Alessandro Magno – Alexander the Great

Napoli – Chelsea

Napoli – Chelsea

Un grande Napoli batte in rimonta per 3-1 il Chelsea !!!

 

http://dirette.sport.repubblica.it/diretta/C/69052?ref=HRERO-2

CELENTANO, I DISCORSI SULLA VITA E I BACCHETTONI PSEUDO – MORALISTI

CELENTANO, I DISCORSI SULLA VITA E I BACCHETTONI PSEUDO – MORALISTI CHE TOLGONO IL LAVORO A CHI DA’ UNA NUOVA VITA!

I bacchettoni PSEUDO – MORALISTI della RAI contestano Celentano che parla di Dio e della vita, ma licenziano le donne in gravidanza che contribuiscono a dare la vita ad altre creature. V E R G O G N A T E V I !!! SIETE INDEGNI DI PARLARE DI VITA E DI DARE GIUDIZI SU CHI PARLA DI VITA!!

http://www.repubblica.it/politica/2012/02/21/news/clasuola_gravidanza_la_rai_interviene_troveremo_un_altra_formulazione-30249873/

La crisi economica della Grecia

La crisi economica della Grecia

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_economica_della_Grecia

Atene, le immagini scioccanti che nessuno vi ha mai mostrato

Atene, le immagini scioccanti che nessuno vi ha mai mostrato…

 

http://violapost.wordpress.com/2012/02/15/atene-le-immagini-scioccanti-che-nessuno-vi-ha-mostrato-foto/

Il monologo di Celentano

Il monologo di Celentano

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/15/apocalisse-a-molle/191336/

Esiodo

Esiodo, il primo poeta greco che ci parla di se stesso, tra le altre cose, scrisse:

Αἵ νύ ποθ᾿ Ἡσίοδον καλὴν ἐδίδαξαν ἀοιδήν,

ἄρνας ποιμαίνονθ᾿ Ἑλικῶνος ὕπο ζαθέοιο.

(Teogonia)

“Esse (le Muse) insegnarono il bel canto ad Esiodo, / mentre un giorno pasceva gli armenti sotto il divino Elicona”.

Ζεὺς ὑψιβρεμέτης ὃς ὑπέρτατα δώματα ναίει

κλῦθι ἰδὼν ἀιὼν τε, δίκῃ δ᾿ ἴθυνε θέμιστας

τύνε· ἐγὼ δέ κε Πέρσῃ ἐτήτυμα μυθησαίμην.

Zeus che tuona profondo e che abita le eccelse dimore

Ascolta, vedendomi e porgendo l’orecchio, raddrizza con giustizia le sentenze,

tu; io delle verità a Perse vorrei raccontare.

Ἔργα καὶ ἡμέραι, vv. 9 – 10

Κύμην Αἰολίδα προλιπὼν ἐν νηὶ μελαίνῃ,

οὐκ ἄφενος φεύγων οὐδὲ πλοῦτόν τε καὶ ὄλβον,

ἀλλὰ κακὴν πενίην, τὴν Ζεὺς ἄνδρεσσι δίδωσιν.

Νάσσατο δ᾿ἄγχ᾿ Ελικῶνος ὀιζυρῇ ἐνὶ κώμῃ,

         Ἄσχρῃ, χεῖμα κακῇ, θέρει ἀργαλέη, οὐδὲ ποτ᾿ ἐσθλῇ.

avendo lasciato Cuma Eolica, su una nera nave / non per fuggire ricchezza, ricchezze o felicità, / ma la cattiva povertà che Zeus impone agli uomini. / Si stabilì presso l’Elicona, un misero villaggio, / Ascra, in inverno triste, in estate, mai piacevole”.

 Ἔργα καὶ ἡμέραι, vv. 635 –  640

Celentano

Celentano

Ma Celentano deve davvero scusarsi?? Resto perplesso su questo!  Allora, chiunque attacchi pubblicamente un altro deve scusarsi! L’Italia sarebbe la Repubblica delle scuse.

Secondo me, questo è stato uno dei  momenti degni di rilievo del festival !

Celentano, la Chiesa, i giornali cattolici e lo spirito cristiano.

