πέμψον…. λαβέ. Pémpson tà opla … Molòn Labè


 
Eroismo spartano!
πέμψον τὰ ὅπλα …  μολὼν  λαβέ.
Pémpson tà opla … Molòn Labè  
Getta le armi!! “Vieni a prenderle!” 

da Wikipedia

 Prima della battaglia delle Termopili il Re persiano Serse si offrì di risparmiare Leonida, re di Sparta, e i suoi uomini a patto che gettassero le armi. Questa fu la sprezzante risposta di Leonida. La battaglia delle Termopili contribuì a rafforzare la fama dell’eroismo spartano!

immagine dal sito: http://loci-amoeni.blogspot.it/2015/12/blog-post_13.html

e ancora:


Ὦ ξεῖν᾿, ἀγγέλλειν Λακεδαιμονίοις ὅτι τῇδε κείμεθα τοῖς κείνων ῥήμασι πειθόμενοι.
Ō xein’, angellein Lakedaimoniois hoti tēde keimetha tois keinōn rhēmasi peithomenoi.
“Straniero, annuncia agli Spartani, che noi giacciamo qui, ubbidienti alle loro parole” – Epigramma di Simonide di Ceo presso le Termopili.

Frase scritta su una lastra commemorativa per gli Spartani, che combatterono fino all’ultimo uomo per bloccare la strada ai Persiani.
Cicerone riscrive in latino questa citazione con toni accorati:
“Dic, hospes, Spartae nos te hic vidisse iacentes, dum sanctis patriae legibus obsequimur.”
Heinrich Böll usò la rielobarazione tedesca della frase ad opera di Friedrich Schiller (“Wanderer, kommst du nach Sparta, verkündige dorten, du habest /Uns hier liegen gesehn, wie das Gesetz es befahl.”) come titolo del suo racconto “Wanderer, kommst du nach Spa…”, su un mutilato nella Seconda Guerra Mondiale.
 
 

Discussione su LA BATTAGLIA DELLE TERMOPILI

 

Citazione

LA BATTAGLIA DELLE TERMOPILI

La storia ci consente di fare un grande salto temporale. E’ la sua grande forza! Può farti rivivere emozioni anche se racconta di fatti accaduti anni e anni fa. E soprattutto anche se non siamo noi i protagonisti, ma delle persone, eroi, al quale noi tutti vorremmo ispirarci. Abbandoniamo per un attimo l’era moderna. Ora tu non stai leggendo il mio blog, ma sei proiettato direttamente nel 480 a.C. Ti raccomando di leggere questo intervento perche non è un banale escursus storico. Ma dato che è un fatto accaduto a uomini come lo siamo io e te, la mia speranza è di fartelo vivere come se tu fossi li.. BUON VIAGGIO.

480 a.C:

In quest’epoca ci sono i Persiani. Essi non vendono i tappeti. Sono un popolo di barbari, ostile, guerriero. Muovono dritti verso la Grecia, comandati da Serse I, il quale ha formato “l’esercito piu grande che il mondo ha visto fino a quel momento”. Le cifre sono da capogiro: circa 3 milioni di unità e 1200 navi. Di contro, la Grecia, che deve contrastare questa avanzata, si trova costretta a formare un esercito che sia in grado di competere con i Persiani. Per rallentare l’avanzata dei barbari, i greci decisero di aspettare l’esercito Persiano nello stretto passo delle Termopili. Ora la decisione di questo punto non è casuale, ma strategica. Infatti questa zona è fiancheggiata a lato da montagne, e dall’altro dal mare. Dunque adatto a difendersi. I Greci sono in netta minoranza rispetto ai Persiani. Essi, che contano su una stretta alleanza tra città-stato (dette polis), sono guidati da Sparta e in particolare dal re di Sparta: LEONIDA.

