Olocausto e memoria storica. Uno spunto di riflessione sulla nostra Storia recente per la prossima Giornata della Memoria!

Nel 2007 feci un viaggio in Polonia, dal 4 all’ 11 agosto, ed ebbi modo di ammirare una nazione che mi sembrò assai più bella di quanto potessi immaginare.

In quei giorni vidi i luoghi sacri, i castelli medievali (molto bello quello di Malbork), la più grande miniera di sale europea, a Wieliczka, ma anche i terribili campi di concentramento di Auschwitz. Ciò mi spinse a riflettere, con profonda amarezza, sulle vicissitudini storiche di questo popolo, che ha sofferto, forse più di altri popoli, il peso delle dominazioni straniere e delle tirannie che ne scaturirono. Mi riferisco all’orrore di due dittature: quella nazista, durante la II guerra mondiale, e quella comunista, dal secondo dopoguerra fino al 1989. Due incubi vissuti nel Novecento, il controverso “secolo breve“, per usare le parole dello storico britannico Eric Hobsbawm, autore del celebre saggio “Il secolo breve 1914-1991: l’era dei grandi cataclismi” (titolo originale, in inglese, “The Age of Extremes: The Short Twentieth Century, 1914-1991“).

Non ci sono differenze tra dittature e dittature: possono essere bianche, nere, rosse, di stampo fascista o comunista, di tipo militare o civile, per non parlare dei regimi islamici e teocratici che, in Medio Oriente, continuano a soffocare i diritti e le libertà dei cittadini e ad uccidere, in modo empio, uomini, donne, ragazzi e bambini, sotto lo sguardo impotente ed inerte dell’Occidente. Tutte le dittature sono egualmente fondate sulla negazione dei diritti dell’uomo e, quindi, sull’annullamento dell’essere umano in quanto tale.

In questo post vorrei, però, soffermarmi sul periodo storico della Polonia che coincise con l’invasione tedesca, per fare delle riflessioni anche di carattere generale.

In quel periodo, dal 1939 al 1945, l’ordine mondiale concepito da uno degli uomini più folli di tutti i tempi, cioè Hitler, prevedeva la “Soluzione Finale” del “problema ebraico”, “lo sterminio sistematico degli Ebrei d’Europa” (https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/article/final-solution-overview) e il loro annientamento.

La concezione dei campi di concentramento, soprattutto quello di Birkenau, trovava i suoi tragici fondamenti in ciò che possiamo definire l’industria della morte, realizzata attraverso una lunga serie di umiliazioni psicologiche, di maltrattamenti e di costrizioni fisiche che portavano lentamente, ma, inesorabilmente, all’annientamento fisico del detenuto e, quindi, al suo decesso, spesso durante le selezioni e nelle camere a gas, spesso, però, anche a seguito di punizioni o per altre circostanze.

L’esperienza della visita ad Auschwitz, soprattutto nel luogo delle baracche dove dormivano i detenuti, fu per me emblematica e credo che dovrebbe essere consigliata a tutti coloro che ancora oggi negano quanto è successo lì dentro, come in altri luoghi simili.

Ma perché ricordare sempre queste cose?” Sono in tanti, troppi, purtroppo, nel Terzo Millennio, a porsi ancora queste domande. Io risponderei che è importante in primo luogo perché i popoli non possono e non devono mai perdere la loro memoria storica. Occorre costruire il futuro conoscendo ciò che è accaduto nel passato, anche in ossequio al principio che la Storia è “testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis“, come scriveva Cicerone nel De Oratore, II, 9, 36.

Ma è fondamentale ricordare quanto è avvenuto nel nostro passato recente anche perché in Europa e nel mondo, nel corso degli anni, si sono allargati a macchia d’olio episodi di antisemitismo e di xenofobia, legati al razzismo, all’intolleranza e, direi, alla paura, per il diverso, per “l’altro da sé”.

Queste sono, senza dubbio, delle valide ragioni per ravvivare ogni giorno di più il ricordo di ciò che è accaduto tanti anni fa.

Allo stesso modo, è doveroso fare memoria anche di tante altre campagne di sterminio e stragi che hanno insanguinato il XX secolo. Penso al massacro delle Foibe (1943 – 1945), di cui celebreremo il ricordo il 10 febbraio, al genocidio degli Armeni (1915 – 1916), a quello dei Tutsi (1994), ai massacri nella ex Jugoslavia.

