Informazione e internet: la quarta rivoluzione informativa, l’Intelligenza Artificiale

Intelligenza Artificiale (dal 2016 a oggi e …. continua)
In questa fase chiunque può generare e manipolare informazione. Questa è l’epoca dei media sintetici, cioè, immagini, dei video o audio generati artificialmente da un computer tramite l’I.A.; essi appaiono estremamente realistici e difficilmente possono essere distinti dai media originali. Si tratta di una tecnologia che utilizza l’intelligenza artificiale per creare contenuti sintetici dall’aspetto autentico. La categoria dei media sintetici include anche contenuti deepfake, cioè, video (e non solo) falsi generati dall’intelligenza artificiale, che stanno diventando sempre più diffusi e convincenti; “arte” generata dall’IA, contenuti virtuali in ambienti di realtà virtuale (VR) e realtà aumentata (AR) e altri nuovi tipi di contenuti.
Quella del deepfake, parola coniata nel 2017, è una tecnica utilizzata per combinare e sovrapporre immagini e video esistenti con video o immagini originali, tramite una tecnica di apprendimento automatico, conosciuta come rete antagonista generativa. Il deepfake può anche essere usato per creare notizie false, bufale e truffe, per compiere atti di ciberbullismo o altri crimini informatici di varia natura oppure per satira.
In sintesi, possiamo dire che i dati sintetici non vengono creati dall’uomo sulla base di quanto c’è nel mondo reale, ma sono realizzati da algoritmi di calcolo e simulazioni basate su tecnologie di intelligenza artificiale generativa.
Attraverso i media sintetici, la disinformazione diventa virale e, dall’altro lato, si ha un vero e proprio “proliferare epidemico” delle informazioni, al punto che si può parlare di infodemia, o di pandemia di informazioni. Diventa assai difficile, se non impossibile il controllo delle fonti.
Tra il 2015 e il 2016 i gestori dei grandi social cominciano a impiegare gli algoritmi di raccomandazione, utilizzati per prevedere le scelte degli utenti, soprattutto su siti commerciali come Amazon, e offrire consigli mirati sula base dei gusti e degli acquisti effettuati precedentemente. Questa tecnologia, osservando e registrando le scelte fatte dal singolo utente, propone dei contenuti e dei suggerimenti che gli potrebbero piacere per spingerlo ad un determinato acquisto.
“Per prima cosa, gli algoritmi raccolgono i dati rilevanti, usando una serie di metodi impliciti ed espliciti. I primi consistono, per esempio, nel monitoraggio delle ricerche dell’utente e del suo comportamento online e nell’analisi degli interessi da questo espressi sui social. Un esempio di metodo esplicito è invece una richiesta di valutazione dei contenuti proposti. Più dati vengono raccolti, migliori sono le raccomandazioni da parte dell’AI”
Gli algoritmi, operando tutti i settori della comunicazione digitale, fanno in modo che sia sempre più difficile distinguere tra notizie vere e notizie false e spesso portano ad amplificare notizie, facendole passare come veritiere, notizie che sono del tutto infondate. Più correttamente gli algoritmi di raccomandazione intercettano le nostre preferenze, più velocemente ci imbriglia in una trappola di informazione da cui non sempre possiamo uscire. Nascono delle vere e proprie rete di disinformazione e di manipolazione delle notizie.

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