Tu, che sei proiettato in tale epoca, ti sei nascosto dietro alcuni cespugli. Ma con un gesto eroico decidi di avvicinarti ai Greci, i quali sono fermi sullo stretto delle Termopili, e aspettano l’arrivo dei Persiani. Intorno a te c’è gente che ha paura. Si discute di un eventuale ritirata. La cosa ti sembra logica. Questa missione ha tutta l’aria di essere una missione eroica, che abbia il solo compito di rallentare l’esercito persiano, in attesa che la madrepatria si organizzi meglio. Intanto gli spartani si preparano alla guerra. Li vedete compiere esercizi fisici e ,cosa strana, molti sono impegnati a pettinarsi le chiome.

E’ il momento… Arrivano i Persiani. La terra intorno a voi sembra quasi tremare. Quelli che all’inizio sembrano tuoni, in realtà realizzate presto essere i passi di un esercito enorme. Tu però non sei una persona normale, perche a differenza degli altri,tu sei proiettato in quest’epoca, dunque non vi appartieni e hai il potere di vedere e sentire tutto. Ora infatti sei con la visuale dall’altra parte. Vedi l’esercito Persiano. E vedi Serse, re dei Persiani, su un elefante da guerra. Sei affascinato da questa lunga distesa di uomini che sembra non finire mai, tanto da sporti troppo. Serse ti ha visto. Ma fortuna per te, ti scambia per un esploratore,e ti domanda cosa hai visto dalla parte dei Greci. Tu gli riferisci quanto i tuoi occhi hanno osservato:qualche migliaia di soldati che si preparano,e gli dici anche del fatto a te strano del pettinarsi i capelli!

Serse inizia a ridere! Non crede che tale esercito voglia sul serio affrontare quello Persiano. Manda a chiamare un suo consigliere, il cui nome è Demarato e gli dice (dialoghi ritrattati da me, ma hanno un fondamento storico veritiero):

Serse:<<Cosa combinano questi qua? Vogliono morire?>>

Demarato:<< Ti ho detto già come sono questi greci prima di partire. Ma tu ridesti di me. Questi uomini sono venuti a combattere contro di noi per il passo delle Termopili e si stanno preparando! Infatti la loro regola vuole che qualora i greci siano pronti a mettere a rischio la vita, essi si ornano la testa!!! Percio se riusciamo a batterli,allora nessuno potrà più contrastarci>>

Serse:<< Caro Demarato, tu dici il falso. Come fanno questi quattro zozzoni a combattere contro il mio potente esercito?!!! E’ assurdo!!!.>>

Demarato:<< Fa come credi mio re. Trattami anche da bugiardo se quello che ti ho detto non si avvererà. Ma in realtà dobbiamo sudare molto per sconfiggerli.>>

Serse:<< Basta!! Sono irato! Diamo 5 giorni a questi folli greci per ritirasi. Dopodichè, attaccheremo!!!>>

Tu hai assistito a questo dialogo. Ti sarai fatto un idea. Ora non vedi l’ora che inizi questo scontro. Tanto… per tua fortuna, ne sei solo spettatore!!!

AGOSTO 480 a.C: PRIMO GIORNO DI GUERRA

Pensi alle belle giornate estive, quando sei spensierato,quando ciò che ti preme di piu la mattina è di andare al mare. Poi guardi il mare che spalleggia lo stretto, e vedi questi uomini pronti a morire. Sanno che l’ultimatum è scaduto. Infatti sono passati i cinque giorni previsti da Serse. Tra poco i Persiani attaccheranno. 3 milioni contro 4 mila. Non c’è scampo. Decidi che vuoi stare dalla parte dei Greci. Perché è giusto cosi. Si sta sempre dalla parte dei piu deboli. Da sempre. Perche i piu deboli che decidono di combattere non sono i piu folli, ma i piu valorosi. Ormai sei entrato nell’ottica guerra e travolto dalle emozioni ti sei fatto mettere armatura e fatto dare una lancia: hai deciso di combattere e di spalleggiare il tuo capo Leonida. D’un tratto i sentono rumori di passi veloci che avanzano verso lo stretto: Serse ha iniziato l’attacco. Ha mandato contro di voi i Medi e Cissi, con l’ordine di farvi tutti prigionieri. Ha inizio lo scontro. Si combatte violentemente sul passo delle Termopili. Subito è spargimento di sangue. Ma non siete voi ad avere la peggio. State vincendo. I persiani attaccano con frecce e lance corte e non riescono a rompere le formazioni degli opliti greci armati invece di lunghe lance. In questo modo quindi i Persiani non riescono a far valere la propria superiorità numerica, perche si lotta in uno spazio angusto, dove le lunghe lancie dei greci hanno la meglio e tengono lontani i nemici, i quali con lance corte non riescono ad avvicinarsi. Molti di essi infatti sopperiscono. Altri si arrendono e passano dalla vostra parte. Vi dicono che i Persiani sono cosi tanti da oscurare il sole con le loro frecce. Un folle risponde a tono:<< Vorrà dire che combatteremo all’ombra!>> Questa frase ti fomenta! Si lotta con tutto se stessi. E’ finito il primo giorno di guerra. Ne uscite vittoriosi.

