Archivio mensile:febbraio 2011
Γνῶμαι καὶ μνημονεύματα
Γνῶμαι καὶ μνημονεύματα
Πολλοὶ τῶν μεγίστων πραγμάτων διὰ μικρὰν αἰτίαν κωλύονται.
Οἱ φύσει πονηροί, κἄν χρηστότητα ἐπαγγέλωνται, οὐ πιστεύονται.
τοὺς φύσει δειλοὺς οὐδεμία παραίνεσις ῥωννυσιν.
Dorian Gray muore tragicamente a 75 anni
Dorian Gray morta suicida a 75 anni:
dalla Malafemmina di Totò a Fellini
Iniziò quattordicenne nella rivista con Macario. Si ritirò alla metà degli anni
Sessanta, a 30 anni, quando ebbe una gravidanza
dal sito: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=138775&sez=HOME_CINEMA
ROMA – Dorian Gray, nome d’arte di Maria Luisa Mongini, si è uccisa a 75 anni con un colpo di pistola a Torcegno, in Trentino, dove viveva dalla metà degli anni Sessanta, dopo aver lasciato la carriera. Attrice di rivista e cinema, deve la sua fama soprattutto al film Totò, Peppino e la Malafemmina, del 1956, quando aveva appena venti anni.
Nata a Bolzano, Dorian Gray aveva debuttato nella rivista Votate per Venere (1950), appena quattordicenne, con Erminio Macario e Gino Bramieri, esibendosi poi al fianco di Wanda Osiris (Gran baldoria di Garinei e Giovannini), Alberto Sordi, Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello. Al cinema avva partecipato a numerosi film negli anni Cinquanta. Per Federico Fellini fu Jessy, l’amante di Amedeo Nazzari in Le notti di Cabiria e ne Il grido di Michelangelo Antonioni fu la benzinaia Virginia. Nel 1958 vene premiata con un Nastro d’argento come miglior attrice per Mogli pericolose di Luigi Comencini. Poi lavora con Dino Risi (Il mattatore, 1960) e Mario Camerini (Crimen, 1960). L’ultimo suo film è stato Fango sulla metropoli, del 1965. Poi, a soli 30 anni, rimasta incinta, si ritira dalle scene, trasferendosi a Torcegno dove fa costruire una villa e cresce il figlio, lontana dai riflettori del mondo dello spettacolo.
Scuola: blocco delle graduatorie giudicato incostituzionale dal PD
Blocco graduatorie, Pd: norma incostituzionale
L’emendamento della Lega sulla proroga delle graduatorie, approvato in Commissione al Senato nel corso dell’approvazione del “Milleproroghe” all’indomani della sentenza della Consulta che ha disposto il pollice verso per gli accodamenti, è all’esame dei sindacati anche per i riflessi che il blocco dovrebbe avere sulle nuove forme di reclutamento annunciate dal senatore leghista Pittoni che ha proposto l’emendamento.
La domanda di fondo è comunque questa: il blocco rispetta la sentenza o tenta rischiosamente di aggirarla?
A parere della senatrice del Pd, Mariangela Bastico, non vi sono dubbi: “L’emendamento approvato in Commissione sul reclutamento del personale docente è contraddittorio, irragionevole e incostituzionale”. Perché? Secondo la Bastico “Da un lato, infatti, stabilisce il blocco delle graduatorie fino a settembre 2012, dall’altro fa salvi gli effetti giuridici, quindi, dà doverosamente attuazione alla sentenza n. 41 del 7/2/2011 della Corte Costituzionale: dice, insieme, che le graduatorie sono bloccate e che si devono rifare!”