Certamente, infine, il nostro pensiero non può non andare alla “martoriata Ucraina e a tutti i popoli tormentati dalla guerra” (Papa Francesco, 26 dicembre 2022).

Allora, bisogna ricordare, ma, soprattutto, far ricordare.

È proprio attraverso il consolidamento della nostra memoria storica, la quale non può non avere come presupposto una salda e rinnovata coscienza delle nostre radici, che si può piegare il negazionismo e, con esso, ogni pericolo di ritorno a un passato così tragico e orrendo.

Rinnovare ogni anno il ricordo è fondamentale: lo dobbiamo a noi stessi, ai nostri studenti, ai nostri figli, ma anche ai nostri genitori e ai nostri nonni, nonché alle vittime di quelle barbarie e a tutti coloro che hanno combattuto, spesso a prezzo del loro stesso sangue, per donarci un’Europa democratica, pacifica, libera e aperta a tutte le culture e a tutti i popoli!

Castello di Malbork, immagine tratta dal sito https://whc.unesco.org/en/list/847/

Interno del castello di Malbork, immagine tratta dal sito https://congruentcastles.wordpress.com/2020/12/15/interior-of-malbork-castle-poland/

Immagine tratta dal sito https://zamkigotyckie.org.pl/en/member/malbork/2441.htm

Immagine tratta dal sito https://www.incinqueconlavaligia.com/visitare-auschwitz-con-i-bambini-la-nostra-esperienza/

Immagine tratta dal sito https://www.raicultura.it/storia/foto/2020/01/Auschwitz-81d399c8-a848-49ce-8d79-3d0d4193245a.html

Immagine tratta dal sito https://www.raicultura.it/storia/foto/2020/01/Auschwitz-81d399c8-a848-49ce-8d79-3d0d4193245a.html

Gridiamo sempre più forte!

Eventi internazionali quali i ripetuti massacri contro i cristiani in Siria o, più in generale, i massacri determinati dagli attentati terroristici ci fanno capire, ogni giorno di più, che il mondo nel quale viviamo rischia di allontanare da s stesso e di azzerare del tutto il concetto di libertà e di dignità dell’uomo. Le notizie legate alle vittime del terrorismo sembrano passare sotto il silenzio dei più. E, invece, come affermava Kant, “La violazione del diritto avvenuta in un punto della terra”  dovrebbe essere  “avvertita in tutti i punti”.
Eppure, anche quando tutto intorno a noi sembra nero e oscuro, c’è sempre un’ancora di salvezza a cui aggrapparsi e con cui sostenersi! Necessario è, però, che “non cediamo al pessimismo a quell’’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno” e, soprattutto, “Si alzi forte in tutta la terra il grido della pace!” (Papa Francesco).

Vergognatevi! Bullismo – razzismo a Castelfranco Veneto

Inserisco questo post nella categoria dei "diritti umani" perché, è incentrato su un episodio (riportato nel sito http://tribunatreviso.repubblica.it/dettaglio/Figlio-di-napoletani-chiamato-monnezza:-si-ritira-da-scuola/1440634?edizione=EdRegionale) che offende la dignità di chi lo ha subito, di chi lo ha fatto subire, ma soprattutto, va contro i più elementari diritti umani.
 
Si tratta di un bambino napoletano che frequentava una scuola elementare di Castelfranco Veneto. Questo bambino, per le sue origini napoletane, è stato per lungo tempo vittima, stando a quanto si legge nell’articolo del sito, di odiosi episodi di bullismo e di razzismo.
 
Riporto qui sotto (con il colore giallo) il testo dell’articolo:
 
BULLISMO A SCUOLA

Taci "monnezza": bimbo offeso perché di Napoli

Deriso per mesi: "Vivi nella sporcizia". Si ritira

Nuovo odioso caso di bullismo in una scuola della zona di Castelfranco Veneto. Un bambino di otto anni, figlio di una donna napoletana, veniva preso in giro dai compagni che lo chiamavano "monnezza" e lo picchiavano. I genitori hanno dovuto ritirarlo da scuola e trasferirlo in un istituto del Vicentino.

