento sigillato
e farci schiumar
via –
Vi preghiamo:
non mostrateci ancora
un cane che morde
  potrebbe
darsi, potrebbe darsi
che ci disfiamo in
polvere
davanti ai vostri
occhi.
Ma cosa tiene unita
la nostra trama?
Noi, ormai senza
respiro,
la nostra anima è volata
a lui dalla mezzanotte
molto prima che il
nostro corpo si salvasse
nell’arca dell’istante –
Noi superstiti,
stringiamo la vostra
mano,
riconosciamo i vostri
occhi –
ma solo l’addio ci
tiene ancora uniti,
l’addio nella polvere
ci tiene uniti a
voi –

Nelly
Sachs, Opere scelte, in Shemeul Josef
Agnon – Nelly Sachs, Opere, Torino, Utet,
1996