Nella pagina odierna del vangelo Gesù ci invita ad essere “sale della terra” e “luce del mondo”. Molto belle ed efficaci sono queste due immagini tratte dalla vita quotidiana: il sale e la luce. Il sale rende gustosi i cibi e li fa assaporare ma anche conservare; la luce illumina e riscalda il mondo.
E il vangelo, però, ci invita a fare attenzione: può esserci un sale che perde il sapore e che, pertanto, non insaporendo più nessun cibo, non serve a nulla e viene gettato via e calpestato per strada; allo stesso modo può esserci una lampada che viene nascosta sotto il moggio, quella luce non illumina la stanza e viene rapidamente soffocata.
Noi, in quanto “sale della terra”, siamo chiamati a “dare sapore e gusto alla nostra vita, ma anche, e soprattutto, a quella degli altri. Tutto ciò che il Signore ci dona dobbiamo, a nostra volta, donarlo agli altri. Come il sale che assapora le pietanze si scioglie nei cibi e poi “scompare” e non si vede più, così deve essere la nostra presenza nel mondo!
In che modo possiamo realizzare ciò? Facendoci eco e testimoni della vera Sapienza, non certamente quella umana che, purtroppo nel mondo ingiusto e terribilmente conflittuale di oggi, è sempre meno “sapiente” (quanto è attuale è la sottolineatura di San Paolo nella prima lettera ai Corinzi!), bensì quella fondata sulla “potenza di Dio” e sulla Parola del Signore che possiamo e dobbiamo gustare noi stessi e che anche gli altri possono e devono assaporare anche attraverso di noi.
Come sappiamo, il sale ha anche la virtù di conservare e di preservare i cibi dalla corruzione: allo stesso modo, la predicazione e la testimonianza concreta del Vangelo preserva tutti noi dalla corruzione dell’anima e dal peccato che rischia di allontanarci e di distoglierci sempre di più da Dio. Possiamo salvarci dalla corruzione dell’anima realizzando quanto ci viene indicato oggi nella prima lettura, tratta dal Libro del profeta Isaia: la condivisione con l’altro, l’entrare in simbiosi e in empatia con chi soffre, “dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i parenti”, per evitare che il nostro sguardo si estenda troppo oltre, rischiando di farci perdere di vista colui che Dio ha posto molto più vicino a noi.
Se saremo in grado di fare tutte, o almeno alcune di queste azioni, veramente potremo dire che la nostra luce “sorgerà come l’aurora e la gloria del Signore ci seguirà”.
Perché ciò avvenga è necessario allontanare da noi e dal nostro prossimo l’oppressione, l’abitudine di puntare il dito contro gli altri, dedicandoci piuttosto ad aprire il nostro cuore a chi ha bisogno di noi.
“Sale della terra”, ma non solo: dobbiamo anche essere “luce del mondo”, quella luce che Cristo ci ha dato principalmente con il Battesimo (“ricevete la luce di Cristo” …). Una luce che non deve essere lasciata sotto il moggio, ma che deve essere posta sul candelabro e deve illuminare tutta la stanza. Una luce che ha il coraggio di uscire allo scoperto, proprio attraverso la testimonianza concreta del vangelo.
Essere sale della terra e luce del mondo significa anche difendere la vita umana, quella vita messa sempre di più in pericolo dall’insipienza umana e che, invece, deve avere sempre piena dignità dal concepimento fino alla morte naturale, quella vita che Dio ha dato e che solo lui può togliere.
Essere sale della terra e luce del mondo significa, infine, anche difendere e salvaguardare il valore della famiglia che è conformata al modello della Santa famiglia di Nazaret e che è la prima chiesa domestica nella quale possono nascere le vocazioni e i santi.
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“O Dio, che fai risplendere la tua gloria nelle opere di giustizia e carità, dona alla tua Chiesa di essere luce del mondo e sale della terra, per testimoniare con la vita la potenza di Cristo crocifisso e risorto” (Dalla Preghiera Colletta di oggi).terra, per testimoniare con la vita la potenza di Cristo crocifisso e risorto” (Dalla Preghiera Colletta di oggi).