Il caso è stato scoperto dalla mamma leggendo il diario del figlio. "Se mi mandi ancora in quella scuola mi uccido", aveva scritto il piccolo, che fa la terza elementare. Gli insulti e le violenze si sarebbero ripetuti per mesi. Il bambino non mangiava più. I compagni di classe lo prendevano in giro con frasi del tipo: "Taci, tu che vivi nella monnezza", alludendo al fatto che la mamma è originaria di Napoli.

Molto duro il commento del padre del bambino: "Raccontando questa vicenda ho dato voce a tutti gli episodi di intolleranza nei confronti dei diversi".

Il dirigente scolastico avrebbe minimizzato l’accaduto, sostenendo che sono stati messi in atto tutti gli interventi necessari per questo tipo di comportamento, e ha annunciato un’azione preventiva nella scuola contro il bullismo.

 

Che dire? Non bisogna mai smettere di indignarsi e chi opera nella scuola non può abdicare alla sua precipua funzione educativa. Ma ciò è anche colpa di una certa cultura politica che alcuni movimenti del nord hanno quasi sempre favorito o che, comunque, non hanno mai ostacolato!

VERGOGNA!

Si tratta di uno squallido episodio di razzismo, per di più tra ITALIANI

VERGOGNATEVI!!!

 

 

 

 
 

Tibet: siamo tutti tibetani!!

SIAMO TUTTI TIBETANI!!!
 
Diventa sempre più drammatica la situazione in Tibet, dove è in atto una rivolta dei monaci tibetani e della popolazione contro la repressione e le brutalità delle autorità cinesi. La situazione è diventata ancora più preoccupante in seguito allo scadere dell’ultimatum lanciato da Pechino agli insorti della regione. Le ambasciate cinesi nel mondo sono state oggetto di dure contestazioni e proteste per il rispetto dei diritti umani in questa regione. Anche in Italia, partiti e movimenti sindacali hanno organizzato dei sit – in.
 
Ormai, a dispetto di quanto lascia trapelare la rigida censura cinese, le vittime in questa regione sono centinaia. La comunità internazionale ha il compito di fermare questo grave massacro perpetrato dalla dittatura cinese e giustamente il Presidente Napolitano chiede che l’Unione Europea affronti con celerità e fermezza questo grave problema.
 
 
 
Tutti noi che siamo per la difesa dei diritti umani oggi possiamo dire una sola cosa: SIAMO TUTTI  TIBETANI!!!

La giornata della MEMORIA

 
 
 
LA  GIORNATA DELLA MEMORIA
 
27 gennaio 1945: viene liberato il campo di concentramento di Auscwitz, luogo simbolo dello sterminio degli Ebrei e di tanti altri internati.
 
20 luglio 2000, Legge n. 211: viene istituita anche nel nostro Paese la Giornata della Memoria per commemorare le vittime del Nazismo e dell’Olocausto
 
27 gennaio 2008: a sessantatré anni di distanza dalla liberazione del campo polacco, movimenti xenofobi e cultori dello spregevole movimento nazista o, meglio, neonazista continuano nelle varie parti del mondo a far sentire la loro arroganza.
 
Molti dei protagoniosti di quei tragici anni sono ormai morti, altri sono ancora in vita e continuano a raccontare le loro terribili esperienze, ma tocca soprattutto a voi giovani ricordare quanto accaduto e fare in modo che in futuro non si verifichi più.
 
Dunque, anziché perdermi nei mille rivoli di accademici discorsi, vorrei ricordare sul mio blog la Giornata della Memoria con le parole di due  protagonisti del tempo: Martin Niemoeller (pastore luterano tedesco, arrestato nel 1937 dalla GESTAPO, dietro ordine di Hitler, e deportato a Dachau) e Primo Levi (deportato nel campo di Auscwitz)
 
Ecco i versi di Martin Niemoeller (un atto di accusa contro ogni forma di indifferenza e di cecità):
 

Prima vennero per gli ebrei

" Prima vennero per gli ebrei
e io non dissi nulla perché
non ero ebreo.

Poi vennero per i comunisti
e io non dissi nulla perché
non ero comunista.

Poi vennero per i sindacalisti
e io non dissi nulla perché
non ero sindacalista.

Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno
che potesse dire qualcosa."

Martin Niemoeller

 

Primo Levi (da Se questo è un uomo)

 

SE QUESTO E’ UN UOMO

 

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no

Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno:

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.

