“Vino nuovo in otri nuovi” (Marco 2,22)

«E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!» (Marco 2,22)

Immagine tratta dal sito https://www.notiziecristiane.com/otri-nuovi/

Abbandoniamo quanto di vecchio e di caduco c’è in noi e impegniamoci a vivere nella gioia e ad esortare anche gli altri a fare altrettanto. Non rimaniamo prigionieri del vecchio, sforziamoci di essere “vino nuovo in otri nuovi”. Il vino nuovo è lo stile di vita del Vangelo; gli otri nuovi siamo noi, con i nostri cuori rinnovati che con gioia accolgono la Parola di Cristo, la testimoniano e la annunciano agli altri.

Se viviamo in pieno il Vangelo, potremo guardare al futuro con fiducia e, allo stesso tempo, anche con letizia e stupore. «Il Vangelo è novità, il Vangelo è festa. Il Vangelo è gioia. E soltanto si può vivere pienamente il Vangelo in un cuore gioioso e in un cuore rinnovato» (Papa Francesco, 5 settembre 2014).

Non lasciamo, dunque, che questo rinnovamento rimanga confinato e nascosto dentro di noi e nei nostri cuori. Diffondiamolo ovunque, facendoci sempre di più fermento e lievito di gioia, di fraternità, di amore e di solidarietà per chi vive il disagio e le sofferenze dei nostri tempi.

Comminiamo insieme “con tutti e per tutti” (Matteo Truffelli), contribuendo a realizzare la “Chiesa in uscita”, la “Chiesa missionaria”, la “Chiesa ospedale da campo” di cui il mondo del Terzo Millennio ha così tanto disperatamente bisogno.

Ecco l’Agnello di Dio!! – II Domenica del T.O. Anno A

Giovanni Battista riconosce in Gesù l’“agnello di Dio”, il messia, colui che è stato inviato da Dio per salvare l’umanità. Il Battista non lo ha mai visto prima, ma, illuminato da intelligenza divina e Spirito Santo, individua con certezza in Cristo il Signore che viene in mezzo a noi e lo indica a tutti gli uomini, testimoniando che “questi è il figlio di Dio”.

Giovanni vede in lui il liberatore, l’agnello che si offre in sacrificio per tutti noi e ce lo presenta come colui sul quale ha visto “lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere con lui”.

Immagine tratta dal sito https://paolaserra97.blogspot.com/2017/01/ecco-lagnello-di-dio-colui-che-toglie.html

E noi? Siamo in grado di riconoscere Gesù che viene? Sappiamo individuare la presenza di Dio nella nostra vita, riusciamo, inoltre, a testimoniarla agli altri, al nostro prossimo?

San Paolo, oggi, nella prima lettera ai Corinzi, ci dice che siamo chiamati ad essere “santificati in Cristo Gesù”, in quanto innestati in lui per effetto del Battesimo, ma …. quanto è difficile farsi santi ai giorni nostri!

È difficile, ma non impossibile, soprattutto se accettiamo di collaborare con il Signore e se anche noi, come il salmista, con fiducia diciamo: “ecco, io vengo … su di me è scritto di fare la tua volontà: mio Dio, questo io desidero, la tua legge è nel mio intimo”.

La santità è “sperare con coraggio ogni giorno”, camminando con coraggio e con fiducia alla presenza di Dio. Un cammino che si può percorrere solo se, come dice Papa Francesco, a sostenerlo sono i quattro «pilastri» del coraggio, della speranza, della grazia e della conversione.

Immagine tratta dal sito https://bfrasi.com/camminate-con-decisione/

Possiamo fare la volontà del Signore nella semplicità dei nostri gesti quotidiani, riconoscendo Cristo in un semplice passante, proprio come Giovanni, e rendendoci prossimi a chi ha bisogno di noi.

Lasciamoci guidare dallo Spirito Santo e annunciamo anche noi con gioia e fervore la presenza salvifica del Figlio di Dio nella nostra storia e nel nostro mondo. Potremo, così, infondere fiducia, serenità e speranza a chi, per tante diverse ragioni, fiducia, serenità e speranza oggi proprio non riesce più ad averne!