Celentano, la Chiesa e i giornali cattolici…

Qualche breve riflessione sul discorso di Celentano a Sanremo di martedì sera, 14/12/2012: qualcuno se lo aspettava forse più scoppiettante (ma la sua entrata in scena è stata preceduta da un “bombardamento” in piena regola); qualcuno si attendeva toni più pacati (ma, dopo tutto, i toni sono stati meno aggressivi del solito, anche se non meno efficaci). Che dire? Neppure questa volta Celentano ha smentito se stesso:  ha criticato chi riteneva di dover criticare, ha difeso chi credeva opportuno difendere, insomma ha dato ancora una volta prova del suo genio e della sua autonomia di pensiero, suscitando reazioni contrastanti, come era normale e fisiologico che fosse.

Certo, a dire il vero, l’attacco a “Famiglia Cristiana” e ad “Avvenire” è stato un po’ troppo forte, soprattutto nel punto in cui il cantante ha detto che questi giornali “inutili andrebbero chiusi definitivamente”. Su queste parole, obiettivamente, non si può essere d’accordo. Augurarsi la chiusura di un giornale è pur sempre, nella migliore delle ipotesi, una “caduta di stile”.

Ma, forse, voleva essere anche questa una  provocazione tout court, lanciata, magari, in risposta ad attacchi che lo stesso artista ha subito, nei giorni scorsi, per il suo cachet poi devoluto in beneficenza, con una decisione che ha spiazzato anche i critici più animosi e che ha messo tutti a tacere. Magari, nei prossimi giorni Celentano tornerà su questa sua polemica per chiarirne o sfumarne la portata.

Eppure, a parte il non condivisibile attacco ai due quotidiani, l’intervento di Celentano a Sanremo mi è sembrato a dir poco formidabile  e la tirata contro i preti (ma, attenzione, non contro tutti i preti!) e contro i due quotidiani cattolici  non sminuisce per niente il tono quasi “mistico” che ci è sembrato di scorgere nelle sue parole quando egli ha parlato del Vangelo, di Gesù, del Paradiso, del significato della vita e della morte. Considerazioni che ho sentito più volte fare ai preti seri ed avveduti (quelli che Celentano sicuramente mai attaccherebbe) durante le loro omelie. Piacevolmente sorprendente è stata la riproposizione di un suo vecchio successo “Il forestiero”, che ho riascoltato con piacere dopo tanto tempo.

Pienamente condivisibili e motivati da spirito cristiano, secondo me, sono stati anche la difesa del popolo greco e l’affondo lanciato contro il duo Merkel e Sarkozy che pretendono, secondo quanto si legge a pagina 5 del Corriere della Sera di lunedì 13 febbraio, che la Grecia acquisti le loro armi se vuole restare in Europa. Se ciò fosse vero (e non abbiamo motivo di dubitare dell’attendibilità del Corriere, che non è certo un pericoloso e sovversivo giornale di sinistra), l’imposizione della coppia “Merkozy” al popolo greco sempre più stremato, sarebbe una vera e propria diavoleria che un buon cristiano non solo non dovrebbe accettare, ma dovrebbe condannare con tutta la sua forza. Costringere un popolo affamato a comprare armamenti e, nello stesso tempo a licenziare lavoratori e mandare sul lastrico intere famiglie, è senza dubbio una grande empietà!

Quando parlo, dunque, di spirito cristiano, credo di farlo a ragion veduta, poiché il Cristianesimo non  tollera che ci siano uomini o popoli “schiavi” di altri uomini o di altri popoli, come anche il grande Manzoni ci ha insegnato.

Che dire, infine, dell’attacco alla Consulta?

Pieno rispetto per questa importante Istituzione soprattutto perché, nella storia recente del nostro Paese, ci ha protetto da pericolose derive populistiche. Chi scrive, dunque, non si pronuncia in merito alla bocciatura dei referendum, anche perché non ha titolo e non ha la competenza per farlo.

E’ innegabile, però, la delusione che tutti noi abbiamo provato quando la Consulta ha bocciato i quesiti referendari con delle motivazioni e con una sentenza che, comunque, abbiamo rispettato.

Non eravamo pochi, però, ad essere amareggiati! Eravamo un milione e duecentomila persone. In tanti abbiamo firmato per cambiare il sistema elettorale, spendendo  parte del nostro tempo personale per convincere altre persone a firmare.

