Ama il prossimo tuo!!

Il più grande (e il più bello) dei comandamenti: l’amore per Dio e per il prossimo
(Venerdì 19 agosto 2022 – XX settimana T.O.)

Il cuore della narrazione evangelica che la liturgia di oggi ci propone ci riporta all’essenzialità e alla centralità del messaggio cristiano che è l’amore, definito da Gesù il primo e il più grande dei comandamenti.

Precisa è la risposta che Gesù dà ai farisei che lo interrogano sul “più grande comandamento della legge”: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

In realtà, i due comandamenti indicati da Gesù erano già noti all’antica Legge. La novità che egli apporta è quella di unirli in un unico grande comandamento che pone al centro del suo messaggio evangelico.

L’amore per Dio non può essere disgiunto dall’amore per il prossimo. Così l’invisibile, cioè Dio, diventa visibile nel prossimo. Pertanto, chi ama il prossimo ama Dio; chi non ama il prossimo non ama Dio. L’amore verso Dio è, dunque, direttamente proporzionale all’amore verso il prossimo.

Questo grande comandamento è ben sintetizzato dalla Croce di Cristo che presenta due aste: quella verticale rappresenta l’amore verso Dio, quella orizzontale l’amore verso il prossimo.
Esse si incontrano e convergono verso un punto in cui trovano l’unità.
La Croce di Cristo, quindi, ci ricorda l’importanza di questo grande comandamento che Gesù ha affidato a ciascuno di noi.

Tutti insieme nella vigna del Signore (mercoledì 17 agosto 2022)

Il Regno dei cieli è paragonato a un padrone di casa che va alla ricerca degli operai per assumerli nella sua vigna. Egli esce più volte al giorno alla ricerca di lavoratori: all’alba, alle nove, a mezzogiorno, alle tre del pomeriggio e, infine, alle cinque del pomeriggio.

Può apparire strano questo suo comportamento, ma ancora più bizzarra sembra essere la sua logica remunerativa. Infatti, al termine della giornata lavorativa, quando arriva il momento di pagare gli operai, egli comincia dagli ultimi e dà anche a loro un denaro, cioè la stessa somma pattuita con gli operai della prima ora. Costoro, vedendo ciò, si illudono di riscuotere un compenso più alto. Invece…, ecco la cocente delusione: essi ricevono la stessa paga di quelli dell’ultima ora e mormorano contro il padrone della vigna dicendo: «questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo». Una protesta lecita e comprensibile, ma solo secondo la logica umana.

Di fronte alle accuse di ingiustizia, il padrone difende la correttezza del suo operato e dice: «Amico, non abbiamo concordato insieme un denaro? Eccolo è tuo! Non ti ho fatto torto. Prendi quello che ti spetta e vattene».

Il padrone non solo respinge le accuse di iniquità, dimostrando con i fatti di essere stato giusto, ma rivela anche la sua grande bontà d’animo e, con essa, una logica che spiazza e sovverte ogni calcolo umano. Egli ha voluto essere generoso prima di tutto con quelli che hanno lavorato di meno, pensando in cuor suo alle loro necessità familiari, alle loro mogli e ai loro figli da sfamare.

Dio è proprio come il padrone di questa vigna: è indulgente e benevolo con tutti, soprattutto con gli ultimi, con gli umili e con i diseredati. La vigna, in questa parabola evangelica, «è il mondo intero, che deve essere trasformato secondo il disegno di Dio e in vista dell’avvento glorioso del Regno di Dio» (Christifideles laici, 1988).

Tutti noi, sacerdoti, diaconi, laici, siamo chiamati ad evangelizzare per realizzare su questa terra il Regno di Dio e per donare gratuitamente agli altri ciò che gratuitamente Dio ha dato a noi. E, al giorno d’oggi, possiamo farlo anche online, in tempo reale, grazie a internet che ci permette di rimanere connessi con tutti, sempre e dovunque!

Il Signore ci chiama incessantemente a lavorare tutti insieme nella sua vigna, a “fare rete attorno a lui” e per conto di lui. La salvezza che egli offre in cambio non fa differenze e non esclude nessuno. Sta a noi decidere se accettarla o rifiutarla.