                                                                                                                           Amen

“Allegri”, ma non troppo, anzi… piuttosto tristi !! ⚽️⚽️⚽️⚽️⚽️ Tristemente ALLEGRI o ALLEGRAMENTE tristi!!

Da “Allegri” a tristi il passo è breve… ⚽️⚽️⚽️⚽️⚽️

Tre babà e due sfogliatelle….

La Parola di oggi 11 gennaio 2023: l’azione guaritrice e risanatrice di Gesù

Anche oggi l’evangelista Marco si sofferma sui segni operati da Gesù e, in particolare, sulle guarigioni. Diversa, rispetto alla pagina del Vangelo di ieri, è la scena in cui Gesù agisce. Non più la sinagoga, bensì la casa di Simone e Andrea.

Qui dimora, malata e allettata a causa della febbre, anche la suocera di Simone. Gesù si avvicina a lei, la prende per mano e, facendola alzare, la guarisce.

La donna, ormai in forze e in piena salute, si mette subito a servire il Signore.

Al termine della giornata, dopo il tramonto, la porta della casa di Pietro (Simone) diventa, per usare un’espressione moderna, “meta di pellegrinaggio” per tanti malati e per tanti indemoniati che chiedono di essere guariti da Gesù.

La mattina seguente, Gesù si ritira in un luogo deserto per pregare e, rintracciato dai discepoli, li invita a recarsi con lui negli altri villaggi della Galilea per predicare e per guarire anche nelle sinagoghe di questi villaggi.

Sono diversi gli elementi significativi di questa pagina del Vangelo:

  1. in primo luogo, possiamo notare che la suocera di Pietro, appena guarita, si pone al servizio di Gesù e di coloro che stanno con lui. Quella operata da Gesù è, dunque, una “guarigione per la diakonia”, cioè per il servizio, per la ministerialità. Allo stesso modo, Gesù guarisce, o meglio, converte anche ciascuno di noi, ma, al contempo, ci chiede di servirlo per diffondere la sua Parola ovunque noi possiamo farlo. Si tratta non tanto di guarigioni fisiche, quanto, piuttosto, di guarigioni morali e spirituali. Attraverso l’incontro con Gesù, medico delle anime e dei corpi, siamo chiamati alla conversione e alla missione di annunciare il Regno di Dio e l’intervento salvifico di Cristo in favore dell’umanità.
  2. In secondo luogo, abbiamo notato che diversa è la scena in cui Gesù opera le sue guarigioni. Non più la sinagoga di Cafarnao, ma la casa di Simone e Andrea. Questo luogo potrebbe, in qualche modo, rappresentare il simbolo della “soglia”, della “Chiesa in uscita”, della Chiesa “ospedale da campo”, per riprendere un’immagine tanto cara a Papa Francesco. Una Chiesa che non rimane chiusa all’interno delle sue mura, ma che si mette costantemente in cammino, per portare conforto e aiuto a chi ne ha bisogno. Non a caso, Gesù non si trattiene in questo luogo, ma decide di proseguire, di andare “altrove”.
  3. Cristo porta avanti, per evocare le parole di Martin Dibelius, teologo tedesco vissuto tra l’Ottocento e il Novecento, una sorta di “nascosta epifania”. Una “epifania” attraverso la quale il Figlio di Dio si manifesta a coloro che lo invocano e a coloro a cui il Padre lo ha mandato.

Anche oggi Gesù vuole manifestarsi quotidianamente a tutti noi, vuole guarirci dal peccato, dall’orgoglio e dalla superbia e vuole allontanare i “nostri demoni”, cioè le nostre afflizioni e, soprattutto, le nostre paure.

Carissimi, spesso, però, è soprattutto la paura a frenarci e ad impedirci di progredire nel nostro percorso di santificazione. Proprio la paura, che ci blocca e non ci fa camminare con Dio, è uno dei più grandi peccati da temere e da evitare. Essa è, infatti, diabolica. È il mezzo di cui il maligno si serve per allontanarci da Cristo.

