Informazione e internet: la seconda rivoluzione – Citizen Journalism

Citizen Journalism: la seconda rivoluzione nel mondo dell’informazione. Il cittadino comune si trasforma in “giornalista sul campo”. L’informazione assume un carattere marcatamente sociale, è ancora in real time, ma la documentazione e la diffusione avviene anche attraverso i telefoni cellulari. È un’informazione interattiva, con una dimensione sociale e, purtroppo, comincia a spianare la strada anche alla disinformazione. Ciò comincia ad avvenire con l’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre del 2001, quando l’evento veniva raccontato in real time, da fonti di tutto il mondo, non più attraverso la televisione, ma attraverso internet e si svilupparono nuove modalità di racconto. Molte informazioni scaturirono dai messaggi che coloro che viaggiavano sugli aerei depistati inviarono ai familiari prima di morire. In Italia la notizia fu data non dai telegiornali, ma dal sito internet di Repubblica.it.

Si sviluppa, a partire dal 2005, un vero e proprio giornalismo dal basso, realizzato dai cittadini. Il Citizen Journalism, nel 2008, si organizzò, attraverso i social per spingere in avanti la campagna elettorale di Barack Obama. Questo fu un primo esempio di come i cittadini possano prendere parte attiva agli eventi politici nazionali e / o internazionali, muovendosi dal basso, magari standosene anche comodamente seduti sul divano di casa propria o organizzando, attraverso la rete, eventi mediatici come meet o flash mob con lo scopo di mobilitare e sensibilizzare l’opinione pubblica. Sembra rinascere, dopo tanti secoli e qualche millennio, una nuova agorà “ateniese” fondata sulla partecipazione democratica e diretta di tanti cittadini, locale, regionale, globale e glocale. Alcuni spot adottati poi dai protagonisti di campagne elettorali non furono creati dal loro staff, ma da singoli attivisti sula rete e vennero poi mutuati dai politici. I cittadini, dunque, si attivano attraverso i social per “imporre” un nuovo modello politico, più aperto, più innovativo e, ovviamente, digitale. Si afferma un nuovo ruolo del cittadino: non più pubblico da influenzare e da informare, ma egli stesso parte attiva, fonte di informazione, oggi diremmo “influencer”, in grado di prendere parte attiva agli eventi mondiali. Io ricordo qualche esperienza personale piuttosto forte, in particolare una che risale alla fine degli anni ’90: durante la guerra del Kosovo, una sera, mentre stavo seguendo sui telegiornali le informazioni, attraverso la chat mIRC, parlavo quasi ogni sera con persone che in Kosovo o in Serbia vivevano in tempo reale gli avvenimenti della guerra e una volta, mentre stavo chattando con una persona che parlava e scriveva bene in italiano, questi mi disse che, proprio in quel momento, stavano arrivando dei bombardamenti, spiegandomi quali parti della sua zona stavano colpendo. È da notare che a chat mIRC, tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000 era l’unico modo per chattare e comunicare in tempo reale con persone o gruppo di persone in tutto il mondo.

Nel luglio del 2010 Julian Assange pubblicò sulla piattaforma WikiLeaks l’Afghanistan War Diary, una raccolta di 90.000 documenti del governo americano, top secret, relativi all’impegno militare dei soldati americani in Afghanistan e che riportavano notizia anche di abusi compiuti dai Marines. A questo evento fece seguito, sempre nell’ottobre 2010 e sempre su WikiLeaks, la pubblicazione di ben 400.000 documenti scottanti di abusi americani in Iraq.
Il 18 novembre di quello stesso anno, il Tribunale Internazionale di Stoccolma emise un mandato di arresto internazionale nei confronti di Assange, con l’accusa di stupro, “suffragata” dalle testimonianze di due donne. Nel 2016 WikiLeaks pubblicò mail private e top secret atte a screditare Hillary Clinton, facendole perdere le elezioni a vantaggio di Donald Trump.

Questi esempi fanno emergere due aspetti del Citizen Journalism:
a. la democratizzazione dell’informazione, anche attraverso la messa a disposizione dell’opinione pubblica di documenti secretati
b. il danno che può implicare un’informazione senza filtri e, talvolta, non verificata.
Il 20 giugno del 2009, durante una rivolta contro il leader iraniano Ahmadinejad, viene uccisa Neda Agha Soltan nel corso della repressione della ribellione. Le immagini della sua morte vengono riprese con un cellulare e diffuse sul web da un medico presente a quegli avvenimenti. Il video diventa virale e, così, Neda diventa il simbolo della rivolta iraniana contro il regime. Si inizia a vedere il potere dei social che diventano non più amplificatori di notizie, ma come veri e propri media produttori di notizie, vere e proprie agenzie di informazione. In quello stesso giorno, però, inizia un incubo per un’altra donna, legata, come docente, alla stessa università dove Neda Soltan era iscritta come studentessa. Questa donna è Neda Soltani, colpevole, per così dire, di avere lo stesso nome della ragazza uccisa e un cognome molto simile. Da quel momento, dunque, l’immagine della professoressa compare in tutti i tg del mondo come vittima delle violenze del regime iraniano
Questo omicidio di Stato ha suscitato numerose e notevoli reazioni internazionali a causa di un video amatoriale che ha testimoniato gli ultimi istanti della sua vita. Il filmato che ha ripreso la sua morte è stato diffuso via Internet e il suo nome è velocemente diventato un grido di protesta scandito dagli oppositori che accusavano il presidente Ahmadinejad di brogli elettorali, ai danni dell’avversario e leader dell’opposizione Mir-Hosein Musavi. Il video amatoriale, ripreso con uno smartphone da un medico presente sul posto, fu diffuso sui social che, a partire da questo momento, diventano dei veri e propri media. Neda diventa, così, il simbolo della rivolta.
Un esempio di quanto pericolosa possa essere un’informazione senza filtri, cioè non controllata, ci è offerto dalla vicenda di un’altra donna, Neda Soltani, docente che insegnava nella stessa università della ragazza uccisa. I giornalisti di tutto il mondo andarono alla ricerca di qualche immagine e di qualche notizia sulla giovane che era stata assassinata dalle autorità iraniane. Ma, per errore, diffusero sui social la fotografia di un’altra donna, anche lei di nome Neda, che, in tal modo, fu scambiata dall’opinione pubblica mondiale per la ragazza che era stata uccisa e compare in tutte le immagini dei telegiornali del mondo. Neda Softani fu costretta dal regime iraniano a smentire la propria morte. Ma questa vicenda scombussolò la sua esistenza, fino al punto da costringerla a fuggire dal suo Paese per chiedere asilo politico all’estero. Vive tuttora in Germania.
Questo avvenimento anticipò quelle che sarebbero poi state le caratteristiche distintive della terza rivoluzione dell’informazione: quella dei social media.

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