“Vieni e vedi”
Il vangelo questa mattina, 5 gennaio 2023, ci presenta la chiamata di san Bartolomeo, che la tradizione ha identificato con il Natanaele riportato dall’evangelista Giovanni. I sinottici parlano di Bartolomeo, Giovanni parla di Natanaele. La tradizione vede in questi due personaggi un’unica persona, cioè l’apostolo Bartolomeo.
La chiamata di Natanaele non è diretta, ma indiretta, proprio come la vocazione di Giovanni, Andrea e Simone nel Vangelo di ieri. Quella di Natanaele avviene tramite la mediazione di Filippo, che, a sua volta aveva già conosciuto Gesù. Filippo, rivolgendosi a Bartolomeo, con entusiasmo, gli dice: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nazareth”. Filippo, in pratica, riferisce di aver trovato il Messia, da lungo tempo atteso dalla Scritture.
Di primo acchito, Natanaele reagisce con diffidenza, sostenendo la posizione tradizionale ricavata dai Testi Sacri e, cioè, che il Messia doveva venire da Betlemme e non da Nazareth, pertanto replica: “da Nazaret può venire qualcosa di buono?”.
Se, da una parte, è convinto delle profezie di Israele, tuttavia l’entusiasmo di Filippo spinge Natanaele ad andare incontro a Gesù, per verificare di persona. Natanaele è un cercatore della verità e, incuriosito, accoglie l’invito rivoltogli da Filippo a verificare di persona con la semplice frase “Vieni e vedi!”. Filippo, dunque, non impone, ma propone a Natanaele l’incontro con Gesù.
Gesù, vedendolo arrivare, subito lo elogia ed esclama: “ecco un Israelita in cui non c’è falsità”. Con queste parole Gesù riconosce in lui un Israelita aperto alla novità, non chiuso grettamente nelle convinzioni tradizionali, quindi un vero cercatore della verità. Egli ricercava la verità nelle Scritture, ma la ritrova in Gesù, che è la via, la verità e la vita. L’elogio di Gesù spinge Natanaele a replicare: “Come mi conosci?”. Gesù gli risponde: “Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico”.
Da queste affermazioni possiamo comprendere che, forse, Natanaele era uno scriba, un conoscitore della Legge e che probabilmente era sotto un fico immerso nella contemplazione delle Scritture. Il fico era considerato, infatti, in Israele un simbolo importante, era paragonato alla Scrittura, la cui meditazione produce dolci frutti spirituali.
Natanaele si sente compreso, intuisce che in Gesù c’è una forza spirituale e si apre alla fede: “Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!”. Quel giorno rimase memorabile sicuramente nel cuore e nella vita del santo e fu l’inizio del cammino alla sequela di Cristo fino a donare la propria vita per Lui con il martirio finale.
Rinnoviamo anche noi, sull’esempio di Bartolomeo, la nostra fede in Gesù Cristo con le sue stesse parole “Tu sei il Figlio di Dio, tu il re d’Israele”. Chiediamo anche noi la grazia di lasciarci sempre conquistare da Gesù e di testimoniare il suo Vangelo ai nostri fratelli con gioia ed entusiasmo, invitandoli alla conoscenza personale del Signore!