L’ex-viceministro dell’istruzione teme che “Questa scelta provocherà un insostenibile caos nella gestione del prossimo anno scolastico, suscitando numerosissimi ricorsi da parte dei tanti docenti, che vedono lesi i propri diritti” e teme che con l’introduzione di una norma chiaramente contraddittoria e, quindi, incostituzionale, nel decreto milleproroghe il Ministro intenda prolungare ulteriormente una situazione di illegittimità ed incertezza, da lei stessa provocata, recuperando tempo fino ai futuri pronunciamenti dei tribunali amministrativi e della Corte Costituzionale.
| tuttoscuola.com | martedì 15 febbraio 2011 |
Un’anomalia tutta italiana: un premier accusato di “concussione e prostituzione minorile”
Anomalia tutta italiana, quella di veder finire sotto processo un premier per accuse di “concussione e prostituzione minorile”.
Nel giustificare l’assenso al rinvio al giudizio, il GIP di Milano parla di “fatti storici dimostrati” . La difesa del premier afferma: “Non ci aspettavamo nulla di diverso” ed ora aspetteremo le sue prossime mosse.
Che dire? Si resta sconcertati di fronte ad una tale situazione!
E’ doveroso aspettare, senza strumentalizzazioni di sorta dall’una e dall’altra parte, il corso degli eventi e lasciare che l’azione della magistratura, ordinaria o meno, faccia il suo corso, nella speranza che le accuse si rivelino infondate.
Ciò che mi sento di dire è che provo, in questo momento, tantissima pena per il nostro Paese che meritava vicende e sorti politiche diverse!!
Ma che succede?
Ma che succede?
NEL MONDO ARABO UNA SERIE DI RIVOLTE STA METTENDO A DURA PROVA I REGIMI DISPOTICI AL POTERE…
Tunisia, Egitto, Algeria, Bahrein e, finanche, l’Iran!! Il mondo arabo è in rivolta, alla ricerca di governi meno dispotici e dittatoriali. Tra questi si distingue il regime sanguinario che opprime l’Iran. Esso ha già mostrato quanto forte ed efficace sia la sua macchina repressiva. Chi si reclama i suoi diritti viene ucciso senza pietà da una dittatura feroce e sanguinaria.
Eppure, anche in Iran la popolazione si è risvegliata. Segno, probabilmente, del fatto che le rivolte in Tunisia e in Egitto stanno determinando un clamoroso effetto domino in buona parte del mondo arabo !!! D’altra parte, in un mondo sempre più globalizzato, ciò è inevitabile!!!
Chi scrive si schiera senza se e senza ma dalla parte di chi protesta per il rispetto della democrazia e dei diritti umani in questi Paesi.
Speriamo in un nuovo “1989”,QUESTA VOLTA DEL MONDO ARABO!!!
Ma noi non vogliamo essere schiavi!!
Chi, preposto alle leggi,
può farle, distruggerle, interpretarle, impedirle
o soltanto eluderle con sicurezza o impunità,
chi, usurpatore o legittimo, uomo tristo o bono, uno o molti,
abbia una forza effettiva che basti a ciò fare,
è tiranno.
E ogni società che lo ammetta
è tirannide.
E ogni popolo che lo sopporta
è schiavo.
Vittorio Alfieri (“Della titannide)
TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d’impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.E, viceversa, tirannide parimente si dee riputar quel governo, in cui chi è preposto al creare le leggi, le può egli stesso eseguire. E qui è necessario osservare, che le leggi, cioè gli scambievoli e solenni patti sociali, non debbono essere che il semplice prodotto della volontà dei più; la quale si viene a raccogliere per via di legittimi eletti del popolo. Se dunque gli eletti al ridurre in leggi la volontà dei più le possono a lor talento essi stessi eseguire, diventano costoro tiranni; perché sta in loro soltanto lo interpretarle, disfarle, cangiarle, e il male o niente eseguirle. Che la differenza fra la tirannide e il giusto governo, non è posta (come alcuni stoltamente, altri maliziosamente, asseriscono) nell’esservi o il non esservi delle leggi stabilite; ma nell’esservi una stabilita impossibilità del non eseguirle.
