La matematica? Anche il “Circo” si adegua

Ieri, sabato 30 gennaio 2016, non poteva contenere più di qualche 100 – 200 mila persone; in passato ne poteva contenere ben 2,7 milioni.

Anche il “Circo”, dunque, si adegua: si restringe e si allarga, come una fisarmonica, a seconda delle necessità e delle convenienze.

In questi casi, “la matematica non è un’opinione”!

Nigeria: nuovo grave attentato di Boko Haram

Nuovo grave attentato in Nigeria perpetrato da Boko Haram.

La strage è avvenuta non lontano dalla località di Maiduguri, nell’area nord-orientale, dove un gruppo di  jihadisti, giunto a bordo di auto e motociclette nel v  ha colpito per circa quattro ore il villaggio di Dalori, a 12 chilometri da Maiduguri, con armi ed esplosivi, per poi appiccare il fuoco alle case. Secondo i testimoni molti abitanti, tra cui diversi bambini, sono bruciati vivi nel rogo. Il bilancio sarebbe di 86 morti e 100 feriti.

Nigeria, almeno 86 morti in attacco di Boko Haram a Maiduguri: "Bambini bruciati vivi"

foto tratta dal sito: http://www.repubblica.it/esteri/2016/01/31/news/nigeria_attacco_boko_haram_vittime-132415402/?ref=HREC1-3

 

L’adozione del cuore

L’adozione del cuore.

In genere, non lo faccio, almeno qui sul blog, ma questa volta è importante: abbiamo trovato una cagnolina di pochi mesi, credo due o tre al massimo, che ha bisogno urgente di stallo o di adozione.

Il cane si trova ad Eboli (Sa).

Anche se non potete adottarlo, è gradita almeno la condivisione sui social!

Grazie.

Ecco le foto:

30 gennaio…. “Un ospite è venuto…”.

Un ospite è venuto

Un ospite è venuto
alla porta dell’anima.
O mio cuore
innalza un canto di gioia!
Il silenzio del cielo azzurro,
la tenerezza della rugiada
risuonino nelle corde
del mio liuto.
Unisciti al ritmo
dei campi dorati,
il canto voli sulle limpide acque
del fiume in piena.
Guarda con esultanza
a Chi è venuto;
apri la porta
e corri fuori con lui.

Un ospite è venuto (Rabindranath Ragore, scrittore e poeta cantore anche dell’indipendenza dell’India. Fu proprio lui a definire Gandhi “MAHATMA”, cioé “GRANDE ANIMA” . )

Collegamento permanente dell'immagine integrata

30 gennaio 1948: veniva ucciso  a New Delhi Mahatma Gandhi

I difetti umani

” Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?”

(Luca 6,41)

Le due bisacce dei difetti umani

(Fedro)

 

I nostri e gli altrui difetti… Le due bisacce

Giove ci ha imposto due bisacce: ha collocato quella piena dei propri difetti dietro la schiena. Ha appeso davanti al nostro petto quella carica dei difetti altrui. Perciò non possiamo vedere i nostri mali, ma appena gli altri sbagliano, subito siamo pronti a criticarli.
(Fedro, 4 10)

 

“Non verremo alla mèta ad uno ad uno”

La guerra dei poeti: “Non verremo alla mèta ad uno ad uno” (paul éluard)

La guerra dei poeti (II)
Paul Èluard (poeta francese vissuto tra il 1895 ed il 1952, iscritto al Partito Comunista francese ed attivo esponente della Resistenza contro l’occupazione nazista)
Non verremo alla mèta ad uno ad uno
Non verremo alla mèta ad uno ad uno,
Ma a due a due. Se ci conosceremo
A due a due, noi ci conosceremo
Tutti, noi ci ameremo tutti e i figli
Un giorno rideranno
Della leggenda nera dove un uomo
Lacrima in solitudine
                                   _______________________
 
Il poeta scrive questa poesia nel 1946 e questi versi risentono dell’esperienza vissuta nella Resistenza antinazista  e dell’amore per la sua compagna, che muore proprio in quello stesso anno.
La mèta è l’obiettivo della realizzazione di una società ideale fondata sulla giustizia , sulla libertà e sulla fratellanza.
L’espressione “a due a due” si riferisce all’amore di coppia, ma più in generale al superamento dell’egoismo e dell’individualismo
“I figli” = i posteri
“leggenda nera”= si riferisce al periodo storico della seconda guerra mondiale, vissuto dal poeta ed esprime anche la speranza che in una società futura ideale i giorni vissuti dal poeta, pieni di odio, di guerra e di furore, possano essere ricordati come una “leggenda nera”, come un qualcosa di funesto che non sarà destinato a ripetersi più.
In questo ipotetico futuro ideale, dunque,  il dualismo (“due a due”) prevarrà sull’egoismo e con esso si diffonderanno ovunque la fratellanza e la solidarietà. 
Il finale della poesia è sicuramente ad effetto: l’immagine “leggenda nera” e l’antitesi “rideranno…. lacrima” sottolineano in modo efficace il contrasto tra il presente funesto, dominato dall’egoismo e dall’odio, ed il domani ideale, dualistico e felice.
Il poeta, dunque, sembra preconizzare una sorte di Pasqua, di resurrezione dell’animo umano ed una sua rigenerazione in un futuro e in un mondo migliori!!!

“Alla fine dei giorni”

 …in attesa di “nuovi giorni”…

 

immagine dal sito: http://www.conmaria.it/Bibbia_illustrata/24isaia/Isaia.htm

Alla fine dei giorni,

il monte del tempio del Signore

sarà saldo sulla cima dei monti

e s’innalzerà sopra i colli,

e ad esso affluiranno tutte le genti.

Verranno molti popoli e diranno:

«Venite, saliamo sul monte del Signore,

al tempio del Dio di Giacobbe,

perché ci insegni le sue vie

e possiamo camminare per i suoi sentieri».

Poiché da Sion uscirà la legge

e da Gerusalemme la parola del Signore.

Egli sarà giudice fra le genti

e arbitro fra molti popoli.

Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,

delle loro lance faranno falci;

una nazione non alzerà più la spada

contro un’altra nazione,

non impareranno più l’arte della guerra.

Casa di Giacobbe, venite,

camminiamo nella luce del Signore.

(Isaia 2, 2-5)

Il profeta Isaia preannuncia la nuova presenza di Dio nell’uomo e nella storia. Una nuova epoca di pace, di rispetto tra i popoli e di prosperità, in cui le spade diventeranno aratri e le lance diventeranno falci.

Quella di Isaia è una Parola di vita e di speranza, fiduciosa in una pace stabile e duratura per l’umanità.

Unica condizione perché ciò si possa ottenere è seguire le vie del Signore e salire il monte del Suo tempio.

La via ci viene prospettata con chiarezza: “salire il monte del Signore”, ritrovare la strada di Dio, mettersi in ascolto della sua volontà che è sempre orientata al bene di coloro che egli ama, cioè di tutti gli uomini. Ci accorgeremo, allora, che tutti abbiamo delle spade e delle lance da spezzare e fondere nel fuoco dell’amore. Le energie prima sprecate per difenderci, o meglio per attaccarci reciprocamente, saranno a disposizione per costruire insieme il bene comune. E questo non solo metaforicamente o a livelli alti, ma a cominciare dagli ambienti in cui viviamo: famiglia, comunità, ambiente di lavoro, stadio, scuola, circoli ricreativi, parrocchia…
Quella che chiamiamo impropriamente “legge di Dio” è una Parola di vita che indica la via della giustizia, della concordia, della condivisione. In una parola la via dell’amore, la sola che possa condurre a una pace autentica e duratura, premessa indispensabile anche per un effettivo benessere.
Per vivere bene l’avvento, voglio cominciare a spezzare le spade e le lance a cui talvolta ricorro. Quest’oggi, nel mio rientro al cuore, mi dedicherò a individuarle.
Disarma, Signore, il mio cuore, rendilo disponibile all’amore verso tutti, iniziando da quelli con cui mi hai chiamato a vivere

(dal sito: http://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=27037).

 

Ma è possibile un mondo senza guerra? A giudicare dagli eventi contemporanei sembrerebbe proprio di no! Eppure, basterebbero “uomini di buona volontà”, non solo tra i potenti della terra, ma anche tra tutti noi, comuni mortali, per cominciare a creare un mondo nuovo che possa avanzare, pian piano, verso un’era di pace e di stabilità!

Un’utopia? Nel mondo attuale sicuramente sì! Ma chissà che, prima o poi, una nuova generazione di donne e uomini di grande “buona volontà” non contribuisca a rendere tale utopia una realtà.

Credere e sperare, in fondo, non fa mai male!

LA LEGGE HA UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – IV

Sorgente: LA LEGGE HA UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – IV

Una brutta notizia

Una brutta notizia è quella trasmessa oggi dai Tg e diffusa sui siti web dei giornali di informazione.

Il grande regista Francesco Nuti, vincitore in passato di due “Donatello” alla carriera con i film “IO, CHIARA E LO SCURO” e CASABLANCA CASABLANCA, veniva da ormai diverso tempo assistito da un badante georgiano, dopo che, a seguito di un incidente in casa, era rimasto in coma per diversi mesi.

Ebbene, ora si apprende che il regista è stato più volte “maltrattato, umiliato e picchiato dal suo badante”.

La procura della città di Prato, che sta indagando sulla vicenda, ha raccolto delle testimonianze che sembrerebbero confermare il grido di dolore lanciato dallo stesso regista.

foto tratta dal sito: http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/2016/01/29/francesco-nuti-maltrattato-e-umiliato-dal-suo-badante_5a1815d9-f2c8-490b-a778-0afb80e08605.html

I maltrattamenti si sarebbero ripetuti per almeno un anno.

A leggere questa notizia viene sicuramente una grande tristezza nel cuore, sia perché si è portati facilmente a pensare alla mutevolezza delle sorti umane (tanto per usare un’espressione molto in voga presso gli antichi Greci), sia perché non si può non provare un grande dispiacere per un uomo che la malattie e le vicende familiari hanno reso sempre più solo e sempre più abbandonato da tutti.

Una dolorosa parabola discendente, dall’apice del successo alla triste solitudine, come possiamo leggere in questa scheda dell’Ansa sul sito

http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/2016/01/29/francesco-nuti-la-parabola-di-una-vita-difficile_1e93c41d-a4d0-442a-b1b3-6b19b559c99b.html .

 

La Parola di oggi

Venerdì 29 Gennaio 2016 – Venerdì della III settimana del Tempo Ordinario

Prima Lettura
Dal secondo libro di Samuèle
2Sam 11,1-4a.5-10a.13-17

immagine tratta dal sito http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2010/10/104626.html

All’inizio dell’anno successivo, al tempo in cui i re sono soliti andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a compiere devastazioni contro gli Ammoniti; posero l’assedio a Rabbà, mentre Davide rimaneva a Gerusalemme.
Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella d’aspetto. Davide mandò a informarsi sulla donna. Gli fu detto: «È Betsabea, figlia di Eliàm, moglie di Urìa l’Ittita». Allora Davide mandò messaggeri a prenderla.
La donna concepì e mandò ad annunciare a Davide: «Sono incinta». Allora Davide mandò a dire a Ioab: «Mandami Urìa l’Ittita». Ioab mandò Urìa da Davide. Arrivato Urìa, Davide gli chiese come stessero Ioab e la truppa e come andasse la guerra. Poi Davide disse a Urìa: «Scendi a casa tua e làvati i piedi». Urìa uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una porzione delle vivande del re. Ma Urìa dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua. La cosa fu riferita a Davide: «Urìa non è sceso a casa sua».
Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare; la sera Urìa uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non scese a casa sua.
La mattina dopo Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Urìa. Nella lettera aveva scritto così: «Ponete Urìa sul fronte della battaglia più dura; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia». Allora Ioab, che assediava la città, pose Urìa nel luogo dove sapeva che c’erano uomini valorosi. Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; caddero parecchi della truppa e dei servi di Davide e perì anche Urìa l’Ittita.

