La fede e le opere

immagine tratta dal sito: http://blogs.universal.org/bispomacedo/it/2015/06/23/senza-opere-lei-e-morta/

A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? Se un fratello o una sorella non hanno vestiti e mancano del cibo quotidiano, e uno di voi dice loro: «Andate in pace, scaldatevi e saziatevi», ma non date loro le cose necessarie al corpo, a che cosa serve? Così è della fede; se non ha opere, è per se stessa morta
(Giacomo, 2, 14-17).

In Giacomo emerge l’esigenza di una fede visibile e concreta, proprio come in Paolo, una fede che si realizzi attraverso le opere.

La fede senza le opere è morta.

 

 

27 gennaio

 

27 gennaio 1945: apertura dei cancelli del lager di Auschwitz, l’orrore della follia nazista di lì a qualche anno verrà sempre più tragicamente alla luce. Il dramma della Shoah, in cui furono uccisi circa 6 milioni di Ebrei, rivela fino a che punto possa spingersi la follia umana.

Dobbiamo ricordare e restare vigili perché quello che è stato non si verifichi più.

Probabilmente, non riusciremo a comprendere, ma dobbiamo sicuramente conoscere e ricordare!

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” – Primo Levi

“Una triplice pace”

“Di tre cose si compiace l’anima mia”

Siracide, 25, 1-2

Proverbi numerici

1 Di tre cose si compiace l’anima mia,
ed esse sono gradite al Signore e agli uomini:
concordia di fratelli, amicizia tra vicini,
moglie e marito che vivono in piena armonia.
2Tre tipi di persone detesta l’anima mia,
la loro vita è per me un grande orrore:
il povero superbo, il ricco bugiardo,
il vecchio adultero privo di senno.

Una “triplice pace”, che può darci serenità interiore e fiducia, è quella che scaturisce dalla concordia tra fratelli, dall’amicizia tra vicini e dall’armonia familiare.

Una “triplice pace” che, però, è spesso esposta agli attacchi di una “triplice guerra”: la superbia, la menzogna e il tradimento. E, per la precisione, sono sgraditi a Dio il povero superbo, il ricco bugiardo, il vecchio adultero privo di senno.

Alleanza tra fratelli, alleanza tra vicini e alleanza tra coniugi per vivere e testimoniare al meglio la più grande Alleanza tra Dio e uomini.

I più grandi disastri di questo mondo potrebbero essere evitati se si pensasse più spesso a questa pagina della Scrittura.

Sono uomini questi?

Sono uomini questi?

Vendevano cuccioli di gatti per esche da combattimento per cani.

Accade in Gran Bretagna…

Condivido qui l’articolo tratto dal sito: http://www.repubblica.it/ambiente/2016/01/26/news/gb_gattini_genduti_come_esche_per_i_cani_da_combattimento-132073982/?ref=HRLV-18

cfr. http://www.repubblica.it/ambiente/2016/01/26/news/gb_gattini_genduti_come_esche_per_i_cani_da_combattimento-132073982/?ref=HRLV-18

GB, gattini venduti come “esche” per i cani da combattimento

Indaga la Rspca britannica, l’associazione che nel Regno Unito si batte contro la crudeltà nei confronti degli animali, scrive il Daily Telegraph. Annunci cifrati sul web.

LONDRA – All’inizio sembrava una delle solite “bufale” che imperversano sul web e sui social media, ma ora la cosa è stata presa seriamente anche dalla grande stampa e dalle autorità della Gran Bretagna. Secondo quanto scrive il Daily Telegraph, la Rspca britannica, l’associazione che nel Regno Unito si batte contro la crudeltà nei confronti degli animali, sta indagando su diverse denunce giunte ai suoi uffici e relative a gattini che sarebbero usati come “esca” e premi per i cani da combattimento.