Erano errati i quesiti? Andavano formulati in maniera diversa? Non lo mettiamo in dubbio. Sta di fatto che la loro bocciatura ci ha fatto sentire, come popolo, un po’ meno sovrani e un po’ più sudditi.

Per questo, pur non condividendo l’attacco ai due giornali cattolici, ho trovato convincente e condivisibile il discorso di Celentano a Sanremo per tutti gli altri aspetti che ho cercato di mettere in evidenza in questo post.

p.s.

incollo il link del Corriere con l’articolo su Celentano

http://www.corriere.it/spettacoli/speciali/2012/sanremo/notizie/prima-serata-festival-sanremo-cruccu_33c870e4-5747-11e1-a6d2-3f65acf5f759.shtml

E’ tempo di una bella chiacchierata!!

… E si avvicina il bel tempo delle chiacchiere… Quelle di carnevale con lo zucchero a vela sopra. Queste sono le chiacchiere che preferisco… Ogni altra forma di chiacchiera e NOIA  non mi riguarda … anzi, non me ne può fregar di meno!!!!

Mi farò una grande chiacchierata!!!

Hotel California

http://www.youtube.com/watch?v=rMk3AZ-m-xw&feature=related

Another …..

Resterà per sempre un classico della musica mondiale

 

http://www.youtube.com/watch?v=YR5ApYxkU-U&sns=fb

Il tramonto del mondo antico

Il tramonto del mondo antico

Il III secolo d.C. evidenzia una crisi gravissima per l’impero romano che rischia di scomparire del tutto. La fine viene evitata, o se vogliamo ritardata, dagli imperatori Diocleziano e Costantino. Ma molti problemi restano sul tappeto e, principalmente, la questione della successione al trono imperiale, l’individuazione di nuove risorse economiche e di manodopera dopo la fine delle conquiste, il contenimento dei popoli barbari che incalzano sempre di più alle frontiere dell’impero, a partire dal IV secolo d.C.

La fine delle conquiste aveva determinato anche la fine del “reclutamento” della manodopera schiavile e, di conseguenza, un graduale, ma inarrestabile impoverimento dell’economia. Tutto ciò produsse fattori crescenti di instabilità politica e rese Roma più vulnerabile di fronte di fronte alle pressioni dei barbari. L’impero dovette ripensare la sua struttura politico – amministrativa in modo netto ed irreversibile. Si distinsero, in questa direzione, Diocleziano (284 – 305) e Costantino (“Augusto” d’Occidente dal 312 al 324; imperatore unico dal 324 al 337).

L’introduzione della tetrarchia ad opera di Diocleziano contribuì ad arginare, almeno per un certo periodo, il tracollo dell’impero. L’introduzione della tetrarchia nacque dalla consapevolezza di Diocleziano dell’impossibilità di affidare il comando dell’impero romano ad una sola persona. Egli comprese benissimo che un unico imperatore non avrebbe mai potuto gestire e controllare un impero così vasto. Ciò era stato dimostrato dai gravi avvenimenti che avevano caratterizzato, nel corso del III secolo, il periodo dell’anarchia militare, culminato, tra il 260 ed il 274, nella divisione dell’impero in tre Stati indipendenti: Regno delle Gallie in Occidente (dal 260 al 274); Regno di Palmira ad Oriente (262 – 273); impero romano.

Giunto al potere nel 284, Diocleziano associò, nel 286, al potere il generale di origine pannonica Massimiano, avvalendosi del sistema dell’adozione. Diocleziano e Massimiano divennero i due AUGUSTI, cioè i due imperatori in carica. Massimiano ottenne l’Italia e l’Africa, Diocleziano tenne per sé l’Asia e l’Oriente. Con Diocleziano prese corpo, dunque, una sorta di diarchia che prevedeva una suddivisione del potere per aree geografiche. Qualche anno dopo, apparve sempre più forte l’esigenza di associare a ciascuno dei due AUGUSTI un CESARE, cioè un collaboratore, scelto anch’egli con il sistema dell’adozione, che potesse succedere al proprio AUGUSTO dopo la morte di quest’ultimo. Questa decisione, segnò, in qualche modo, il ritorno al principio di successione dinastica fondato sulla “scelta del migliore”, come accadeva durante il principato adottivo. Massimiano designò come suo Cesare il prefetto del pretorio Costanzo Cloro, al quale fu affidato il controllo della Spagna, della Gallia e della Britannia; Diocleziano scelse come suo Cesare il militare Galerio, a cui andarono la Pannonia (Ungheria), la Mesia (Serbia, Bulgaria ed attuale Macedonia) e la Tracia (nord – est della Grecia, sud della Bulgaria e Turchia europea).

