Un sacrificio incomprensibile

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Il sacrificio incomprensibile della RAI
 
Raisat, sacrificata nell’ambito dello scontro Sky – Mediaset, perde i suoi canali a pagamento su Sky, per un danno complessivo di 50 mln di euro. Non solo: gradualmente la Rai "scenderà" da Sky anche con  Rai1, Rai2, Rai3, per "atterrare" sulla piattaforma digitale terrestre TIVUSAT insieme a mediaset, cioé all’azienda del nostro presidente del consiglio. Questo significa che si costringono gli Italiani (anche a quelli che hanno Sky) a comprare per forza il digitale terrestre non solo per vedere mediaset, ma anche la Rai.  Il nuovo apparecchio costa sui 100 euro e dovrà essere acquistato anche da chi, nel frattempo, si è munito già del digitale terrestre. Infatti, il sistema di codifica sarà diverso. Mediaset, in tal modo, si assicura che tutti gli italiani acquistino il nuovo Tivusat, perchè lì ci sarà anche la RAI, che scomparirà da Sky!
E anche questa volta Mediaset fa il colpaccio! Per maggiori informazioni posto l’articolo tratto dal sito
 
 

Rai, Raisat dice addio a Sky e passa al dtt, il cda ‘sfida’ Masi

05:14 – CRONACA- 31 LUG 2009

 

No ‘presa d’atto’ per relazione dg che promette:lunedì i dettagli
Roma, 31 lug. (Apcom) – Consumato il divorzio, consensuale, tra Rai e Sky, a Viale Mazzini è tempo della resa dei conti: il convalescente Mauro Masi, che entro ottobre dovrà presentare un piano strategico per Raisat che trasloca su digitale e Tivusat, per bocca del suo vice Giancarlo Leone dà conto degli esiti negativi del negoziato in una relazione che ricostruisce le tappe della vicenda ma che non viene votata dal Consiglio: nessuna ‘presa d’atto’ della sua informativa da parte dei consiglieri, che marcano così una distanza dall’operato del dg. La votazione non era obbligatoria, spiegano a Viale Mazzini. Eppure, riferiscono fonti accreditate, il dg ancora convalescente avrebbe insistito, alla ripresa dopo l’audizione in Vigilanza, per una formale "presa d’atto" da parte del consiglio. Presa d’atto che, invece, non c’è stata. "L’unico che si è espresso formalmente in questo senso è il consigliere Rositani. Presumibilmente l’avrebbe votato anche Gorla", riferiscono alcuni partecipanti alla riunione. Nettamente contrari, oltre ai consiglieri di opposizione, sarebbero stati anche il rappresentante del Tesoro Angelo Petroni e la leghista Bianchi Clerici. Per questo, si è preferito soprassedere con un escamotage: trasformare l’informativa prevista dall’ordine del giorno nelle ‘comunicazioni del dg’, su cui non si esprime alcuna valutazione. A dar voce ai mal di pancia di viale Mazzini ci pensano i due rappresentati del Pd in Cda, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten. Il primo parla di "un danno" oltre "alla beffa". "Il mancato accordo con Sky – afferma – è per la Rai un danno enorme la cui responsabilità ricade pienamente su chi ha condotto la trattativa". Non fa sconti nemmeno Van Straten: "Il dg non ha mai ritenuto di avanzare, forse nel timore che venisse accolta, una controfferta Rai in risposta all’offerta di Sky". Per entrambi la trattativa si chiude con esiti "paradossali" che permettono a Sky di mantenere i canali "di maggiore appeal", mentre la Rai perde oltre 50 milioni l’anno che sarebbero arrivati dall’acquisto del bouquet Raisat. Non ha nascosto un certo malumore anche il presidente Paolo Garimberti, che in Cda avrebbe condiviso la scelta di non esprimere alcuna ‘presa d’atto’ sul documento del dg e avrebbe espresso "un certo fastidio" per il fatto che la trattativa fosse stata portata all’esito finale "con l’acqua alla gola". La pensa diversamente Antonio Verro, che difende l’operato del dg anche perchè, spiega, "non si potevano cedere gratuitamente i canali free a un competitor". E comunque, annuncia, nessun favore a Sky: Masi ha già pronta "un exit strategy" per le tre generaliste. Insomma, si profila un progressivo spegnimento di Raiuno, Raidue, Raitre che, per ora, resteranno sul satellite ma con qualche ‘buco’ sul palinsesto dovuto al mancato criptaggio in Nds. Il dg, intanto, lunedì incontrerà i giornalisti a Viale Mazzini. In quella occasione, si apprende da fonti della direzione generale, illusterà minuziosamente e con dovizia di particolari le varie tappe della trattativa. E non si esclude che Masi potrebbe approfittare dell’incontro con i giornalisti per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. In fondo, la scelta di non cedere gratuitamente il prodotto free della Rai era largamente condiviso. Senza contare che di queste questioni, fa notare qualcuno, si discuteva già nel Cda retto da Petruccioli e Cappon. Di certo, a molte delle domande e delle preoccupazioni dei consiglieri ha risposto ieri in Vigilanza il vice dg Leone, che ha seguito con Masi tutta la trattativa. La controfferta della Rai? Non è arrivata perchè "Sky lo ha impedito con la sua indisponibilità a valorizzare la nostra offerta free". Il decoder unico? E’ Sky a non volerlo. Raisat? Andrà in chiaro sul digitale "e raggiungeremo il break even dei conti in 24 mesi". E a giochi ormai fatti resta sul tavolo la raccomandazione di Garimberti: "Credo sia doveroso che forniamo ai nostri utenti spiegazioni sulle nostre scelte".

