100 VOLTE TANTO !!!

Martedì 16 agosto 2022 – XX settimana del T.O. Anno Pari

La liturgia di oggi, martedì 16 agosto, si sofferma sul tema, sempre molto scottante, della ricchezza e del potere.

Nella prima lettura, il profeta Ezechiele pronuncia parole di fuoco contro Ithobaal II, principe di Tiro. Questi, infatti, insuperbitosi nell’animo a causa delle enormi ricchezze accumulate e dello straordinario potere raggiunto, si è posto sullo stesso piano di Dio, pretendendo di essere venerato come tale. Ezechiele profetizza al sovrano, traviato e rovinato dai suoi stessi beni, che sarà sconfitto e annientato da un popolo straniero, storicamente identificabile con i Babilonesi.

Sulla ricchezza si sofferma anche Gesù, nel Vangelo, quando afferma: «in verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli […]. È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».

Non è necessariamente la ricchezza in sé ad essere stigmatizzata, quanto, piuttosto, i suoi usi distorti e gli “effetti collaterali” dell’avidità e della bramosia di potere che fanno deviare da Dio e mettono in crisi uomini, famiglie, governi, nazioni e, troppo spesso, anche le relazioni tra i popoli e la pace mondiale.

Ma, allora, si può essere ricchi e potenti senza che ciò costituisca un ostacolo per l’ingresso nel Regno dei cieli? Probabilmente sì, a condizione, però, che si assuma sempre Cristo come “pietra angolare” della propria vita e che le ricchezze e il potere diventino strumento di misericordia, di conforto e di carità verso il prossimo.

A questo punto, però, chiede Pietro a Gesù, «noi che abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, che cosa dunque ne avremo?». La risposta di Gesù è rassicurante e spiazzante nello stesso tempo: «chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

Cristo promette il centuplo a Pietro e a tutti i suoi discepoli! E promette il centuplo anche a noi. Se sapremo “morire a noi stessi”, infatti, risorgeremo in Cristo e avremo anche noi in eredità la vita eterna.

La strada ce l’ha indicata proprio Gesù: egli, infatti, «da ricco che era, si è fatto povero» per noi, affinché noi diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà.

Facciamoci “poveri” anche noi per il suo nome! Inseguiamo l’unica “ricchezza” che veramente conta, fissando in Cristo la meta e il traguardo finale della nostra “corsa terrena”!

Se sapremo vivere e testimoniare con coerenza il Vangelo, saremo, dunque, abbondantemente ripagati, riceveremo cento volte tanto da Gesù e, anche se ultimi in questa vita, diventeremo i primi nel Regno dei cieli!

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