Non deludiamolo mai, facciamo di lui il nostro pastore e la nostra guida e certamente saremo guidati “per il giusto cammino”, dove “bontà e fedeltà ci saranno compagne per tutti i giorni della nostra vita!”.

(diac. Carlo Manzione)

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100 VOLTE TANTO !!!

Martedì 16 agosto 2022 – XX settimana del T.O. Anno Pari

La liturgia di oggi, martedì 16 agosto, si sofferma sul tema, sempre molto scottante, della ricchezza e del potere.

Nella prima lettura, il profeta Ezechiele pronuncia parole di fuoco contro Ithobaal II, principe di Tiro. Questi, infatti, insuperbitosi nell’animo a causa delle enormi ricchezze accumulate e dello straordinario potere raggiunto, si è posto sullo stesso piano di Dio, pretendendo di essere venerato come tale. Ezechiele profetizza al sovrano, traviato e rovinato dai suoi stessi beni, che sarà sconfitto e annientato da un popolo straniero, storicamente identificabile con i Babilonesi.

Sulla ricchezza si sofferma anche Gesù, nel Vangelo, quando afferma: «in verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli […]. È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».

Non è necessariamente la ricchezza in sé ad essere stigmatizzata, quanto, piuttosto, i suoi usi distorti e gli “effetti collaterali” dell’avidità e della bramosia di potere che fanno deviare da Dio e mettono in crisi uomini, famiglie, governi, nazioni e, troppo spesso, anche le relazioni tra i popoli e la pace mondiale.

Ma, allora, si può essere ricchi e potenti senza che ciò costituisca un ostacolo per l’ingresso nel Regno dei cieli? Probabilmente sì, a condizione, però, che si assuma sempre Cristo come “pietra angolare” della propria vita e che le ricchezze e il potere diventino strumento di misericordia, di conforto e di carità verso il prossimo.

A questo punto, però, chiede Pietro a Gesù, «noi che abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, che cosa dunque ne avremo?». La risposta di Gesù è rassicurante e spiazzante nello stesso tempo: «chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

Cristo promette il centuplo a Pietro e a tutti i suoi discepoli! E promette il centuplo anche a noi. Se sapremo “morire a noi stessi”, infatti, risorgeremo in Cristo e avremo anche noi in eredità la vita eterna.

La strada ce l’ha indicata proprio Gesù: egli, infatti, «da ricco che era, si è fatto povero» per noi, affinché noi diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà.

Facciamoci “poveri” anche noi per il suo nome! Inseguiamo l’unica “ricchezza” che veramente conta, fissando in Cristo la meta e il traguardo finale della nostra “corsa terrena”!

Se sapremo vivere e testimoniare con coerenza il Vangelo, saremo, dunque, abbondantemente ripagati, riceveremo cento volte tanto da Gesù e, anche se ultimi in questa vita, diventeremo i primi nel Regno dei cieli!

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BUONA SOLENNITÀ DI MARIA ASSUNTA IN CIELO!!!Buon onomastico a tutte coloro che portano il nome di Assunta!

Assunzione in cielo di Maria, “donna del sì”, “donna del Magnificat” e dell’ascolto” (15 agosto 2022).

Oggi celebriamo la solennità di Maria assunta in cielo in corpo e anima.
I padri della Chiesa parlano di “dormizione di Maria” (“dormitio Mariae”) o “riposo di Maria” (“pausatio Mariae”) per indicare il trapasso della Vergine e la sua assunzione in cielo.
Colei che portò nel mondo l’umanità di Cristo, è oggi festosamente accolta da Cristo, suo figlio, in Paradiso e «viene assunta alla gloria celeste in anima e corpo», come leggiamo nella Costituzione Apostolica di Pio XII “Munificentissimus Deus”, con cui, nel 1950, fu istituito il dogma dell’Assunzione di Maria.