The end…. Quaranta anni alle nostre spalle!

 

The end…. dopo quaranta anni
 
 
 
 
40 anni di Abbey Road!!!!!
 
 
1969 – 2009: sono passati quaranta anni dalla pubblicazione del mitico disco dei Beatles intitolato Abbey Road.
 
Un disco che rappresenta non solo l’ultima grande produzione artistica della più celebre band di tutti i tempi, ma anche un manifesto "spirituale".
  
Ciò lo si vede in particolare nel breve pezzo finale che chiude l’LP:
"and in the end the love you take is equal to the love you make".
 
Uno splendido verso finale che conclude l’altrettanto splendido capolavoro finale dei Beatles.
 
E credo che la frase sopra citata sia davvero attuale: "e alla fine, l’amore che ricevi è uguale a quello che dai". E’ vero nell’amicizia, nelle relazioni professionali, nei rapporti familiari, in ogni circostanza.
 
E, forse, è anche per questo che Abbey Road è diventato, in tutti questi anni, uno dei Long Playing più ammirati ed imitati.
 
Ecco alcune imitazioni e parodie, tratte dal sito www.corriere.it. Sotto queste imitazioni troverete due brevi video musicali. 

 

 

YouTube – The Beatles-The End
    

Discussione su YouTube – Shine On You Crazy Diamond (Full Pt. 1)

Vergognoso di fronte all’Italia e al Sud

UDITE, UDITE….
 
Anzi, come si dice dalla nostre parti: "sient e trema!!".
 
Vergognoso di fronte all’Italia e al Sud!!!
 
 
Il PD di Vicenza (proprio il Partito Democratico di Vicenza) ha votato in consiglio provinciale insieme al PDL una mozione con cui si vuole limitare l’accesso degli aspiranti presidi meridionali ad incarichi di presidenza nelle scuole vicentine.
 
Si tratta, ovviamente, di candidati regolarmente abilitati ed inseriti nelle graduatorie provinciali di Vicenza.
 
Il PD vicentino ha giocato sporco, attuando una politica di vero e proprio razzismo culturale, ma non solo culturale, contro gli ITALIANI meridionali.
 
 
 
Questo atto del PD vicentino costituisce una macchia ed una vergogna nazionale!
 
Che cosa hanno da dire i vertici romani del PD di fronte alla schifezza vicentina?
 
 
 

