Informazione e internet: alcuni aspetti da conoscere

Alcuni termini specifici da conoscere
BOT = software realizzato per eseguire le operazioni online in modo automatico e ripetitivo. Sono profili che mettono like, che creano in poco tempo tanti messaggi in poco tempo per favorirne la diffusione.
Troll = persona reale che interviene nelle discussioni per provocare o deviare la conversazione. I troll pubblicano messaggi o commenti offensivi.
Meme = contenuto ironico e satirico che si diffonde attraverso anche un processo di auto replica.

2016 = anno cruciale per la disinformazione. Comincia l’era delle post-verità. “Il termine post-verità, traduzione dell’inglese post-truth, indica quella condizione secondo cui, in una discussione relativa a un fatto o una notizia, la verità viene considerata una questione di secondaria importanza.” (da Wikipedia).

Disinformazione

Bufala notizia non verificata e non verificabile: inglese Hoax.
In ambito gastronomico: alcuni commercianti disonesti spacciavano la carne di bufala per carne di vitella.
Fake news = informazione in parte o del tutto non corrispondente al vero che viene divulgata, intenzionalmente o non intenzionalmente, su internet e attraverso i media e, in generale, le tecnologie digitali. Una fake news presenta un’apparente plausibilità, amplificata anche dai pregiudizi o dalle aspettative dell’opinione pubblica e resa credibile dalla mancanza della verifica delle fonti.
A partire dal gennaio 2017, fake news ha preso un significato traslato: il presidente Donald Trump si rifiutò di rispondere alla domanda di un giornalista (Jim Acosta) della CNN e lo definì una “fake news” vivente.
Dal 2017, dunque, secondo il report di Information Disorder, elaborato da Claire Wardle e Hossein Derakhshan nell’ottobre 2017, l’espressione fake news, dopo la battuta di Trump, cominciò ad essere impiegato dai politici non più in riferimento ad una singola notizia, ma nei confronti di un’intera testata giornalistica a loro sgradita.

Anche in virtù di questi slittamenti di significato, è preferibile sostituire, in maniera più completa, l’espressione fake news con i termini disinformazione, malinformazione e misinformazione.
Questo anche perché, se le fake news sono notizie completamente false, molte notizie possono anche avere un fondamento di verità, ma, se usate in modo decontestualizzato, possono essere dannose. Molte di quelle che definiamo “fake news” possono essere contenuti veri, decontestualizzati e diffusi sui social da profili veri usati per danneggiare un avversario politico. Oppure, può esserci un mix di fatti reali e fatti non verificati. Anche un meme che viene diffuso in modo virale può essere una fake news. Così come può essere dannosa la diffusione di un video riprodotto a velocità rallentata allo 0,75% per far sembrare ubriaca una persona che parla.
Per questo, l’espressione “fake news” è un termine troppo generico e semplicistico per indicare un fenomeno molto complesso.

  1. verità/falsità
  2. intenzionalità/non intenzionalità di provocare danno

La misinformazione è un’informazione fuorviante imprecisa o completamente falsa, diffusa senza l’esplicita intenzione di ingannare. Essa è percepita dai destinatari come una notizia seria e concreta perché fa leva sulle loro opinioni. Ad esempio, una notizia sulla terra piatta, che per noi è completamente falsa, per i terrapiattisti può essere veicolata come una notizia vera e concreta perché avvalora le loro opinioni.

La malinformazione, invece, è una informazione veritiera, ma è utilizzata, anche in modo decontestualizzato, per recare danno ad un esponente politico, ad un’organizzazione o a un intero Paese. Un esempio è quello di Sanna Marin, giovane primo ministro donna finlandese, che fu al centro di polemiche dopo la pubblicazione di un video in cui ballava in modo allegro e scatenato, ubriaca, in una festa privata. Anche la diffusione della corrispondenza privata di Hillary Clinton, che contribuì a farle perdere le elezioni presidenziali, è un esempio di mala informazione.

La disinformazione ha caratteristiche di falsità e di ingannevolezza e nocività. Può avere l’obiettivo di guadagnare soldi, creare pressione politica o solo per causare danni, problemi e confusione.
È molto pericolosa perché influisce sull’opinione pubblica e sulle decisioni e le azioni dei cittadini. Ne è un esempio il Pizzagate del 2016. Secondo questa grave disinformazione, esponenti del partito democratico americano, tra cui Bill e Hillary Clinton sarebbero stati coinvolti in un giro di pedofilia che sarebbe stato attivo nella pizzeria Comet Ping Pong. Questa disinformazione era stata diffusa da esponenti della destra, repubblicani, dello stesso partito di Trump, durante le elezioni presidenziali del 2016 per danneggiare la Clinton che era la candidata dei democratici.
Il 4 dicembre 2016 un ventottenne entrò armato nella pizzeria, terrorizzò i clienti e minacciò di sparare. La disavventura si concluse positivamente con l’arresto del giovane.
Questo è un esempio di come la disinformazione abbia conseguenze molto negative nel mondo virtuale, ma anche nella vita reale.
Quando la disinformazione viene diffusa sui social, può trasformarsi anche in misinformazione. Ciò accade, ad esempio, quando un contenuto disinformativo viene condiviso sui social da una persona che non è consapevole della falsità, dell’ingannevolezza e della nocività di quella notizia.
Ecco perché i disordini informativi non si possono ridurre alle sole categorie di vero/falso, ma devono sempre prendere in considerazione le intenzioni di chi li diffonde.

