Precari della scuola e prepensionamenti

Insegnanti precari e prepensionamenti!

dal sito: http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_12/scuola_professori_emendamento_prepensionamenti_56059fd8-b73f-11de-b239-00144f02aabc.shtml

 

INSEGNANTI

Precari della scuola, proposta del Pdl:
favorire i pre-pensionamenti dei prof

Emendamento alla finanziaria del senatore Valditara: «L’obiettivo è liberare nuovi posti di lavoro»

Un presidio di insegnanti precari (Infophoto)

ROMA – Uno "scivolo" di due anni da accordare ai docenti alle soglie della pensione: è questa l’idea su cui stanno lavorando alcuni esponenti della maggioranza per favorire, al termine di questo anno scolastico, il pensionamento anticipato di un alto numero di insegnanti di ruolo al fine di evitare che anche nel 2010 rimangano disoccupati diverse migliaia di precari "storici". La proposta sarebbe stata già formalizzata attraverso un emendamento alla finanziaria del senatore Giuseppe Valditara (Pdl): «Si tratta – ha spiegato Valditara – di un emendamento per incentivare il pensionamento dei docenti attraverso l’abbuono di due anni di contributi figurativi per arrivare a una soglia di pensione prima del previsto. L’obiettivo è chiaramente liberare nuovi posti di lavoro nel mondo della scuola».

PRECARI – L’emendamento non vuole però essere una bocciatura dell’emendamento salva-precari approvato nei giorni scorsi dal Governo al fine di assegnare, per la prima volta ai dipendenti a tempo determinato della scuola, una sorta di ammortizzatori sociali: gli assegni andranno corrisposti a tutti quei precari che lo scorso anno svolsero supplenze di lunga durata, ma quest’anno, a seguito dei tagli agli organici, sono rimasti senza contratto. «Credo che in questa situazione di crisi – ha fatto sapere il senatore del Pdl – non si sarebbe potuto fare di meglio».

12 ottobre 2009

Roma: le prime battaglie fino allo scontro con i Galli di Brenno

 

Roma: le prime battaglie fino allo scontro con i Galli di Brenno

 

508 a.C.: Il primo trattato con Cartagine

Il ruolo e l’importanza di Roma dovettero apparire ben chiari fin dal 508 a. C, dalmomento che la città tiberina stipulò un trattato con la grande potenza del Mediterraneo, Cartagine. Questo trattato, condiviso e controfirmato dalla città fenicia, stabiliva le sfere di influenza delle due città. Questo il testo riportato da Polibio:

«  ἐπὶ τοῖσδε φιλίαν εἶναι Ῥωμαίοις καὶ τοῖς Ῥωμαίων σύμμαχοις καὶ Καρχηδονίοις καὶ τοῖς Καρχηδονίων σύμμαχοις μὴ πλεῖν ‘Ρωμαίους μηδὲ τοὺς Ῥωμαίων συμμάχους ἐπέκεινα τοῦ Καλοῦ ἀκρωτερίου, ἐὰν μὴ ὑπὸ χειμῶνος ἢ πολεμίων ἀναγχασθῶσιν ἐὰν δέ τις βίᾳ κατενεχθῇ, μὴ ἐξέστω αὐτῷ μηδὲν ἀγοράζειν μηδὲ λαμβάνειν πλὴν ὅσα πρὸς πλοίου ἐπισκευὴν ἢ πρὸς ἱερά, ἐν πέντε δ’ἡμέραις ἀποτρεχέτω. Τοῖς δὲ κατ’ἐμπορίαν παραγινομένοις μηδὲν ἔστω τέλος πλὴν ἐπὶ κήρκι ἢ γραμματεῖ. Ὅσα δ’ ἂν τούτων παρόντων πραθῇ, δημοσίᾳ πίστει ὀφειλέσθω τῷ ἀποδομένῳ, ὅσα δ΄ἂν ἢ ἐν Λιβύῃ ἢ ἐν Σαρδόνι πραθῇ. Ἐὰν Ῥωμαίων τις εἰς Σικελίαν παραγίγνεται, ἧς Καρχηδονίοι ἐπάρχουσι, ἴσα ἔστω τὰ Ῥωμαίων πάντα. Καρχηδόνιοι δὲ μὴ άδικείτωσαν δῆμον Ἀρδεατῶν, Ἀντιατῶν, Λαρεντίνων, Κιρκαιιτῶν, Ταρρακινιτῶν, μηδ’ἄλλον μηδένα Λατίνων, ὅσοι ἂν ὑπήκοοι ἐὰν ὡς πολέμιοι εἰς τὴν χώραν εἰσελθῶσιν, ἐν τῇ χώρᾳ μὴ ἐννυκτερευέτωσαν. »