Gli album migliori di tutti i tempi III parte

101. Fresh Cream, Cream

102. Giant Steps, John Coltrane

103. Sweet Baby James, James Taylor

104. Modern Sounds in Country and Western Music, Ray Charles

105. Rocket to Russia, Ramones

106. Portrait of a Legend 1951 – 1964, Sam Cooke

107. Hunky Dory, David Bowie

108. Aftermath, The Rolling Stones

109. Loaded, The Velvet Underground

110. The Bends, Radiohead

111. Court and Spark, Joni Mitchell

112. Disraeli Gears, Cream

113. The Who Sell Out, The Who

114. Out of Our Heads, The Rolling Stones

115. Layla and Other Assorted Love Songs, Derek and the Dominos

116. At Last, Etta James

117. Sweetheart of the Rodeo , The Byrds

118. Stand!, Sly and the Family Stone

119. The Harder They Come Original Soundtrack, Various Artists

120. Raising Hell, Run-DMC

121. Moby Grape, Moby Grape

122. Pearl, Janis Joplin

123. Catch a Fire, Bob Marley and the Wailers

124. Younger Than Yesterday, The Byrds

125. Raw Power, The Stooges

126. Remain in Light, Talking Heads

127. If You Can Believe Your Eyes and Ears, The Mamas and the Papas

128. Marquee Moon, Television

129. 40 Greatest Hits, Hank Williams

130. Paranoid, Black Sabbath

131. Saturday Night Fever, Various Artists

132. The Wild, the Innocent and the E Street Shuffle, Bruce Springsteen

133. Ready to Die, The Notorious B.I.G.

134. Slanted and Enchanted, Pavement

135. Greatest Hits, Elton John

136. Tim, The Replacements

137. The Chronic, Dr. Dre

138. Rejuvenation, The Meters

139. All That You Can’t Leave Behind, U2

140. Parallel Lines, Blondie

141. Live at the Regal, B.B. King

142. Phil Spector, A Christmas Gift for You, Various Artists

143. Gris-Gris, Dr. John

144. Straight Outta Compton, N.W.A

145. Aja, Steely Dan

146. Surrealistic Pillow, Jefferson Airplane

147. Dreams to Remember: The Otis Redding Anthology, Otis Redding

148. Deja Vu, Crosby Stills Nash and Young

149. Houses of the Holy, Led Zeppelin

150. Santana, Santana

I migliori album di tutti i tempi… parte seconda

I migliori album di tutti i tempi (vedere www.rollingstone.com)
parte seconda…
 
 
 
…. dal n. 51 al n. 100
 

51. Bridge Over Troubled Water, Simon and Garfunkel

52. Greatest Hits, Al Green

53. The Birth of Soul: The Complete Atlantic Rhythm and Blues Recordings, 1952 – 1959, Ray Charles

54. Electric Ladyland, The Jimi Hendrix Experience

55. Elvis Presley, Elvis Presley

56. Songs in the Key of Life, Stevie Wonder

57. Beggars Banquet, The Rolling Stones

58. Trout Mask Replica, Captain Beefheart and His Magic Band

59. Meet the Beatles, The Beatles

60. Greatest Hits, Sly and the Family Stone

61. Appetite for Destruction, Guns n’ Roses

62. Achtung Baby, U2

63. Sticky Fingers, The Rolling Stones

64. Phil Spector, Back to Mono (1958 – 1969), Various Artists

65. Moondance, Van Morrison

66. Led Zeppelin IV, Led Zeppelin

67. The Stranger, Billy Joel

68. Off the Wall, Michael Jackson

69. Superfly, Curtis Mayfield

70. Physical Graffiti, Led Zeppelin

71. After the Gold Rush, Neil Young

72. Purple Rain, Prince

73. Back in Black, AC/DC

74. Otis Blue, Otis Redding

75. Led Zeppelin II, Led Zeppelin

76. Imagine, John Lennon

77. The Clash, The Clash

78. Harvest, Neil Young

79. Star Time, James Brown

80. Odessey and Oracle, The Zombies

81. Graceland, Paul Simon

82. Axis: Bold as Love, The Jimi Hendrix Experience

83. I Never Loved a Man the Way I Love You, Aretha Franklin

84. Lady Soul, Aretha Franklin

85. Born in the U.S.A., Bruce Springsteen

86. Let It Be, The Beatles

87. The Wall, Pink Floyd

88. At Folsom Prison, Johnny Cash

89. Dusty in Memphis, Dusty Springfield

90. Talking Book, Stevie Wonder

91. Goodbye Yellow Brick Road, Elton John

92. 20 Golden Greats, Buddy Holly

93. Sign ‘o’ the Times, Prince

94. Bitches Brew, Miles Davis

95. Green River, Creedence Clearwater Revival

96. Tommy, The Who

97. The Freewheelin’ Bob Dylan, Bob Dylan

98. This Year’s Model, Elvis Costello

99. There’s a Riot Goin’ On, Sly and the Family Stone

100. In the Wee Small Hours, Frank Sinatra

I 500 migliori album di tutti i tempi (prima parte)

 
Classifica stilata, nel 2003, dalla rivista  specializzata ROLLING STONE, che trovate al sito: http://www.rollingstone.com/
 
 
Oggi vi propongo la classifica dei primi 50
 

 

The RS 500 Greatest Albums of All Time

 

Dalla rivista Rolling Stone: I 500 migliori album di tutti I tempi

 

1. Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, The Beatles

2. Pet Sounds, The Beach Boys

3. Revolver, The Beatles

4. Highway 61 Revisited, Bob Dylan

5. Rubber Soul, The Beatles

6. What’s Going On, Marvin Gaye

7. Exile on Main Street, The Rolling Stones

8. London Calling, The Clash

9. Blonde on Blonde, Bob Dylan

10. The Beatles ("The White Album"), The Beatles

11. The Sun Sessions, Elvis Presley

12. Kind of Blue, Miles Davis

13. Velvet Underground and Nico, The Velvet Underground

14. Abbey Road, The Beatles

15. Are You Experienced?, The Jimi Hendrix Experience

16. Blood on the Tracks, Bob Dylan

17. Nevermind, Nirvana

18. Born to Run, Bruce Springsteen

19. Astral Weeks, Van Morrison

20. Thriller, Michael Jackson

21. The Great Twenty-Eight, Chuck Berry

22. Plastic Ono Band, John Lennon

23. Innervisions, Stevie Wonder

24. Live at the Apollo (1963), James Brown

25. Rumours, Fleetwood Mac

26. The Joshua Tree, U2

27. King of the Delta Blues Singers, Vol. 1, Robert Johnson

28. Who’s Next, The Who

29. Led Zeppelin, Led Zeppelin

30. Blue, Joni Mitchell

31. Bringing It All Back Home, Bob Dylan

32. Let It Bleed, The Rolling Stones

33. Ramones, Ramones

34. Music From Big Pink, The Band

35. The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders From Mars, David Bowie

36. Tapestry, Carole King

37. Hotel California, The Eagles

38. The Anthology, 1947 – 1972, Muddy Waters

39. Please Please Me, The Beatles

40. Forever Changes, Love

41. Never Mind the Bollocks, Here’s the Sex Pistols, The Sex Pistols

42. The Doors, The Doors

43. The Dark Side of the Moon, Pink Floyd

44. Horses, Patti Smith

45. The Band, The Band

46. Legend, Bob Marley and the Wailers

47. A Love Supreme, John Coltrane

48. It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back, Public Enemy

49. At Fillmore East, The Allman Brothers Band

50. Here’s Little Richard, Little Richard

Denunciato un grave episodio di discriminazione e di razzismo

Denunciato un grave episodio di discriminazione e di razzismo. E’ accaduto a Treviso: un ragazzino costretto a cambiare scuola perché insultato e offeso continuamente dai compagni. La sua colpa? Essere figlio di meridionali, di origine campane!
 
Posto qui l’articolo tratto dal sito di repubblica.it
 
 
Bullismo in una media: "Disinfettavano ogni penna che toccavo. Mi chiamavano camorrista"
Antonio è stato bocciato. La denuncia della madre in tv. Caso fotocopia l’anno scorso

Treviso, bimbo napoletano cambia scuola
"I miei compagni dicono che puzzo"

TREVISO – Lo chiamavano "figlio di camorrista". Dicevano che "puzzava" perché era "meridionale". In classe i compagni gli cantavano il coro che l’eurodeputato Matteo Salvini intonava nelle feste di piazza: "Senti che puzza, scappano anche i cani. Stanno arrivando i napoletani". Il piccolo Antonio è stato bocciato alla prima media di Treviso. Non sopportava che gli altri studenti lo insultassero in quel modo. La mamma non denuncerà la direttrice "ma in quella scuola mio figlio non andrà più".

Ha preferito la tv di Treviso Antenna Tre Nordest alla caserma dei carabinieri, ma le sue parole sono una condanna pesante. "Hanno sbeffeggiavano mio figlio per mesi. Dicevano che era un camorrista perchè era nato a Napoli. Lo emarginavano neppure fosse un appestato. Disinfettavano le penne dopo che lui le aveva toccate: dicevano che puzzavano. C’era una situazione per nulla serena e il rendimento di mio figlio ne ha risentito". A luglio Antonio è stato bocciato, eppure l’anno precedente, in quinta elementare, le maestre erano soddisfatte del suo rendimento scolastico, convinte che avrebbe superato le medie brillantemente.

Antonio è un ragazzino timido, più alto dei suoi coetanei; ama leggere e la sua cameretta è piena di peluche. La mamma, separata e d’origini campane anche lei, è arrivata a Treviso due anni fa per lavorare in una scuola della zona. La città le piace, ma dal prossimo anno, ha deciso di far cambiare istituto a suo figlio: "In quell’inferno – ha detto in tv – non ce lo mando più".

Un caso fotocopia a quello reso pubblico l’anno scorso sempre nella provincia di Treviso e sempre ai danni di un bambino napoletano. Erano i mesi dell’emergenza rifiuti in Campania e i bambini della terza elementare di Loria presero di mira un loro compagno di otto anni, d’origine napoletane, chiamandolo con disprezzo "monnezza". Intervenne il dirigente scolastico e il sindaco fu costretto a chiedere scusa a nome della città.

(21 luglio 2009)

Novità on the ROAD III

Novità on the ROAD III
 
 
Salve a tutti, quando sono le 20.23 di questo lunedì 20 luglio 2009.
 