Le persecuzioni messe in atto da Diocleziano nei confronti dei cristiani rischiavano di minare la pace e la coesione sociale in un contesto nel quale il Cristianesimo si diffondeva sempre di più e non solo tra i ceti meno abbienti della popolazione. Costantino comprenderà per primo che la pace e la coesione sociale passavano anche attraverso una politica di tolleranza verso i cristiani e con l’Editto di Milano del 313 concesse la libertà di culto, ponendo fine alle persecuzioni, favorendo il cristianesimo come punto di forza e non di debolezza della stabilità politica e sociale ed ordinando la restituzione ai Cristiani di tutti i beni e di tutti gli edifici religiosi che erano stati loro confiscati.

I suoi provvedimenti in favore della Chiesa cristiana non si limitarono, però, solo alla libertà di culto e alla restituzione dei beni sequestrati, anzi si spinsero ben oltre fino a concedere ai vescovi il potere di giudicare le cause civili e a dichiarare come giornata consacrata al Signore la domenica, precedentemente dedicata al dio Sole.

La crisi del III secolo d.C.

 Introduzione

Come si è già detto, l’impero romano del II e, soprattutto, del III secolo d.C. propone, come novità principale, l’integrazione di tutti i popoli e di tutti i paesi del Mediterraneo entro un unico grande organismo unitario, secondo un progetto ed una visione politica, definitisi gradualmente, già a partire dal I secolo d.C. con l’imperatore Claudio. Tuttavia, ciò non contribuì a portare, soprattutto a lungo termine, pace e stabilità nei territori controllati da Roma.

Molti segnali di crisi si profilavano all’orizzonte, soprattutto sul piano economico, ambito nel quale le possibilità di un miglioramento venivano fortemente soffocate dalla mancanza di un vero e proprio progresso tecnico. Per comprendere meglio il senso di tale affermazione, è sufficiente prendere in considerazione quanto avveniva nel campo dell’agricoltura, in cui il sistema dello schiavismo determinava un forte ristagno nelle tecniche di lavorazione e di produzione.

In ambito culturale, il diffondersi della filosofia stoica e di altre correnti filosofiche manifestavano un altro aspetto della crisi che attraversava l’impero in questo periodo. La sfiducia nelle “risorse puramente umane” spingeva molti romani ad abbandonare la religione tradizionale per abbracciare culti mistici che implicavano un più intimo contatto con la divinità come speranza di salvezza. Non c’è da stupirsi,  pertanto, che in tale contesto trovasse amplissima diffusione il Cristianesimo che sovvertiva alla radice i valori tradizionali e preannunciava un vero e proprio “rovesciamento delle gerarchie”.

La nuova religione lasciava sperare che in una vita ultraterrena i poveri ed i perseguitati sarebbero stati rinfrancati dalla grazia divina, mentre i potenti della terra sarebbero stati puniti per le colpe commesse in vita. Il Cristianesimo, dunque, veniva percepito sempre di più come la religione dei poveri, dei bisognosi e degli ultimi e ciò lo rendeva, più di altre religioni, esposto alle persecuzioni dei Romani. Infatti l’impero, che era stato sempre tollerante nei confronti dei popoli e dei loro culti religiosi, ricorse ad una politica sempre più persecutoria nei confronti dei seguaci di Cristo.

Il Cristianesimo, oltre che come religione degli ultimi, si presentava anche come la religione dell’uomo e non dello Stato. I cristiani, pur riconoscendo in pieno l’autorità politica, rifiutavano la venerazione dell’imperatore come dio in terra e condannavano lo schiavismo, che era, invece, un pilastro fondamentale dell’economia romana, in quanto consideravano gli schiavi, al pari di tutti gli uomini, figli di Dio e, in quanto tali, andavano trattati al pari di tutti gli altri figli di Dio.