La spinta alle indagini della autorità è arrivata dopo che gli esperti hanno trovato diversi siti e pagine Facebook dove, con un linguaggio in codice ma facilmente interpretabile, vengono messi in vendita cuccioli di gatto per il fiorente settore illegale dei combattimenti di cani. Quasi tutte le denunce provengono dall’area di Liverpool, una zona del Regno Unito relativamente molto povera e disagiata e dove le lotte fra cani vengono spesse organizzate in aree dismesse o magazzini in disuso.

Sempre secondo il Daily Telegraph, sui

siti di annunci vengono spesso utilizzati nickname femminili e che richiamano sentimenti quali la dolcezza e la bontà dei sentimenti, in un chiaro intento di sviare l’attenzione delle autorità, che sono molto severe nel Regno Unito per quanto riguarda i crimini contro gli animali.

La Parola di oggi

Martedì 26 Gennaio 2016 – Santi Timoteo e Tito

immagine dal sito: http://parrocchiasanpaolo.altervista.org/vita-di-san-paolo/

Prima Lettura
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2Tm 1,1-8

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno. Mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te.
Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.

Oppure:

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito
Tt 1,1-5

Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo per portare alla fede quelli che Dio ha scelto e per far conoscere la verità, che è conforme a un’autentica religiosità, nella speranza della vita eterna – promessa fin dai secoli eterni da Dio, il quale non mente, e manifestata al tempo stabilito nella sua parola mediante la predicazione, a me affidata per ordine di Dio, nostro salvatore -, a Tito, mio vero figlio nella medesima fede: grazia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù, nostro salvatore.
Per questo ti ho lasciato a Creta: perché tu metta ordine in quello che rimane da fare e stabilisca alcuni presbiteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato.

Paolo chiede ai suoi preziosi collaboratori, Timoteo e Tito, di vivere con coraggio e in pienezza di fede la loro missione di annunciare il Vangelo, pregando per gli altri, insegnando e testimoniando con il loro esempio la Parola. 
Salmo Responsoriale
Sal 95 (96)

R. Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome. R.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie. R.

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome. R.

Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
È stabile il mondo, non potrà vacillare!
Egli giudica i popoli con rettitudine. R.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,1-9

“La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai”

immagine tratta dal sito: http://www.cercarelafede.it/category/vangelo-della-domenica/operai-nella-messe/

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Nel Vangelo ritorna il tema della prima lettura: “la messe è abbondante e gli operai sono pochi”. Non a torto, il Vangelo di Gesù potrebbe essere definito una “Logoterapia”. Esso, infatti, è l’annuncio e la testimonianza del Logos in stretta correlazione con la “terapia”, cioè con la venerazione, attraverso la fede. 

È una Parola che guarisce, facendo riscoprire la giusta dimensione della vita umana e conducendo, così, alla salvezza. 

Tutti possono essere come Timoteo e Tito, operai della messe del Signore. 

Ci vogliono grande entusiasmo, un semplice cenno di disponibilità, sobrietà e coraggio: il Signore dice: “Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada”.

La “missione” dei settantadue nasce da un “incontro” che li spinge “avanti”. Ma che valore contiene questo “avanti”? In un sito dei Giovani Dehoniani ho trovato scritto: “Avanti per ricordare la salvezza avvenuta e donata in Gesù. Avanti per non perdere la speranza nella vita. Avanti non per conquistare qualcuno, ma per lasciarsi accogliere e accogliere la fatica di ogni “malato”. Avanti per portare in dote a tutti il Padre che ci ama in Gesù, il cuore del Padre”. Certo, c’è molta fragilità nel nostro andare avanti, tuttavia se Gesù ci invia è perché un messaggio buono sta anche in noi. Poi lui arriva e dà il senso della completezza. (citazione dal sito http://www.nondisolopane.it/commento-al-vangelo-del-giorno-26-gennaio-agnelli-mezzo-ai-lupi-2/).

