Erano un popolo indoeuropeo, proveniente dall’Altopiano iranico. È una regione montuosa dell’Asia, compresa tra la Mesopotamia a ovest, l’Hindu Kush e la pianura indo-gangetica a est, all’interno dei confini di Iran, Azerbaigian, Afghanistan e Pakistan ). La storia del grande impero persiano, come organismo unitario, centrale e autonomo, ha una durata relativamente breve: circa 200 anni, dalla metà del VI secolo alla metà del IV secolo, quando Alessandro Magno ne conquisterà il territorio. Con la fine dell’impero persiano, assisteremo anche al tramonto delle antiche civiltà medio-orientali, apertosi intorno al IV Millennio a.C. con la civiltà dei Sumeri. Le popolazioni dell’Altopiano iranico, già a partire dal IX secolo, erano venute in contatto con i popoli mesopotamici e, in particolare, con gli Assiri. Intorno alla metà del VII secolo, inoltre, erano cadute sotto la dominazione dei Medi. I Medi (dal greco Μῆδοι) furono un antico popolo iranico che, nella prima metà del I millennio a.C., occupò la parte centrale e settentrionale dell’altopiano iranico, a sud e sud-ovest del Mar Caspio, fino all’ascesa dei Persiani di Ciro. Il loro territorio è detto tradizionalmente Media.
Non ci sono pervenuti testi in lingua meda, per cui tutto ciò che sappiamo di questo popolo si deve a fonti assire, neobabilonesi e greche (in particolare Erodoto, mēdikos logos).
Secondo le Storie di Erodoto, i Medi erano anticamente chiamati “Arii” (Ἄριοι) da tutti i popoli. L’ultimo re dei Medi, Astiage, cadde, nel 550 a.C., sotto i colpi di Ciro il Grande che unificò la popolazione dei Medi e quella dei Persiani, fondando la nuova dinastia Achemenide , dal nome di Achemene, un antenato comune di tutte le tribù dei Persiani. In quell’anno, dunque, Ciro conquistò il Regno di Media, ma, anziché annientare o umiliare gli avversari, attraverso la fondazione della nuova dinastia regnante, ebbe la lungimirante idea di fondersi con il popolo conquistato, offrendoci un primo esempio della politica persiana di tolleranza, se non di vero e proprio sincretismo, con i popoli sottomessi. Salito al potere, realizzò una serie di conquiste che gli consentirono di ampliare notevolmente il suo territorio:
Lidia, con la sconfitta di Creso e la conquista di Sardi – area mediterranea (546)
Babilonia, Mesopotamia, regione dell’Indo, della Fenicia e di Canaan (Cappadocia, Armenia, Partia, Battriana) Notevole, inoltre, fu l’azione conquistatrice del figlio e successore, Cambise. Questi, negli anni ’20 del VI secolo, conquistò l’Egitto, entrando da trionfatore, nel 525, a Menfi, la capitale egiziana. Cambise, tuttavia, morì nel 522 nel corso di una congiura. Prima di partire per la spedizione in Egitto, aveva fatto uccidere il fratello Smerdi. Alla morte del re, la casta sacerdotale dei Magi diede vita, con l’appoggio dei militari, ad una rivolta. Dario riuscì prontamente a domarla e a riorganizzare il regno persiano, eliminando ogni influenza dei vecchi centri del potere e attuando una profonda riforma religiosa, con l’introduzione dello zoroastrismo. Con Dario, il regno dei Persiani giunse alla sua massima espansione.
Con i Persiani si realizzò in buona parte quel sogno di unificazione di tutti i popoli che era già stato degli Assiri e che si riproporrà, successivamente, con Alessandro Magno e, successivamente, con i Romani. Ciò per i Persiani fu possibile anche perché i sovrani trattarono i popoli vinti con lungimiranza e saggezza, senza snaturarne la civiltà e gli aspetti culturali. Questa strategia si rivelerà vincente anche per il mantenimento della coesione interna del territorio e del regno. Il re Dario attuò anche una riorganizzazione dell’amministrazione dell’impero.
Il territorio del regno era suddiviso in 20 governatorati, o satrapie. Ciascun governatorato era guidato da un satrapo (=protettore o difensore del re) e si avvaleva della collaborazione di un altro funzionario regio che assumeva la funzione di capo militare. I satrapi erano nominati dal sovrano ed erano membri dell’aristocrazia persiana. Il controllo regio dell’operato dei satrapi era assicurato anche da alcuni ispettori, definiti “gli occhi e le orecchie del re”. Il centro dell’amministrazione era la corte imperiale, composta da numerosi funzionari, tra cui funzionari e consiglieri. Il re poteva contare su un palazzo regale in ciascuna delle principali città del regno (l’edificio più importante sorgeva a Persepoli). Fondamentali erano la “guardia imperiale”, composta da 10.000 cavalieri (definiti “immortali” perché, quando ciascuno di loro moriva veniva subito sostituito da un altro cavaliere, lasciando, in tal modo immutato il numero) e, più in generale, l’esercito, alla cui formazione i Persiani riservavano grande attenzione. I soldati erano dotati di un armamento pesante e, nella mano destra, impugnavano una grande spada, mentre, nella sinistra, tenevano una scure. È probabile che i Persiani furono i primi ad usare la corazza di ferro per proteggere il corpo dei militari. Un’altra caratteristica del regno persiano furono i collegamenti stradali, indispensabili per garantire le comunicazioni e il passaggio da una città all’altra. I Persiani riuscirono a realizzare, anche con le infrastrutture economiche e viarie, il primo “impero universale” della storia. Dario e, dopo di lui, il figlio Serse coltivarono anche il sogno di raccogliere sotto le stesse strutture politiche e legislative non solo l’Asia, ma anche l’Europa, con la conquista del mondo greco.
