Vigili e pronti aspettando il Signore

In questi ultimi giorni che ci avvicinano all’Avvento, la liturgia mette con forza in risalto il tema della vigilanza e dell’attesa della nuova venuta del Signore. Nella prima lettura si sottolinea la vittoria di Cristo sul demonio. Satana viene catturato e inchiodato dall’angelo Michele che discende dal cielo. Satana verrà imprigionato per mille anni, viene rinchiuso nell’abisso e viene posto un sigillo su di lui. Ciò lascia presagire mille anni di relativa pace, in cui le generazioni non saranno tentate dal male. Ma, dopo mille anni satana verrà liberato e questo sarà, forse, un grande “test” per l’umanità, un test attraverso il quale Dio metterà alla prova ogni singolo uomo in merito alla scelta di seguire Cristo o di lasciarsi ammaliare dalle tentazioni di Satana. Ne scaturirà un periodo turbolento e tremendo che terminerà con il Giudizio universale, quando scomparirà il purgatorio e ci saranno solo inferno e paradiso. A quel punto, i corpi risorgeranno e si uniranno alle rispettive anime. I dannati soffriranno tremendamente sia nell’animo che nel corpo. I giusti, invece, saranno presi da una gioia immensa nel contemplare Dio e saranno beati sia nell’anima che nel corpo e vedranno, nella Gerusalemme celeste “un cielo nuovo e una terra nuova”, quando il cielo e la terra di prima scompariranno e non ci sarà più il mare. Costoro risulteranno scritti nel libro della vita e, dunque, non saranno colpiti dalla seconda morte e non saranno gettati nello stagno di fuoco.
Tutto ciò non tarderà a realizzarsi e Gesù, nel vangelo, ci invita con forza a coglierne i segni. Lo fa attraverso la parabola del fico che, quando diventa verde, indica che l’estate è vicina. Il fico rappresenta anche la dolcezza della Parola di Dio che porta frutti veri e duraturi. Ma il fico che rinverdisce, in Gerusalemme, può rappresentare anche il segno del ritorno degli Ebrei a Cristo.
Attraverso questa parabola, Luca ci esorta a comprendere che il Signore sta per venire. Noi non sappiamo se verrà di notte o di giorno, non sappiamo in quale ora o in quale momento arriverà, ma i tempi sono questi, quindi dobbiamo vigilare, mantenere accesa la nostra lampada della fede e non tenere la fiaccola sotto il moggio, testimoniando con entusiasmo e zelo il vangelo di Cristo. E il Signore, inoltre, aggiunge: “non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”.
Siamo anche noi la generazione alla quale Gesù si riferisce, perché a ogni uomo, in ogni epoca, viene rivolta questa parola, sempre viva e attuale. Gesù parla anche a noi oggi e ci chiede di fare la differenza la differenza. Allora, non c’è peggior sordo per chi non vuole sentire e peggior cieco per chi non vuole vedere e cogliere i segni che egli ci offre.

Ma noi, carissimi, dobbiamo avere orecchi per sentire e occhi per vedere e, soprattutto, dobbiamo guardare, in prospettiva, non tanto alla fine, ma al fine della nostra vita.

Restiamo sempre alla presenza di Dio, non allontaniamoci mai da lui e vigiliamo con la preghiera, con laa fede e con le nostre opere buone, per poter andare con gioia incontro al Signore che viene.
Guerre, sofferenze e tribolazioni sono, purtroppo, all’ordine del giorno! Ma non lasciamoci spaventare! Anche se anche se “il cielo e la terra passeranno”, la Parola di Cristo non passerà mai!
Lasciamoci ispirare dallo Spirito Santo, affinché noi possiamo nutrirci sempre di più della Parola per accogliere il Signore nel nostro cuore, nella nostra mente e nelle nostre azioni.

Arrivederci, Napoli… Città dai mille volti e dai mille colori!

Un Medico: Giuseppe Moscati parte 2°

Un Medico: Giuseppe Moscati prima parte