
Mission (im)possible: una battaglia da vincere non con la forza e con le armi, ma con la perseveranza e la coerenza del Vangelo
Nella prima lettura di oggi, 27/11/2024, tratta dall’Apocalisse di san Giovanni Apostolo, sono evocati i castighi di Dio per coloro che saranno trovati nel peccato, ma, di contro, anche la gioia di coloro che avranno mantenuto fino alla fine la fede in Cristo, vincendo la bestia e le sue tentazioni. Costoro si glorieranno nel lodare il Signore.
A costoro il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza. Essi, come afferma Gesù nel vangelo, anche se saranno perseguitati nel suo nome, si salveranno, non perderanno la loro vita, non moriranno in eterno. Potranno essere calunniati, accusati ingiustamente, maltrattati, vilipesi, ma il Signore sarà sempre al loro fianco.
Il vangelo di oggi ci fa capire che essere cristiani non è facile, non lo è mai stato e, forse, non lo sarà mai. Gesù fu perseguitato, i suoi discepoli furono perseguitati. Nella storia tanti fratelli e sorelle in Cristo hanno vissuto privazioni e sofferenze terribili per la loro fede in Cristo.
Ancora oggi, se ci pensiamo, nelle comunità cristiane ci sono i “martiri”, cioè i testimoni coerenti del Vangelo che, proprio per questo, vengono attaccati, derisi, contrastati e, in diversi Paesi del mondo, imprigionati e uccisi.
D’altronde, anche nei nostri ambienti, chi non ha dovuto, almeno una volta, difendersi da un’accusa ritenuta ingiusta, da un attacco inatteso? Spesso, quando più ci impegniamo in qualche cosa, quanto più ci mettiamo anima e corpo, tanto più sembra che ci attiriamo le critiche e diventiamo bersaglio di accuse altrui. Forse perché diamo il buon esempio a chi non vorrebbe impegnarsi in nulla o forse semplicemente perché diamo fastidio per il fatto che ci impegniamo in qualche cosa. Questa e tante altre ragioni potrebbero essere alla base di comportamenti scorretti verso di noi. D’altronde, l’invidia, le gelosie, i rancori lacerano i tessuti sociali, i luoghi di lavoro, le comunità, le famiglie, gli Stati e le Nazioni.
In Europa e in un mondo sempre più secolarizzati i cristiani subiscono sempre di più soprusi e ingiustizie. Questo perché al mondo e alla società sempre più secolarizzati non piace seguire i valori cristiani di amore, carità e di umanità.
Gesù, però, ci invita a perseverare, a pregare per i nostri nemici e per i nostri persecutori. Ma ci dice anche che la sfida del cristiano, oggi e sempre, è quella di rispondere con l’amore all’odio. Carissimi, questo non è buonismo fine a se stesso! Questo è vangelo!
Allora, carissimi fratelli e sorelle in Cristo, anche nelle comunità in cui viviamo e operiamo, non dividiamoci, non contrastiamoci gli uni con gli altri. Sosteniamoci a vicenda! Correggiamoci anche tra di noi, quando è necessario, ma sempre nell’ottica dell’amore fraterno. E, soprattutto, cerchiamo sempre il coraggio di perdonarci a vicenda!
Cristo unisce e Satana, il διάβολος, il calunniatore, divide.
È sulla strada dell’amore e dell’unione che incontreremo Gesù, non su quella dell’odio e della divisione.
Dobbiamo combattere ogni giorno una grande battaglia spirituale: non vinceremo con le armi, né tanto meno con la forza, ma con la perseveranza e la coerenza, con l’amore e la bontà.
Non abbiamo paura, non scoraggiamoci mai! Il Signore sarà sempre al nostro fianco e, ogni volta che ci servirà, il fuoco dello Spirito Santo soffierà sulla nostra anima e ci renderà capaci di superare il male con il bene e a trionfare, ben saldi e ancorati nella nostra fede in Cristo.
Certo, nel mondo attuale, sempre più dilaniato da guerre, sciagure e ingiustizie, ciò appare sempre più irrealizzabile. Ma noi cristiani abbiamo una grande possibilità: quella di rendere possibile una missione impossibile. La nostra capacità di amare e di perdonare può essere come la gomma di una matita che cancella gli errori scritti, da altri o da noi, nelle pagine della nostra vita!
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