« A queste condizioni ci sia amicizia fra i Romani e gli alleati dei Romani e i Cartaginesi e gli alleati dei Cartaginesi: né i Romani né gli alleati dei Romani navighino al di là del promontorio Bello, a meno che non vi siano costretti da una tempesta o da nemici. Qualora uno vi sia trasportato a forza, non gli sia permesso di comprare né prendere nulla tranne quanto gli occorre per riparare l’imbarcazione o per compiere sacrifici, e si allontani entro cinque giorni. A quelli che giungono per commercio non sia possibile portare a termine nessuna transazione se non in presenza di un araldo o di un cancelliere. Quanto sia venduto alla presenza di costoro, se venduto in Libia o in Sardegna sia pagato al venditore sotto la garanzia dello stato. Qualora un Romano giunga in Sicilia, nella parte controllata dai Cartaginesi, siano uguali tutti i diritti dei Romani. I Cartaginesi non commettano torti ai danni degli abitanti di Ardea, Anzio, Laurento, Circei, Terracina, né di alcun altro dei Latini, quanti sono soggetti; nel caso che quelli non soggetti si tengano lontani dalle loro città: ciò che prendano, restituiscano ai Romani intatto. Non costruiscano fortezze nel Lazio. Qualora penetrino da nemici nella regione, non passino la notte nella regione. »

Ai Romani, dunque, non era consentito superare il Promontorio Bello. Questo promontorio delimitava il golfo di Cartagine e corrispondeva o al Capo Bon (ad est di Cartagine, in Tunisia, che era collegato molte migliaia di anni fa alla Sicilia e che fungeva da collegamento e da ponte tra Europa ed Africa) o al Capo Farina (a nord -ovest di Cartagine). Non era loro consentito neppure condurre affari commerciali in Africa e in Sardegna senza la presenza di un funzionario della città punica.

Nella Sicilia cartaginese, tuttavia, Roma e Cartagine avevano gli stessi diritti.

Cartagine rivendicava a sé, in Italia, la Sardegna e la Sicilia occidentale. Si impegnava, tuttavia, a non danneggiare le popolazioni del Lazio e a non intaccare gli interessi romani in questa regione. In tal modo, Roma vide riconosciuta la sua posizione nel Lazio in cambio dell’impegno a rispettare l’impero commerciale di Cartagine nel Mediterraneo. Questo trattato, rinnovato nei secoli successivi, dimostra che Roma giocò fin dall’inizio un ruolo importante sullo scenario internazionale.

Guerre difensive

In concomitanza con gli scontri sociali interni tra patrizi e plebei, Roma dovette affrontare dure prove militari contro le città del Lazio e dell’Italia centrale.

  1. Gli etruschi della città di Chiusi (Chiusi in lat. Clusium, in etrusco Clevsi, attualmente in provincia di Siena, fondata da Cluso, figlio di Tirreno.) governati dal re Porsenna, occuparono per breve tempo la città di Roma. Alcuni fanno risalire lo scontro al principio del V secolo, altri al 506 a.C..

  2. Più impegnativo fu lo scontro con i Latini delle città di Tuscolo, Aricia e Lanuvio, coalizzate in una Lega. Queste cercarono di ostacolare l’espansione di Roma nella regione. Lo scontro frontale si ebbe nel 496 a.C. presso il Lago Regillo. La vittoria di Roma fu ratificata, nel 493 a.C., dal foedus Cassianum (così chiamato dal nome del console romano Spurio Cassio firmatario dell’accordo), che spingeva le città latine all’accordo con Roma e sanciva di fatto l’entrata di Roma nella Lega Latina. Questa Lega Latina sarà sciolta dai Romani nel 338 a.C. Dopo la prima guerra sannitica e dopo la cosiddetta guerra latina.

