Archivio dell'autore: CARLO MANZIONE cogitoergosum1969
Rifiuti tossici: l’accusa di Giorgio Napolitano
Il presidente della Repubblica: "La camorra è dietro ai traffici illeciti"
"Ai cittadini della Campania chiedo comprensione e disponibilità"
Napolitano: "Rifiuti tossici
arrivati in gran parte dal nord"
NAPOLI – Le responsabilità della camorra ma anche quelle delle regioni settentrionali. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano torna a parlare dell’emergenza rifiuti da Napoli. E lo fa per fare chiarezza su un tema spesso oggetto di strumentalizzazioni. A partire dalle responsabilità. "La criminalità organizzata è responsabile di molti traffici compreso quello dei rifiuti tossici – afferma il capo dello Stato – e questi rifiuti insalubri in gran parte sono arrivati dal nord, ne sia consapevole l’opinione pubblica delle regioni del nord". Un chiaro invito a non considerare l’emergenza rifiuti come un problema limitato alle regioni del sud. Tutti, insomma, facciano la propria parte. Nessuno si senta escluso.
Anche perché di tempo non ce n’è. "Non si può tergiversare, non si può eludere la necessità di sbocchi immediati per l’emergenza rifiuti" insiste Napolitano. Ci sono stati "errori e ritardi", ammette il capo dello Stato ma "ormai non si può più attendere alcunché".
Non a caso il presidente si rivolge anche ai cittadini della Campania. Quelli che devono convivere con la spazzatura per strada, quelli che si sono schierati contro le discariche, quelli che temono rischi per la salute. A tutti loro Napolitano chiede "comprensione e disponibilità" per affrontare l’emergenza "con gli opportuni chiarimenti ma senza smarrire mai il senso dell’urgenza e della legalità, nel modo più assoluto". Un monito a rigettare ogni forma di violenza. Facendo osservare come l’attuale situazione non minacci solo la salute di un quartiere ma di "milioni di cittadini".
Per risolvere il problema, insiste il capo dello Stato, bisogna "estirpare la criminalità ed eliminare la piaga dei traffici camorristici riprendendo la strada per creare le condizioni per un ordinato ciclo di smaltimento con soluzioni urgenti e non più rinviabili".
Poi tocca alla magistratura. Per questo il capo dello Stato assicura che "la magistratura sta facendo e farà la sua parte dando il suo contributo alla definizione e alla realizzazione di misure urgenti" non solo per superare l’emergenza rifiuti ma anche per sconfiggere la camorra. Un impegno che vedrà Napolitano spendersi personalmente presso il governo e il Csm "per dotare i magistrati dei mezzi necessari".
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sorprese
Fabio Cannavaro non parteciperà agli Europei!
Inferno, canto II
| Lo giorno se n’andava, e l’aere bruno toglieva li animai che sono in terra da le fatiche loro; e io sol uno | 3 | |
| m’apparecchiava a sostener la guerra sì del cammino e sì de la pietate, che ritrarrà la mente che non erra. | 6 | |
| O muse, o alto ingegno, or m’aiutate; o mente che scrivesti ciò ch’io vidi, qui si parrà la tua nobilitate. | 9 | |
| Io cominciai: "Poeta che mi guidi, guarda la mia virtù s’ell’è possente, prima ch’a l’alto passo tu mi fidi. | 12 | |
| Tu dici che di Silvïo il parente, corruttibile ancora, ad immortale secolo andò, e fu sensibilmente. | 15 | |
