“Il successo non è la chiave della felicità. La felicità è la chiave del successo. Se voi amate ciò che fate, riuscirete (e avrete successo)!!

Basta credere in quello che facciamo!! Talvolta, vogliamo inseguire il successo per essere felici. Eppure, molto spesso, è vero l’esatto contrario: dobbiamo essere felici, positivi e gioiosi per poter avere il successo! E, allora, forza e coraggio, mettiamocela tutta, affidandoci a chi dall’alto può renderci veramente lieti e felici!

OPEN DAY LICEO CLASSICO E LICEO CLASSICO EUROPEO, IIS “PERITO LEVI” EBOLI

Domenica 22 gennaio, dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00, Open Day del Liceo Classico e del Liceo Classico Europeo del “Perito-Levi” di Eboli. Potrai vedere con i tuoi occhi e potrai chiedere ai docenti e ai i ragazzi che frequentano il nostro Istituto tutte le informazioni di cui hai bisogno. Scoprirai un mondo davvero affascinante per guardare al futuro dei tuoi figli e costruirlo insieme. Non mancare! Save the date. Salva la data.

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Liceo Classico e Liceo Classico europeo “Perito Levi”: fra tradizione e innovazione didattica e tecnologica. Una scuola di respiro europeo con lo sguardo rivolto al futuro.

I benefici della lettura

I benefici della lettura!

IIS “PERITO LEVI”: I NOSTRI STUDENTI “CICERONI PER UN GIORNO” CON IL FAI. LETTERATURA, CULTURA, ARTE, TERRITORIO E AMBIENTE.

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Al via il Percorso per le Competenze Trasversali e l’orientamento con Antonio Conoci, esperto esterno e responsabile scuola del FAI Salerno: “Ciceroni per un giorno”, con le classi IV A – IV B e III F del Liceo Classico- Classico Europeo. Ambiente, Cultura, Arte Territorio.

Olocausto e memoria storica. Uno spunto di riflessione sulla nostra Storia recente per la prossima Giornata della Memoria!

Nel 2007 feci un viaggio in Polonia, dal 4 all’ 11 agosto, ed ebbi modo di ammirare una nazione che mi sembrò assai più bella di quanto potessi immaginare.

In quei giorni vidi i luoghi sacri, i castelli medievali (molto bello quello di Malbork), la più grande miniera di sale europea, a Wieliczka, ma anche i terribili campi di concentramento di Auschwitz. Ciò mi spinse a riflettere, con profonda amarezza, sulle vicissitudini storiche di questo popolo, che ha sofferto, forse più di altri popoli, il peso delle dominazioni straniere e delle tirannie che ne scaturirono. Mi riferisco all’orrore di due dittature: quella nazista, durante la II guerra mondiale, e quella comunista, dal secondo dopoguerra fino al 1989. Due incubi vissuti nel Novecento, il controverso “secolo breve“, per usare le parole dello storico britannico Eric Hobsbawm, autore del celebre saggio “Il secolo breve 1914-1991: l’era dei grandi cataclismi” (titolo originale, in inglese, “The Age of Extremes: The Short Twentieth Century, 1914-1991“).

Non ci sono differenze tra dittature e dittature: possono essere bianche, nere, rosse, di stampo fascista o comunista, di tipo militare o civile, per non parlare dei regimi islamici e teocratici che, in Medio Oriente, continuano a soffocare i diritti e le libertà dei cittadini e ad uccidere, in modo empio, uomini, donne, ragazzi e bambini, sotto lo sguardo impotente ed inerte dell’Occidente. Tutte le dittature sono egualmente fondate sulla negazione dei diritti dell’uomo e, quindi, sull’annullamento dell’essere umano in quanto tale.

In questo post vorrei, però, soffermarmi sul periodo storico della Polonia che coincise con l’invasione tedesca, per fare delle riflessioni anche di carattere generale.

In quel periodo, dal 1939 al 1945, l’ordine mondiale concepito da uno degli uomini più folli di tutti i tempi, cioè Hitler, prevedeva la “Soluzione Finale” del “problema ebraico”, “lo sterminio sistematico degli Ebrei d’Europa” (https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/article/final-solution-overview) e il loro annientamento.