  3. Un altro scontro si ebbe con gli Equi, i Sabini ed i Volsci, che avevano più volte minacciato Roma. Anche in questo caso, Roma prevalse e sconfisse i nemici presso il Monte Algido, vicino a Tuscolo, nel 431 a. C..

  4. Lo scontro con Veio

    Di fondamentale importanza fu lo scontro con la città etrusca di Veio. La sua posizione geografica era importantissima: essa controllava tutta la riva destra del Tevere e i giacimenti di sale che ivi si trovavano. Inoltre fungeva da collegamento tra il Lazio, la Campania e l’Etruria.

    Lo scontro decisivo si ebbe tra il 405 ed il 396. Veio fu conquistata da Roma soltanto dopo dieci anni di assedio e con un inganno ordito dal dittatore Marco Furio Camillo. I Romani, comandati dal dittatore Furio Camillo, avevano scoperto l’esistenza di un vecchio pozzo che passava sotto la città e dopo averlo sgombrato l’utilizzarono per attaccare i nemici alle spalle. Dopo la caduta di Veio il dittatore autorizzò il saccheggio: furono depredate di ogni bene le case private, i palazzi, i templi e gli edifici pubblici. Il dittatore fece vendere all’asta tutti i veienti e si impadronì degli oggetti d’oro di notevole pregio, nonché delle pesanti porte di bronzo della città. Le splendide terrecotte che ornavano il tetto del tempio di Veio (tra cui menzioniamo il famoso Apollo), furono abbattute o distrutte dai legionari romani, ma risparmiate dal saccheggio perché di scarso valore economico. La caduta di Veio provocò, come scrive Livio, un indicibile entusiasmo nella città di Roma.

    Per la durata e le modalità dell’assedio, Veio fu definita la Troia degli Etruschi. A Roma affluì l’imponente bottino di guerra che servì, poi, a placare l’orda dei Galli che si riversò a Roma dopo aver messo in rotta l’esercito romano presso il fiume Allia, che scorreva lungo la via Salaria, nel 390 a.C.. Con la distruzione della città, qualcuno suggerì che sarebbe stato opportuno ritirarsi a Veio, ma fu la tenacia di Camillo ad impedire l’esodo e ad esortare i Romani a ricostruire la loro città.

  5. Il metus Gallicus

    Non c’era neppure stato il tempo di celebrare il trionfo che Roma dovette affrontare l’arrivo dei Celti o Galli, di provenienza incerta (Alcuni la riconducono all’area compresa tra Germania, Francia, Austria e Svizzera). Nel 390 a.C., una tribù di Galli Sènoni, comandata da Brenno occupò Roma, dopo aver devastato l’Etruria.

    Roma fu incendiata e soltanto un compromesso, fondato sul pagamento di un ricco riscatto, evitò la distruzione completa della città. La tradizione romana afferma che i nemici furono sconfitti dal coraggio dei Romani guidati ancora una volta da Furio Camillo. Ma, in realtà, il pagamento di un elevato compenso sembra cosa acclarata.

Italia qualificata

Mondiali
 
Italia qualificata con un turno di anticipo ai prossimi campionati mondiali!!
 
 
Altre due volte l’Italia si è qualificata con un turno di anticipo: nel 1982 e nel 2006!!
Senz’altro un buon augurio!
Sognare non costa niente!!!

Il TAR commissaria la Gelmini ed il Ministero dell’Istruzione!!

Clamoroso!!!
 