L’oggi

Viviamo l’oggi di Dio

 

In Gesù, Verbo Incarnato, si compie la Scrittura. In Lui l’Antica Alleanza diventa Nuova Alleanza, fondata sul progetto di liberazione e di salvezza per tutti gli uomini. Dobbiamo ascoltare la Parola e dobbiamo vivere l’oggi di Dio, il tempo di Dio visto non come asse cronologico, ma con valenza salvifica. Dobbiamo vivere l’oggi di Dio, interpretando e testimoniando il Vangelo in modo profetico, contestualizzandolo nella nostra storia e nella nostra epoca. Dio si fa “vangelo”, cioè buona notizia della nuova gioia, della nuova liberazione e della vera salvezza. Dio, attraverso Cristo, si prende cura dei poveri e dei diseredati. Il Vangelo si fa “teologia della Storia” e della vita. “Una storia di uomini e donne che vivono il presente affidandosi a Cristo”.

L’oggi di Dio è il nostro presente: è un oggi che non è più ieri e non è ancora domani. Ieri non è più nostro. Domani non è ancora nostro. Solo l’oggi ci appartiene e solo nell’oggi possiamo e dobbiamo operare, anche in modo da tenerci pronti e preparati per le incertezze del domani, vivendo così la Parola con piccoli quotidiani gesti concreti.

Anno scolastico 2015-2016, maturità….

Anno scolastico 2015-2016 … Maturità al Liceo Scientifico, e se un giorno, all’improvviso….

…. se un giorno all’improvviso il MIUR comunicasse come seconda prova scritta Fisica, anziché Matematica, come è sempre stato fino allo scorso anno?

immagine dal sito: http://www.corriereuniv.it/cms/2015/12/maturita-2016-pubblicata-la-simulazione-della-seconda-prova/

Come la prenderebbero docenti e studenti?

Qualche possibile risposta ci viene fornita dall’articolo del sito web del Corriere della Sera

http://www.corriere.it/scuola/secondaria/16_gennaio_25/maturita-fisica-simulazione-seconda-prova-panico-studenti-866dee8a-c383-11e5-b326-365a9a1e3b10.shtml

Ecco un ampio stralcio dell’articolo

«Se dovesse uscire fisica in seconda prova alla maturità io balzo», dice usando un linguaggio quasi aulico Laura B. su Twitter. «Raga, voglio piangere che simulazione di m… non ho mai fatto così schifo in fisica voglio morire davvero non voglio fare la maturità», è lo sfogo tutto d’un fiato (e senza giri di parole) di disagiaTina (nomen omen). «La simulazione di fisica mi ha tolto la voglia di vivere, che già era pari all’1%», calcola mereh. E’ la bestia nera, il babau degli studenti dello Scientifico: Fisica in seconda prova. Non è mai successo da quando la Maturità (riforma Berlinguer, 1997) ha cambiato nome e pelle diventando il nuovo Esame di Stato. Ma già l’anno scorso il Miur ha fatto sapere che andando a regime i nuovi licei disegnati dal ministro Gelmini, d’ora innanzi Fisica e Matematica avrebbero dovuto alternarsi un anno per ciascuna, come greco e latino al classico. E così in Rete, ma anche fra gli addetti ai lavori, sono in molti a credere che quest’anno sia la volta buona (si fa per dire).

Simulazione o prova generale?