Non solamente dunque è tirannide ogni governo, dove chi eseguisce le leggi, le fa; o chi le fa, le eseguisce: ma è tirannide piena altresì ogni qualunque governo, in cui chi è preposto all’eseguire le leggi non dà pure mai conto della loro esecuzione a chi le ha create.
Ma, tante specie di tirannidi essendovi, che sotto diversi nomi conseguono tutte uno stesso fine, non imprendo io qui a distinguerle fra loro, né, molto meno, a distinguerle dai tanti altri moderati e giusti governi: distinzioni, che a tutti son note.
Se più sopportabili siano i molti tiranni, o l’un solo, ella è questione problematica assai. La lascierò anche in disparte per ora, perché essendo io nato e cresciuto nella tirannide d’un solo, ed essendo questa la più comune in Europa, di essa più volentieri e con minore imperizia mi avverrà forse di ragionare; e con utile maggiore fors’anco pe’ miei cotanti conservi. Osserverò soltanto di passo, che la tirannide di molti, benché per sua natura maggiormente durevole (come ce lo dimostra Venezia) nondimeno a chi la sopporta ella sembra assai men dura e terribile, che quella di un solo. Di ciò ne attribuisco la cagione alla natura stessa dell’uomo, in cui l’odio ch’egli divide contro ai molti, si scema; come altresì il timore che si ha dei molti, non agguaglia mai quello che si ha riunitamente di un solo; ed in fine, i molti possono bensì essere continuamente ingiusti oppressori dell’universale, ma non mai, per loro privato capriccio, dei diversi individui. In codesti governi di più, che la corruzione dei tempi, lo avere scambiato ogni nome, e guasta ogni idea, hanno fatto chiamar repubbliche; il popolo in codesti governi, non meno schiavo che nella mono-tirannide, gode nondimeno di una certa apparenza di libertà, ed ardisce profferirne il nome senza delitto: e, pur troppo il popolo, allor quando corrotto è, ignorante, e non libero, egli si appaga della sola apparenza.
Ma, tornando io alla tirannide di un solo, dico; che di questa ve n’ha di più sorti. Ereditaria può essere, ed anche elettiva. Di questa seconda specie sono, fra i moderni, lo stato pontificio, e molti degli altri stati ecclesiastici. Il popolo, in tali governi, pervenuto all’ultimo grado di politica stupidità, vede a ogni tratto, per la morte del celibe tiranno, ricadere in sua mano la propria libertà, che egli non conosce, né cura; quindi se la vede tosto ritogliere dai pochi elettori che gli ricompongono un altro tiranno, il quale ha per lo più tutti i vizj degli ereditarj tiranni, e non ne ha la forza effettiva per costringere i sudditi a sopportarlo. E questa tirannide pure tralascerò, come toccata in sorte a pochissimi uomini; e, per la loro smisurata viltà, indegni interamente di un tal nome.
Intendo io dunque di ragionare oramai di quella ereditaria tirannide, che da lunghi secoli in varie parti del globo più o meno radicata, non mai, o rarissimamente o passeggeramente, ricevea danni dalla risorta libertà; e non veniva alterata o distrutta, se non se da un’altra tirannide. In questa classe annovero io tutti i presenti regni dell’Europa, eccettuandone soltanto finora quel d’Inghilterra e la Pollonia ne eccettuerei, se alcuna parte di essa salvandosi dallo smembramento, e persistendo pure nel volere aver servi e chiamarsi repubblica, servi ne divenissero i nobili, e libero il popolo.
