Testimonianze dai lager nazisti – per non dimenticare
Jaroslav Vyskocil e Vojteck Mertl, deportati politici cecoslovacchi dal 1941 al 1945
Durante la nostra detenzione abbiamo osservato i seguenti delitti, commessi dagli ufficiali SS di Mauthausen e dal Kommando dipendente di Gusen
Il comandante in capo del Lager, colonnello Ziereis, lo si può definire un sadico che, a causa del suo comportamento bestiale, è stato promosso due volte. (…) Si verificarono parecchi tentativi di fuga; gli evasi erano sempre o quasi catturati e Ziereis li faceva impiccare in presenza di tutti gli altri deportati che dovevano assistere. (…) Alla fine dell’esecuzione dovevamo sfilare davanti agli impiccati e guardare bene il loro sacrificio. Chi non lo faceva era picchiato sul posto. (…) Oltre agli adulti, uomini e donne, abbiamo visto impiccare e fucilare anche bambini. (…).
Il sottotenente Streitwieser era uno dei più fidati aiutanti di Bachmayer (un capitano nazista). Gli piaceva far sbranare i deportati dai cani, uccidere uomini e inzuppare i deportati con acqua fredda, fino a ce morivano…
(cfr. “Nei lager c’ero anch’io”, a cura di Vincenzo Pappalettera, Mursia, 1973 – pp. 104 – 105)
Maria Rolnikaite, deportata sovietica
Dal campo hanno condotto via molti uomini. Si dice che li porteranno a rastrellare mine nelle strade e nei campi. Ho chiesto alla mia vicina di cuccetta come si fa. Me lo ha poi spiegato Lisa:gli uomini devono semplicemente camminare per il campofinché non passeranno su una minba e salteranno in aria dilaniati.
(cfr. op. cit, pag. 188)
Dante Rosso, internato militare italiano
Che cosa ho visto a Dora (campo di concentramento di Dora-Mittelbau, in Germania)
Nella mia qualità di muratore al campo di Dora, dove sono arrivato il 17 ottobre 1943 e vi sono rimasto fino al 3 aprile 1945, ho avuto modo di vedere quello che non era concesso a tutti gli altri detenuti. Ho sofferto le spoliazioni, i disagi di un lavoro lungo ed estenuante con sole tre o quattro ore di riposo al giorno, la denutrizione, le bastonature dei nostri capi polacchi e tedeschi (…).
Chi cercava di fuggire o commetteva qualche mancanza anche lieve veniva portato nelle prigioni e frustato sopra una panca, disteso; (…) quasi sempre il colpito sveniva prima della fine della punizione e alcuni sono deceduti sotto i colpi (….).
(cfr. Op. cit. pp. 83 – 84)
Mi fermo qui, ma si potrebbero citare tante altre testimonianze!
Mi limito a riportare, qui di seguito, i versi di Primo Levi, utili per farci riflettere su ciò che è stato!
Se questo è un uomo
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi