Mancini e le scuse di Sarri

 

 

Mancini accetta le scuse di Sarri.

Ma, per colpa di entrambi, ad avere avuto la peggio è stato il fair play!

In ogni modo, si tratta di una vicenda incresciosa che ha visto due personalità importanti del mondo del calcio insultarsi e reagire in modo eccessivo.

Il mondo dello sport dovrebbe essere di esempio soprattutto per i tanti ragazzi e i tanti giovani che lo seguono.

Dovrebbe essere esempio di onestà, di misura e di fair play.

Ma quasi mai lo è!

Comunque la si pensi….

 

la famiglia è altra cosa!

«Non può esserci confusione tra famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione».

“La famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo e procreativo, appartiene al sogno di Dio e della sua Chiesa per la salvezza dell’umanità”.

 

 

Chi non l’ha fatto, anche più di una volta?

Gesti quotidiani, semplici, ma allo stesso tempo gustosi!

Gesti che, in teoria, si potrebbero fare solo fino ad una certa età, ma che, nella pratica, si fanno anche fino a tarda età, anche se si dice che fanno un po’ più male alla salute!

(Ma, magari, con appena un po’ di olio in meno…!!)

Chi non l’ha fatto, anche più di una volta?

A chi piace questo caffè?

Sul sito di Repubblica .it leggiamo:
Il colosso Usa delle caffetterie chiude il 2015 con risultati sotto le attese, colpa della debole crescita delle vendite nell’ultimo trimestre in Cina e in Europa. Risultati molto positivi invece, da Stati Uniti, Canada, Brasile e Puerto Rico, dove il gruppo ha già una presenza consolidata con 14.800 punti vendita, oltre la metà dei suoi 23mila bar.  (…) La catena di caffetterie più famose negli Usa vive inoltre un momento di cambiamento, dopo che McDonald’s sta sperimentando in tutto il mondo la formula colazione insieme a quella degli hamburger, anche il gruppo ha dovuto rinnovare al sua immagine, con un’offerta più ricca di cibo e aggiungendo anche le bevande alcoliche, per incrementare il fatturato.
(http://www.repubblica.it/economia/finanza/2016/01/22/news/starbucks_delude_gli_invesitori_perche_cresce_solo_nelle_americhe-131811047/?ref=HRLV-5)

Ma, crisi e debole crescita economica a parte, il caffè dello Starbucks a chi piace?

 

LUMEN GENTIUM

Costituzione dogmatica della Chiesa. Una delle quattro Costituzioni del CVII.

Un sito importante è

http://www.gliscritti.it/blog/entry/1808#h318

È composta da 8 capitoli:

Capitolo I: Il Mistero della Chiesa. Viene illustrato il mistero della Chiesa e della sua relazione con Cristo.
Capitolo II: Il Popolo di Dio. Viene trattato il popolo di Dio e il rapporto tra la Chiesa e le altre confessioni religiose o gli atei.
Capitolo III: Costituzione gerarchica della Chiesa. È illustrata la struttura gerarchica della Chiesa, con particolare riferimento all’Episcopato.
Capitolo IV: I Laici. Descrive il ruolo dei laici nella struttura ecclesiastica e la loro missione ecclesiale.
Capitolo V: Universale Vocazione alla Santità nella Chiesa. Il tema dominante è la chiamata che tutti i cristiani hanno per conseguire la santità.
Capitolo VI: I Religiosi.
Capitolo VII: Indole Escatologica della Chiesa Peregrinante e sua Unione con la Chiesa Celeste.
Capitolo VIII: La Beata Maria Vergine Madre di Dio nel Mistero di Cristo e della Chiesa. Maria viene presentata come figura della Chiesa.

La Chiesa viene presentata non come struttura gerarchica, ma come Popolo di Dio.

La scelta

Venerdì 22 gennaio 2016

San Vincenzo, diacono e martire

Prima Lettura
Dal primo libro di Samuèle
1Sam 24,3-21

«Mi guardi il Signore dal fare simile cosa al mio signore, al consacrato del Signore, dallo stendere la mano su di lui, perché è il consacrato del Signore»

«Tu sei più giusto di me, perché mi hai reso il bene, mentre io ti ho reso il male».

(da http://www.conmaria.it/Bibbia_illustrata/09samuele/Samuele_Davide.htm)

In quei giorni, Saul scelse tremila uomini valorosi in tutto Israele e partì alla ricerca di Davide e dei suoi uomini di fronte alle Rocce dei Caprioli. Arrivò ai recinti delle greggi lungo la strada, ove c’era una caverna. Saul vi entrò per coprire i suoi piedi, mentre Davide e i suoi uomini se ne stavano in fondo alla caverna. Gli uomini di Davide gli dissero: «Ecco il giorno in cui il Signore ti dice: “Vedi, pongo nelle tue mani il tuo nemico: trattalo come vuoi”». Davide si alzò e tagliò un lembo del mantello di Saul, senza farsene accorgere. Ma ecco, dopo aver fatto questo, Davide si sentì battere il cuore per aver tagliato un lembo del mantello di Saul. Poi disse ai suoi uomini: «Mi guardi il Signore dal fare simile cosa al mio signore, al consacrato del Signore, dallo stendere la mano su di lui, perché è il consacrato del Signore». Davide a stento dissuase con le parole i suoi uomini e non permise loro che si avventassero contro Saul. Saul uscì dalla caverna e tornò sulla via. Dopo questo fatto, Davide si alzò, uscì dalla grotta e gridò a Saul: «O re, mio signore!». Saul si voltò indietro e Davide si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò. Davide disse a Saul: «Perché ascolti la voce di chi dice: “Ecco, Davide cerca il tuo male”? Ecco, in questo giorno i tuoi occhi hanno visto che il Signore ti aveva messo oggi nelle mie mani nella caverna; mi si diceva di ucciderti, ma ho avuto pietà di te e ho detto: “Non stenderò le mani sul mio signore, perché egli è il consacrato del Signore”. Guarda, padre mio, guarda il lembo del tuo mantello nella mia mano: quando ho staccato questo lembo dal tuo mantello nella caverna, non ti ho ucciso. Riconosci dunque e vedi che non c’è in me alcun male né ribellione, né ho peccato contro di te; invece tu vai insidiando la mia vita per sopprimerla. Sia giudice il Signore tra me e te e mi faccia giustizia il Signore nei tuoi confronti; ma la mia mano non sarà mai contro di te. Come dice il proverbio antico: “Dai malvagi esce il male, ma la mia mano non sarà contro di te”. Contro chi è uscito il re d’Israele? Chi insegui? Un cane morto, una pulce. Il Signore sia arbitro e giudice tra me e te, veda e difenda la mia causa e mi liberi dalla tua mano». Quando Davide ebbe finito di rivolgere a Saul queste parole, Saul disse: «È questa la tua voce, Davide, figlio mio?». Saul alzò la voce e pianse. Poi continuò rivolto a Davide: «Tu sei più giusto di me, perché mi hai reso il bene, mentre io ti ho reso il male. Oggi mi hai dimostrato che agisci bene con me e che il Signore mi aveva abbandonato nelle tue mani e tu non mi hai ucciso. Quando mai uno trova il suo nemico e lo lascia andare sulla buona strada? Il Signore ti ricompensi per quanto hai fatto a me oggi. Ora, ecco, sono persuaso che certamente regnerai e che sarà saldo nelle tue mani il regno d’Israele».

In Davide il desiderio di vendetta è messo a tacere dal rispetto che egli ha per il consacrato Saul, colui che era stato scelto da Dio. Ne ha rispetto nonostante che Saul avesse cercato di fargli del male. 

Salmo Responsoriale
Sal 56

Rit: Pietà di me, o Dio, pietà di me.
Oppure: A te mi affido: salvami, Signore.

Pietà di me, pietà di me, o Dio,
in te si rifugia l’anima mia;
all’ombra delle tue ali mi rifugio
finché l’insidia sia passata.

Invocherò Dio, l’Altissimo,
Dio che fa tutto per me.
Mandi dal cielo a salvarmi,
confonda chi vuole inghiottirmi;
Dio mandi il suo amore e la sua fedeltà.

Innàlzati sopra il cielo, o Dio,
su tutta la terra la tua gloria.
Grande fino ai cieli è il tuo amore
e fino alle nubi la tua fedeltà.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 3,13-19

Ne costituì Dodici –  che chiamò apostoli – , perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.

(immagine tratta da: http://www.parrocchiabanzano.it/2015/07/10/domenica-12-luglio-2015-gesu-chiamo-i-dodici-e-linvio-a-due-a-due/)

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici –  che chiamò apostoli – , perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni. Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

Gesù chiama quelli che vuole che stiano con lui e sceglie superando e sconvolgendo ogni logica umana, guardando non ciò che siamo, i titoli o la bravura che abbiamo, ma ciò che, con l’aiuto della grazia divina, possiamo essere. Così, ha scelto “i dodici” e li ha chiamati ad essere con lui, ricostituendo, così, anche l’unità dei 12 figli di Giacobbe e delle 12 tribù di Israele. La missione loro affidata è quella di andare a “predicare con il potere di scacciare i demòni”, ad annunciare la Parola e la salvezza.

Dodici persone diverse tra loro, ma rese unite, costituite in vera e propria comunità dalla chiamata del Signore e dalla missione loro affidata.

Fiducia!

Alle volte siamo portati a giudicare e a “tagliare” troppo frettolosamente.

Ἡ τῆς συκῆς ἀκάρπου παραβολή

(κατὰ Λουκάν, 13,6-9)

Ἔλεγεν δὲ ταύτην τὴν παραβολήν· Συκῆν εἶχήν τις πεφυτευμένην ἐν τῷ ἀμπελῶνι αὐτοῦ, καὶ ἦλθεν ζητῶν καρπὸν ἐν  αὐτῇ καὶ οὐχ εὗρεν. Εἶπεν δὲ πρὸς τὸν ἀμπελουργόν, Ἰδοὺ τρία ἔτη ἀφ᾿ οὗ ἔρχομαι ζητῶν καρπὸν ἐν τῇ συκῇ ταύτῃ καὶ οὐχ εὑρίσκω ἔκκοψον οὖν αὐτήν· ἱνατί καὶ τὴν γῆν καταργεῖ; Ὁ δὲ ἀποκριθεὶς λέγει αὐθῷ, Κύριε, ἄφες αὐτὴν καὶ τοῦτο τὸ ἔτος, ἕως ὅτου σκάψω περὶ αὐτὴν καὶ βάλω κόπρια· κἄν μὲν ποιήσῃ καρπὸν εἰς τὸ μέλλον· εἰ δὲ μή γε, ἐκκόψεις αὐτήν.

La parabola del fico sterile (La fiducia del Signore: Egli sa attendere!)

Poi Gesù raccontò loro questa parabola: ‘Un tale aveva piantato un albero di fico nella sua vigna. Un giorno andò nella vigna per cogliere alcuni fichi ma non ne trovò. 7Allora disse al contadino:
– Sono già tre anni che vengo a cercare frutti su questo albero e non ne trovo. Taglialo! Perché deve occupare inutilmente il terreno? 8Ma il contadino rispose:
– Padrone, lascialo ancora per quest’anno! Voglio zappare bene la terra attorno a questa pianta e metterci il concime. 9Può darsi che il prossimo anno faccia frutti; se no, la farai tagliare’

fico sterile

(questa immagine è tratta dal sito: https://gpcentofanti.wordpress.com/2013/07/17/parabole-per-bambini/)

Qui di seguito un commento tratto dal sito: http://www.collevalenza.it/Carisma/Carisma010.htm