MONARCHIA, è il dolce nome che la ignoranza, l’adulazione, e il timore, davano e danno a questi sì fatti governi. A dimostrarne la insussistenza, credo che basti la semplice interpretazione del nome. O monarchia vuol dire, la esclusiva e preponderante autorità d’un solo; e monarchia allora è sinonimo di tirannide: o ella vuol dire, l’autorità di un solo, raffrenato da leggi; le quali, per poter raffrenare l’autorità e la forza, debbono necessariamente anch’esse avere una forza ed autorità effettiva, eguale per lo meno a quella del monarca; e in quel punto stesso in cui si trovano in un governo due forze e autorità in bilancia fra loro, egli manifestamente cessa tosto di essere monarchia. Questa greca parola non significa altro in somma, fuorché Governo ed autorità d’uno solo; e con leggi; s’intende; perché niuna società esiste senza alcuna legge tal quale: ma, ci s’intende pur anco Autorità di un solo sopra alle leggi; perché niuno è monarca, là dove esiste un’autorità maggiore, o eguale, alla sua.
Ora, io domando in qual cosa differisca il governo e autorità di un solo nella tirannide, dal governo e autorità d’un solo nella monarchia. Mi si risponde: “Nell’abuso”. Io replico: “E chi vi può impedire quest’abuso?” Mi si soggiunge: “Le leggi”. Ripiglio: “Queste leggi hanno elle forza ed autorità per se stesse, indipendente affatto da quella del principe?” Nessuno più a questa obiezione mi replica. Dunque, all’autorità d’un solo, potente d armato, andando annessa l’autorità di queste pretese leggi (e fossero elle pur anche divine) ogniqualvolta le leggi e costui non concordano, che faranno le misere, per se stesse impotenti, contro alla potestà assoluta e la forza? Soggiaceranno le leggi: e tutto giorno, in fatti, soggiacciono. Ma, se una qualunque legittima forza effettiva verrà intromessa nello stato per creare, difendere, e mantenere le leggi, chiarissima cosa è che un tale governo non sarà più monarchia; poiché al fare o disfare le leggi l’autorità d’un solo non vi basterà. Onde, questo titolo di monarchia, perfettissimo sinonimo di tirannide, ma non così abborrito finora, non viene adattato ai nostri governi per altro, che per accertare i principi della loro assoluta signoria; e per ingannare i sudditi, lasciandoli o facendoli dubitare della loro assoluta servitù.
Di quanto asserisco, se ne osservi continuamente la prova nella opinione stessa dei moderni re. Si gloriano costoro del nome di monarchi, e mostrano di abborrire quel di tiranni; ma nel tempo stesso reputano assai minori di loro quegli altri pochi principi o re, che ritrovando limiti infrangibili al loro potere, dividono l’autorità colle leggi. Questi assoluti re sanno dunque benissimo, che fra monarchia e tirannide non passa differenza nessuna. Così lo sapessero i popoli, che pure tuttora colla loro trista esperienza lo provano! Ma i principi europei, di tiranni tengono caro il potere, e di monarchi il nome soltanto: i popoli all’incontro, spogliati, avviliti, ed oppressi dalla monarchia, la sola tirannide stupidamente abborriscono.
Ma i pochi uomini, che re non sono né schiavi, ove per avventura non tengano a vile del paro i principi tutti; i monarchi, come tiranni; ed i principi limitati, come perpetuamente inclinati a divenirlo; i pochi veri uomini pensanti, si avveggono pure quanto sia più onorevole, più importante, e più gloriosa dignità il presiedere con le leggi ad un libero popolo d’uomini, che il malmenare a capriccio un vile branco di pecore.
Tralascio ogni ulteriore prova (che necessaria non è) per dimostrare che una monarchia limitata non vi può essere, senza che immediatamente cessi la monarchia; e che ogni monarchia non limitata è tirannide, ancorché il monarca in qualche istante, non abusando egli in nessun modo del suo poter nuocere, tiranno non sia. E tali prove tralascio, per amor di brevità, e perché intendo di parlare a lettori, a cui non è necessario il dir tutto. Passerò quindi ad analizzare la natura della mono-tirannide, e quai siano i mezzi per cui, così ben radicatasi nell’Europa, inespugnabile ella vi si tiene oramai.