Se ancora qualcuno aveva dei dubbi (il Miur scioglierà le riserve entro fine mese, la data più quotata è venerdì 29), a confermare le paure dei ragazzi oggi si è svolta la prima «vera» simulazione di Fisica: quella a marzo dell’anno scorso è da considerarsi solo come «virtuale» visto che si è svolta quando già si sapeva che allo scritto ci sarebbe stata Matematica. E come durante il vero esame di maturità, già in mattinata circolavano in Rete le foto scattate dai ragazzi in classe e le soluzioni arrangiate in casa. Due i problemi, fra i quali i ragazzi dovevano sceglierne uno, e sei quesiti: ne andavano fatti tre. Il portale Skuola.net ha seguito gli sfoghi dei ragazzi sui social. Da Facebook a Twitter, passando per Instagram e Snapchat, oggi non si contavano i selfie dei ragazzi collassati sui fogli delle prove lasciate in bianco. E ci sono stati anche alcuni prof che, prendendo le parti dei ragazzi, hanno annullato la simulazione a «causa dell’elevata difficoltà». Fortunatamente, non tutti però l’han presa così. «I due problemi erano abbordabili – dice il professor Stefano Accorsi, che insegna allo scientifico Archimede di San Giovanni in Persiceto (Bologna) -. Il primo era tratto dall’esperienza di Thomson sul rapporto fra massa e carica. Si chiedeva di ritrovare le equazioni delle traiettorie delle particelle cariche quando queste sono soggette a campi elettrici e/o magnetici. Veniva anche assegnata una foto autentica della prova sperimentale di Thomson, e da questa si chiedeva di riconoscere quella che ha il rapporto carica-massa maggiore (cioè l’idrogeno) e di confrontarla con un’altra traiettoria. Il secondo faceva il caso di un magnete che, cadendo su un binario, rallenta la sua velocità perché la corrente elettrica che produce gli fa, in un certo senso, da paracadute e le richieste (grafico della velocità, valore della velocità massima, funzione della velocità) erano guidate in modo intelligente». Se un difetto avevano i due problemi, fa notare il professor Accorsi con un pizzico di malizia, è che sembravano saccheggiati dalle prove d’esame del liceo scientifico francese. «Lo so perché io le consulto in continuazione, sia quelle del Bac che di altri Paesi: in Rete si trova di tutto!», dice.

La richiesta dei prof: rinviare di un anno. E più ore nel quinquennio

Di una cosa è certo il professore. Che la prova in Fisica alla maturità è benedetta: «E’ la nostra prova d’indirizzo, noi docenti è anni che chiediamo venga introdotta all’esame. Mica ci chiamiamo liceo matematico, siamo il liceo scientifico!». Semmai il professore dubita della fretta di farla quest’anno. «Come Aif (Associazione insegnanti di fisica, ndr) abbiamo chiesto al ministero di rinviarla di un anno in modo che nel frattempo possiamo preparare delle prove per i ragazzi sulla falsa riga di quella di oggi. Finora non sapevamo come muoverci perché mancava un modello al quale ispirarsi. Adesso c’è, ma ora c’è bisogno di tempo e di esercizio». Soprattutto il professore e i suoi colleghi ritengono che sarebbe fondamentale aumentare il monte orario della materia, colpevolmente negletta nei programmi dello Scientifico. Attualmente si fanno due ore nel biennio e tre nel triennio per un totale di 13 ore nel quinquennio contro le 22 ore di matematica. «Dovremmo almeno allinearci al monte orario di greco al classico che prevede quattro ore nel biennio e tre nel triennio – dice Accorsi -. Parliamo di una materia che sviluppa tantissime abilità nei ragazzi: la Fisica non è come la matematica, è sperimentale, va fatta anche in laboratorio, altrimenti come fanno i ragazzi per esempio a capire come si propaga un raggio di luce quando passa dall’aria all’acqua? E poi insegna a lavorare in gruppo per prendere le misure, fare i grafici». Evviva insomma la Fisica, ma meglio non correre: diamo ai ragazzi e ai prof il tempo di abituarsi, di prenderci la mano.

Anche i prof si sentono impreparati

Più perplesso il professor Domingo Paola del liceo Giordano Bruno di Albenga. «Io vedo tre grandi criticità nello scritto di Fisica – dice -. La prima riguarda i ragazzi. Non si può immaginare una prova dello stesso livello di difficoltà di Matematica visto che il monte orario delle due materie è molto diverso. La seconda riguarda noi docenti. E’ vero che siamo tutti abilitati a insegnare Matematica e Fisica ma la verità è che i laureati in Fisica sono pochissimi. Molti di noi, e mi ci metto anch’io, si sentono insufficienti di fronte alle difficoltà concettuali della materia. Terzo: non esiste una tradizione di prove scritte che, per essere costruita, richiede del tempo e tante simulazioni. Per questo io mi auguro che il ministero rinvii almeno di un anno la prova».
Ascolterà il Miur le preci di prof e studenti? Molti in questi giorni temono di no.

