Il sogno di Nabucodonosor spiegazione in Daniele 2, 35-41

In Daniele 2, 31-45, il re babilonese Nabucodonosor, nel secondo anno del suo regno (603 a.C.), vide in sogno una statua enorme. “Aveva la testa d’oro puro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce di bronzo e i piedi in parte di ferro e in parte d’argilla”.

A questo punto del sogno, si staccò da un monte una pietra, senza che vi fosse alcun intervento umano. Questa pietra colpì i piedi della statua frantumandoli. Come per un effetto domino, andarono in frantumi tutte le altre parti e gli altri metalli della statua: Il ferro, l’argilla, il bronzo, l’argento e l’oro che componevano gli altri pezzi della statua divennero come “pula che il vento disperde”.

Invece, la pietra che si era staccata dalla montagna e che aveva mandato in frantumi la statua divenne, a sua volta, una montagna talmente grande che “riempì tutta la terra”.
A questo punto, Daniele (ricordiamo che il suo testo racconta vicende risalenti al VI secolo a.C., al tempo dell’ esilio degli Ebrei in Babilonia) offre a Nabucodonosor la sua spiegazione del sogno, parlando di quattro regni destinati ad essere, via via, distrutti e abbattuti. Questi quattro regni possono essere i quattro imperi più grandi della storia antica:
1. l’impero babilonese (la testa), di cui Nabucodonosor era il sovrano
2. l’impero dei Persiani (braccia e busto), fondato da Ciro il Grande, della dinastia degli Achemenidi, sulle ceneri del regno dei Medi.
Ciro fu anche il e che liberò gli Ebrei dalla prigionia babilonese, consentendo loro di fare ritorno in patria
3. l‘impero di Alessandro Magno (cosce e gambe), poi destinato a dividersi dopo la morte del sovrano
4. l’Impero Romano (i piedi)
La pietra, che, staccatasi dal monte NON PER INTERVENTO UMANO, “stritolerà il ferro, il bronzo, l’argilla, l’argento e l’oro“, può rappresentare l’intervento divino che, nella spiegazione di Daniele, farà sorgere un nuovo regno, con l’avvento del Messia, che annienterà questi quattro regni (l’impero babilonese, l’impero persiano, quello macedone e quello romano).

Volendo fare un discorso più ampio, il profeta Daniele esorta Nabucodonosor, ma anche tutti noi, a pensare che la sovranità di Dio si estende sull’intero universo (a questo corrisponde la pietra che diventa una montagna così grande da riempire tutta la terra), in tutte le epoche, anche quelle future. Tutti i regni terreni, fondati sul comando e sulle azioni violente di un sovrano, sono effimeri e sono destinati a finire. Solo il Regno di Dio è destinato a durare in eterno.
Nei versetti immediatamente successivi (Dn 2 46-48), possiamo leggere la reazione del re babilonese alle parole del profeta : 46 “Allora il re Nabucodonosor piegò la faccia a terra, si prostrò davanti a Daniele e ordinò che gli si offrissero sacrifici e incensi. 47 Quindi rivolto a Daniele gli disse: «Certo, il vostro Dio è il Dio degli dèi, il Signore dei re e il rivelatore dei misteri, poiché tu hai potuto svelare questo mistero». 48 Il re esaltò Daniele e gli fece molti preziosi regali, lo costituì governatore di tutta la provincia di Babilonia e capo di tutti i saggi di Babilonia”.
Questa spiegazione del profeta Daniele contiene anche la profezia e la prefigurazione di Cristo Re dell’universo, di cui oggi, nella XXXIV domenica del Tempo Ordinario, abbiamo celebrato la solennità. Cristo è un re che non “comanda“, ma che “regge e sorregge” l’universo, attraverso la legge dell’amore e della carità.

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