VOTATE NUMEROSI!!!
VOTATE NUMEROSI!!!!
http://www.ita…liamedievale.org/sito_acim/premio_italia_medievale/2011/premio11.htmlMostra tutto
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illegittima la norma contro i precari del Sud
S O N O C O N T E N T O!!!
Illegittima la norma contro i precari del Sud!!
La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma, voluta dal Ministro Gelmini e dalla Lega, che blindava le graduatorie delle regioni “padane” e che imponeva ai precari provenienti dal Sud un punteggio più basso rispetto agli insegnanti “autoctoni”. La norma è incostituzionale perché viola l’art. 3 della Costituzione che recita: “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua , di religione ,di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Il Governo, ferreamente controllato dalla Lega, voleva fare, come diciamo noi al Sud, “a chi figli e chi figliastri”, ma non c’è riuscito. La Corte Costituzionale ha sancito, ancora una volta, che non ci sono “figliastri”, ma solo “figli”. Ora, c’è da scommetterci, le conseguenze giuridiche ed economiche saranno rilevanti e consistenti! Una norma iniqua è stata spazzata via!
S O N O C O N T E N T O ! ! ! ! ! !
Leggere l’articolo qui di seguito, postato dal sito
IL CASO
Supplenti, graduatorie nel caos
La Consulta boccia la Gelmini
La Corte Costituzionale dichiara illegittima la norma che poneva impediva ai precari del sud di conservare il proprio punteggio se cambiavano provincia. In arrivo migliaia di ricorsi e richieste di risarcimento al ministero di SALVO INTRAVAIA
SBARRARE la strada ad un supplente che si vuole inserire in graduatoria a Varese solo perché è nato a Trapani è incostituzionale. Lo ha ribadito la Corte Costituzionale, bocciando le regole del ministero dell’Istruzione sulle graduatorie “di coda” dei precari della scuola. L’Italia è una sola e i titoli di studio hanno lo stesso valore in tutto il territorio nazionale, spiega la Consulta. Una verità che sembrava ovvia ai più, ma non alla Gelmini che, spinta dalla Lega, nel 2009 operò una sorta di protezionismo sulle graduatorie dei supplenti della scuola a favore dei prof settentrionali.
Attraverso un iter parlamentare piuttosto complesso del decreto-legge dal titolo “Disposizioni urgenti per garantire la continuità del servizio scolastico ed educativo per l’anno 2009-2010”, il governo in sede di conversione il legge introdusse un comma che di fatto blindava le graduatorie delle regioni padane, favorendo le supplenze e l’immissione in ruolo con un punteggio minimo agli insegnanti autoctoni. “Nelle operazioni di integrazione e di aggiornamento delle graduatorie – recita il comma incriminato – è consentito ai docenti che ne fanno esplicita richiesta, oltre che la permanenza nella provincia prescelta (…), di essere inseriti anche nelle graduatorie di altre province dopo l’ultima posizione di (terza) fascia nelle graduatorie medesime”.
Fuori dal burocratese, la legge stabiliva che in occasione dell’aggiornamento delle graduatorie
per gli anni scolastici 2009/2010 e 2010/2011 chi si trovava inserito in una in una graduatoria provinciale per le supplenze e per metà delle immissioni in ruolo stabilite annualmente non poteva trasferirsi con proprio punteggio in un’altra provincia, se non “in coda”. E non “a pettine” (secondo il punteggio maturato) come auspicavano gli interessati. La norma, come dimostrano gli ultimi dati pubblicati dallo stesso ministero, nei fatti “protegge” i supplenti settentrionali.
