Il Signore si rivela ai piccoli e ai semplici

“Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire, ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra. Percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio” (Isaia 11, 3-5)

O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.

… Egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.

…. In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
e tutte le genti lo dicano beato (dal Salmo 72)

“In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto. 22 Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare»” (Luca 10, 21-24).

Le letture di oggi contengono un’esaltazione dei poveri, dei diseredati, di coloro che vengono accusati ingiustamente. Un vero e proprio rovesciamento di quelli che erano i parametri di giudizio dell’epoca in cui visse Gesù. Chissà quante volte egli aveva sentito frasi del genere: “quello è un romano, quell’altro è un pagano, questa è una prostituta, quello è un ladro…. Che cosa puoi avere a che fare con loro?”.

Eppure, Gesù, seguendo il profeta Isaia, non ha mai giudicato nessuno per sentito dire, secondo le apparenze, ma con giustizia e secondo verità e, soprattutto, esaltando e valorizzando gli aspetti positivi di ogni persona, sui quali faceva leva per condurre ciascuno alla guarigione spirituale e alla redenzione.
Cristo, infatti, è sempre stato, e lo è anche per ciascuno di noi, l’Emmanuele, il Dio con noi, che cammina con noi, che entra nelle nostre case. Egli è in mezzo a noi e diventa il Dio in noi., perché vede il lato migliore di ciascuno di noi e ci spinge a diventare persone diverse, più attente più disponibili, più generose.
Gesù è un Dio che scende in strada e viene in mezzo a noi e, per questo, come dice Papa Francesco, rappresenta la Chiesa in uscita, la Chiesa “ospedale da campo” che guarisce le ferite degli uomini.
Cristo, dunque, entra da noi, lì dove viviamo ed è lì che ci guarisce, è lì che ci salva, è lì che ci trasforma rendendoci uomini e donne migliori. Egli è un Dio che si muove e che non ha paura di sporcarsi le mani. È un Dio che si fa prossimo, si fa samaritano ed è disposto ad accogliere tutti.
Non è come il dio motore immobile di Aristotele, che non partecipa della sua creazione e se ne sta in disparte, sordo al pianto degli uomini. Non è un dio patrigno, ma è un padre, anzi il Padre nostro che è nei cieli.
Dio, inoltre, partecipa della sua creazione, a tal punto che si fa lui stesso creatura, si incarna nel grembo della Vergine Maria e decide di entrare nella storia dell’umanità attraverso una famiglia. Cristo vuole vivere sulla sua pelle ogni sospiro, ogni lamento, ma anche ogni gioia, della nostra anima. Condivide con noi il dolore e la sofferenza, la malattia e gli affanni, facendo leva sulla nostra fede per aiutarci.

Questo Dio meraviglioso ha voluto sperimentare e condividere con noi anche la morte, anzi la peggiore delle morti, sulla croce. Quella croce che presso i pagani era un simbolo di infamia, per noi cristiani è realtà di salvezza. Grazie alla sua morte, il Signore ci ha offerto anche la speranza della resurrezione.

Carissimi, l’incontro con Gesù ci trasforma radicalmente, come sa bene anche san Paolo che, da accanito persecutore dei cristiani, dopo aver incontrato Cristo sulla via di Damasco, diventa il più appassionato degli Apostoli. Cristo era certamente già vicino a lui quando Saulo lo rifiutava e lo perseguitava!
Allo stesso modo, Dio è sempre vicino a noi, nonostante, talvolta, il nostro rifiuto e la nostra ostinazione nel voler prendere a tutti i costi le distanze da lui, nonostante la nostra indisponibilità ad incontrarlo.

Ciò accade quando l’uomo si ostina nel suo peccato e impedisce a Dio di guarirlo.
Vedete, ogni volta che pecchiamo, ci allontaniamo da Cristo, gli voltiamo le spalle ed è come se gli dicessimo “non mi interessa la tua guarigione, mi tengo la mia malattia”. Però, lui è sempre accanto a noi ed è pronto a perdonarci e ad accoglierci tra le sua braccia.
Amici, lasciamoci trasformare anche noi, come Paolo, dall’incontro con il Signore. Non ci viene richiesto nessuno sforzo sovrumano. È sufficiente che chiediamo a Dio di entrare nelle nostre case, di venire nei nostri cuori e di guarirci da ogni male, fisico e spirituale.
Rivolgiamo fiduciosi a lui il nostro sguardo, con semplicità e con umiltà, perché Dio si rivela, si rivolge ai semplici e li predilige per la loro mitezza e la loro umiltà (“Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli”).
Signore, aiutaci sempre ad essere umili, piccoli e semplici come piace a te.
Lasciamoci guidare anche dall’esempio e dall’intercessione dei grandi santi e, in particolare, di San Francesco Saverio, di cui oggi la Chiesa celebra la memoria liturgica e di cui è possibile vedere, qui di seguito una breve presentazione.

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