| Però, se l’avversario d’ogne male cortese i fu, pensando l’alto effetto ch’uscir dovea di lui, e ‘l chi e ‘l quale | 18 | |
| non pare indegno ad omo d’intelletto; ch’e’ fu de l’alma Roma e di suo impero ne l’empireo ciel per padre eletto: | 21 | |
| la quale e ‘l quale, a voler dir lo vero, fu stabilita per lo loco santo u’ siede il successor del maggior Piero. | 24 | |
| Per quest’andata onde li dai tu vanto, intese cose che furon cagione di sua vittoria e del papale ammanto. | 27 | |
| Andovvi poi lo Vas d’elezïone, per recarne conforto a quella fede ch’è principio a la via di salvazione. | 30 | |
| Ma io, perché venirvi? o chi ‘l concede? Io non Enëa, io non Paulo sono; me degno a ciò né io né altri ‘l crede. | 33 | |
| Per che, se del venire io m’abbandono, temo che la venuta non sia folle. Se’ savio; intendi me’ ch’i’ non ragiono". | 36 | |
| E qual è quei che disvuol ciò che volle e per novi pensier cangia proposta, sì che dal cominciar tutto si tolle, | 39 | |
| tal mi fec’ïo ‘n quella oscura costa, perché, pensando, consumai la ‘mpresa che fu nel cominciar cotanto tosta. | 42 | |
| "S’i’ ho ben la parola tua intesa", rispuose del magnanimo quell’ombra, "l’anima tua è da viltade offesa; | 45 | |
| la qual molte fïate l’omo ingombra sì che d’onrata impresa lo rivolve, come falso veder bestia quand’ombra. | 48 | |
| Da questa tema acciò che tu ti solve, dirotti perch’io venni e quel ch’io ‘ntesi nel primo punto che di te mi dolve. | 51 | |
| Io era tra color che son sospesi, e donna mi chiamò beata e bella, tal che di comandare io la richiesi. | 54 | |
| Lucevan li occhi suoi più che la stella; e cominciommi a dir soave e piana, con angelica voce, in sua favella: | 57 | |
| "O anima cortese mantoana, di cui la fama ancor nel mondo dura, e durerà quanto ‘l mondo lontana, | 60 | |
| l’amico mio, e non de la ventura, ne la diserta piaggia è impedito sì nel cammin, che vòlt’è per paura; | 63 | |
| e temo che non sia già sì smarrito, ch’io mi sia tardi al soccorso levata, per quel ch’i’ ho di lui nel cielo udito. | 66 | |
| Or movi, e con la tua parola ornata e con ciò c’ ha mestieri al suo campare, l’aiuta sì ch’i’ ne sia consolata. | 69 | |
| I’ son Beatrice che ti faccio andare; vegno del loco ove tornar disio; amor mi mosse, che mi fa parlare. | 72 | |
| Quando sarò dinanzi al segnor mio, di te mi loderò sovente a lui". Tacette allora, e poi comincia’ io: | 75 | |
| "O donna di virtù sola per cui l’umana spezie eccede ogne contento di quel ciel c’ ha minor li cerchi sui, | 78 | |
| tanto m’aggrada il tuo comandamento, che l’ubidir, se già fosse, m’è tardi; più non t’è uo’ ch’aprirmi il tuo talento. | 81 | |
| Ma dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso in questo centro de l’ampio loco ove tornar tu ardi". | 84 | |
| "Da che tu vuo’ saver cotanto a dentro, dirotti brievemente", mi rispuose, "perch’i’ non temo di venir qua entro. | 87 | |
| Temer si dee di sole quelle cose c’ hanno potenza di fare altrui male; de l’altre no, ché non son paurose. | 90 | |
| I’ son fatta da Dio, sua mercé, tale, che la vostra miseria non mi tange, né fiamma d’esto ‘ncendio non m’assale. | 93 | |
| Donna è gentil nel ciel che si compiange di questo ‘mpedimento ov’io ti mando, sì che duro giudicio là sù frange. | 96 | |
| Questa chiese Lucia in suo dimando e disse: – Or ha bisogno il tuo fedele di te, e io a te lo raccomando -. | 99 | |