SECONDO GIORNO DI GUERRA:

Serse schiera in campo le sue truppe d’elite: i diecimila Immortali! Gia il nome vi spaventa. Ma i greci tuoi alleati ti tranquillizzano. Si caricano tutti e gridano : PER LA PATRIA!!!!

Cosi gli Spartani guidati da Leonida lottano in maniera incredibile,dimostrando di essere esperti uomini di guerra. Essi fanno da maestri al resto dei greci che combattono con loro,e a un intruso, te… In questo giorno Leonida cambia tattica, come un allenatore che dal 4-4-2 passa al 4-5-1. Egli volta le spalle assieme ai greci e accenna a fuggire. Allora i barbari vedendoli ritirarsi si lanciano all’attacco con urla e frastuono. Che stupidi!! E’ li che voi greci vi voltate di nuovo e li affrontate in contropiede. Con questa tattica muoiono migliaia di Persiani, mentre cadono pochissimi Spartani. Tu ancora combatti, sei vivo. Il tuo esercito combatte a turno, vi concedete un po di riposo da quel massacro; vi accasciate a terra sudati e sporchi di sangue per poi rialzarvi e tornare a combattere. Finito il secondo giorno con un esito: i Persiani si sono nuovamente ritirati dal passo delle Termopili.

Intanto,durante questi assalti,il re Serse che osserva la battaglia, è balzato tre volte dalla sedia, in apprensione per il suo esercito. In un momento della battaglia c’è uno di voi che chiama te e un certo Efialte  a farvi vedere una cosa. Tutto contento vi porta sulla montagna e vi illustra che li ci sono un altro gruppo di alleati, i Focesi, che sono li a difendere quella parte di terreno, ipotizzando che magari prima o poi i Persiani scopriranno anche questo sentiero che passa appunto per la montagna. Tu sei molto contento di cio’. Ti senti ancora piu coperto! Ma non immagini mai che Efialte, dopo questo giorno di combattimenti, fugge e tradisce i greci.

TERZO GIORNO DI GUERRA:

Anche questo giorno è di sconfitta per i Persiani che si ritirano ancora. Ma nel frattempo Efialte è giunto davanti a Serse. Lo informa dell’esistenza di tale percorso alternativo per superare il passo delle Termopili, cioè quello che passa per la montagna. E’ l’inizio della tragedia. I Persiani muovono in massa verso quel punto. I Focesi non si aspettano minimamente tale attacco. Quando i Persiani arrivano,i focesi prendono svelti le armi. I persiani sono sbigottiti: si aspettavano di non trovare il minimo ostacolo e si erano imbattuti in un esercito.I Focesi, fatti segno a ripetuti e fitti lanci di frecce, si rifugiano in ritirata sulla cima del monte, credendo che i nemici fossero venuti ad attaccare proprio loro. Erano pronti a morire. Ma i Persiani non badano proprio ai Focesi,e puntano dritti a scendere giu dalla montagna per attaccare i greci dall’altro lato.