Unita a Gesù ai piedi della Croce, Maria è ora unita al Figlio anche nel trionfo in cielo. E, così, anche lei, seconda dopo Gesù, primizia dei risorti, gode della visione beatifica di Dio, nella gloria totale dell’anima e del corpo.
Possiamo immaginare, con le parole di San Pio, “la gioia indefinibile” con cui in Paradiso è stato salutato l’ingresso della “Madre di Dio”. Pensiamo al grande tripudio di festa del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, alla letizia di tutti gli angeli del Paradiso, all’esultanza di San Michele Arcangelo, il “Principe della Milizia Celeste”, che “con la potenza divina ricaccia nell’inferno satana e gli altri spiriti maligni”. Sì, Maria assunta in cielo rappresenta anche questo: la nuova grande vittoria di Dio, il nuovo trionfo, dopo quello della resurrezione di Gesù, della vita sulla morte, della luce sulle tenebre del peccato, del bene sul male, la dimostrazione più efficace che “la vita non è tolta, ma è trasformata”.
L’umile fanciulla del “Magnificat”, diventa la nuova Eva, colei che riapre le porte del Paradiso all’umanità. “Là dove Eva, con la sua disobbedienza, aveva reciso in radice la comunione tra Dio e l’umanità, Maria con il suo sì diviene canale di grazia per gli uomini e per l’intero creato” (Anna Maria Canopi), schiacciando sotto il calcagno quel drago rosso, con sette teste e dieci corna, di cui parla San Giovanni apostolo nel Libro dell’Apocalisse.

La gloriosa assunzione di Maria è, come spiega chiaramente l’apostolo Paolo nella Seconda Lettura di oggi, anche l’anticipazione di ciò che accadrà a noi dopo la morte, quando, dopo la seconda venuta di Cristo e il giudizio universale, la nostra anima si riunirà al corpo e risorgeremo anche noi in Cristo risorto, trasfigurati ed illuminati nella contemplazione dello splendore e della gloria di Dio nella Gerusalemme Celeste.

Maria è la “vera madre dei viventi”! Non stanchiamoci mai di ricorrere a lei, di invocarla sempre, ma, soprattutto, quando ci troviamo in difficoltà: lei è sempre pronta a rialzarci e a sorreggerci ogni volta che nel nostro animo soffia forte il vento della tentazione, ogni volta che si insinuano in noi il dubbio e la paura, ogni volta che le prove della vita ci angosciano.

Maria, “donna del sì”, “donna del Magnificat” e dell’ascolto” è il modello più puro e perfetto di quella fede limpida e solida su cui si fonda il Vangelo. Ella è la “stella della nuova evangelizzazione”, la luce del mattino che guida e orienta i nostri passi. Affidiamoci sempre a lei: ella ci prenderà per mano e ci guiderà lungo il giusto cammino.

Buona solennità dell’Assunta a tutti!

BUONA SOLENNITÀ DI MARIA ASSUNTA IN CIELO!!!

Assunzione in cielo di Maria, “donna del sì”, “donna del Magnificat” e dell’ascolto” (15 agosto 2022)

Oggi celebriamo la solennità di Maria assunta in cielo in corpo e anima.

I padri della Chiesa parlano di “dormizione di Maria” (“dormitio Mariae”) o “riposo di Maria” (“pausatio Mariae”) per indicare il trapasso della Vergine e la sua assunzione in cielo.

Colei che portò nel mondo l’umanità di Cristo, è oggi festosamente accolta da Cristo suo figlio, in Paradiso e «viene assunta alla gloria celeste in anima e corpo», come leggiamo nella Costituzione Apostolica di Pio XII “Munificentissimus Deus”, con cui, nel 1950, fu istituito il dogma dell’Assunzione di Maria.

Unita a Gesù ai piedi della Croce Maria è ora unita al Figlio anche nel trionfo in cielo. E, così, anche lei, seconda dopo Gesù, primizia dei risorti, gode della visione beatifica di Dio, nella gloria totale dell’anima e del corpo.

Possiamo immaginare, con le parole di San Pio, “la gioia indefinibile” con cui tutti in Paradiso è stato salutato l’ingresso della “Madre di Dio”. Pensiamo al grande tripudio di festa del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, alla letizia di tutti gli angeli del Paradiso, all’esultanza di San Michele Arcangelo, il “Principe della Milizia Celeste”, che “con la potenza divina ricaccia nell’inferno satana e gli altri spiriti maligni”. Sì, Maria assunta in cielo rappresenta anche questo: la nuova grande vittoria di Dio, il nuovo trionfo, dopo quello della resurrezione di Gesù, della vita sulla morte, della luce sulle tenebre del peccato, del bene sul male, la dimostrazione più efficace che “la vita non è tolta, ma è trasformata”.