Un lunedì speciale perchè OGGI si celebra il quarantennale dello sbarco sulla luna avvenuto il 20 luglio del 1969.
 
Un anno, quello del 1969, importante anche dal punto di vista musicale, segnato dal grande concerto rock di Woodstock, iniziato il 15 agosto 1969 (esattamente 5 giorni dopo la mia nascita) e protrattosi fino al 18 agosto.
 
L’anno 1969 è musicalmente importante anche perché vede la pubblicazione dell’ultimo grande LP dei Beatles. Parlo di ABBEY ROAD, un LP che costituisce il punto più alto, a mio avviso, della produzione della celebre band, ma, purtroppo, anche il momento finale cui fa seguito lo scioglimento del gruppo. Il disco dell’anno successivo, Let it be, sarà il frutto di precedenti registrazioni di studio….
 
 
 
….. Ma, come annunciavo nel titolo, vi scrivo il terzo indizio della novità on the ROAD:  eccolo…… (questa volta lo prendiamo dal "mezzo"!!)
 
 
 
&
 
 ALLA PROSSIMA …. PUNTATA!!!
 
 

Possibile che….

Possibile che…. ?
 
Non lo credo. Cioé non credo che ci abbiano potuto prendere in giro per tutti questi anni. Eppure una notizia dell’ultima ora rilancia i dubbi che qualcuno aveva.
 
Mi riferisco alla famosa "leggenda" del P.I.D.
 
P.I.D. sta per Paul is dead, cioé Paul è morto.
 
La leggenda fa riferimento alla presunta morte di Paul McCartney nel 1966.
 
E’ di oggi la notizia, rilanciata in Italia dal Corriere della Sera, che posto qui di seguito.
 
In pratica, una scienziata ed un informatico hanno indagato per togliere ogni dubbio in merito alla presunta morte del Beatle, ma….
 
 
 

Su Wired il lavoro di un informatico e un medico legale che hanno esaminato il caso

McCartney è morto? Le analisi sul suo cranio non smontano la credenza

Le analisi scientifiche non smontano la credenza che il musicista sia scomparso nel 1966 dopo un incidente

Nemmeno la scienza è riuscita a mettere la parola fine a una delle leggende metropolitana più longeve: quella secondo cui Paul McCartney sarebbe deceduto nel 1966 in un incidente stradale e che, da allora, sarebbe stato sostituito da un sosia. Una scienziata e un informatico hanno così indagato sul cranio del musicista per dimostrare che la leggenda nata 40 anni fa è una bufala. Il risultato però va contro le loro aspettative: i dubbi restano e cinque prove dimostrerebbero che McCartney, dal 1966, potrebbe essere stato sostituito da un sosia.
Nel nuovo numero della rivista Wired, vengono ricostruite le indagini svolte da due detective d’eccezione, l’informatico Francesco Gavazzeni e il medico legale Gabriella Carlesi, per dare una risposta al quesito: chi è veramente quel Beatle? Nel 2006 i due super consulenti, che in passato hanno collaborato a indagini come quelle sul Mostro di Firenze, l’attentato a Giovanni Paolo II e l’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, hanno accettato la sfida di applicare le tecniche medico-forensi di comparazione biometrica a gruppi di fotografie che ritraggono Paul McCartney dalla prima metà degli anni ‘60 ai giorni nostri. Doveva essere un caso semplice, un fascicolo da aprire e chiudere in pochi minuti con la prevedibile sconfessione scientifica di una delle più longeve, tenaci e articolate leggende metropolitane di ogni tempo.

IL GIALLO RESISTE – Invece, come in un vero giallo, i confronti biometrici su conformazione del cranio, curva mandibolare, padiglioni auricolari, dettagli di dentatura e palato hanno mostrato discrepanze sempre più significative e sconcertanti tra le immagini scattate prima e dopo il 1966. La perizia di Francesco Gavazzeni e Gabriella Carlesi si è chiusa così senza un verdetto inequivocabile. Non poteva essere altrimenti, visto che l’analisi antropometrica e craniometrica si esprime solo in termini di compatibilità, non di certezza. Stavolta la scienza non offre risposte, anzi rilancia clamorosamente i dubbi.

20 luglio 2009

 

Che McCartney sia morto e che poi sia stato sostituito con un sosia (con un certo William Campbell) penso che sia una grande fesseria. Se così non fosse, i fessi saremmo tutti noi che per tanti anni (e ancora oggi) non abbiamo creduto a questa leggenda!!!

 Per sapere di più su questa leggenda metropolitana cliccare su: http://digilander.libero.it/atavacron/images/pid.html

 

Paul is dead? O Paul is live? …..

17 ragioni per dire addio

17 ragioni per dirgli addio!
 