 

L’economia dell’impero

Nei primi tre secoli dopo la nascita di Cristo, come si è già detto, l’impero inquadrò in un organismo unitario tutti i Paesi del Mediterraneo, cercò di promuovere un’amministrazione più giusta nelle province e segnò un record senza precedenti della sua durata e della sua estensione.

Come oggi parliamo di area del dollaro o dell’euro, allo stesso modo in quei tempi si sarebbe potuto parlare di area del denario (la moneta romana); sul piano linguistico, il latino in Occidente e il greco in oriente avrebbero potuto considerarsi alla stessa stregua dell’inglese di oggi. Tuttavia, accanto a questi punti di forza, riscontriamo anche degli importanti elementi di debolezza, ravvisabili nei seguenti fattori:

1)     l’eccessiva concentrazione di popolazione, spesso improduttiva, nelle città.

2)     Gli acquisti, sempre più frequenti e consistenti, di merci di lusso dai mercati dell’Estremo Oriente, pagati con moneta pregiata, in modo da determinare la progressiva mancanza di oro e di argento, la coniazione di monete con un potere di acquisto sempre più basso e, quindi, un notevole aumento dell’inflazione.

3)     Il forte ristagno, come si è detto, del progresso tecnico e l’insufficienza produttiva, da considerare come effetti negativi dell’economia fondata sul sistema dello schiavismo. Gli schiavi, infatti, tendevano generalmente a lavorare il meno possibile e nel peggiore dei modi, nonostante il timore delle punizioni. In un tale contesto, pertanto, non avrebbe avuto senso incentivare e finanziare l’introduzione di nuovi e più raffinati attrezzi e strumenti, anche perché si temeva che l’uso maldestro da parte degli schiavi avrebbe potuto metterli rapidamente fuori combattimento.

4)     Il “parassitismo di massa” che caratterizzava, oltre agli schiavi, un po’ tutti gli strati sociali più poveri della popolazione.

A questi fattori dobbiamo aggiungerne altri che riguardano più specificamente i mutati rapporti economici tra l’Italia e le province. La nostra penisola, in epoca repubblicana spina dorsale dell’economia imperiale, aveva fin dal I secolo d.C. evidenziato profondi segnali di crisi che investivano soprattutto l’agricoltura, il cui sviluppo era stato frenato dal perdurare del latifondismo a discapito della media e piccola proprietà contadina. Del resto, quello del latifondo era una questione già presa in seria considerazione dai Gracchi nel II secolo a.C.. Era stata poi oggetto delle riforme di Cesare, di Augusto e della politica economica di altri imperatori, ma nessun risultato sostanziale e, soprattutto, duraturo era stato conseguito.

La stessa distribuzione di appezzamenti di terreno ai veterani non aveva sortito grandi effetti, in quanto i nuovi padroni o rivendevano subito i terreni o, comunque, ne affidavano la lavorazione agli schiavi senza curarsene più di tanto. Il lavoro schiavile, inoltre, metteva in ginocchio i cosiddetti “lavoratori liberi”, favorendo l’aumento della disoccupazione. Lo scrittore Giunio Moderato Columella, vissuto nel I secolo d.C., lamentava che i Romani abbandonavano “l’agricoltura allo schiavo più inetto, come ad un boia per il castigo, mentre i nostri antenati vi impiegavano la gente migliore nel migliore dei modi”.

Non bisogna quindi stupirsi se anche per i prodotti agricoli, come più in generale per tutte le merci, in un regime di libera circolazione non caratterizzato da misure protezionistiche, la penisola italica e la stessa Roma si fossero presto trovate nella condizione di subire la concorrenza agguerrita delle province, sia d’Occidente che d’Oriente. Ad esempio, la Gallia era diventata una grande esportatrice di olio.

Questi mutati rapporti economici fra l’Italia e le province spinsero Vespasiano ad allargare le maglie della classe dirigente alle classi sociali più ricche della Gallia e della Spagna, oppure imperatori come Nerva e Traiano a promuovere provvedimenti in favore delle famiglie più povere e dei contadini italici, oppure imperatori come Caracalla ad estendere, con la  Costitutio Antoniniana, ricordata anche come Editto di Caracalla, la cittadinanza a tutti gli abitanti liberi dell’impero.