 
SCUOLA & GIOVANI
 

Provvedimento inedito in seguito ai ricorsi dei supplenti penalizzati
Il Tribunale del Lazio dà 30 giorni di tempo al ministero per eseguire le ordinanze

Graduatorie dei precari
il Tar commissaria la Gelmini

di SALVO INTRAVAIA

Mariastella Gelmini

Il Tar Lazio commissaria il ministro Gelmini sulle graduatorie dei precari. E’ la prima volta che accade, ne dà notizia l’Anief che ha patrocinato i ricorsi dei supplenti inseriti "in coda", anziché "a pettine", nell’ultimo aggiornamento delle liste dei supplenti. Se entro 30 giorni il ministero non darà esecuzione alle ordinanze del tribunale amministrativo a viale Trastevere arriverà un commissario che si dovrà occupare della questione. Intanto, sulla vicenda il ministro Mariastella Gelmini ha annunciato l’emanazione di un provvedimento ad hoc che "sana" l’intera questione. Ma il Tar ricorda che eludendo le ordinanze cautelari il ministero ha aggirato la Costituzione e lo ha condannato al pagamento delle spese a favore degli insegnanti danneggiati.

Il braccio di ferro sulle graduatorie dei precari della scuola, che interessano 500 mila insegnanti, rischia di fare scoppiare l’ennesimo caso politico sulla scuola. E di fare precipitare nel caos l’avvio dell’anno scolastico. Alla luce dei provvedimenti del Tar e del Consiglio di stato, parte degli 8 mila docenti che hanno ottenuto l’immissione in ruolo ad agosto potrebbero vedersela revocata a favore dei colleghi con più punteggio.

Stesso discorso per gli oltre 100 mila supplenti nominati alcune settimane fa, prima della riapertura dei portoni. Il numero di coloro che, ritenendo ingiusto l’inserimento in coda in altre province, si sono rivolti alla giustizia amministrativa è infatti altissimo: 7 mila e 500, fa sapere Marcello Pacifico, presidente dell’Anief (l’Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione), ed altrettanti che si sono rivolti alò Presidente della Repubblica perché i termini per il ricorso al Tar erano scaduti. In totale, 15 mila insegnanti che potrebbero sovvertire tutte le nomine effettuate due mesi fa.

Lo scorso mese di aprile, il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha emanato il decreto per l’aggiornamento delle graduatorie dei precari, ma con una novità: graduatorie bloccate (nella sostanza) per due anni e possibilità di inserimento, ma soltanto in coda, in tre province oltre quella di appartenenza. Anche se nessuno lo ha mai detto a chiare lettere, il provvedimento mirava a tutelare i precari delle regioni settentrionali spesso scalzati nelle immissioni in ruolo e nell’attribuzione delle supplenze dai colleghi meridionali, con più anni di precariato e con più punti. Non potendosi spostare in un’altra provincia i precari meridionali, collocati soltanto in coda anche se con più punti, vengono nominati soltanto dopo i colleghi autoctoni.

Rilevata l’incongruenza, l’Anief si era subito rivolta al Tar, che in più occasioni si è pronunciato a favore di questa tesi, per ottenere l’inserimento dei precari "a pettine": cioè, in base al punteggio e non in coda. Ma il ministero dell’Istruzione, spiegano gli interessati, "lo scorso luglio ha emanato una nota invitando gli Uffici scolastici provinciali e regionali a non adeguarsi alle ordinanze della magistratura amministrativa procedendo, in attesa dell’udienza del Consiglio di Stato, alle assegnazioni delle immissioni in ruolo e delle supplenza annuali" secondo le graduatorie "principali" e pescando solo successivamente dalle "code", "in spregio a ogni principio meritocratico". Sentenza, quella del Consiglio di stato, che poco più di una settimana fa ha confermato la linea del Tar Lazio.