Information Disorder: agente – messaggio – referente
Ci sono tre diverse fasi di una possibile disinformazione:

  1. creazione, quando si crea un messaggio.
  2. riproduzione, quando il messaggio viene riprodotto, assumendo la veste di un prodotto mediale
  3. distribuzione, quando il prodotto è distribuito o condiviso sui social Nell’era dei social chi condivide è anche riproduttore di un messaggio.

Agente: chi è? Ufficiale / non ufficiale? Quanto è organizzato l’agente? Lavora in organizzazioni o singolarmente? Quali sono le motivazioni dell’agente: finanziario? Politico? (screditare un personaggio), sociale? Psicologico? Quale pubblico vuole raggiungere? È un bot? È un cyborg? L’agente vuole ingannare e nuocere a persone e organizzazioni o no?

Sette modi di fare disinformazione:

  1. contenuto ingannevole (uso ingannevole di una notizia per danneggiare)
  2. falsa connessione (titoli, immagini di copertina e citazioni non corrispondono al vero)
  3. satira o parodia (non implica, a priori, l’intenzione di danneggiare, ma la possibilità di ingannare, anche se inconsapevole, c’è)
  4. contenuto fabbricato (contenuto falso al 100%, intenzionalmente creato con l’obiettivo di creare un danno)
  5. contenuto manipolato (manipolazione di un’informazione o di un’immagine)
  6. contenuto diffuso da impostori (quando chi diffonde un messaggio si presenta come altra persona, si finge una persona diversa)
  7. Falso contesto (quando un’informazione vera viene condivisa insieme a informazioni decontestualizzate)
    I primi tre sono di danno basso. Gli altri quattro, invece, sono di danno alto.

Possibile classifica dei motivi per i quali si fa disinformazione, malinformazione o misinformazione:
a. motivi economici: è il caso dei siti clickbaiting, acchiappaclic. Sono anche siti sharebait
b. propaganda. Rientra in questa categoria anche la “post-verità”: notizia falsa o costruita ad arte e spacciata per attendibile allo scopo di influenzare l’opinione pubblica
c. “passion”, o interesse di parte. Si verifica ciò quando alcune questioni scottanti, come immigrazione, estremismo islamico, temi LGBT sono affrontati con un linguaggio troppo acceso, lasciandosi guidare dalla passione o dall’orientamento politico, piuttosto che dalla precisione e dall’attendibilità.
d. Politics (influenza politica)

Perché ri-condividiamo, anche inconsapevolmente, disinformazione, misinformazione e malinformazione?

  1. Teoria del deficit informativo: lo facciamo, anche inconsapevolmente, perché non siamo sufficientemente informati. Un esempio può essere questo: una persona è morta per il vaccino. Se ciascuno di noi condivide acriticamente questa informazione sui social, si finisce con il diventare diffidenti nei confronti del vaccino e non ci si fa più vaccinare. Se, però, ci informiamo meglio, magari possiamo scoprire che quella persona morta dopo il vaccino aveva in realtà delle patologie gravi e, quindi, possiamo scoprire che non il vaccino, ma magari un tumore o altro, può essere stata la causa di quel decesso.
  2. Teoria del “doppio processo” di Twersky e Kahneman. Secondo questa teoria, abbiamo due modi di pensare:
    a. sistema 1: processo automatico e sintetico che implica pochi sforzi
    b. sistema 2: processo analitico che richiede maggiori sforzi
    Siamo spesso “avari-cognitivi”, per cui usiamo il sistema 1, più superficiale. Questo, però, comporta la disinformazione perché, più è facile elaborare qualcosa, meno spazio diamo alla verifica dell’attendibilità di un contenuto. A causa della nostra avarizia cognitiva, preferiamo utilizzare metodi semplici e immediati, ma superficiali, piuttosto che metodi che richiedono ragionamento e riflessione. Questo significa che non pensiamo abbastanza quando dobbiamo risolvere qualcosa. Sono i nostri bias cognitivi (distorsioni). Se qualcosa ci sembra facile, allora appare come vero, secondo il principio dell’Easy = True. Ecco perché, la semplice ripetizione virale di una notizia, anche se falsa, la rende più facile da fruire e da elaborare, più familiare e più credibile.

Lascia un commento