11 agosto 480 a.C: “300”

Leonida capisce che ogni resistenza è inutile. Allontana cosi tutti gli alleati, gli intima di scappare. Tranne 300 spartani. A questi 300 il compito dato è quello suicida di ritardare l’avanzata dei Persiani. Siamo all’atto eroico. Te sei colpito da tale decisione. E scambi armi e vestiti con uno spartano che vuole fuggire e tornare da sua moglie. Ora fai parte dei 300! Sai che il tuo destino è la morte. Ma non ti interessa piu. Riesci a malapena a sentire Leonida che all’imposizione di consegnare le armi, grida :<<VENITE A PRENDERLE!!!!>>

I barbari di Serse avanzano e i Greci di Leonida, da uomini che marciano incontro alla morte, si spingono ormai molto più che all’inizio verso lo spazio più aperto della gola. I Greci, sapendo che moriranno per mano di quanti hanno aggirato la montagna, mostrano ai barbari tutta la propria forza, con disprezzo della propria vita, con rabbioso furore. Ti hanno colpito ora sulla gamba, ora sulla spalla, ma senza badare al tuo flusso vitale che se ne va, continui. Senti di continuare per sempre… A molti di voi, intanto, si sono ormai spezzate le lance, ma nonostante ciò, massacrate i Persiani a colpi di spada. Siete i 300! Unici nella storia. Valorosi ed eterni. Vieni trafitto per la terza volta, stavolta dritto allo stomaco. Ti inginocchi nello stesso momento in cui è caduto anche Leonida. Morto. Prima di chiudere le orecchie, senti di una certa punizione esemplare al corpo di Leonida…la sua testa mozzata e impalata. Ora non senti nulla…

 

"Di coloro che alle termopili morirono,
gloriosa è la sorte, bello il destino,
altare la tomba, ricordo prima che lamento, e lode è il compianto.
Tal veste funebre né la ruggine
oscurerà né il tempo che tutto doma:
è di uomini valorosi. Questo luogo sacro
si prese come abitatrice la gloria d’Ellade.
E lo attesta pure Leonida re di Sparta,
che gran ornamento di virtù ha lasciato
e gloria eterna."

 

Post su Sparta, leggenda nei secoli

Riporto qui il post su Sparta: chi può lo scarichi!
 
Comunque, costituirà oggetto di riflessione
 
Domani:     se non ci saranno SORPRESE, greco (interrogazione integrale) e latino con esercitazione
                  geografia (interrogazione, come già detto in classe)
 
Mercoledì:  full immersion nelle interrogazioni
 
 
 
Sparta, un mito sopravvissuto nei secoli (post dell’11 febbraio) 

 Sparta, per il suo modello di educazione e di organizzazione politico – militare, ha sempre suscitato l’interesse e la curiosità di intellettuali e di uomini politici. Lo storico ateniese Senofonte (430 a.c. – 354 a.C.) ed il grande filosofo Platone (427 – 347 a.C.), ne avevano decantato le lodi. Ai loro occhi Sparta appariva esattamente l’opposto della Atene ricca, democratica e colta e il suo modello politico ed organizzativo veniva nostalgicamente rievocato come testimonianza del periodo dello splendore e della forza delle poleis. Di Sparta aveva colpito anche il fatto che, unica tra le "grandi" città greche, rifiutò l’uso della moneta che, anzi, provvide a rendere illegale.

Possiamo, dunque, dire che essa appariva come un porto, come un’ ancora di salvezza per gli aristocratici,  ateniesi, che si sentivano minacciati dal progresso e dagli sviluppi politici del tempo? Sembra proprio di sì. Lo storico Senofonte esaltò nelle "ELLENICHE" questa scelta adottata dalla città peloponnesiaca, soprattutto sul piano etico e morale. Platone, invece, vagheggiando uno Stato ideale, fondato sulla giustizia e sul buon governo, lo identificò, per diversi aspetti,  con Sparta, con la polis, cioé, che aveva abolito la proprietà privata e in cui l’intera comunità viveva secondo regole ferree, volte a radicare la virtù ed il coraggio nei suoi abitanti.  L’eroismo e la virtù degli spartani, ma soprattutto delle spartane, vennero esaltate anche dallo storico Plutarco, vissuto tra il 46 d.C ed il 120 d.C.