Parola di Dio

Davide, nonostante la sua “amicizia con Dio”, si lascia andare a gesti colpevoli e si macchia addirittura di un assassinio. Egli, per mascherare l’adulterio, fa in modo che un uomo leale e fedele, come Uria, venga ucciso. Si serve del suo potere per peccare gravemente contro un uomo e contro Dio. E ciò accade anche se Davide è uomo gradito a Dio. Egli è, come affermato da Papa Francesco, “santo, ma anche peccatore”. E, in virtù del fatto che ha esercitato il suo potere per peccare, diventa anche un “corrotto”. 

Anche noi rischiamo di fare gli stessi errori, soprattutto quando, sentendoci troppo forti e sicuri di noi, dimentichiamo quella che dovrebbe essere la nostra comune vocazione alla santità, per macchiarci di colpe più o meno gravi.

Il nostro percorso potrebbe non essere, dunque, così diverso dall’esperienza di Davide: pur potendo contare sull’amicizia di Dio, che mai ci abbandona, rischiamo di cadere nella tentazione, allontanandoci sempre di più dal percorso che Dio ha voluto tracciare per noi.  Così, anziché seguire e percorrere il cammino che Egli ha riservato a ciascuno di noi, preferiamo ad esso strade, forse meno faticose, ma certamente più insidiose e pericolose.

Salmo Responsoriale
Sal 50

R. Perdonaci Signore: abbiamo peccato

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. Rit.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. Rit.

Così sei giusto nella tua sentenza,
sei retto nel tuo giudizio.
Ecco, nella colpa io sono nato,
nel peccato mi ha concepito mia madre. Rit.

Fammi sentire gioia e letizia:
esulteranno le ossa che hai spezzato.
Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe. Rit.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 4,26-34

«Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce».
immagine dal sito http://www.cercarelafede.it/2015/06/il-granello-di-senape-2/
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore

Diversamente dal Davide della pagina odierna della Prima lettura, possiamo incamminarci per il giusto sentiero, raggiungendo il campo che il Signore ha preparato per noi. Quel campo è il “Regno di Dio”, è la sua Parola che ciascuno di noi deve diffondere e promuovere, facendola germogliare e crescere, proprio come fa il contadino che getta il seme sul terreno. La sua attesa deve essere come la nostra attesa, all’insegna “della silenziosa fiducia e della serena pazienza di Dio”. Dobbiamo solo gettare il seme nel terreno: anche il più piccolo granello di senape può crescere e dare grande frutto.  

 

Se noi siamo pronti a ciò, allora la Parola potrà crescere come il granello di senape (…) e potrà adempiere al suo compito di rappresentarci il Regno di Dio. (…) Un Regno sicuramente più grande di ogni regno che possa esserci sulla terra” (Adrienne von Speyr).

 

 

Condividi da WordPress

Libertà religiosa e di culto – http://wp.me/p34nAW-OJ

Condividi da WordPress

Il trionfo come spettacolo – http://wp.me/p34nAW-P8

Maturità 2016: seconda prova scritta

 

Sono state comunicate oggi, giovedì 28 gennaio, le materie su cui verterà la seconda prova scritta nei vari istituti di istruzione secondaria di II grado.

Eccone alcune:

Greco al Liceo Classico,

Matematica allo Scientifico,

Discipline turistiche e aziendali negli Istituti tecnici per il Turismo,

Tecnica di produzione e di organizzazione negli Istituti professionali di indirizzo Produzioni industriali e artigianali,

Tecniche della danza al Liceo coreutico,

Teoria, analisi e composizione al Liceo Musicale.