 

 

Non dimentichiamo mai questi orrori e non consentiamo  più che avvengano altri genocidi come quelli fin qui perpetrati!!

 

cogitoergosum


 

 
   

VICTOR JARA: CANTORE DELLA LIBERTA’ CONTRO LA DITTATURA

VICTOR  JARA morto in difesa della libertà.

Spesso l’arte e la cultura vengono usate come baluardo per la difesa dei diritti umani.

Così è stato nella situazione di VICTOR LIDIO JARA MARTINEZ, vissuto in Cile tra il 28 settembre del 1932 ed il 16 settembre del 1973.

La sua era una famiglia di umili origini, una famiglia contadina, ma Jara divenne ben presto un punto di riferimento nazionale, e non solo, delle battaglie per la difesa dei diritti umani.

Oltre che musicista e cantautore, Jara era anche un regista teatrale. Nel 1970 si impegna attivamente nella campagna elettorale al fianco della formazione politica di sinistra UNIDAD POPULAR, portata da Salvador Allende alla vittoria alle elezioni politiche generali.

Ma Victor Jara pagò con la vita la sua militanza ed il suo impegno civile.

La presenza di un governo democratico e, soprattutto, socialista nel continente americano infastidiva non poco gli Stati Uniti d’America, che non tardarono a favorire un efficiente colpo di Stato fascista e, con esso,  l’ascesa al potere del generale Pinochet, uno dei più spietati dittatori che la storia del Novecento ricordi. E così, una grande superpotenza, che ancora oggi si vanta e si gloria della maestosa bellezza  della sua Statua della Libertà, non esitava a favorire la repressione della libertà e dei diritti civili in altri Paesi che non fossero guidati da governi amici e da governi fantoccio.

Si giunse, in tal modo, al golpe dell’11 settembre (una data che poi, dopo diversi anni gli Usa avrebbero purtroppo ricordato per altri tragici motivi) del 1973.

Appoggiato dalla C.I.A. e da Nixon, acerrimo nemico di Allende, Augusto Pinochet organizzò un colpo di Stato, avvalendosi di aerei da combattimento HAWKER HUNTER.

La repressione, la cattura, le torture e le uccisioni di molti esponenti politici e di semplici cittadini che si opponevano al generale golpista durarono molti anni ed hanno mietuto un numero assai alto di vittime.

Tra queste vittime, dunque, vi fu anche Victor Jara. Egli fu prelevato all’Università di Santiago del Cile, arrestato, assieme a molti docenti e studenti, e condotto nell’ Estadio Chile, trasformato per l’occasione in un vero e proprio campo di concentramento.

Secondo alcune testimonianze, Victor Jara fu torturato a lungo, gli furono fracassate le mani, ree di aver composto canzoni per la libertà, con i calci delle pistole e, infine, fu ucciso colpi di proiettile.

Questo è il racconto della moglie, Sara Jara (in riferimento al momento del riconoscimento del corpo del marito): “Siamo saliti al secondo piano, dove erano gli uffici amministrativi e, in un lungo corridoio, ho trovato il corpo di Victor in una fila di una settantina di cadaveri. Per la maggior parte erano giovani e tutti mostravano segni di violenze e di ferite da proiettile. Quello di Victor era il più contorto. Aveva i pantaloni attorcigliati alle caviglie, la camicia rimboccata (…..), le mani pendevano con una strana angolatura e distorte; la testa era piena di sangue e di ematomi. Aveva (però) un’espressione di enorme sfida e gli occhi aperti”.

Riporto qui una delle sue canzoni, tradotte in italiano

il titolo è “ESTADIO CHILE” e fa riferimento al momento del suo arresto e della sua detenzione nello stadio cileno

Versione italiana di Riccardo Venturi (2002)

ESTADIO DE CHILE

Siamo in cinquemila, qui,
In questa piccola parte della città.
Siamo in cinquemila.
Quanti siamo, in totale,
Nelle città di tutto il paese?
Solo qui
Diecimila mani che seminano
E fanno marciare le fabbriche.
Quanta umanità
In preda alla fame, al freddo, alla paura, al dolore,
Alla pressione morale, al terrore, alla pazzia.