| Lucia, nimica di ciascun crudele, si mosse, e venne al loco dov’i’ era, che mi sedea con l’antica Rachele. | 102 | |
| Disse: – Beatrice, loda di Dio vera, ché non soccorri quei che t’amò tanto, ch’uscì per te de la volgare schiera? | 105 | |
| Non odi tu la pieta del suo pianto, non vedi tu la morte che ‘l combatte su la fiumana ove ‘l mar non ha vanto? -. | 108 | |
| Al mondo non fur mai persone ratte a far lor pro o a fuggir lor danno, com’io, dopo cotai parole fatte, | 111 | |
| venni qua giù del mio beato scanno, fidandomi del tuo parlare onesto, ch’onora te e quei ch’udito l’ hanno". | 114 | |
| Poscia che m’ebbe ragionato questo, li occhi lucenti lagrimando volse, per che mi fece del venir più presto. | 117 | |
| E venni a te così com’ella volse: d’inanzi a quella fiera ti levai che del bel monte il corto andar ti tolse. | 120 | |
| Dunque: che è perché, perché restai, perché tanta viltà nel core allette, perché ardire e franchezza non hai, | 123 | |
| poscia che tai tre donne benedette curan di te ne la corte del cielo, e ‘l mio parlar tanto ben ti promette?". | 126 | |
| Quali fioretti dal notturno gelo chinati e chiusi, poi che ‘l sol li ‘mbianca, si drizzan tutti aperti in loro stelo, | 129 | |
| tal mi fec’io di mia virtude stanca, e tanto buono ardire al cor mi corse, ch’i’ cominciai come persona franca: | 132 | |
| "Oh pietosa colei che mi soccorse! e te cortese ch’ubidisti tosto a le vere parole che ti porse! | 135 | |
| Tu m’ hai con disiderio il cor disposto sì al venir con le parole tue, ch’i’ son tornato nel primo proposto. | 138 | |
| Or va, ch’un sol volere è d’ambedue: tu duca, tu segnore e tu maestro". Così li dissi; e poi che mosso fue, | 141 | |
| intrai per lo cammino alto e silvestro. |
E il Vaticano attacca
Infrangere una legge amministrativa non deve portare alla detenzione
Clandestini, nuovo stop vaticano "No all’arresto per un’infrazione"
CITTA’ DEL VATICANO – "I cittadini di Paesi terzi, come i cittadini comunitari, non dovrebbero essere privati della libertà personale o soggetti a pena detentiva a causa di un’infrazione amministrativa". E’ quanto sostiene il Segretario del Pontificio consiglio per i migranti, mons. Agostino Marchetto. Così il Vaticano stamattina è tornato a intervenire sul dibattito in corso in Italia sul tema dell’immigrazione clandestina, dopo le parole del cardinal Bagnasco, presidente della Cei, contro la permanenza prolungata nei cpt prevista dal pacchetto sicurezza del governo.
Il prelato, che si trova a Nairobi per il congresso panafricano dei delegati delle Commissioni episcopali per le migrazioni, ha risposto a una domanda relativa alla questione immigrazione ai microfoni della Radio Vaticana. E ha aggiunto: "Mi ritrovo personalmente nell’ opinione espressa dalla minoranza a Bruxelles". E cioè che gli stranieri, come i cittadini dei Paesi Ue, non debbano essere arrestati per aver infranto una legge amministrativa.
Il prelato ha aggiunto: "Ho appena studiato il Progetto di Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di Paesi terzi soggiornanti illegalmente attualmente in fase di elaborazione". Monsignor Marchetto ha poi detto che la Chiesa deve insistere sulla "linea dell’accoglienza".
(2 giugno 2008)
Grazie a tutti voi
il ritorno da Siracusa e dalla bellezza del teatro classico.