Ecco ben 17 ragioni per dire addio!
 
Dirlo a chi?
 
Leggetelo sul blog!
 
 
 
 

TRA VERITA’ E IRONIA

Ibra, 17 ragioni per dirgli addio

 Beppe Severgnini

Diciassette motivi — tanti quanti gli scudetti dell’Inter — per cui Zlatan Ibrahimovic può andarsene a Barcellona (Eto’o permettendo)

1) Perché vuole andarci

2) Perché «vuole provare qualcosa di nuovo» (anche noi: per esempio, vincere la Champions)

3) Perché c’è chi si cura il mal di pancia coi fermenti lattici, e chi deve fare una passeggiata sulle «ramblas»

4) Perché adesso vediamo cosa sa fare Mourinho (vincere lo scudetto con Ibra? Ci riusciamo anche voi, io e Zaccheroni).

5) Perché Zlatan, finché è rimasto, è rimasto per passione e per soldi. Mica perché «gliel’aveva ordinato Dio».

6) Perché non potevamo lasciare al Milan l’esclusiva della partenze drammatiche.

7) Perché l’Inter non è un carcere. Le strisce bianconere verticali le indossa qualcun altro.

8) Perché una squadra di calcio è un «reality», e Zlatan s’è fatto la «nomination» da solo.

9) Perché, comunque, aveva esaurito lo spazio per il tatuaggio del prossimo scudetto.

10) Perché noi piccoli tifosi abbiamo il dovere di essere riconoscenti, e i grandi calciatori hanno il diritto di mostrarsi ingrati.

11) Perché, partiti Ibra e Maxwell, per un po’ non sentiremo parlare dell’agente Raiola.

12) Perché Zlatan, per punizione, dovrà imparare il nome del direttore tecnico del Barcellona: Aitor Txiki Begiristain. Marco Branca era più facile.

13) Perché adesso Balotelli, per litigare con un giocatore dell’Inter, deve procurarsi uno specchio.

14) Perché il centravanti appena acquistato dal Genoa non rischia di diventare il Milito Ignoto.

15) Perché diamo qualche possibilità ai rivali: vincere facile non ci dà più gusto.

16) Perché Moratti, da oggi, è un miliardario meno povero.

17) Perché va bene così.

19 luglio 2009

Un altro passo ancora…

Ancora un altro passo è stato compiuto verso la novità on the road di cui sto parlando da un po’ di tempo!!
 
 
Un nuovo indizio, dopo il primo che già ho dato…
 
E
 
Tra qualche giorno il terzo indizio!!!

L’Italia del 2009…. riflessioni

Eccomi di nuovo dopo la pausa di ieri.
Come molti sapranno, ieri si è tenuto in Italia il primo sciopero dei blogger per protestare contro i limiti imposti alla libertà di espressione nel campo della rete, contenuti nel provvedimento sulle intercettazioni.
 
Speriamo che sia servito!
 
Comunque, da ieri ad oggi di cose ne sono accadute. Forse fin troppe. Vediamone rapidamente qualcuna: 1) questione Beppe Grillo; 2) verdetto del processo a Spaccarotella per l’uccisione di Gabriele Sandri; 3) missiva del Presidente della Repubblica Napolitano alle Camere.
 
 
 
1) Questione Beppe Grillo: il celebre comico ha chiesto qualche giorno fa l’iscrizione al PD per poter poi candidarsi alle primarie che dovranno eleggere il Segretario nazionale del partito.
 
La domanda nasce spontanea: ma come ha potuto il Pd (nel cui progetto ho creduto) giungere a questo punto? Scelte politiche errate (come la volontà di non allearsi per le elezioni politiche, salvo poi stringere un patto con un alleato che lo sta lentamente fagocitando); lotte interne per il tesseramento nella peggiore tradizione della prima repubblica; aspirazione al partito – movimento, o partito leggero (quando invece c’è bisogno di un partito "pesante" e pensante, oltre che radicato nella società italiana): sono questi i principali fattori che contribuiscono ad indebolire il maggior partito di opposizione, prospettandone un graduale tramonto a meno che non si avvii un immediato cambiamento di rotta. In questa situzione, chiunque può chiedere di candidarsi alla guida del partito. Questo ha fatto Beppe Grillo in modo provocatorio. Non arriverà certo a fare il segretario del Pd, ma intanto ha costretto il partito a negargli l’iscrizione e ciò gli fornirà argomenti per sparare a zero contro questa forza politica. Ma tant’è… Sono lontani anni luce i tempi del glorioso P.C.I., partito di lotta e di governo. Ora il Pd è solo un partito di lotta, ma di lotta interna!!
 
