Breve, ma bella e illuminante, è la pagina del Vangelo di oggi, sabato 12 agosto. Gesù, dopo aver lasciato la Galilea (Mt 19,1), si reca in Giudea per diffondere anche lì la sua predicazione e il suo annuncio di salvezza.
La fama che precede il Signore, ovunque egli vada, è tale che vengono portati al suo cospetto tutti i “diseredati”, affinché egli imponga su di loro le mani, li benedica e li conforti con il suo messaggio di speranza e di pace. E tra questi diseredati non possono certamente mancare i bambini.
Nel Vangelo di oggi i bambini rappresentano:
1. un’altra categoria di persone deboli da proteggere e sostenere
2. un piccolo grande modello di comportamento che tutti dovrebbero seguire per poter entrare nel Regno dei cieli.
È sorprendente la considerazione che il Maestro ha per i bambini: i discepoli li rimproverano e cercano di allontanarli da Gesù, ma egli, con tono fermo, esclama: «lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il Regno dei cieli».
Ancora una volta, dunque, Gesù ribalta e sovverte pregiudizi e abitudini duri a morire e rivolge il suo sguardo a coloro che vengono generalmente tenuti ai margini della società e non godono di alcuna considerazione e, in particolare, a quei “piccoli” ai quali, come leggiamo nel Canto al Vangelo di oggi, “Dio Padre, Signore del cielo e della terra, ha voluto rivelare i misteri del Regno”.
Gesù è molto vicino ai bambini perché sa che essi hanno un grande bisogno di protezione e di aiuto, così come hanno bisogno di autorevoli figure di riferimento che possano allevarli e educarli nel migliore dei modi. A tutto ciò il Maestro per eccellenza non può certamente rimanere insensibile!
Quanto attuale e prezioso è per tutti noi educatori questo atteggiamento di Gesù! Verrebbe da pensare a tutte quelle volte in cui, nelle varie parti del mondo, le legislazioni, le istituzioni e le varie strutture preposte alla cura e alla formazione dei più giovani sono state davvero manchevoli nei loro confronti!
C’è, poi, un secondo aspetto che rende Gesù particolarmente vicino ai bambini: la loro capacità di stupirsi e di meravigliarsi di fronte ad ogni nuova esperienza. Sono delle qualità preziose che li rendono sempre disponibili ad ascoltare, a credere e ad affidarsi agli altri, con una lealtà e con uno spirito di obbedienza certamente più saldi di quanto, nella prima lettura di oggi, tratta dal Libro di Giosuè, abbia dimostrato il popolo di Israele. Per questo, Gesù vede in loro delle persone semplici, umili e pure, per nulla inclini alla superbia, alla prepotenza e alla volontà di prevaricazione che caratterizzano, in qualche caso, noi adulti.
Tutti noi dobbiamo cercare di diventare come i bambini del Vangelo di oggi, liberandoci da logiche egoistiche e di tornaconto personale, e tornando a vedere la realtà con gli occhi puri e semplici dei fanciulli.
Dobbiamo “farci piccoli”, umili e puri come loro, convertendoci sempre di più al Signore e impegnandoci a “formare in noi un cuore nuovo e uno spirito nuovo”.
È una conversione radicale, dunque, quella che Dio ci chiede, è una conversione che rischia di spiazzarci, perché ci destabilizza rispetto a vecchie e desuete certezze.
Ci riusciremo solo affidandoci a Gesù!
Possiamo chiedere anche noi al più paziente e al più saggio Maestro dei “piccoli” di illuminarci, di aiutarci ad entrare nel suo Regno, guidando i nostri passi malfermi lungo il sentiero, per noi forse ancora inesplorato, della purezza, della semplicità e dell’umiltà.
Facciamoci anche noi umili e piccoli come questi bambini, affinché anche a noi possa un giorno appartenere il regno dei cieli!