L’umile fanciulla del “Magnificat”, diventa la nuova Eva, colei che riapre le porte del Paradiso all’umanità. “Là dove Eva, con la sua disobbedienza, aveva reciso in radice la comunione tra Dio e l’umanità, Maria con il suo sì diviene canale di grazia per gli uomini e per l’intero creato” (Anna Maria Canopi), schiacciando sotto il calcagno quel drago rosso, con sette teste e dieci corna, di cui parla San Giovanni apostolo nel Libro dell’Apocalisse.

La gloriosa assunzione di Maria è, come spiega chiaramente l’apostolo Paolo nella Seconda Lettura di oggi, anche l’anticipazione di ciò che accadrà a noi dopo la morte, quando, dopo la seconda venuta di Cristo e il giudizio universale, la nostra anima si riunirà al corpo e risorgeremo anche noi in Cristo risorto, trasfigurati ed illuminati nella contemplazione dello splendore e della gloria di Dio nella Gerusalemme Celeste.

Maria è la “vera madre dei viventi”! Non stanchiamoci mai di ricorrere a lei, di invocarla sempre, ma soprattutto quando ci troviamo in difficoltà: lei è sempre pronta a sorreggerci ogni volta che nel nostro animo soffia forte il vento della tentazione, ogni volta che si insinuano in noi il dubbio e la paura, ogni volta che le prove della vita ci angosciano.

Maria, “donna del sì”, “donna del Magnificat” e dell’ascolto” è il modello più puro e perfetto di quella fede limpida e solida su cui si fonda il Vangelo. Ella è la “stella della nuova evangelizzazione”, la luce del mattino che guida e orienta i nostri passi. Affidiamoci sempre a lei: ella ci prenderà per mano e ci guiderà lungo il giusto cammino.

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La “Domenica del Fuoco”

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!».

(XX domenica del T.O. anno C.)

Possiamo definire questa XX domenica del T.O. la “domenica del fuoco”.

Gesù prova un grande desiderio: quello di gettare il “fuoco” sulla terra e di vederlo già acceso. Questo suo desiderio si fa ansia e diventa angoscia, ma, affinché possa realizzarsi, il Figlio di Dio dovrà affrontare il “battesimo” della passione, della morte e della risurrezione.

Il fuoco che Gesù vuole “gettare sulla terra” non distrugge, non uccide, non fa terra bruciata, ma, anzi, ravviva, illumina e riscalda tutto ciò che trova dinanzi a sé. È il “fuoco divoratore” dell’amore di Dio, l’inesauribile fiamma ardente dello Spirito Santo che ci guida nel nostro cammino verso il Signore. Questo fuoco ci purifica, ci libera da ogni timidezza e paura e ci rende forti e coraggiosi di fronte alle scelte nette e radicali che Gesù esige da noi e che possono provocare quei contrasti e quelle divisioni di cui egli parla nel Vangelo.

La Scrittura è, del resto, ricca di figure che, nell’Antico e nel Nuovo Testamento, hanno sofferto per la coerenza e il coraggio delle loro scelte.

Un esempio ci viene offerto proprio dal profeta Geremia, nella Prima Lettura. Le sue parole sono scomode per i capi del popolo, i quali lo calunniano al cospetto del re Sedecia che, a sua volta, non fa nulla per difenderlo. Geremia sembra, ormai, votato a un destino di morte, ma il Signore non si dimentica di lui e fa levare in sua difesa la voce di Ebed-Mèlec, straniero, etiope e, per giunta, pagano, che con le sue accorate parole smuove la coscienza del re e lo convince a salvare il profeta.

Geremia rivela in anticipo ciò che accade a Gesù. Anche lui, infatti, subisce la persecuzione e viene “immerso nel fango” con il più crudele dei supplizi: quello della croce che egli su di sé per condurre l’umanità intera alla salvezza.

In questo modo, Cristo si fa luce del mondo che brilla dinanzi a noi ogni volta che la nostra dignità è messa a dura prova, ogni volta che siamo tentati di cedere al compromesso, di sottrarci a ciò che è realmente giusto e gradito al Signore, ogni volta che preferiamo correre dietro alle vanità di un mondo e di un tempo che, purtroppo, non sono più “secondo Dio”.