2) Altro avvenimento importante: Spaccarotella è stato riconosciuto responsabile di omicidio colposo e non volontario ed è stato condannato a sei anni. Lascio da parte ogni commento sull’esito del processo. Mi limito a ricordare il giudizio positivo dell’imputato sul verdetto e quello negativo del padre di Gabriele Sandri.
 
3) Terzo evento da ricordare: la lettera del Presidente Napolitano alle Camere con le perplessità, anche di carattere giuridico, in merito alla legge sulla sicurezza che, però, ha promulgato.
Massima stima e rispetto per il Capo dello Stato. Avrà ritenuto validi diversi punti del provvedimento legislativo e per questo avrà deciso di promulgarlo. Restano, però, le sue (e non solo sue) perplessità, soprattutto sul reato di clandestinità e sull’introduzione delle ronde.
 
Vedremo come andrà a finire.
 
Sta di fatto che questa è l’Italia del 2009!
Speriamo che quella degli anni futuri sia migliore!! 

Anche il mio blog alza la voce!!

 

ANCHE QUESTO BLOG ALZA LA VOCE CON IL SUO RUMOROSO SILENZIO!!!!!

 

14 luglio 2009: sciopero dei blogger contro chi vuol mettere il bavaglio alla libera informazione e comunicazione sulla rete.

 

Questo blog aderisce alla protesta da questo momento fino alla mezzanotte di domani!!

 

In questo comunicato stampa le ragioni della protesta!!

 

14 luglio 2009
sciopero dei blog

contro il DDL Alfano
e per il diritto alla Rete

"Rumoroso silenzio" in Internet e sit in con bavaglio
in piazza Navona a Roma (ore 19)

comunicato stampa

Per la prima volta nella storia della Rete i blog entrano in sciopero.
Accadrà domani, 14 luglio, con una giornata di rumoroso silenzio dei blog italiani contro il disegno di legge Alfano, i cui effetti sarebbero quelli di imbavagliare l’informazione in Rete.
Il cosiddetto obbligo di rettifica, pensato sessant’anni fa per la stampa, se imposto a tutti i blog (anche amatoriali) e con le pesanti sanzioni pecuniarie previste, metterebbe di fatto un silenziatore alle conversazioni on line e alla libera espressione in Internet.

Domani 14 luglio dunque, invece dei consueti post, i blog italiani metteranno on line solo il logo della protesta, con un link al manifesto per il Diritto alla Rete: http://dirittoallarete.ning.com. Sul network verrà pubblicato inoltre uno slideshow di tuti i blogger imbavagliati che hanno aderito.

L’iniziativa prevede anche un incontro-sit in piazza Navona a Roma, alle ore 19 di martedì 14 luglio, e un simbolico imbavagliamento sia dei blogger presenti sia della statua simbolo della libertà di espressione, quella del Pasquino.

Hanno aderito all’iniziativa blogger di ogni area politica (ma anche non politici) ed esponenti di diversi partiti e associazioni.

Tra gli altri: Ignazio Marino, Vincenzo Vita, Mario Adinolfi e Francesco Verducci (Pd); Antonio Di Pietro (Idv): Pietro Folena (Partito della Sinistra Europea); Amici di Beppe Grillo di Roma, Calabria e Taranto; Articolo 21; Sinistra e Libertà; Per il Bene Comune; Partito Liberale Italiano (PLI).

Hanno aderito a titolo personale anche Giuseppe Civati, Sergio Ferrentino, Massimo Mantellini, Alessandro Robecchi, Claudio Sabelli Fioretti, Ivan Scalfarotto, Luca Sofri, Marco Travaglio e Vittorio Zambardino.

Anche alcuni parlamentari della maggioranza (come Antonio Palmieri e Bruno Murgia), seppur non verranno in piazza, hanno espresso la loro contrarietà alla norma imbavaglia-Rete presente nel ddl Alfano.

Sarà in piazza Navona anche il professor Derrick de Kerckhove, guru della Rete e docente all’Università di Toronto. Verrà infine annunciata la costituzione della “Consulta permanente per il Diritto alla Rete”: avrà l’obiettivo di aprire un tavolo di confronto tra il mondo della Rete e la politica, che tenga conto della libertà di espressione e di informazione, e soprattutto delle necessità di chi la Rete la vive ogni giorno come utente e cittadino.