Ma adesso i giudici di Palazzo Spada sostengono che l’articolo in questione “si pone in contrasto con l’art. 3 della Costituzione”. Già i giudici del Tar Lazio avevano considerato la legge in contrasto con uno dei principi fondamentali del nostro ordinamento: l’uguaglianza fra tutti i cittadini. Il provvedimento “violerebbe l’art. 3 Cost. perché, in modo irragionevole e in violazione del principio di uguaglianza, prevede una diversa disciplina a seconda del momento in cui il docente chiede il trasferimento da una graduatoria provinciale ad un’altra”, scrivevano i giudici del Tar Lazio.
“La disposizione impugnata – spiegavano i giudici amministrativi – introduce una disciplina irragionevole che limitata all’aggiornamento delle graduatorie e comporta il totale sacrificio del principio del merito posto a fondamento della procedura di reclutamento dei docenti e con la correlata esigenza di assicurare, per quanto più possibile, la migliore formazione scolastica”.
La sentenza non mancherà di produrre ricadute politiche e economiche. Il Carroccio si batte da anni per una normativa “di favore” nei confronti degli insegnanti del nord, che però il governo non è riuscito ad assicurare. E il ministero, a questo punto, verrà quasi certamente travolto da migliaia di richieste di risarcimento danni da parte di coloro che si sono visti soffiare per due anni incarichi e immissioni in ruolo. L’Anief (l’Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione), nel ricordare di avere patrocinato i ricorsi che hanno portato alla bocciatura della norma, vede all’orizzonte 15 mila ricorrenti che possono reclamare il ruolo”.
“A questo punto – dichiara il presidente nazionale dell’Anief, Marcello Pacifico, il ministro Gelmini dovrebbe prendere atto di non essere stata capace di gestire le graduatorie del personale docente, dovrebbe assumersi la responsabilità di aver creato un profondo danno erariale alle casse dello Stato e sanare la posizione dei ricorrenti aventi diritto, senza nulla togliere ai docenti già individuati nei contratti, come da prassi corrente”. “Il tentativo del centrodestra, capitanato dal ministro Gelmini, di realizzare una vera e propria ‘linea gotica’ che impedisse, come fortemente auspicato dalla Lega Nord, la mobilità dei docenti sul territorio nazionale è fallito”, dichiara Tonino Russo (Pd), componente della Commissione cultura della Camera dei Deputati.
“La sentenza avrà effetti devastanti – prosegue Russo – e l’amministrazione sarà costretta ad assumere tutti quei docenti che, collocati in coda, nelle graduatorie aggiuntive, si sarebbero trovati in posizione utile per l’immissione in ruolo”. “Il ministro Gelmini – conclude – era stata, a suo tempo ed in numerose occasioni, messa di fronte alla palese irragionevolezza della norma, Purtroppo se ne è sonoramente infischiata con fare tutt’altro che istituzionale e privo di buon senso, esponendo l’amministrazione ad un danno erariale enorme”.
(09 febbraio 2011)
Oggi le è riuscito il miracolo!!
Oggi le è riuscito il miracolo!!!
Alla Juve, oggi, è riuscito il miracolo: quello di vincere dopo un periodo di astinenza!!!
Contro il Cagliari, in trasferta la SIGNORA ha vinto per 2 – 1 con doppietta di Matri! E, in questo preciso momento, è scattato il terzo gol!!! Cagliari – Juventus: 1 – 3 con rete di Toni. (Ha fatto il miracolo anche lui!!!).
Santo subito!!! Anzi…. “subitissimo”!!
Santo subito, anzi “subitissimo” (perdonatemi questo azzardo linguistico, ma quando ci vuole ci vuole!!!).
Mi riferisco ad un giudice che ha dato ragione a un insegnante precario, per tre anni assunto a tempo determinato su posto “durevolmente libero”. Questo giudice ha IMPOSTO l’assunzione del docente a tempo INDETERMINATO!!! Una sentenza storica che crea precedenti molto interessanti! Una sentenza che spazza via, finalmente, la logica dei tagli della politica scolastica degli ultimi anni.