L’autore della Lettera agli Ebrei ci chiede di spogliarci proprio di queste vanità e di tutto ciò che, in questo mondo, è di peso per la nostra fede; ci esorta, inoltre, a non perderci mai d’animo, neanche di fronte alle difficoltà e alle tribolazioni, affinché possiamo “correre con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo verso Gesù”.

In questa “corsa” possiamo farci aiutare dalla “moltitudine di testimoni” che, nel corso dei secoli, hanno vissuto con grande fede e coerenza il Vangelo di Gesù.

Possiamo ispirarci principalmente a Maria, di cui stasera e domani ricorderemo l’assunzione in cielo, la donna eucaristica per eccellenza, il primo tabernacolo vivente di Cristo.

Possiamo, inoltre, lasciarci guidare dall’esempio dei numerosi santi di cui, anche in questo infuocato mese di agosto, la Chiesa ha rinnovato il ricordo. Sorretti dal loro fulgido esempio, proseguiremo “a vele spiegate”, il nostro cammino verso il Signore con l’animo fiducioso e sereno di chi, sia pur fra tanti pericoli e ostacoli, vede avvicinarsi sempre di più il traguardo del premio e della vittoria.

Farsi “piccoli”

A chi è come loro appartiene il Regno dei cieli!! (sabato 13 agosto 2022 – anno pari)

Breve, ma bella e illuminante, è la pagina del Vangelo di oggi, sabato 12 agosto. Gesù, dopo aver lasciato la Galilea (Mt 19,1), si reca in Giudea per diffondere anche lì la sua predicazione e il suo annuncio di salvezza.
La fama che precede il Signore, ovunque egli vada, è tale che vengono portati al suo cospetto tutti i “diseredati”, affinché egli imponga su di loro le mani, li benedica e li conforti con il suo messaggio di speranza e di pace. E tra questi diseredati non mancano certamente i bambini.

Nel Vangelo di oggi i bambini rappresentano:

  1. un’altra categoria di persone deboli da proteggere e sostenere
  2. un piccolo grande modello di comportamento che tutti dovrebbero seguire per poter entrare nel Regno dei cieli.

È sorprendente la considerazione che il Maestro ha per i bambini: i discepoli li rimproverano e cercano di allontanarli da Gesù, ma egli, con tono fermo, esclama: «lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il Regno dei cieli».

Ancora una volta, dunque, Gesù ribalta e sovverte pregiudizi e abitudini duri a morire e rivolge il suo sguardo a coloro che vengono generalmente tenuti ai margini della società e non godono di alcuna considerazione, a quei “piccoli” ai quali, come leggiamo nel Canto al Vangelo di oggi, “Dio Padre, Signore del cielo e della terra, ha voluto rivelare i misteri del Regno”.

Gesù è molto vicino ai bambini perché sa che essi hanno un grande bisogno di protezione e di aiuto, così come hanno bisogno di autorevoli figure di riferimento che possano allevarli e educarli nel migliore dei modi. A tutto ciò il Maestro per eccellenza non può certamente rimanere insensibile!
Quanto attuale e prezioso è per tutti noi educatori questo atteggiamento di Gesù! Verrebbe da pensare a tutte quelle volte in cui, nelle varie parti del mondo, le legislazioni, le istituzioni e le varie strutture preposte alla cura e alla formazione dei più giovani sono state davvero manchevoli nei loro confronti!

C’è, poi, un secondo aspetto che rende Gesù particolarmente vicino ai bambini: la loro capacità di stupirsi e di meravigliarsi di fronte ad ogni nuova esperienza. Sono delle qualità preziose che li rendono sempre disponibili ad ascoltare, a credere e ad affidarsi agli altri. Per questo, Gesù vede in loro delle persone semplici, umili e pure, per nulla inclini alla superbia, alla prepotenza e alla volontà di prevaricazione che caratterizzano, in qualche caso, noi adulti.

Tutti noi dobbiamo cercare di diventare come i bambini del Vangelo di oggi, liberandoci da logiche egoistiche e di tornaconto personale, e tornando a vedere la realtà con gli occhi puri e semplici dei fanciulli.

Dobbiamo “farci piccoli”, umili e puri come loro, convertendoci sempre di più al Signore e impegnandoci a “formare in noi un cuore nuovo e uno spirito nuovo”.