Solo dopo il pronunciamento del Consiglio di stato, lo scorso 5 ottobre, il ministero ha inviato una nota agli Uffici scolastici provinciali e regionali in cui invita i dirigenti ad inserire i ricorrenti "a pettine" ma, vista la natura cautelare dei provvedimenti, "con riserva" e senza rivoluzionare le nomine in ruolo e dei supplenti. Ma nel giudizio di ottemperanza del Tar Lazio di ieri questo modo di procedere di viale Trastevere configura, a parere dei giudici, "lo sviamento di potere per elusione della misura cautelare accordata" ai ricorrenti. "Atteso infatti – proseguono i giudici – che, in applicazione dei principi costituzionali di effettività della tutela giurisdizionale affermati dagli articoli 24 e 113 della Costituzione, l’amministrazione scolastica era (ed è) tenuta a dare tempestiva e puntuale esecuzione alla precitata decisione cautelare". E "assegna 30 giorni di tempo per "dare puntuale esecuzione all’ordinanza medesima mediante istruzioni agli uffici scolastici periferici di disporre l’inserimento ‘a pettinè dei ricorrenti nelle graduatorie provinciali, inserendoli nella fascia d’appartenenza e con il punteggio acquisito e aggiornato nella graduatoria provinciale di attuale iscrizione". Ma non solo: "in caso di non ottemperanza alla esecuzione della presente ordinanza collegiale, nomina sin da ora un commissario ad actus nella persona del dottor Luciano Cannerozzi de Grazia, dirigente generale della Funzione Pubblica, il quale – decorso vanamente l’indicato termine di trenta giorni – provvederà in via sostituiva ad adempiere al dictum giudiziale (…), predisponendo in proposito apposita relazione sulle attività svolte in esecuzione dell’incarico"-. E condanna l’amministrazione "al pagamento in favore dei ricorrenti delle spese di questa fase cautelare, che vengono liquidate in complessive euro 5 mila euro".

Ma il governo sembra cercare l’escamotage: un emendamento che il ministro Mariastella Gelmini presenterà in occasione della conversione in legge del decreto-legge salva-precari in discussione nei prossimi giorni. Anche l’Anief è intenzionata a non mollare. "La giustizia ancora vige nei tribunali – dichiara Marcello Pacifico – speriamo che il Parlamento non intervenga perché, altrimenti, dovrà intervenire il giudice delle leggi, la Corte costituzionale per mettere la parola fine alla vicenda".
(10 ottobre 2009)

L’articolo 3 della Costituzione spazza via il Lodo Alfano!

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Costituzione della Repubblica italiana, Articolo 3

Opinioni

Lodo Alfano:
la Consulta lo ha dichiarato illegittimo…
 
Che cosa ne pensate?

Qualcosa mi dice…

Qualcosa mi dice che devo aggiornare questo blog ogni tanto.
 
Ci scrivevo sempre prima, poi, complice la stanchezza e la noia quotidiana, l’ho trascurato….
 
Cercherò di riprenderlo come facevo in passato.
Intanto…. vado a finire di divertirmi con nonno Libero e "Un medico in famiglia"!! 

IMPORTANTE COMUNICATO STAMPA !!!

E’ importante: chi può partecipi a questa bella iniziativa culturale che si terrà oggi pomeriggio, sabato 3 ottobre, ad Eboli!!!
 
Musica, poesia e recitazione all’insegna della nostra grande tradizione storica e culturale.
 
Posto qui il comunicato stampa

“Ritorno ad Eboli”: presentazione dell’antologia poetica
L’omaggio di Francesco Agresti alla terra natia

