In concomitanza con la celebrazione del 31 anniversario dell’omicidio di Piersanti Mattarella, politico italiano della Dc e presidente della regione Sicilia, ucciso il 6 gennaio del 1980, il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, ha parlato di un «Un delitto politico-mafioso» che «ha fermato un cambiamento e uno sviluppo». Grasso ha poi aggiunto: «la particolarità e la complessità del movente o dei moventi dell’omicidio ha impedito che si facesse piena luce. Ci sono state azioni di depistaggio nel corso delle indagini . C’è stata, in particolare, un’attività di depistaggio di Vito Ciancimino allora collante tra politica e mafia nell’attribuire alle Brigate rosse l’omicidio. Questo è indicativo del tentativo di portare da un’altra parte i vertici investigativi dell’epoca». Uomini di Stato avrebbero, attraverso Ciancimino, impedito che si arrivasse alla verità?
Grasso ha poi parlato anche dell’attentato a Giovanni Falcone all’Addaura del 21 giugno 1989, mostrandosi orgoglioso di aver «iniziato uno stravolgimento della ricostruzione della dinamica iniziale attraverso il collaboratore Fontana». «Da quel momento è iniziata una ricostruzione diversa, individuando elementi che non hanno favorito uno sviluppo normale delle indagini. Ci sono stati processi a Caltanissetta nei confronti di artificieri e di altre persone che certamente non hanno contribuito all’accertamento della verità».