Le chiacchiere stanno a zero! Costruiamo la nostra vita come una casa sulla roccia!!

Le chiacchiere stanno a zero e non portano in Paradiso!

Non ci riferiamo alle maldicenze e alle calunnie. Certo queste cose non possono portare a Cristo. Oggi, però, parliamo delle chiacchiere a cui non sempre seguono i fatti.
“Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.” È inutile fingere di essere osservanti, essere buoni, se, poi, nella realtà, non lo siamo.
Essere “santi”, essere buoni, parte da dentro, da quel cuore che è la sede dell’anima nella quale brilla la luce che ci ha dato Cristo. Una luce che ci illumina dall’interno e alla quale nulla è possibile nascondere.
Sì, carissimi! Quella luce è la Verità, è Cristo che abita in noi!
Non a caso, S. Agostino, nel “De vera religione”, diceva: «Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas» (“Non uscire fuori da te, ritorna in te stesso, la Verità risiede nell’intimo, nel cuore, dell’uomo”).

Non discostiamoci mai da questa certezza! Se lo faremo, quando ci verrà chiesto conto del nostro operato, non servirà a nulla invocare a parole il Signore. Conteranno, invece, solo i fatti e le azioni concrete di carità che avremo realmente compiuto.
In quel giorno, quando ci troveremo al cospetto di Dio, “non ci basterà dire Signore, Signore”. Non ci basterà rivendicare di avere profetato nel suo nome.
Il passo odierno del vangelo è chiaro a questo proposito: “Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità”.

Quella del Vangelo non può essere una parola che ascoltiamo solamente. Essa deve portare, in noi e intorno a noi, un vero e proprio cambiamento di vita. Deve consolidarsi e deve diventare, dentro di noi, forte e stabile come una casa costruita sulla roccia.

Non basta dichiararsi cristiani a parole, bisogna esserlo realmente e questo implica un cambiamento, una conversione dentro di noi. Se ascolteremo la Parola di Cristo e la metteremo in pratica, saremo simili all’uomo saggio del vangelo di oggi “che ha costruito la sua casa sulla roccia”, edificandola su Dio, unica e vera roccia di salvezza, e non su se stesso.
Cerchiamo di edificare anche noi la casa della nostra esistenza sulla roccia. La nostra roccia è il Vangelo, la nostra roccia è Gesù. Tutte le nostre scelte, le nostre decisioni, devono maturare alla luce della sua parola. Se impareremo a costruire su queste basi, allora la nostra abitazione potrà superare tutte le avversità e non crollerà mai.
Che cosa vuol dire questo?
Che la nostra vita non può essere senza Dio e non possiamo spegnere la luce della nostra fede per brancolare nel buio, altrimenti rischiamo di scivolare nelle sabbie mobili della menzogna e del peccato.
La fede per un cristiano deve essere la compagna di ogni giorno e di ogni azione. Noi dobbiamo essere così saldi nella nostra fede da testimoniarla agli altri, nella concretezza delle nostre azioni.
Invece, “chiunque ascolta” la Parola di Cristo e non la mette in pratica, “sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia”. Questa casa è destinata a crollare immediatamente, di fronte ai primi dannosi agenti atmosferici.
Così è per la nostra vita: se è senza Dio, è come una casa che, alla prima occasione, crolla perché è costruita sulla sabbia del nostro egoismo, delle nostre fragilità e delle nostre miserie.
Solo la testimonianza concreta e fattiva del Vangelo potrà dare alla casa della nostra vita fondamenta solide e stabili.
Spesso, obbedire alla Parola non è facile, ma è sempre la cosa più giusta da fare.

Amici, costruiamo sulla solida roccia del Vangelo, e non sulla sabbia, il nostro edificio con i mattoni di Dio, che sono fatti d’amore.

Costruiamo sulla roccia e resisteremo nella tempesta!

Il Messia

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