L’elenco completo delle materie è sul sito

http://www.istruzione.it/esame_di_stato/index.html

A tutti gli studenti impegnati nella prossima maturità, un grande in bocca al lupo!

Contate sulle vostre forze e su tutte le vostre energie e… andrà tutto bene!

Testimonianze dai lager nazisti – per non dimenticare

Per non dimenticare…

Avatar di CARLO MANZIONE cogitoergosum1969CARLO MANZIONE - INTERMINATI SPAZI SOVRUMANI SILENZI - CARLO MANZIONE - COGITOERGOSUM 1969 - Un sito didattico e ... non solo!

Testimonianze dai lager nazisti – per non dimenticare

Jaroslav Vyskocil e Vojteck Mertl, deportati politici cecoslovacchi dal 1941 al 1945

Durante la nostra detenzione abbiamo osservato i seguenti delitti, commessi dagli ufficiali SS di Mauthausen e dal Kommando dipendente di Gusen

Il comandante in capo del Lager, colonnello Ziereis, lo si può definire un sadico che, a causa del suo comportamento bestiale, è stato promosso due volte. (…) Si verificarono parecchi tentativi di fuga; gli evasi erano sempre o quasi catturati e Ziereis li faceva impiccare in presenza di tutti gli altri deportati che dovevano assistere. (…) Alla fine dell’esecuzione dovevamo sfilare davanti agli impiccati e guardare bene il loro sacrificio. Chi non lo faceva era picchiato sul posto. (…) Oltre agli adulti, uomini e donne, abbiamo visto impiccare e fucilare anche bambini. (…).

Il sottotenente Streitwieser era uno dei più fidati aiutanti   di Bachmayer (un capitano nazista). Gli…

View original post 391 altre parole

Hic manebimus optime

Signifer, statue signum; hic manebimus optime!

SIGNIFER, STATUE SIGNUM; HIC MANEBIMUS OPTIME!
Questa espressione, tradotta in italiano, vuol dire: alfiere, pianta l’insegna; qui staremo benissimo!
E’ una frase divenuta proverbiale per indicare l’intenzione di fermarsi in un posto, reale o virtuale che sia.
L’espressione ci viene riportata dallo storico Tito Livio e risale al periodo dell’assedio di Veio da parte di Roma (405 – 396 a.C.).
Da quale circostanza scaturì?
In pratica, dopo la vittoria romana su Veio, i plebei sembravano intenzionati a lasciare Roma e a trasferirsi nella nuova città conquistata, per sottrarsi ai soprusi dei patrizi.
Furio Camillo, eroe dell’assedio di Veio, cercò di persuadere i suoi concittadini a non abbandonare Roma.
La sua orazione, per quanto accorata, sembrò non produrre risultati, finché qualcuno, forse un centurione, esclamò:
 
SIGNIFER, STATUE SIGNUM; HIC MANEBIMUS OPTIME!
Ciò fu interpretato come un presagio o una volontà degli dei, per  cui i plebei si convinsero che Roma fosse il posto migliore in cui stare!
Ecco la testimonianza di Tito Livio:
«  … sed rem dubiam decrevit vox opportune emissa, quod cum senatus post paulo de his rebus in curia Hostilia haberetur cohortesque ex praesidiis revertentes forte agmine forum transirent, centurio in comitio exclamavit: ‘Signifer, statue signum; hic manebimus optime’. Qua voce audita, et senatus accipere se omen ex curia egressus conclamavit et plebs circumfusa adprobavit.  »
«  …quello che risultò decisivo in quella situazione di incertezza fu una frase pronunciata al momento giusto. Mentre il Senato era in riunione nella Curia Ostilia per dibattere la questione, poco dopo le parole di Camillo, transitarono per caso nel Foro delle coorti in ordine di marcia di ritorno dal presidio e il centurione esclamò proprio nel luogo del comizio: “Pianta l’insegna qui, alfiere; questo è il posto giusto per noi!”. I senatori usciti dalla curia udirono la frase e dissero che la interpretarono come un presagio; la plebe, accorsa tutto intorno, approvò.  »