Gesù, invece, è venuto per noi, per guarire dal di dentro l’umanità, rendendosi in tutto simile a noi fuorché nel peccato! Ci tende sempre la mano, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà, nei momenti in cui sembra che stiamo per “naufragare”.

Lasciamoci, dunque, ispirare e guidare da lui, affinché possiamo essere anche noi, sia pur con tutti i limiti delle nostre imperfezioni, “guaritori” delle sofferenze e delle paure altrui.

Non temiamo di imitare Cristo, nostro “fratello maggiore” per effetto del Battesimo. Come Gesù si prende cura di noi, per liberarci da ogni male, così anche noi prendiamoci cura degli altri, anche semplicemente testimoniando la nostra presenza, una presenza magari muta e silenziosa, nei casi in cui non sappiamo che cosa dire, ma, pur sempre, tangibile, sensibile e foriera di consolazione, di conforto e di condivisione.

Ricerchiamo ogni giorno in noi la presenza di Dio e facciamocene annunciatori e portatori agli altri con la preghiera costante e con le opere buone.

Oggi …. e sempre ….

Viviamo l’oggi di Dio

In Gesù, Verbo Incarnato, si compie la Scrittura. In Lui l’Antica Alleanza diventa Nuova Alleanza, fondata sul progetto di liberazione e di salvezza per tutti gli uomini.

Dobbiamo ascoltare la Parola, vivendo e testimoniando, per quanto possibile, “l’oggi di Dio”, cioè il tempo di Dio, visto non come asse cronologico, ma come straordinaria opportunità di cambiamento, di operosità e di salvezza, per noi e per gli altri.

Dobbiamo vivere questa dimensione dell’oggi di Dio testimoniando, con la nostra vita, il Vangelo nella nostra società e nella nostra epoca, prendendoci, ad esempio, cura di chi ci tende la mano per essere aiutato.

Dio, infatti, attraverso Cristo, si prende cura dei poveri e dei diseredati, facendosi vangelo, cioè buona notizia di speranza, di liberazione e di salvezza.

Il presente per noi è sicuramente l’oggi di Dio: quell’oggi che non è più ieri e non è ancora domani; quell’oggi che ci aiuta a rintracciare la presenza di Cristo intono a noi, nel nostro prossimo.

Solo il presente ci appartiene. Ieri non è più nostro. Domani non è ancora nostro.

L’oggi di Dio diventa, dunque, l’unica vera dimensione nella quale possiamo e dobbiamo operare, trasformando il χρόνος (chronos), cioè il tempo quantitativo, scandito dallo scorrere ciclico e monotono delle ore, dei minuti e dei secondi, in καιρός (kairòs), cioè nel momento opportuno per il nostro cambiamento e per il nostro rinnovamento interiore.

 

Felicità, libertà e coraggio…

Foto tratta da: https://www.facebook.com/groups/41183979282/user/100012295214356/

τὸ εὔδαιμον τὸ ἐλεύθερον, τὸ δ᾽ἐλεύθερον τὸ εὔψυχον (Tucidide, St., Epitaffio di Pericle, II, 43, 4).


“LA FELICITÀ CONSISTE NELLA LIBERTÀ, LA LIBERTÀ CONSISTE NEL CORAGGIO”.

Aggiungo che la vera libertà e il vero coraggio consistono anche nell’andare controcorrente, quando ciò è necessario.

I cristiani, ma non solo loro, non devono avere paura di andare controcorrente.  

“Essere cristiani significa andare controcorrente rispetto alla mentalità di questo mondo”

(cfr. https://costanzamiriano.com/2016/02/08/essere-cristiani-significa-andare-controcorrente-rispetto-alla-mentalita-di-questo-mondo/).

Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16, 24). Rinnegare se stessi ed accettare la croce significa morire al proprio orgoglio e fidarsi totalmente di Dio, vivendo come Cristo nella totale dedizione al Padre e ai fratelli.

Andare controcorrente significa essere felicemente, liberamente e coraggiosamente se stessi!!