Il percorso di studi di Storia, Geografia ed Educazione Civica può essere definito “integrato”. È l’universo della Storia e della Geografia, ovvero la Geostoria, che si integra e si ricollega all’educazione civica.
Procediamo con ordine, iniziando a vedere che cos’è la Storia e quali sono i suoi obiettivi e, in maniera analoga, che cos’è la Geografia e quali obiettivi si prefigge.
La parola storia deriva dal greco ἱστορία, cioè ricerca, indagine. La storia studia e ricostruisce il passato dell’uomo e si propone di raccontarlo a tutti coloro che vivono e che vivranno nelle epoche successive. La storia può, dunque, essere considerata come un perenne libro del mondo, un libro della vita del passato cha aiuta a comprendere la vita presente e a gettare le basi per quella futura. In quanto libro del mondo, il racconto storico si sofferma anche sulle problematiche sociali, economiche, politiche e culturali che sono alla base degli avvenimenti ricostruiti e, pertanto, c’è un forte legame con la Geografia, ma anche con l’Educazione Civica, in quanto la storia può essere considerata maestra di vita e, dunque, può offrirci insegnamenti che possono costituire per tutti noi fattori di crescita e occasione di confronto critico.
Questa disciplina si propone tre obiettivi fondamentali:
individuare avvenimenti realmente accaduti da indagare e ricostruire (che cosa è realmente accaduto, ad esempio, tra il 2020 e il 2022?)
collocare questi avvenimenti nel tempo e nello spazio (in quale epoca, in quale momento, in quali luoghi è nata e si è sviluppata l’emergenza pandemica del Covid?)
interpretare cause ed effetti (conseguenza) degli avvenimenti presi in considerazione (quali possono essere state le cause dell’insorgere e del diffondersi della pandemia e quali conseguenze, a breve, medio e lungi termine, ha prodotto?) Nell’ottica, infine, del collegamento con l’Ed. Civica, che cosa ci ha insegnato questo avvenimento? Quali comportamenti “corretti” dobbiamo imparare ad avere? Ci sono aspetti di questo avvenimento che possono alla crescita delle nostre conoscenze e al progresso dell’umanità?
Come possiamo vedere, Storia, Geografia (Geostoria) ed Educazione Civica sono sempre strettamente collegate. In particolare, la Geostoria ci aiuta ad inquadrare e ad ambientare ogni avvenimento storico in un determinato ambiente, in un luogo, in una regione, in un territorio ben preciso. Spesso la conformazione geografica di un territorio può influenzare il corso degli avvenimenti. Un esempio possiamo trovarlo nella vicenda storia delle poleis greche: esse non vollero mai unificarsi in un unico Stato nazionale, forse anche perché la natura montuosa dello spazio e l’assenza di agevoli vie di comunicazione non fecero nascere la necessità di un’unione politica.
La parola Geografia deriva dal greco γῆ + γράφω: descrizione della terra, studio del rapporto che si stabilisce tra l’uomo, il territorio e l’ambiente. Anche la Geografia, come la Storia, si propone tre obiettivi:
scoprire dove sono situati e come sono distribuiti, in su territorio, elementi naturali e antropici (umani)
analizzare le relazioni che intercorrono tra di loro
capire come e per quali motivi un ambiente e un territorio si è modificato nel corso dei secoli. Nell’ambito dello studio della geografia, possiamo parlare di analisi geografica che si suddivide in a. analisi tematica b. analisi regionale L’analisi tematica analizza un aspetto in particolare, ad esempio l’andamento della popolazione in un Paese nel corso dei decenni, oppure il cambiamento climatico, la produzione economica ecc. L’analisi regionale, invece, è la geografia fisica e politica e si avvale, a sua volta, di altre discipline che vengono in aiuto al geografo: la geologia, la climatologia, la cartografia, la demografia, l’antropologia, la sociologia, l’ecologia, la meteorologia, la statistica, ecc.
Alcune parole importanti della Geostoria:
tempo
narrazione diacronica
narrazione sincronica
spazio geografico
ambiente
territorio
paesaggio
Gli obiettivi dell’Ed. Civica:
Costituzione
diritto
legalità
cittadinanza consapevole
tutela dell’ambiente
cittadinanza digitale
riflessioni sul DigComp 2.2, il quadro delle competenze digitali per i cittadini