È una conversione radicale, proprio come quella che Dio ci chiede, nella Prima Lettura, per bocca del profeta Ezechiele. È una conversione che rischia di spiazzarci, perché ci destabilizza rispetto a vecchie e desuete certezze.

Però, possiamo riuscirci, affidandoci a Gesù! Possiamo chiedere anche noi al più paziente e al più saggio Maestro dei “piccoli” di illuminarci, di aiutarci ad entrare nel suo Regno, guidando i nostri passi malfermi lungo il sentiero, per noi forse ancora inesplorato, della purezza, della semplicità e dell’umiltà!

Signore, infondi in noi uno spirito nuovo (12 agosto 2022)

Omelia venerdì 12 agosto 2022 Anno Pari

Signore, infondi in noi uno spirito nuovo (venerdì 12 agosto 2022)

In questo passo, tratto dal Vangelo di Matteo, Gesù si trova in Giudea, dove i farisei lo interrogano su un tema molto spinoso, quello relativo al ripudio della moglie, chiedendogli: “È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?”.

Domande come queste, in genere, venivano poste per mettere in difficoltà Gesù, ma il Maestro non cade nella trappola e sposta opportunamente l’attenzione sull’autentica volontà di Dio, cioè che l’uomo e la donna costituiscano una famiglia, fondata sull’indissolubilità e sull’amore reciproco.

Dunque, alla domanda dei farisei, Gesù risponde con un altro interrogativo: «non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”?». E, infine, conclude affermando: «Dunque, l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».

A questo punto, i farisei cercano di appellarsi alla legge di Mosè che permetteva ad un uomo di comminare l’atto di ripudio nei confronti della propria moglie. Ma Gesù risponde che Mosè aveva reso lecito il ripudio per la durezza dei cuori degli uomini.

Il matrimonio, invece, nel disegno di Dio, è inviolabile, è elevato a dignità di sacramento e, dunque, è indissolubile per tutta la vita. È un’alleanza tra uomo e donna, un patto di amore e di fedeltà non dissimile da quello stabilito da Dio con il suo popolo eletto.

Gesù, dunque, esalta la grazia del matrimonio sacramentale, un matrimonio che presuppone una duplice unione di consacrazione:

1)    la consacrazione dello sposo e della sposa a Dio 

2) la consacrazione reciproca, perfezionata da Dio, dei coniugi che lega indissolubilmente lo sposo alla sposa.

Troppo spesso, però, soprattutto ai tempi nostri, il matrimonio è considerato come una sorta di “contratto a tempo determinato”, che può essere risolto e sciolto in qualsiasi momento.

Ma affinché il matrimonio sacramentale possa resistere per tutta la vita, deve sempre avere al suo centro Gesù: dove c’è Cristo vi sono amore, carità, misericordia, perdono, accoglienza e comprensione reciproca. Guai a far uscire il Signore dalla propria vita!

Questo è valido per gli sposi, ma è valido anche per tutti coloro che, a vario titolo, hanno scelto di abbracciare la vita consacrata, “per il regno dei cieli”: suore, frati, sacerdoti, diaconi devono avere sempre Gesù al centro della loro esistenza e devono vivere e testimoniare concretamente ogni giorno il suo Vangelo.

Per tutti noi Gesù deve essere quella “testata d’angolo”, quella “pietra angolare” per mezzo della quale «tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore» (Ef,2,19-21).

Nulla si può “edificare” senza il Signore. “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori.” (Salmo 126).

Solo con Gesù ciascuno di noi, giorno per giorno, potrà realizzare un cammino di fede dalle solide fondamenta, un percorso che passa inevitabilmente attraverso la porta stretta del Vangelo.

Se lasceremo che Dio, con la sua grazia santificante, entri nella nostra vita e resti sempre saldo nei nostri cuori, allora, anche di fronte alle difficoltà che sicuramente incontreremo, potremo essere sempre confortati dalla costante presenza del Signore che ci guiderà e non ci farà cadere.

Certo, non è semplice!! “Facile dictu, sed difficile factu”, si sarebbe detto, a questo punto, nell’antica Roma! “Facile a dirsi, ma difficile a farsi”.

È certamente difficile, ma non impossibile se ci affideremo al Signore!

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