Diritto alla Rete

Alessandro Gilioli
Enzo Di Frenna
Guido Scorza

 

Per firmare la petizione cliccare su: http://www.firmiamo.it/norettifica

Petizione per la libertà dei blog e dei blogger

 
La petizione può essere firmata al sito:
 
 
Questo è il testo
 
Internet, 16 giugno 2009
Ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari
Senato della Repubblica
ROMA
Egregio Presidente,
il ddl 1415A approvato alla Camera dei Deputati l’11 giugno u.s. ha, da più parti, sollevato numerosi dubbi e perplessità in ordine alla sua legittimità costituzionale e, più in generale, all’opportunità degli interventi normativi che, attraverso esso, si intendono realizzare.
Vi è, tuttavia, un profilo, sin qui, rimasto nell’ombra e poco approfondito nei dibattiti di questi giorni: si tratta del contenuto del comma 28 dell’art. 1, la cui infelice formulazione – ammesso anche che tale non fosse l’effettiva volontà del suo estensore – rischia di determinare un’inammissibile limitazione della libertà di manifestazione del pensiero in Rete che spingerebbe, rapidamente, l’Italia in una posizione ancor più arretrata di quella che attualmente occupa (è quarantaquattresima) nelle classifiche internazionali sulla libertà di informazione.
La citata previsione, infatti, sembrerebbe assoggettare il responsabile di qualsiasi “sito informatico”  allo stesso obbligo di rettifica che la Legge sulla stampa (n. 47 dell’8 febbraio 1948) pone a carico del direttore responsabile delle testate giornalistiche.
L’omesso adempimento a detto obbligo entro 48 ore – esattamente come accade nel caso di una testata giornalistica – comporterebbe per il responsabile del sito informatico la condanna ad una sanzione pecuniaria fino a 25 milioni di vecchie lire.
Come comprenderà, tuttavia, non si può esigere da chi fa informazione on-line in modo non professionistico l’adempimento ad un obbligo tanto stringente quale quello di provvedere alla rettifica di ogni inesattezza eventualmente pubblicata sul proprio sito informatico e, egualmente, non si può pretendere che a ciò provvedano i responsabili di siti informatici che ospitano contenuti pubblicati da soggetti terzi.
Difficoltà facilmente intuibili di ordine tecnico, organizzativo ed economico, infatti, ostano al puntuale adempimento ad un simile obbligo ed esporrebbero, pertanto, in modo pressoché automatico, i responsabili dei “siti informatici” al rischio di vedersi irrogare sanzioni pecuniarie che, nella più parte dei casi, appaiono idonee a determinare l’immediata cessazione di ogni attività di informazione on-line.
La Rete costituisce il primo mezzo di comunicazione di massa nella storia dell’uomo capace di dare concreta attuazione alla libertà di manifestazione del pensiero e la possibilità di utilizzarla è stata di recente definita dal Parlamento Europeo e dal Consiglio Costituzionale francese – sebbene sotto profili diversi – un diritto fondamentale dell’uomo e del cittadino.
A quanto precede deve essere aggiunto che l’istituto della rettifica – già anacronistico ed inefficace nel mondo dei media tradizionali – risulta privo di ogni utilità nel contesto telematico nell’ambito dei quale ciascuno è – salvo casi eccezionali – sempre libero di contrapporre ad un’informazione, un’altra informazione di segno opposto ed idonea, come tale, a rettificare quella originaria senza l’esigenza di alcuna collaborazione da parte dell’autore di quest’ultima.
Alla luce delle brevi considerazioni che precedono, pertanto, Le chiediamo di presentare e votare – non appena il ddl 1415A approderà al Senato – un emendamento idoneo a chiarire che l’obbligo di rettifica di cui al comma 28 dell’art. 1 del DDL c.d. Intercettazioni deve applicarsi esclusivamente ai siti informatici di testate telematiche soggette all’obbligo di registrazione alla stregua di quanto disposto dalla Legge n. 47 dell’8 febbraio 1948 ovvero ai soli siti internet attraverso i quali vengono diffuse informazioni prodotte nell’ambito di un processo professionale realizzato nell’ambito di una struttura imprenditoriale e redazionale.
In assenza di tale intervento, il Senato della Repubblica, si assumerà la responsabilità – da condividere con il Governo e con quanti alla Camera dei Deputati hanno votato a favore del ddl in questione – di aver contribuito a scrivere una delle pagine più buie della storia moderna di un Paese che, come il nostro, ambisce a considerarsi democratico: quella attraverso cui si saranno privati i cittadini italiani dell’utilizzo di uno strumento che avrebbe, invece, loro potuto restituire l’esercizio effettivo di quella libertà di manifestazione del pensiero che la nostra Corte Costituzionale ha già definito “pietra miliare di ogni ordinamento democratico”.
Augurandoci che vorrà sottrarre il Senato della Repubblica a tale responsabilità e che pertanto darà seguito alla nostra richiesta, Le porgiamo i nostri più cordiali saluti,

Istituto per le Politiche dell’Innovazione