 

Religione nell’impero tra I e III secolo d.C.

Molti imperatori, tra cui principalmente Augusto, avevano cercato di ridare slancio e vitalità alla religione tradizionale. Tuttavia essi dovettero arrendersi di fronte al fatto che un sentimento o una professione religiosa non possono essere promossi o imposti da provvedimenti legislativi se non coinvolgono in pieno la spiritualità degli uomini. E tale spiritualità era talmente lontana dai riti della religione ufficiale da percorrere le strade totalmente diverse dello stoicismo, da un  lato, e delle correnti mistiche (fondate sull’apporto degli “iniziati”) dall’altro.

Lo stoicismo aveva introdotto il concetto di una provvidenza divina che regge l’universo ed aveva vincolato l’uomo al rispetto di precisi canoni etici nelle proprie azioni. I culti misterici orientali, in particolar modo quelli di Cibele, la Grande Madre, di Iside e Osiride e, soprattutto, quello persiano di Mitra, identificato con il dio Sole in lotta contro il male, erano accomunati allo stoicismo e, per certi aspetti, al cristianesimo dal fatto che nascevano dall’esigenza di un più intimo rapporto tra i fedeli e la divinità, nonché da un desiderio di purificazione personale tale da consentire una speranza di salvezza. Gli uomini si rivolgevano al “divino” che era alla base di questi nuovi culti religiosi soprattutto perché avvertivano in pieno l’incapacità di trovare da soli una via di uscita ad una crisi che non era solo economica e politica, ma anche spirituale e culturale.

 

La diffusione del Cristianesimo

In tale contesto maturò la diffusione del Cristianesimo e del messaggio di Cristo. Esso si rivolgeva soprattutto ai poveri e agli umili e, come si può evincere dal famoso Discorso della montagna (il discorso delle beatitudini), riportato nel Vangelo di Luca, aveva un valore talmente eversivo, in termini di rovesciamento delle gerarchie sociali, da essere subito visto con diffidenza dalle classi dirigenti romane. Alla diffusione della Buona Novella diede, tra gli altri, un contributo decisivo Paolo di Tarso. Questi, nativo di Tarso in Cilicia, era stato inizialmente ostile ai cristiani, salvo poi convertirsi alla religione cristiana  nel 34 d.C.. Da quel momento si dedicò con passione alla predicazione e alla diffusione della nuova religione. Fu decapitato nei pressi di Roma, lungo la Via Ostiense, al tempo di Nerone.

Le prime comunità di cristiani si formarono tra il I ed il II secolo d.C. e trovarono seguaci soprattutto tra le classi medie e quelle meno abbienti. Ogni comunità era guidata dagli anziani, definiti presbyteroi, e dai “sorveglianti”, chiamati episcopoi. La predicazione e l’applicazione del messaggio di Gesù trovavano piena e concreta realizzazione nell’assistenza ai poveri e ai malati. Cominceranno, ben presto, a crearsi legami tra le diverse comunità dei fedeli, in Oriente e in Occidente, e cominciò a costituirsi la Chiesa come struttura organizzata. Il punto di forza e di coesione delle comunità cristiane era dato dal fatto che la loro fede non si offuscava neppure dinanzi alle persecuzioni violente di cui molti furono vittime.

Se al tempo di Nerone la persecuzione anticristiana fu alimentata dal desiderio dell’imperatore di allontanare da sé la rabbia del popolo per l’incendio di Roma, la politica di intolleranza dei successivi imperatori deve essere ricondotta alla netta dicotomia operata dai cristiani tra autorità politica e autorità religiosa, secondo la celebre frase di Gesù Date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio.

Atene dentro e fuori il parlamento….

Atene cerca, attraverso le sue istituzioni, di evitare il default ed il baratro. Tuttavia, Atene, attraverso il suo popolo, si ribella alle condizioni “capestro” imposte dall’Europa alla Grecia!

Povera Atene, “scuola dell’Ellade” e madre della democrazia‼!

http://www.livestream.com/stopcarteltvgr

Povera Grecia…. madre della democrazia‼!

Povera Grecia…. madre della democrazia

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/12/grecia-scontri-davanti-parlamento-attesa-laccordo-piano-austerita/190835/