Foto tratta dal sito: https://www.notiziecristiane.com/vivere-con-dio-vuol-dire-andare-contro-corrente/

Parlare, ma anche ascoltare…

“Parlare è il privilegio della conoscenza, ascoltare è il privilegio della saggezza”.

Io sono d’accordo. E voi?

Immagine tratta dal sito: https://www.facebook.com/radioculturesco/photos/a.156700051696984/1150644572302522/

PAPERINO E LA NOTTE DEL SARACINO — IN LINGUA LATINA: Donaldus Anas atque Nox Saraceni (1984): “Paperino e la notte del saraceno”.

ECCO A VOI UN BEL PDF DI UN FUMETTO IN LATINO DEDICATO A PAPERINO & COMPANY. (GIUSTO QUALCHE ISTANTE PER CARICARE IL FILE, POI POTETE LEGGERLO….

Il file è stato preso dal link: https://ia802905.us.archive.org/1/items/disney-w.-donaldus-anas-atque-nox-saraceni-1984/DISNEY%2C%20W.%20-%20Donaldus%20Anas%20atque%20Nox%20Saraceni%20%5B1984%5D.pdf

Qui di seguito, la traduzione in italiano, che potete trovare sul sito https://www.facebook.com/media/set/?set=a.894126117322147.1073741842.268118169922948&type=3

Buona lettura!!

Il lavoro e l’impegno costituiscono il più grande tesoro!

Il lavoro e l’impegno costituiscono il più grande tesoro!


Narrava Esopo che

Un contadino, che stava sul punto di morire, volendo che i propri figli acquisissero pratica dell’agricoltura, avendoli chiamati a sè, disse: “figli miei, io ormai sono sul punto di lasciare questa vita, ma voi, cercando bene nella vigna, troverete tutto ciò che è stato da me nascosto”. Quelli, dunque, pensando che lì, da qualche parte, fosse stato sepolto un tesoro, dopo la morte del padre cominiciarono a scavare: orbene, non trovarono alcun tesoro, ma la vigna zappata nel modo giusto diede frutti in modo straordinario.

La favola dimostra che il lavoro è per gli uomini il vero tesoro!

Allora, cari ragazzi ed amici del blog, lungi da me qualsiasi intento moralista, soprattutto a quest’ora. Ma qual è il vero messaggio della favola?

E’ semplice: non possiamo e non dobbiamo dare tutto per scontato, come se ogni cosa ci fosse dovuta per chissà quale ragione!

I figli del contadino, ascoltando le parole del padre morente, pensavano che avrebbero trovato un tesoro nascosto presso la vigna. Così non fu. Ma il lavoro svolto attorno alla vigna rese quest’ultima molto ricca di frutti e questa fu la vera fonte di ricchezza per i figli del contadino.

Essi, dunque, compresero che il vero tesoro era solo quello che scaturiva dalle loro fatiche e dal loro lavoro.

Analogamente, nulla può esserci sic et simpliciter regalato.

Le ricchezze, soprattutto quelle morali e professionali (o, nel caso di molti di voi, scolastiche) possiamo guadagnarcele solo con il nostro costante e proficuo impegno.

Il lavoro e l’impegno sono, dunque, i nostri ed i vostri veri tesori.

Se ci impegneremo vedremo sempre riconosciuto, ed adeguatamente premiato, il nostro lavoro.

E’ importante che si comprenda che nulla può mai essere considerato dovuto, senza che si faccia alcunché per meritarselo. Ciò vale per la scuola, ma vale, più in generale, per la vita, di cui la scuola è, con i suoi pregi ed i suoi difetti, certamente lo specchio fedele!



Sapiens fingit fortunam sibi.

Quisque faber fortunae suae!

I Franchi da Clodoveo a Carlo Magno

https://wp.me/p1gUHx-W

Forza e fragilità

“Non è la forza che cambia il disegno divino, ma è la fragilità dell’uomo” (Ezio Mauro).


“Però, ci vuole l’una, cioè la forza, ma si deve accettare anche l’altra, cioè la fragilità, perché ci vuole forza per accettare la debolezza” (Mons. Georg Gänswein)

‘La scelta”, programma andato in onda su RaiTre.