La concezione dei campi di concentramento, soprattutto quello di Birkenau, trovava i suoi tragici fondamenti in ciò che possiamo definire l’industria della morte, realizzata attraverso una lunga serie di umiliazioni psicologiche, di maltrattamenti e di costrizioni fisiche che portavano lentamente, ma, inesorabilmente, all’annientamento fisico del detenuto e, quindi, al suo decesso, spesso durante le selezioni e nelle camere a gas, spesso, però, anche a seguito di punizioni o per altre circostanze.

L’esperienza della visita ad Auschwitz, soprattutto nel luogo delle baracche dove dormivano i detenuti, fu per me emblematica e credo che dovrebbe essere consigliata a tutti coloro che ancora oggi negano quanto è successo lì dentro, come in altri luoghi simili.

Ma perché ricordare sempre queste cose?” Sono in tanti, troppi, purtroppo, nel Terzo Millennio, a porsi ancora queste domande. Io risponderei che è importante in primo luogo perché i popoli non possono e non devono mai perdere la loro memoria storica. Occorre costruire il futuro conoscendo ciò che è accaduto nel passato, anche in ossequio al principio che la Storia è “testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis“, come scriveva Cicerone nel De Oratore, II, 9, 36.

Ma è fondamentale ricordare quanto è avvenuto nel nostro passato recente anche perché in Europa e nel mondo, nel corso degli anni, si sono allargati a macchia d’olio episodi di antisemitismo e di xenofobia, legati al razzismo, all’intolleranza e, direi, alla paura, per il diverso, per “l’altro da sé”.

Queste sono, senza dubbio, delle valide ragioni per ravvivare ogni giorno di più il ricordo di ciò che è accaduto tanti anni fa.

Allo stesso modo, è doveroso fare memoria anche di tante altre campagne di sterminio e stragi che hanno insanguinato il XX secolo. Penso al massacro delle Foibe (1943 – 1945), di cui celebreremo il ricordo il 10 febbraio, al genocidio degli Armeni (1915 – 1916), a quello dei Tutsi (1994), ai massacri nella ex Jugoslavia.

Certamente, infine, il nostro pensiero non può non andare alla “martoriata Ucraina e a tutti i popoli tormentati dalla guerra” (Papa Francesco, 26 dicembre 2022).

Allora, bisogna ricordare, ma, soprattutto, far ricordare.

È proprio attraverso il consolidamento della nostra memoria storica, la quale non può non avere come presupposto una salda e rinnovata coscienza delle nostre radici, che si può piegare il negazionismo e, con esso, ogni pericolo di ritorno a un passato così tragico e orrendo.

Rinnovare ogni anno il ricordo è fondamentale: lo dobbiamo a noi stessi, ai nostri studenti, ai nostri figli, ma anche ai nostri genitori e ai nostri nonni, nonché alle vittime di quelle barbarie e a tutti coloro che hanno combattuto, spesso a prezzo del loro stesso sangue, per donarci un’Europa democratica, pacifica, libera e aperta a tutte le culture e a tutti i popoli!

Castello di Malbork, immagine tratta dal sito https://whc.unesco.org/en/list/847/

Interno del castello di Malbork, immagine tratta dal sito https://congruentcastles.wordpress.com/2020/12/15/interior-of-malbork-castle-poland/

Immagine tratta dal sito https://zamkigotyckie.org.pl/en/member/malbork/2441.htm

Immagine tratta dal sito https://www.incinqueconlavaligia.com/visitare-auschwitz-con-i-bambini-la-nostra-esperienza/

Immagine tratta dal sito https://www.raicultura.it/storia/foto/2020/01/Auschwitz-81d399c8-a848-49ce-8d79-3d0d4193245a.html

Immagine tratta dal sito https://www.raicultura.it/storia/foto/2020/01/Auschwitz-81d399c8-a848-49ce-8d79-3d0d4193245a.html