Il caso emblematico di Sparta suscitò, poi, un largo interesse nel Rinascimento e nel periodo della Rivoluzione francese. In particolare, gli esponenti della Rivoluzione celebravano in Sparta e in Atene la mirabile fusione di operosità ed eroismo, che erano stati i tratti distintivi del mondo greco.

Ma Sparta, soprattutto nel primo Novecento, costituì, per altri aspetti, anche un modello  negativo. Ciò accadde soprattutto in Germania, ai tempi dell’ascesa del nazismo al potere. La polis "leader" della lega pelopennesiaca, infatti, veniva additata come modello di purezza razziale e di ordine politico – costituzionale, per la presenza di una forte aristocrazia militare in grado di assoggettare le comunità conquistate (si veda, in proposito il rapporto tra Spartiati ed Iloti), per le leggi sui matrimoni che sembravano scaturire da idee legate  alla purezza della razza, ma soprattutto per la rigida educazione militarista, tanto ammirata dai nazisti del Terzo Reich, non solo per il rifiuto netto della democrazia, ma anche per la soppressione dei bambini nati con deformazioni o con malattie congenite. Un atto deprecabile ed orrendo, ma che, evidentemente, gli spietati nazisti del III Reich apprezzavano ed imitavano alla perfezione. Ecco che cosa scrisse, nel 1937, lo storico Helmut Berve nell’opera intitolata "SPARTA": <<Educazione della gioventù, spirito di corpo, militarizzazione della vita, giusto posto assegnato all’individuo dopo prove che rasentano l’eroismo, doveri e valori per i quali noi lottiamo ancora oggi, tutto questo sembra aver trovato nell’antica Sparta una realizzazione eccezionale: l’ostinazione con cui un’aristocrazia piena della sua dignità si chiude, per la salvezza del suo alto ideale, ad un mondo dedito ad un prestigio esteriore, commercializzato, democratizzato, è profondamente commovente… Con l’aiuto del Fürher noi progettiamo di costruire un grande impero. L’esempio di Sparta ci deve ispirare>>. Naturalmente, queste affermazioni del Berve, soprattutto nella parte finale della citazione, risultano deliranti ed improntate a fanatismo, però costituiscono una ulteriore dimostrazione del mito e del fascino di questa città. Occorre, peraltro, affermare che i nazisti ammiratori della città peloponnesiaca, nel porre l’accento sul supposto razzismo spartano, commisero uno strumentale errore di valutazione, dal momento che il predominio degli spartiati sugli iloti, non può essere tout court ricollegato a motivazioni di purezza razziale. Quella degli Spartiati, infatti, più che una razza, era una classe sociale, un gruppo che aveva acquisito una posizione dominante nella città per ragioni militari.

Clistene e la sua riforma

 
Clistene e la riorganizzazione "decimale" della città
 
Clistene fu, insieme a Solone, anche se per ragioni diverse, il padre della democrazia ateniese. Apparteneva alla famiglia aristocratica degli Alcmeonidi e fu eletto per la prima volta arconte nel 525 – 524. Fu, tuttavia, esiliato nella fase finale della tirannide di Ippia e ritornò ad Atene solo dopo la caduta del figlio di Pisistrato.
 
Il suo successivo impegno politico fu caratterizzato dallo scontro con Isagora, l’esponente della frangia più conservatrice dell’aristocrazia ateniese. Difatti, rieletto arconte per l’anno 508 / 507 a.C., dovette neutralizzare il tentativo di Isagora, spalleggiato dal re spartano Cleomene I, di impossessarsi del potere nella città e, pertanto, potè dare piena attuazione alle sue riforme solo dopo la cacciata di Isagora e dello spartano Cleomene I che si erano asserragliati nell’acropoli.
 
L’impianto della sua riforma fu decisamente innovativo. Egli, infatti, realizzò una suddivisione della popolazione ateniese che prescindeva da ogni forma di distinzione di nascita o di censo.
 