Sei dei nostri si son perdi
Nello spazio stellare.
Uno morto, uno colpito come non avevo mai creduto
Si potesse colpire un essere umano.
Gli altri quattro hanno voluto togliersi
Tutte le paure
Uno saltando nel vuoto,
Un altro sbattendosi la testa contro un muro,
Ma tutti con lo sguardo fisso alla morte.
Che spavento fa il volto del fascismo!
Portano a termine i loro piani con precisione professionale
E non gl’importa di nulla.
Il sangue, per loro, son medaglie.
La strage è un atto di eroismo.
È questo il mondo che hai creato, mio Dio?
Per tutto questo i tuoi sette giorni di riposo e di lavoro?
Tra queste quattro mura c’è solo un numero
Che non aumenta.
Che, lentamente, vorrà ancor più la morte.

Ma all’improvviso mi colpisce la coscienza
E vedo questa marea muta
E vedo il pulsare delle macchine
E i militari che mostrano il loro volto di matrona
Pieno di dolcezza.
E il Messico, Cuba e il mondo?
Che urlino questa ignominia!
Siamo diecimila mani
In meno che producono.
Quanti saremo in tutta la patria?
Il sangue del Compagno Presidente
Colpisce più forte che le bombe e le mitraglia.
Così colpirà di nuovo il nostro pugno.

Canto, che cattivo sapore hai
Quando devo cantar la paura.
Paura come quella che vivo,
Come quella che muoio, paura.
Di vedermi fra tanti e tanti
momenti di infinito
in cui il silenzio e il grido
sono i fini di questo canto.
Ciò che ho sentito e che sento
Farà sbocciare il momento.

Avvenimenti di questo genere devono farci sempre meditare sul fatto che la conquista della libertà e della democrazia non è mai un qualcosa di definitivo e di stabile. Al contario, bisogna stare sempre in guardia e difendere anche con i denti questo baluardo fondamentale della vita umana da tutti i possibili attacchi.

Victor Jara è morto, ucciso dai militari cileni prezzolati da Pinochet, ma il suo impegno e la sua lotta in difesa della libertà vivono ancora attraverso le sue parole e le sue canzoni.

 

MORATORIA INTERNAZIONALE SULLA PENA DI MORTE

 
 
Svolta storica oggi nel Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite.
DISCO VERDE DELL’ONU ALLA MORATORIA SULLA PENA DI MORTE
Consensi più ampi del previsto alla proposta italiana di moratoria sulla pena capitale
 
(foto: Corriere della Sera)
 
 
(foto Ansa)
 
 
 
 
Giornata storica, quella di oggi martedì 18 dicembre 2007. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato a stragrande maggioranza la proposta italiana di moratoria sulla pena di morte. I voti favorevoli sono stati 104, tra cui anche, a sorpresa, quello della Russia. 54 i voti contrari e 29 i Paesi che si sono astenuti.
 
 
(foto Ansa)
 
 
Il risultato di oggi suggella un successo indiscusso della diplomazia italiana, rappresentata dal Ministro degli Esteri Massimo D’Alema, ma, soprattutto, rappresenta una straordinaria vittoria della civiltà sulla barbarie.
Certo, il documento approvato dall’Onu non è vincolante e ancora molta strada dovrà essere percorsa per l’abolizione totale della pena capitale nel mondo, ma è evidente che esso avrà un forte valore morale e politico per tutti i Paesi in cui è ancora in vigore questa barbarie giuridica.
Unanime l’apprezzamento dei due Poli nel nostro Paese. Il "più vivo apprezzamento" è stato espresso anche dal nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
 
 

MYANMAR (BIRMANIA) LIBERO

Insisto su questo tema della Birmania perché lì la situazione è davvero tragica. Noi blogger possiamo, nel nostro piccolo, fare qualcosa di importante per favorire la protesta online contro le uccisioni di migliaia (ormai è così) di monaci, studenti, cittadini e contro la caccia ai reporter stranieri.
 
Possibile che ci sia tanta indifferenza verso temi di questo genere? protestare per una Birmania libera significa battersi in generale per un mondo più libero e giusto. Significa battersi affinché la libertà di opinione sia ovunque rispettata e garantita.
 
In passato è successo anche al nostro Paese. Potrebbe accadere di nuovo se non ci scrolliamo di dosso questa inerzia così avvilente.
 
Allora, accogliete anche voi, copiandone il post sul vostro blog, questo appello per il Myanmar (ex Birmania) libero. Collaboriamo tutti, nel nostro piccolo, ad una battaglia di giustizia e di libertà!!
 