Si terrà oggi (sabato 3 ottobre), alle ore 18.00, presso l’Aula Magna “G.Siani” dell’Istituto comprensivo Matteo Ripa ad Eboli, la presentazione della raccolta di poesie dal titolo “Ritorno ad Eboli”, firmata dal poeta Francesco Agresti.
Nato ad Eboli, Agresti ha vissuto fin dall’adolescenza a Roma. Ma il legame con la sua terra resta uno dei temi più cari alla sua poesia. Dopo una carriera caratterizzata da incontri e collaborazioni con grandi nomi della letteratura italiana, quali Alberto Moravia e Dacia Maraini, Agresti ripropone, a 25 anni dalla prima stesura, una selezione dei versi scritti per la città d’origine che mai ha dimenticato, in una versione integrata e rivista.
L’iniziativa, fortemente voluta e magistralmente coordinata da Maria Rosaria Forlenza, alla quale spetterà il compito di introdurre e moderare gli interventi, vedrà la partecipazione di nomi di spicco della critica letteraria italiana ed internazionale.
Ad illustrare la poetica di Agresti saranno, infatti, Martha Canfield, docente di Lingua eLetteratura ispanoamericana presso l’Ateneo di Firenze, e Vito Pinto, giornalista e critico letterario.
Interverranno, inoltre, il dirigente scolastico, Loredana Nicoletti, il caporedattore de Il Mattino, Antonio Manzo, l’Onorevole Carmelo Conte, da sempre amico ed estimatore del poeta, ed il Sindaco di Eboli, Martino Melchionda.
La serata sarà, inoltre, caratterizzata da una sapiente sinergia tra musica, poesia e recitazione.
A declamare le liriche sarà la voce recitante di Anna Nisivoccia, esponente di punta del Teatro Popolare Salernitano, accompagnata dalla chitarra di Rocco Vertuccio.
L’appuntamento vedrà anche la partecipazione attiva degli alunni dell’istituto ebolitano che si cimenteranno nella lettura di alcune delle poesie tratte dal volume in presentazione, sotto la guida della professoressa Irene Dante che, insieme a Maria Grazia Ardia, è la referente dell’iniziativa.

Il volume:
Pubblicato nel 1984 e rieditato nel 2008 da LietoColle, “Ritorno ad Eboli”, è stato è una sorta di “racconto” autobiografico, in versi, di emozioni lontane eppure ancora intensamente vive nell’animo del poeta, come “il rimpianto per non avere potuto partecipare al cambiamento della sua Eboli, con la quale egli vive in simbiosi da sempre. All’estensione, al sopravvento del cemento sugli alberi, alla crescita di un paese che è andato, nel tempo, chiamandosi città ”-spiega Maria Rosaria Forlenza.
“La maggior parte delle liriche contenute in Ritorno ad Eboli” nacquero il sima del 1980 che coinvolse coinvolgendo anche Eboli con i suoi morti e le sue case distrutte”- spiega il poeta nella prefazione- “Anche se, all’epoca, già da molti anni, vivevo altrove, sentii forte il richiamo della mia terra. Ancora oggi, queste poesie, per me rappresentano un legame indissolubile con il mio passato, con un territorio che mi vide felice. Riproporle, quindi, è ancora un atto d’amore ed un monito, per i più giovani, di restare radicati alle proprie radici, anche se le esigenze e le circostanze della vita ci spingono in giro per il mondo, poiché, come sosteneva Pavese, un paese ci vuole. Non fosse altro per poterci fare, un giorno, ritorno”.

Francesco Agresti:
Poeta, giornalista e scrittore, comincia a svolgere la sua attività di critico letterario agli inizi degli anni ‘70. Ha pubblicato le raccolte di versi "L’Ape regina" (Abete 1982), "Ritorno a Eboli" (Spada 1984), "Oltre i canneti" (Lucarini 1987) "Divaganze per ordine alfabetico" (Il Ventaglio 1988). Nel 1988, nella casa di Alberto Moravia, al Circeo, con Dacia Maraini, fonda il premio internazionale di letteratura "La Cultura del Mare". Sempre con Dacia Maraini, nel 2004, fonda il “Premio internazionale di poesia Pier Paolo Pasolini”.
Nel 1989 pubblica il suo primo romanzo "Un argentino al Circeo" (Spada). Nel 2000, in Colombia, rappresenta l’Italia alla Fiera Internazionale del libro di Bogotà. Il poemetto "Il ritorno di Ulisse" esce nel 2003 con la Tiellemedia Editrice e viene rappresentato a Sabaudia, Paestum, Palinuro, San Felice Circeo, Salerno, Ostia, Stoccolma e New York, mentre "Itaca, l’isola impossibile", pubblicato in Inghilterra nel 2004 (Ed. Troubador), viene rappresentato nel 2006 a Eboli – sua città natale – nella Basilica di San Pietro alli Marmi. I romanzi "All’ombra dei Templari" e "Al di là del mare" sono in via di pubblicazione. Attualmente cura la rassegna internazionale di poesia "Poeti in via Veneto".