Punizione esemplare per gli assassini di Tommaso
avete copiato il tema o la versione? Peggio per voi… potreste essere spacciati
Da un ingegnere giapponese un programma che smaschera tesi e compiti sospetti
Un’insegnante italiana: "Va bene, ma prima educhiamoli a usare la testa"
Niente più temi in salsa Wikipedia
un software debella il copia-incolla
di SARA FICOCELLI
ROMA – "Tanto il prof non se ne accorgerà mai". E’ questa la frase che finora ha salvato le sorti scolastiche degli studenti di tutto il mondo, certi dell’infallibilità del loro copia e incolla, utile per divincolarsi fra tesi, tesine, temi e versioni. Non serve essere "nerd", basta un semplice "ctrl+c" seguito da "ctrl+v" e il gioco è fatto, non c’è argomento di storia, filosofia o letteratura troppo ostico per il web. Ma da oggi furbizia e svogliatezza hanno un nemico dal nome impronunciabile: si chiama Kazunari Sugimitsu ed è un professore giapponese, docente di ingegneria e direttore del centro ricerche sulla proprietà intellettuale presso il Kanazawa Institute of Technology.
Stufo di ricevere compiti fatti a casa in modo perfetto, cui spesso seguivano interrogazioni così così, il geniale professore si è dato da fare e ha progettato un software in grado di riconoscere all’istante se un testo è stato copiato. Impresa non facile, dato che spesso i compiti sono il frutto di un sofisticato lavoro di collage, degno della precisione di un orafo cesellatore. Ma all’avanzatissimo software nulla sfugge: è infatti in grado di suddividere il testo in paragrafi, periodi e parole, realizzando poi una ricerca su internet per scovare eventuali similarità sospette. Un vero e proprio shock per i "copioni" amici della rete, che in lei avevano trovato un comodo salvagente per risparmiare tempo e fatica.
Quando individua un caso sospetto, il software messo a punto dal professor Sugimitsu invia automaticamente al docente una email con la "prova" che inchioda lo studente, con tanto di documento incriminato in allegato. Il programma è in grado di risalire ai siti consultati e rilegge al contrario l’albero genealogico dell’elaborato, fino alle più profonde radici. "Questo software sarà d’aiuto – spiega il professore nipponico – non solo ai docenti, sempre più frustrati da queste scorrettezze telematiche, ma anche agli stessi ragazzi, che saranno costretti a tornare a spremersi le meningi come un tempo". Il programma, che utilizza le tecnologie impiegate dai traduttori automatici, verrà con tutta probabilità messo sul mercato l’anno prossimo. Sugumitsu racconta di aver iniziato lo sviluppo di questo software la scorsa estate, dopo aver "beccato" i suoi alunni con tesine pericolosamente simili, risultate poi scopiazzate dalla stessa fonte.
Questa promettente rivoluzione nasconde però qualche limite. "Potrà essere efficace rispetto ai compiti fatti a casa e alle tesi – spiega Carmela De Florio, docente di Diritto presso l’Istituto Tecnico per Geometri di Pisa – ma i ragazzi continueranno comunque a copiare durante i compiti in classe". La professoressa, che insegna da 20 anni e ogni anno si ritrova a gestire in media sette classi, di "furbetti" in questi anni ne ha incontrati parecchi. "Se copiano me ne accorgo subito – racconta – non c’è bisogno di nessun software. Se il linguaggio è troppo forbito e la forma perfetta non c’è dubbio: quanto meno ha preso spunto da internet".
Lei e i suoi colleghi considerano comunque questa invenzione una svolta importante per la scuola e la formazione dei ragazzi, soprattutto tenendo conto del suo possibile effetto deterrente. "Non sarà facile però – spiega – che tutti gli insegnanti riescano a trovare il tempo di ‘passare al setaccio’ ogni singolo compito. Correggere i lavori dei ragazzi, come immagino accada per le tesi di laurea, è un lavoro complesso, che richiede tempo, attenzione e la capacità di valutare gli elaborati caso per caso". Ma qual è il modo migliore per fa sì che gli studenti non copino affatto? "Dar loro da fare dei compiti che implichino un lavoro di logica ed elaborazione personale – conclude l’insegnante – E’ questo l’unico modo per aggirare internet e l’ignoranza: chiedere ai ragazzi di dimostrare che hanno capito davvero, usando la testa".
(28 maggio 2008)