Dio è paziente, Dio è misericordioso, ma la sua pazienza non si può programmare, le possibilità di salvezza sono sempre aperte: “Signore, lascialo ancora quest’anno, che io abbia tempo di dissodare e concimare il terreno”. Il tempo che si prolunga è segno di misericordia, non assenza di giudizio. Il tempo si prolunga per permetterci di approfittare, non per giustificare il rimando o l’indifferenza. Il tempo è decisivo, non perché è breve, ma perché è carico di opportunità decisive, qualunque sia la sua durata.
Ma sicuramente l’aspetto più importante della parabola è sicuramente il dialogo tra il padrone della vigna e il contadino, impersonificato nelle parole: “lascialo ancora tre anni”. Tra il padrone e il contadino si insatura un rapporto di intercessione per l’umanità arida e indifferente. Il Cristo tenta, quindi, di provocare una possibilità che l’albero si metta a fare frutti anche attraverso il suo benefico aiuto. Cristo non vuole che il suo lavoro di “tre anni” del suo intenso ministero di morte e risurrezione sia inutile e supplica il Padre di attendere ancora un anno, finché finalmente questo albero, riesca a sbocciare, a fiorire, a fruttificare in una risposta di amore e di fecondità.
Qui è in gioco uno degli aspetti più importanti del nostro carisma: la Pazienza di Dio! Le Scritture più volte attestano che la “pazienza” è uno delle prerogative più importanti di Dio. Secondo il libro dell’Esodo Dio è il “paziente” (30), “Dio è paziente e misericordioso” (31), evidenzia il libro del Siracide.
Si canta così nel salmo 103: “Benedici, anima mia, il Signore: non dimenticare i suoi benefici. Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue malattie, salva dalla fossa la tua vita, ti corona di grazia e di misericordia… Buono e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Egli non continua a contestare e non conserva per sempre il suo sdegno. Non ci tratta secondo i, nostri peccati, non ci ripaga secondo i nostri errori… Come un padre ha pietà dei suoi figli, così il Signore ha pietà di quanti lo temono.”
Questa parabola vuole ancora una volta sottolineare che esiste un Dio completamente innamorato dell’uomo, un Dio fortemente interessato e pienamente impegnato verso tutti gli “alberi” che non producono frutto. L’Amore Misericordioso non si arrende di fronte all’aridità del cuore umano e continua a riversare su di esso tutte quelle cure amorevoli che sono necessarie perché esso si svegli dallo stato di torpore improduttivo, per fargli conoscere nuove stagioni primaverili. E’ tipico e proprio dell’Amore avere pazienza, continuare a sperare, prorogare le scadenze, prolungare le attese, concedere nuove opportunità, essere misericordiosi, fare continui e ripetuti sacrifici per non perdere nessuno, lottare con tutte le sue forze e fino allo stremo pur di dare la vita stessa, pur di salvare la persona amata.
La parabola del fico ci fa vedere questo aspetto di Dio, del suo amore per noi, ci mette di fronte alla grandezza del suo amore per dare luce ai nostri occhi, per svegliarci dalla nostra pigrizia, per alimentare in noi il desiderio di corrisponderlo con la piena partecipazione alla sua vita di amore.
Il Signore è il contadino paziente e innamorato, non si ferma di fronte alle nostre sterilità, ci circonda con il suo Amore, con la sua cura, con la zappa e il concime, sa attendere le nostre stagioni migliori come solo la misericordia sa attendere e sperare. Quante volte il “fico” della nostra vita sarebbe stato da tagliare se il Signore non ci avesse dato un altro tempo per smuovere il nostro cuore e rivitalizzare le radici. Quante volte, abbiamo detto: “Aspetta”, “adesso non posso, abbi pazienza”, e il Signore come buon Padre si è seduto e ci ha aspettato lungo il nostro cammino.
Dio ha pazienza con noi, non ci taglia subito. Si prende cura di noi con tutti i mezzi d’amore che lui conosce. Strumenti a volte misteriosi che solo Lui sa rendere santificanti per noi. Lui crede in ognuno di noi nella nostra possibilità di ritornare a dare frutti dolci e buoni. Sì, Dio aspetta con pazienza ciascuno di noi. La misericordia, la pazienza, la tenerezza di Dio devono essere motivo della nostra fiducia, della nostra speranza, donandoci il coraggio di ritornare a Lui qualunque errore o peccato ci sia nella nostra vita. E’ un Dio che vuole liberare, un Dio che soffre con il suo popolo e per questo vuole liberarlo. Un Dio che tollera, che educa: “La misericordia trionfa sul giudizio” (32).
La pazienza di Dio ci stupisce e ci coglie impreparati, perché è infinitamente più grande della nostra. Se Dio ha pazienza con noi, anche noi dovremmo averla con noi stessi ((P. Antonio Garofalo, fam).

Se avessimo un minimo di questa pazienza e fiducia, forse ….!