La sua riforma prese le mosse da due aspetti preesistenti:
 
1) la suddivisione della città in demi, piccoli distretti che contrassegnavano la provenienza territoriale dei cittadini;
 
2) la distinzione della popolazione tra pediaci (gli abitanti della pianura e dell’asty, come, ad esempio i grandi proprietari terrieri), diacri (gli abitanti della mesògaia, cioé della parte interna del territorio, come i piccoli proprietari terrieri), paralii, cioè i commercianti, abitanti della costa.
 
La città venne quindi suddivisa in demi, una sorta di piccoli comuni con una propria "assemblea", con dei propri magistrati e con una propria amministrazione. Ogni cittadino aveva il suo nome iscritto sul registro di uno dei demi, con l’indicazione della provenienza "demotica"  che ne attestava lo status di cittadino.
 
I demi vennero raggruppati in dieci phylai, o tribù, che non erano di carattere "gentilizio", ma territoriale. Per evitare corporativismi regionali e territoriali, Clistene si avvalse delle circoscrizioni  dell’asty (gli abitanti della città), della mesogaia e della paralia. Assegnò a ciascuna delle dieci tribù, per sorteggio, quindi in modo del tutto casuale,  un’unità dell’asty, una della mesogaia, una della paralia . In tal modo, le  tribù si trovarono ad essere suddivise al loro interno in tre unità o trittie (una della città, una della mesogaia, una della paralia), non contigue territorialmente, in modo che una tribù non potesse rappresentare interessi economici di una singola zona.
 
In totale, essendoci tre trittie per ogni tribù, la popolazione ateniese fu raggruppata in trenta trittie.
 
Clistene istituì anche la Boulè, o Consiglio dei Cinquecento. Essa era costituita da 500 membri, scelti in numero di 50 per ciascuna delle dieci tribù. A sua volta, la Boulè fu suddivisa in dieci sezioni, corrispondenti alle dieci tribù, definite pritanie. Ogni pritania guidava l’organizzazione e la sessione dei lavori della Boulè per una decima parte dell’anno, cioé per circa 35 – 36 giorni, di modo che ogni tribù potesse, una volta all’anno, governare l’Assemblea dei Cinquecento.
 
Inoltre, ai nove arconti fu aggiunto un segretario scelto dalla pritania di turno, di modo che tutte le tribù potessero, a turno, essere rappresentate anche in questo collegio.
 
Anche l’esercito fu suddiviso in dieci reggimenti, definiti phylai, guidati da un filarca.
 
Questa suddivisione globale del popolo ateniese in base al criterio "decimale", e secondo un assetto geometrico senza precedenti nel mondo greco, non fu mai stata messa in discussione negli anni successivi, a testimonianza dell’effettiva sua validità e rispondenza a reali criteri di rappresentatività democratica. Inoltre, fu "importata" in molte poleis greche "convertitesi" dall’oligarchia alla democrazia.
 
Al fine di scongiurare ogni possibilità di ritorno alla tirannide, Clistene introdusse anche il sistema dell’ostracismo, con cui si poteva votare su un ostrakon, l’espulsione di un cittadino qualora si fosse rivelato pericoloso per la democrazia.

Sparta e Atene

 

Modifico su questo nuovo post i due miei precedenti interventi.
Scaricateli, domani ne parleremo in classe!!!
 
La polis ed  il  suo  significato .
La città di SPARTA
 
Il termine polis indica, nel complesso, il luogo nel quale sorgevano gli edifici pubblici e in cui si praticavano i culti, ma anche e, forse, in misura maggiore, la forma statale, l’organizzazione politica e, quindi, la comunità degli uomini e dei cittadini che abitavano quel luogo.
 
La polis, infatti, oltre che un luogo geografico, in cui abitare, era soprattutto un "spazio politico", in cui prendere decisioni che venivano assunte non da un’unica persona o da un ristretto gruppo di persone (eccezion fatta per il caso delle tirannidi), ma da "una pluralità di soggetti", cioé dai cittadini, dai politai, che, contrariamente a quanto accadeva nelle città – stato orientali, svolgevano un ruolo attivo nella vita politica della polis.
Le due poleis principali, attorno alle quali è sempre ruotata la storia della Grecia del V e del IV secolo a.C., furono Sparta e Atene.
 