 
 
Sep 28

Nota: questo è un nuovo tipo di protesta on-line che usa i blog per diffondere una petizione a livello globale. Per partecipare, aggiungi il tuo blog seguendo le istruzioni che troverai in questo post.Questa non è una questione di partiti politici, questo è un problema di diritti umani basilari e democrazia.Per piacere aiutate a prevenire una tragedia nella Birmania/Myanmar aggiungendo il vostro blog e chiedendo ad altri di fare lo stesso. Facendo circolare questo meme attraverso la blogosfera probabilmente potremmo portare più sensibilità sul problema ed evitare una seria tragedia. Come cittadini del mondo, questo è qualcosa che i blogger possono fare per aiutare.

Come partecipare.

1. Copiare questo intero post nel tuo blog, compreso questo numero: 1081081081234;

2. Dopo alcuni giorni puoi cercare con Google il numero 1081081081234 per trovare tutti i blog che partecipano a questa protesta e petizione.Nota: Google indicizza i blog a differenti livelli, per cui è possibile che ci voglia più tempo perché il tuo blog appaia tra i risultati. Indipendentemente dalla traduzione il numero rimane identico e perciò valido.

La situazione nella Birmania/Myanmar ci riguarda tutti. Non c’è libertà di stampa nella Birmania/Myanmar e il governo ha incominciato a bloccare Internet e altri mezzi di comunicazione, per cui è difficile ottenere le notizie dall’esterno. Singole persone sul campo stanno mandando i loro comunicati alla BBC e sono sconcertanti. Vi incoraggio a leggere questi resoconti per vedere da voi quello che sta succedendo nella Birmania/Myanmar (in inglese). Qui, invece, le notizie raccolte da Google in italiano sulla Birmania.

La situazione nella Birmania/Myanmar è sempre più pericolosa. Centinaia di migliaia di protestanti pacifici e disarmati, compresi monaci e monache, stanno rischiando le loro vite marciando per la democrazia contro una dittatura impopolare, ma ben armata che non si fermerà pur di continuare il suo dominio repressivo. Mentre i generali al potere e le loro famiglie sono letteralmente grondanti di oro e diamanti, la popolazione della Birmania/Myanmar è impoverita, privata dei diritti umani basilari, tagliata fuori dal resto del mondo e sempre più sotto la minaccia della violenza.

Questa settimana la popolazione della Birmania/Myanmar si è sollevata collettivamente nella più grande dimostrazione pubblica contro la dittatura militare dominante da decenni. È una dimostrazione di coraggio, decoro e democrazia attiva sorprendente. Ma nonostante queste proteste siano pacifiche, i despoti militari stanno incominciando a reprimerle con la violenza. Ci sono già state almeno alcune morti confermate, e centinaia di feriti gravi causati dagli scontri tra soldati e cittadini disarmati.In numero attuale di vittime e feriti è probabilmente di gran lunga peggiore, ma le uniche notizie che abbiamo vengono da singole persone che riescono a far passare i loro resoconti attraverso il cordone imposto dalle autorità. Sfortunatamente sembra che presto potrà esserci un bagno di sangue su larga scala, e le vittime saranno per lo più donne, bambini, gli anziani e i monaci e monache disarmate.

Contrariamente a quello che i governi birmano, cinese e russo hanno affermato, questo non è solo un problema di politica interna, è un problema di importanza globale e colpisce la comunità globale. Come cittadini interessati non possiamo permettere che qualunque governo, in nessun luogo al mondo, usi la sua forza militare per attaccare e uccidere cittadini disarmati che stanno dimostrando pacificamente.In questi tempi moderni, la violenza contro civili disarmati non è accettabile e se è permesso che accada, senza serie conseguenze per i suoi perpetratori, questo crea un precedente perché succeda ancora da qualche altra parte. Se vogliamo un mondo pacifico, spetta ad ognuno di noi opporre resistenza personalmente contro questi problemi fondamentali, dovunque essi si presentino.

Per piacere unitevi a me nel chiedere al governo birmano di negoziare pacificamente con i suoi cittadini, e alla Cina di intervenire per prevenire ulteriore violenza. E per piacere, aiutate a sollevare l’attenzione degli sviluppi della Birmania/Myanmar così che sia possibile evitare un disastro umano su larga scala.