Posto l’articolo dal sito:
Scuola, il giudice dà ragione al precario
e trasforma in posto fisso un impiego annuale
Il docente per tre anni aveva avuto un incarico a termine per una cattedra vuota. La sentenza rappresenta un punto a favore per gli oltre 50mila precari degli istituti italiani
Emblematico il caso di Siena dove il giudice ha dato ragione a un docente che per tre anni aveva ottenuto un incarico annuale su una cattedra vuota. Sulla base di una tesi precisa: il posto messo a disposizione era durevolmente libero, quindi da assegnare in via definitiva. Un altro diritto che ora dovranno valutare i giudici sarà quello di chi si è visto assegnare una nomina temporanea in scadenza il 30 giugno. Quindi con la perdita degli stipendi di due mesi estivi. Su questo punto esistono già in diversi tribunali italiani le pronunce di giudici (l’ultima qualche giorno fa a Milano), che hanno imposto al ministero dell’istruzione di rimediare ai mancati stipendi. E questo per sanare una evidente discriminazione fra nomine annuali di pari impegno professionale, ma con diverso trattamento economico. Come quelle effettuate su posti liberi che scadono al 31 agosto.
Ora i giudici del lavoro dovranno affrontare decine di migliaia di casi, e se i precedenti citati fossero seguiti, per Tremonti sarebbe un bel guaio perché lo Stato sarebbe chiamato a risarcimenti economici assai rilevanti. Per i precari della scuola già tanto sacrificati dai recenti tagli degli organici, insomma, una prospettiva finalmente positiva.
schifoso bastardo!
Schifoso bastardo!!!
A chi mi riferisco?
Al bastardo che ha ucciso cento husky perché non gli servivano più!
Ecco l’articolo del sito corriere.it
Dopo le olimpiadi invernali di Vancouver gli affari erano precipitati
Soppressi cento cani da slitta:
pochi turisti, non servivano più
Scoperta una fossa comune. Aperta un’inchiesta sulla società che li aveva in carico
Dopo le olimpiadi invernali di Vancouver gli affari erano precipitati
Soppressi cento cani da slitta:
pochi turisti, non servivano più
Scoperta una fossa comune. Aperta un’inchiesta sulla società che li aveva in carico
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| Alcuni cani husky utilizzati per lo sleddog (Afp) |
MILANO – La polizia canadese ha reso noto ieri di aver aperto un’inchiesta sulla brutale uccisione, nella località sciistica di Whistler, di un centinaio di cani Husky che erano stati impiegati come cani da slitta per i turisti durante i Giochi invernali di Vancouver del febbraio dell’anno scorso.
UCCISI A UNO A UNO – I cani, rimasti senza lavoro, sarebbero stati uccisi a uno a uno per due giorni da un operaio che avrebbe usato un fucile e un coltello. Secondo testimoni citati dalla stampa locale, alcuni animali, feriti, sono riusciti a tirarsi fuori da una fossa comune. I motivi del massacro sarebbero puramente economici: le due società che avevano venduto ai turisti le escursioni in slitta, Outdoor Adventures e Howling Dogs, non avevano più bisogno dei cani, perchè la richiesta di gite era calata dopo le Olimpiadi invernali.
STRESS DA ESECUZIONE – La vicenda è stata rivelata dallo stesso uomo che ha ucciso i cani, il quale ha chiesto e ottenuto un indennizzo da una banca locale per lo stress subito. Il suo avvocato ha detto a una radio di Vancouver, Cknw, che «non poteva essere un’esecuzione fatta bene, con un solo proiettile a disposizione» e «inevitabilmente (l’operaio) ha dovuto vedere scene orribili e, per dovere, porvi fine». Secondo la legge canadese una persona che uccide o ferisce un animale rischia fino a cinque anni di prigione. Far sopprimere un cane da un veterinario costa circa 100 dollari. Molti veterinari rifiutano però di sopprimere animali in buona salute. (Fonte: Ansa)
01 febbraio 2011