La costituzione di Sparta affonda le sue radici nella Grande Rhetra, cioé nel grande responso delfico, ricevuto e messo in atto dal legislatore spartano Licurgo (nel IX secolo a.C. circa). Come si può desumere dalla radice della parola (che si richiama alla radice rhe- , collegata al significato del dire, del parlare ), la Grande Rhetra è una costituzione NON SCRITTA, ma "detta" oralmente.
 
Quasi tutti gli organi politici e costituzionali erano compresi nella Costituzione non scritta di Licurgo, ad eccezione del collegio dei cinque efori, che Sparta introdusse nel suo ordinamento, forse, dal 754/753 in poi, mentre già erano contemplate, probabilmente la diarchia, la gherousia e l’apella. 
 
Una città fondata su un rigido militarismo e su una ferrea organizzazione politico – militare, non poteva non presentare, quale suo elemento peculiare, l’ agoghé, cioé l’educazione e l’istruzione del giovane spartiate. Caratterizzavano l’agoghé spartana:
 
1) una rigida divisione dei giovani combattenti per classi d’età
2) una costante preparazione all’esercizio e alla sopportazione della vita militare
3) la partecipazione ai sissizi (da  sussition o sussitia ), cioé ai pasti comuni, al fine di sviluppare nei fanciulli, educati ad essere validi e forti soldati, il senso dell’appartenenza comune ad uno stesso "Stato".
 
 
 
 
                 
 
 
 
 
 
      
 
 
       APELLA E DIARCHIA (questo testo sull’Apella è preso da Wikipedia) 

                       (assemblea cittadini

                       di pieno diritto)     |

                                             |   

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                                    |                |

                                   EFORI        GERUSIA

 

 Classi sociali 

 

 Gli Spartiati 

Gli spartiati appartenevano al ceto dominante di Sparta ed erano gli unici cittadini a pieno diritto. Essi si dichiaravano homòioi, uguali, anche se la loro uguaglianza era solo di carattere giuridico. Gli spartiati si dedicavano esclusivamente alle attività belliche, alle quali venivano addestrati in un regime di vita comunitario. A sette anni i fanciulli di robusta costituzione fisica venivano sottratti alla famiglia e educati alle arti belliche in vita comunitaria mentre a diciannove anni erano ammessi nell’esercito. Compiuto il trentesimo anno, infine, si potevano trasferire in abitazioni private con la moglie e i figli benché fossero tenuti a continuare gli addestramenti militari fino ai sessant’anni. Ogni spartiate possedeva un appezzamento di terreno inalienabile, che poteva essere lasciato in eredità solo al primo figlio maschio e assicurava il mantenimento della famiglia.

 

 

 I Perieci 

I perieci ("quelli che abitano intorno") erano gli abitanti delle comunità presenti nei territori che circondavano la città, come le parti costiere del territorio, viventi, sebbene sotto il dominio politico di Sparta, in stato di libertà e di autonomia, soprattutto dediti a lavori commerciali e artigianali, attività che invece gli spartani ignoravano, in quanto gli unici cittadini a pieno diritto, gli spartiati, non potevano arricchirsi e commerciare per rimanere appunto homoioi. Sull’ origine dei perieci ci sono pareri discordanti, c’è chi ritiene sia una popolazione derivante dalle popolazioni assoggettate dagli spartani al momento della loro invasione del territorio, micenee o pre-micenee (che, a differenza degli iloti, non opposero resistenza militare); altre ipotesi è che derivino da insediamenti militari situati in prossimità della frontiera;

 o che fu una classe istituita per spezzare la solidarietà fra i messeni vinti. Come membri di comunità conquistate essi dovevano combattere, in posizione subalterna, a fianco di Sparta in caso di guerra. Essi rimanevano autonomi nelle loro città, obbligati anche al pagamento di tasse, ma esclusi dai pieni diritti politici.