Abbiamo trovato …. Un incontro indimenticabile

“Vieni e vedi”

Il vangelo questa mattina, 5 gennaio 2023, ci presenta la chiamata di san Bartolomeo, che la tradizione ha identificato con il Natanaele riportato dall’evangelista Giovanni. I sinottici parlano di Bartolomeo, Giovanni parla di Natanaele. La tradizione vede in questi due personaggi un’unica persona, cioè l’apostolo Bartolomeo.

La chiamata di Natanaele non è diretta, ma indiretta, proprio come la vocazione di Giovanni, Andrea e Simone nel Vangelo di ieri. Quella di Natanaele avviene tramite la mediazione di Filippo, che, a sua volta aveva già conosciuto Gesù. Filippo, rivolgendosi a Bartolomeo, con entusiasmo, gli dice: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nazareth”. Filippo, in pratica, riferisce di aver trovato il Messia, da lungo tempo atteso dalla Scritture.

Di primo acchito, Natanaele reagisce con diffidenza, sostenendo la posizione tradizionale ricavata dai Testi Sacri e, cioè, che il Messia doveva venire da Betlemme e non da Nazareth, pertanto replica: “da Nazaret può venire qualcosa di buono?”.

Se, da una parte, è convinto delle profezie di Israele, tuttavia l’entusiasmo di Filippo spinge Natanaele ad andare incontro a Gesù, per verificare di persona. Natanaele è un cercatore della verità e, incuriosito, accoglie l’invito rivoltogli da Filippo a verificare di persona con la semplice frase “Vieni e vedi!”. Filippo, dunque, non impone, ma propone a Natanaele l’incontro con Gesù.

Gesù, vedendolo arrivare, subito lo elogia ed esclama: “ecco un Israelita in cui non c’è falsità”. Con queste parole Gesù riconosce in lui un Israelita aperto alla novità, non chiuso grettamente nelle convinzioni tradizionali, quindi un vero cercatore della verità. Egli ricercava la verità nelle Scritture, ma la ritrova in Gesù, che è la via, la verità e la vita. L’elogio di Gesù spinge Natanaele a replicare: “Come mi conosci?”. Gesù gli risponde: “Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico”.

Da queste affermazioni possiamo comprendere che, forse, Natanaele era uno scriba, un conoscitore della Legge e che probabilmente era sotto un fico immerso nella contemplazione delle Scritture. Il fico era considerato, infatti, in Israele un simbolo importante, era paragonato alla Scrittura, la cui meditazione produce dolci frutti spirituali.

Natanaele si sente compreso, intuisce che in Gesù c’è una forza spirituale e si apre alla fede: “Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!”. Quel giorno rimase memorabile sicuramente nel cuore e nella vita del santo e fu l’inizio del cammino alla sequela di Cristo fino a donare la propria vita per Lui con il martirio finale.

Rinnoviamo anche noi, sull’esempio di Bartolomeo, la nostra fede in Gesù Cristo con le sue stesse parole “Tu sei il Figlio di Dio, tu il re d’Israele”. Chiediamo anche noi la grazia di lasciarci sempre conquistare da Gesù e di testimoniare il suo Vangelo ai nostri fratelli con gioia ed entusiasmo, invitandoli alla conoscenza personale del Signore!

“Venite e vedrete”

4 gennaio 2023

Il vangelo di oggi, 4 gennaio 2023, ci ha presentato il racconto della vocazione dei primi discepoli: Giovanni, Andrea e Pietro.

Ciò che colpisce è il modo in cui i primi discepoli hanno incontrato il Signore: l’incontro non è causale, ma nemmeno voluto e organizzato. Non si sono messi loro alla ricerca di Gesù, lo hanno incontrato attraverso la MEDIAZIONE di qualcuno che li ha orientati verso Cristo e ha favorito questo incontro. Giovanni e Andrea incontrano Gesù attraverso il Battista, mentre Pietro lo incontra tramite suo fratello Andrea. Tutti comunque sono giunti a Cristo, hanno incontrato Cristo attraverso la testimonianza di qualcuno.