E se ci fossero sorprese anche al Liceo Classico?

Speriamo veramente di no, sia per gli studenti del Classico che per quelli dello Scientifico.

La vita è già difficile così!!

Allarme…

…. Allarme rientrato alla Stazione Termini a Roma, dove un uomo, un italiano, ha tenuto per circa un’ora passeggeri e treni sotto scacco.

Come si legge sul sito http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/01/25/news/termini_allarme_terrorismo_e_caccia_all_uomo_armato-132037331/

L’uomo ripreso dalle telecamere di sicurezza è stato poi individuato ad Anagni, una località a una cinquantina di chilometri dalla Capitale. E non aveva nulla a che fare con terrorismo: è un italiano di 40 anni che aveva in mano un fucile giocattolo, regalo per il figlio.

L’uomo avrebbe problemi psichiatrici ma è involontariamente riuscito a seminare il terrore nella stazione, facendo scattare un gigantesco allarme e attivare tutte le misure di sicurezza.

No alla doppia vita!

No alla doppia vita!

Scelte nette da portare avanti con coerenza.

Questo vale per tutti.

Il Papa ha riferito queste parole ai sacerdoti.

Portino avanti la loro scelta e siano semplici e misericordiosi.

Posto dal sito dell’Osservatore Romano

http://it.radiovaticana.va/news/2016/01/25/papa_sacerdoti_siano_semplici_e_misericordiosi/1203547

Sacerdoti siano semplici, evitino ogni forma di doppiezza e non cerchino il proprio interesse. Sono alcuni dei consigli che Francesco ha offerto ai seminaristi del Pontificio Seminario Lombardo, ricevuti in Vaticano nel 50.mo di fondazione da parte del Beato Paolo VI. Il Papa ha ribadito che non bisogna formarsi a “compartimenti stagni” e ha invitato i pastori – con le parole di San Carlo Borromeo – ad essere “padri per la gente, soprattutto per i poveri”. L’indirizzo di saluto è stato pronunciato dal cardinale arcivescovo di Milano, Angelo Scola.

