di G.B. CONTE, E. PIANEZZOLA, Lezioni di Letteratura latina. Materiali per il docente, Milano 2010, pp. 42-43.
È il frammento più lungo e più celebre di Lucilio, costituito da un serie di definizioni della virtus (la qualità dell’uomo, ciò che lo caratterizza: virtus è un derivato di vir): si avverte la difficoltà di costringere in un’unica formula la complessità degli atteggiamenti e dei comportamenti dell’uomo nella società. Orazio (Sat. II 1, 70) definirà Lucilio «benevolo soltanto alla virtù e a quelli che le sono amici».
Personificazione della Virtus. Statua, marmo, II sec. d.C. ca. dalla Biblioteca di Celso, Efeso.
METRO: esametri
uirtus, Albine, est, pretium persoluere uerum
quis in uersamur, quis uiuimus rebus, potesse[1],
uirtus est, homini scire id quod quaeque habeat res,
uirtus, scire, homini rectum, utile quid sit, honestum,
quae bona, quae mala item, quid inutile, turpe,
[inhonestum, …
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