La “Domenica del Fuoco”

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!».

(XX domenica del T.O. anno C.)

Possiamo definire questa XX domenica del T.O. la “domenica del fuoco”.

Gesù prova un grande desiderio: quello di gettare il “fuoco” sulla terra e di vederlo già acceso. Questo suo desiderio si fa ansia e diventa angoscia, ma, affinché possa realizzarsi, il Figlio di Dio dovrà affrontare il “battesimo” della passione, della morte e della risurrezione.

Il fuoco che Gesù vuole “gettare sulla terra” non distrugge, non uccide, non fa terra bruciata, ma, anzi, ravviva, illumina e riscalda tutto ciò che trova dinanzi a sé. È il “fuoco divoratore” dell’amore di Dio, l’inesauribile fiamma ardente dello Spirito Santo che ci guida nel nostro cammino verso il Signore. Questo fuoco ci purifica, ci libera da ogni timidezza e paura e ci rende forti e coraggiosi di fronte alle scelte nette e radicali che Gesù esige da noi e che possono provocare quei contrasti e quelle divisioni di cui egli parla nel Vangelo.

La Scrittura è, del resto, ricca di figure che, nell’Antico e nel Nuovo Testamento, hanno sofferto per la coerenza e il coraggio delle loro scelte.

Un esempio ci viene offerto proprio dal profeta Geremia, nella Prima Lettura. Le sue parole sono scomode per i capi del popolo, i quali lo calunniano al cospetto del re Sedecia che, a sua volta, non fa nulla per difenderlo. Geremia sembra, ormai, votato a un destino di morte, ma il Signore non si dimentica di lui e fa levare in sua difesa la voce di Ebed-Mèlec, straniero, etiope e, per giunta, pagano, che con le sue accorate parole smuove la coscienza del re e lo convince a salvare il profeta.

Geremia rivela in anticipo ciò che accade a Gesù. Anche lui, infatti, subisce la persecuzione e viene “immerso nel fango” con il più crudele dei supplizi: quello della croce che egli su di sé per condurre l’umanità intera alla salvezza.

In questo modo, Cristo si fa luce del mondo che brilla dinanzi a noi ogni volta che la nostra dignità è messa a dura prova, ogni volta che siamo tentati di cedere al compromesso, di sottrarci a ciò che è realmente giusto e gradito al Signore, ogni volta che preferiamo correre dietro alle vanità di un mondo e di un tempo che, purtroppo, non sono più “secondo Dio”.

L’autore della Lettera agli Ebrei ci chiede di spogliarci proprio di queste vanità e di tutto ciò che, in questo mondo, è di peso per la nostra fede; ci esorta, inoltre, a non perderci mai d’animo, neanche di fronte alle difficoltà e alle tribolazioni, affinché possiamo “correre con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo verso Gesù”.

In questa “corsa” possiamo farci aiutare dalla “moltitudine di testimoni” che, nel corso dei secoli, hanno vissuto con grande fede e coerenza il Vangelo di Gesù.

Possiamo ispirarci principalmente a Maria, di cui stasera e domani ricorderemo l’assunzione in cielo, la donna eucaristica per eccellenza, il primo tabernacolo vivente di Cristo.

Possiamo, inoltre, lasciarci guidare dall’esempio dei numerosi santi di cui, anche in questo infuocato mese di agosto, la Chiesa ha rinnovato il ricordo. Sorretti dal loro fulgido esempio, proseguiremo “a vele spiegate”, il nostro cammino verso il Signore con l’animo fiducioso e sereno di chi, sia pur fra tanti pericoli e ostacoli, vede avvicinarsi sempre di più il traguardo del premio e della vittoria.