Siate sacerdoti “secondo il cuore di Dio, non secondo le preferenze di ciascuno o le mode del momento, ma come l’annuncio del Vangelo richiede”. E’ l’esortazione che Papa Francesco ha rivolto alla comunità del Pontificio Seminario Lombardo in Roma. Il Pontefice ha ricordato che questa istituzione fu benedetta 50 anni fa dal Beato Paolo VI nello spirito del Concilio Vaticano II che spingeva la Chiesa ad “annunciare il Vangelo in modo nuovo”.
“Normalità” dei sacerdoti sia la santità, no a doppia vita
Francesco ha dunque sottolineato che per “prepararsi bene occorre un lavoro approfondito, ma soprattutto una conversione interiore” quotidiana. Ed ha citato come modello San Carlo Borromeo la cui vita, diceva il padre gesuita de Certeau, era come un costante “movimento di conversione, proteso a riflettere l’immagine del Pastore”. Quindi, il Papa si è soffermato su alcune tentazioni che vanno respinte da parte dei sacerdoti: innanzitutto quella della normalità, di un Pastore a cui basta una vita “normale”:
“Allora questo sacerdote comincia ad accontentarsi di qualche attenzione da ricevere, giudica il ministero in base ai suoi successi e si adagia nella ricerca di ciò che gli piace, diventando tiepido e senza vero interesse per gli altri. La ‘normalità’ per noi è invece la santità pastorale, il dono della vita. Se un sacerdote sceglie di essere solo una persona normale, sarà un sacerdote mediocre o peggio”.
Sacerdoti siano uomini spirituali e pastori misericordiosi
San Carlo, ha soggiunto, “desiderava Pastori che fossero servi di Dio e padri per la gente, soprattutto per i poveri”. Ma, ha ammonito, “può annunciare parole di vita solo chi fa della propria vita un dialogo costante con la Parola di Dio o, meglio, con Dio che parla”. In questi anni, ha sottolineato, “vi è affidata la missione di allenarvi in questo dialogo di vita” perché “la conoscenza delle varie discipline che studiate non è fine a sé stessa, ma va concretizzata nel colloquio della preghiera e nell’incontro reale con le persone:
“Non giova formarsi a compartimenti stagni; preghiera, cultura e pastorale sono pietre portanti di un unico edificio: devono stare sempre saldamente unite per sostenersi a vicenda, ben cementate tra loro, perché i sacerdoti di oggi e domani siano uomini spirituali e pastori misericordiosi, interiormente unificati dall’amore del Signore e capaci di diffondere la gioia del Vangelo nella semplicità della vita”.
Sacerdoti siano semplici nella vita e nella predicazione
“L’evangelizzazione – ha detto ancora – oggi, sembra chiamata a dover nuovamente percorrere proprio la via della semplicità”:
“Semplicità di vita, che eviti ogni forma di doppiezza e mondanità, a cui basti la comunione genuina con il Signore e con i fratelli; semplicità di linguaggio: non predicatori di complesse dottrine, ma annunciatori di Cristo, morto e risorto per noi”.
Francesco ha infine sottolineato “la necessità, per essere un buon sacerdote, del contatto e della vicinanza con il Vescovo”, vivere la “diocesanità”. “Un sacerdote che non ha un rapporto assiduo con il suo Vescovo – ha avvertito – lentamente si isola dal corpo diocesano e la sua fecondità diminuisce, proprio perché non esercita il dialogo con il Padre della Diocesi”. Dal Papa infine l’incoraggiamento ai seminaristi a “coltivare la bellezza dell’amicizia e l’arte di stabilire relazioni, per creare una fraternità sacerdotale più forte delle diversità particolari”.

 

 

Letture di oggi

Lunedì 25 gennaio

CONVERSIONE DI SAN PAOLO

Caravaggio, Conversione di San Paolo, 1600-1601, Roma, Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo

Prima Lettura
Dagli atti degli Apostoli
At 22,3-16

In quei giorni, Paolo disse al popolo:
«Io sono un Giudeo, nato a Tarso in Cilìcia, ma educato in questa città, formato alla scuola di Gamalièle nell’osservanza scrupolosa della Legge dei padri, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi. Io perseguitai a morte questa Via, incatenando e mettendo in carcere uomini e donne, come può darmi testimonianza anche il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani. Da loro avevo anche ricevuto lettere per i fratelli e mi recai a Damasco per condurre prigionieri a Gerusalemme anche quelli che stanno là, perché fossero puniti.
Mentre ero in viaggio e mi stavo avvicinando a Damasco, verso mezzogiorno, all’improvviso una grande luce dal cielo sfolgorò attorno a me; caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?”. Io risposi: “Chi sei, o Signore?”. Mi disse: “Io sono Gesù il Nazareno, che tu perséguiti”. Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono la voce di colui che mi parlava. Io dissi allora: “Che devo fare, Signore?”. E il Signore mi disse: “Àlzati e prosegui verso Damasco; là ti verrà detto tutto quello che è stabilito che tu faccia”. E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni giunsi a Damasco.
Un certo Ananìa, devoto osservante della Legge e stimato da tutti i Giudei là residenti, venne da me, mi si accostò e disse: “Saulo, fratello, torna a vedere!”. E in quell’istante lo vidi. Egli soggiunse: “Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. E ora, perché aspetti? Àlzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il suo nome”».

oppure:

Dagli Atti degli Apostoli
At 9,1-22

In quei giorni, Saulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via.
E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». Ed egli: «Io sono Gesù, che tu perséguiti! Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare».
Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. Saulo allora si alzò da terra, ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco. Per tre giorni rimase cieco e non prese né cibo né bevanda.
C’era a Damasco un discepolo di nome Ananìa. Il Signore in una visione gli disse: «Ananìa!». Rispose: «Eccomi, Signore!». E il Signore a lui: «Su, va’ nella strada chiamata Diritta e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco, sta pregando, e ha visto in visione un uomo, di nome Ananìa, venire a imporgli le mani perché recuperasse la vista». Rispose Ananìa: «Signore, riguardo a quest’uomo ho udito da molti quanto male ha fatto ai tuoi fedeli a Gerusalemme. Inoltre, qui egli ha l’autorizzazione dei capi dei sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome». Ma il Signore gli disse: «Va’, perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli di Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome».
Allora Ananìa andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Saulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo». E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista. Si alzò e venne battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono.
Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco, e subito nelle sinagoghe annunciava che Gesù è il Figlio di Dio. E tutti quelli che lo ascoltavano si meravigliavano e dicevano: «Non è lui che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocavano questo nome ed era venuto qui precisamente per condurli in catene ai capi dei sacerdoti?».
Saulo frattanto si rinfrancava sempre di più e gettava confusione tra i Giudei residenti a Damasco, dimostrando che Gesù è il Cristo.

Salmo Responsoriale
Sal 116/117

R. Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo.

Genti tutte, lodate il Signore,
popoli tutti, cantate la sua lode. Rit.

Perché forte è il suo amore per noi
e la fedeltà del Signore dura per sempre. Rit.
Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 16,15-18

In quel tempo, (Gesù apparve agli Undici) e disse loro:
«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

Messaggio di speranza

Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra … Vidi la città santa, la nuova Gerusalemme

dal sito: https://www.movimentodiriforma.it/capitolo/lezione-12-il-destino-dei-giusti-e-degli-empi

Un messaggio di speranza dall’Apocalisse di Giovanni

Giovanni, Apocalisse, 21 (1-8; 22-27)

[1]Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. [2]Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. [3]Udii allora una voce potente che usciva dal trono:

Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
Egli dimorerà tra di loro
ed essi saranno suo popolo
ed egli sarà il “Dio-con-loro”.
[4]E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;
non ci sarà più la morte,
né lutto, né lamento, né affanno,
perché le cose di prima sono passate”.

[5]E Colui che sedeva sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”; e soggiunse: “Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci.

[6]Ecco sono compiute!
Io sono l’Alfa e l’Omega,
il Principio e la Fine.
A colui che ha sete darò gratuitamente
acqua della fonte della vita.
[7]Chi sarà vittorioso erediterà questi beni;
io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio.

[8]Ma per i vili e gl’increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli idolàtri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. E’ questa la seconda morte”.

….

[22]Non vidi alcun tempio in essa perché il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio. [23]La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello.

[24]Le nazioni cammineranno alla sua luce
e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza.
[25]Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno,
poiché non vi sarà più notte.
[26]E porteranno a lei la gloria e l’onore delle nazioni.
[27]Non entrerà in essa nulla d’impuro,
né chi commette abominio o falsità,
ma solo quelli che sono scritti
nel libro della vita dell’Agnello.

Apocalisse – Capitolo 22 (1-5; 12-15)

[1]Mi mostrò poi un fiume d’acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. [2]In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni.

[3]E non vi sarà più maledizione.
Il trono di Dio e dell’Agnello
sarà in mezzo a lei e i suoi servi lo adoreranno;
[4]vedranno la sua faccia
e porteranno il suo nome sulla fronte.
[5]Non vi sarà più notte
e non avranno più bisogno di luce di lampada,
né di luce di sole,
perché il Signore Dio li illuminerà
e regneranno nei secoli dei secoli.

…..

[12]Ecco, io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere. [13]Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il principio e la fine. [14]Beati coloro che lavano le loro vesti: avranno parte all’albero della vita e potranno entrare per le porte nella città. [15]Fuori i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolàtri e chiunque ama e pratica la menzogna!