Il contesto storico-geografico in cui si è realizzato l’incontro dei primi discepoli con Cristo è presso il fiume Giordano, dove il giorno prima Gesù aveva ricevuto il battesimo dal Battista. Il giorno seguente al battesimo, Gesù ritorna sul luogo e a vederlo il Battista fu preso da un sussulto di gioia ed esclamò: “Ecco l’agnello di Dio”!
Con queste parole il Battista confessa apertamente e limpidamente la sua fede in Gesù che definisce “l’agnello di Dio”, riconoscendolo come il Messia, venuto nel mondo per essere immolato per la salvezza e la redenzione dell’umanità.
Le parole del Battista sulla identità e sulla missione di Gesù, così chiare, dirette e convincenti, colpiscono il cuore dei suoi discepoli Giovanni e Andrea, a tal punto che questi si misero alla sequela di Cristo. Il testo, infatti, dice: “i due, sentendolo parlare così, seguirono Gesù”.

Gesù si accorge di essere seguito da due giovani, si volta indietro e dice loro: “Chi cercate, cosa volete?”. Rispondono: “Maestro, dove abiti? Abbiamo sentito parlare di te, Giovanni ci ha detto che tu sei il Messia. Vogliamo conoscerti”. Alla loro richiesta Gesù risponde: “Venite e vedrete”. Il modo in cui Gesù risponde è singolare: egli sembra quasi non curarsi di ciò che i due giovani. Infatti, non risponde “sì, avete ragione, sono io il Messia”. Non dà loro leggi da osservare o un programma di vita da rispettare, come avrebbe fatto un maestro con i suoi discepoli. Offre, invece, loro la sua amicizia, cioè li invita a fare esperienza di lui. Li lascia di fare esperienza in prima persona della novità che è in lui. È come se dicesse loro: “Venite, restate con me e capirete chi sono e che cosa sono venuto a fare”. Dalla risposta di Gesù ai primi discepoli traspare l’identità vera della vita cristiana. Non è l’imposizione di un’ideologia, cioè di un’obbedienza cieca ad alcune idee, ma è una proposta di vita nuova, capace di cambiare il cuore dell’uomo. Una proposta che l’uomo è libero di accogliere oppure no.
Il ricordo di questo primo incontro con Gesù fu così importante per l’evangelista Giovanni che rimase vivo nella sua mente, al punto che l’autore, a distanza di anni, mette in evidenza un dettaglio importante, cioè l’ora tale incontro (“erano circa le quattro del pomeriggio”). Le cose belle non si possono dimenticare.

Senza il Battista, Giovanni e Andrea non avrebbero mai incontrato Gesù. Hanno avuto bisogno di un intermediario. Questo vale per tutti i discepoli, anche per noi: se non c’è qualcuno che ci indica Gesù, difficilmente riusciremmo a trovarlo. Abbiamo bisogno di gente innamorata di Gesù, che crede veramente in lui e che ci aiuti a trovarlo. Certo la fede è un dono di Dio, qualcosa che Dio concede all’uomo. È Dio che suscita la fede, ma è anche vero che la fede dipende dalla testimonianza dei cristiani. In altre parole, con il nostro modo di vivere, possiamo o avvicinare o allontanare le persone dal Signore. Il rapporto degli altri con Gesù dipende quindi anche da noi, dalla nostra fede, dalla nostra testimonianza. Testimoniare la fede è dunque un dovere a cui non possiamo rinunciare. È un dovere di giustizia nei nostri confronti, altrimenti si rischia di cadere nell’ipocrisia, di essere incoerenti con noi stessi. Non è però solo un dovere, ma è anche una grande responsabilità: la nostra testimonianza di fede può essere determinante e decisiva anche per altri.
Siamo tutti canali di grazia. L’amore di Dio, infatti, raggiunge gli altri attraverso di noi. Chiediamo al Signore, inoltre, la gioia di poter fissare, anche noi come il Battista, lo sguardo su Gesù!


Immagine tratta dal sito: https://gifratoscana.it/archivio/parola-viva/venite-e-vedete/

Buon anno nuovo, ricco di pace e di serenità per tutti