Amicizia accettata!

 

 

Amicizia accettata!

Perché battersi per la famiglia

Sorgente: Perché battersi per la famiglia

La Parola del giorno

Domenica 24 gennaio

III domenica del tempo ordinario

San Francesco di Sales

PRIMA LETTURA (Ne 8,2-4a.5-6.8-10)

«Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!»

Dal sito: http://percorsoirc.blogspot.it/2014/11/un-nuovo-regno-e-nuovi-dominatori.html

Dal libro di Neemia
In quei giorni, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere.
Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d’intendere; tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge. Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza.
Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore.
I levìti leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura.
Neemìa, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge.
Poi Neemìa disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza».

Siamo nel periodo del ritorno di una parte degli Ebrei in patria, dopo l’esilio babilonese. Esdra, sacerdote e scriba, ebbe dal re di Persia Artaserse I, nel 458, il permesso di tornare nel paese a Gerusalemme con un nuovo gruppo di esuli, per restaurare la Legge e l’Alleanza con Dio.  Neemia, governatore del re Artaserse I, rinsaldò economicamente e socialmente il popolo.  Sotto l’egida di Esdra e Nemia ci fu anche la ricostruzione del Tempio. 

Esdra, nel giorno consacrato al Signore, invita il suo popolo a deporre il lutto e a festeggiare con carni grasse e vini dolci e a trovare forza nella gioia del Signore. Una nuova epoca è iniziata!

SALMO RESPONSORIALE  (Dal Salmo 18)
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.
La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.
I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi.
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.
Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.
Ti siano gradite le parole della mia bocca;
davanti a te i pensieri del mio cuore,
Signore, mia roccia e mio redentore.
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.

SECONDA LETTURA (1Cor 12,12-30)
«noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo»
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato?
Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.
Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?

Tutti siamo membra vive di un unico corpo. Questo corpo è la Chiesa, formata dalla comunità dei fedeli che ha il suo Capo in Cristo. In questo passo ritroviamo anche il fondamento del Ministero petrino, del Magistero e, in generale, della Chiesa come corpo di Cristo e come comunità.

Al suo interno ciascuno può svolgere. Ognuno ha la sua funzione, il suo servizio da svolgere per il Signore, guardando all’ “oggi di Dio”, in umiltà e dedizione.
Alleluia, alleluia. (Lc. 4,18)
Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione.
Alleluia.

Vangelo (Lc 1,1-4; 4,14-21)
«Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato»
+ Dal Vangelo secondo Luca
Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.

Dal sito http://www.umanesimocristiano.org/it/details-articles/non-disprezzare-il-profeta-/25796788/

In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

In Gesù, Verbo Incarnato, si compie la Scrittura. In Lui l’Antica Alleanza diventa Nuova Alleanza, fondata sul progetto di liberazione e di salvezza per tutti gli uomini. Dobbiamo ascoltare la Parola e dobbiamo vivere l’oggi di Dio, il tempo di Dio visto non come asse cronologico, ma con valenza salvifica. Dobbiamo vivere l’oggi di Dio, interpretando e testimoniando il Vangelo in modo profetico, contestualizzandolo nella nostra storia e nella nostra epoca. Dio si fa “vangelo”, cioè buona notizia della nuova gioia, della nuova liberazione e della vera salvezza. Dio, attraverso Cristo, si prende cura dei poveri e dei diseredati. Il Vangelo si fa “teologia della Storia” e della vita. “Una storia di uomini e donne che vivono il presente affidandosi a Cristo”.

L’oggi di Dio è il nostro presente: è un oggi che non è più ieri e non è ancora domani. Ieri non è più nostro. Domani non è ancora nostro. Solo l’oggi ci appartiene e solo nell’oggi possiamo e dobbiamo operare, anche in modo da tenerci pronti e preparati per le incertezze del domani. 

Non è tuo fratello!