 

 

 Gli Iloti 

Gli iloti si suppone furono i discendenti degli indigeni, soprattutto dei messeni, popolazione assoggettata dagli spartani all’inizio dell’occupazione della laconia, per allargare i possedimenti e concedere più terreni agli spartiati; i dori li avevano asserviti al momento della loro invasione del territorio. Nella loro qualità di schiavi pubblici, erano privi di qualunque diritto civile e politico, e venivano costretti, in misura prevalente, al lavoro agricolo. Ogni anno i magistrati spartani dichiaravano formalmente guerra agli iloti, così da rendere lecite potenziali aggressioni nei loro confronti. Le dure condizioni in cui si trovavano gli iloti e il loro numero, essendo stati sempre più numerosi degli spartiati (non si sa con sicurezza in che proporzione, forse è eccessivo il rapporto suggerito da Erodoto di 7 a 1 nel V secolo a.C.), facevano temere continuamente la possibilità di rivolte. Particolarmente significativa fu quella del 464 a.C., seguita a un terremoto che colpì la città, durante la quale gli iloti si arroccarono sul monte Itome, nel cuore della Messenia.

 

Caratteristica di Sparta fu l’aura di ammirazione e leggenda che la circondava, derivante dall’assenza di testimonianze scritte provenienti da essa. Le principali notizie che la riguardano provengono infatti tutte da fonti esterne a essa, e conseguentemente indirette. Sempre all’interno dei miti relativi a Sparta si ricorda Elena, la donna più bella dell’antichità. Suo padre Tindaro la dette in sposa a Menelao, che aveva ottenuto la promessa di protezione degli altri pretendenti greci, i più grandi sovrani della Grecia arcaica. Ben presto si abbatte la sventura sulla coe, Elena fu affidata da Ermes al re d’Egitto, che la custodì fino al ritorno in patria; la ragazza per cui si combatteva a Troia era solo una nuvola con le sue sembianze.

 

 

 Educazione 

La ricostruzione della sua reale natura è complicata dalla presenza di solo fonti di periodo tardo, che potrebbero quindi rappresentarla in modo idealizzato. Ne dà una importante testimonianza Plutarco nella Vita di Licurgo.

 

Il caratteristico sistema educativo a cui obbligatoriamente veniva sottoposto ogni giovane spartano era detto agoghé . Il giovane iniziava il proprio percorso formativo all’età di sette anni, lasciando definitivamente le cure familiari, e lo concludeva a 20 anni, allorché, non più fanciullo, era considerato un irene . L’educazione dei giovani, divisi in classi d’età, avveniva in comune, come comunitario era il momento del gioco e del confronto. Durante l’agoghé i fanciulli più validi venivano scelti per essere sottoposti ad una ulteriore e più severa fase d’addestramento, la krypteía (κρυπτεία), durante la quale i fanciulli erano confinati in località periferiche, con mezzi limitati, in particolare armati di un pugnale, e l’ordine di restare nascosti di giorno. La loro missione era l’aggressione degli iloti in cui si potevano imbattere la notte. Comportamenti considerati da alcuni studiosi complementari alla formazione del cittadino spartano, orientata verso il sistema oplitico, coprendone gli aspetti solitari, da caccia selvaggia, dotati comunque di una loro utilità in battaglia, retaggio di una possibile tradizione precedente il nuovo ordinamento militare.

 

 

 L’organizzazione dello stato 

A capo della città di Sparta vi erano due re: Sparta fu l’unica città nell’antichità ad assumere la diarchia come forma di governo. Questo rispondeva anche ad una necessità pratica. Infatti, poichè Sparta era una città basata sulla forza, si trovava continuamente coinvolta in lotte, e interne e esterne. Quindi tramite due re si poteva avere un controllo totale sia della situazione interna sia di quella esterna. Non va dimenticato altresì come i re avessero una funzione di condottieri militari. In tempo di pace i re avevano un potere nullo, figuravano solo tra le fila del senato, in tempo di guerra avevano poteri assoluti. Rivestivano anche cariche di capi religiosi. La carica di re era per via ereditaria: entrambi appartenevano alla dinastia degli Agiadi e degli Europontidi. Ben più forti rispetto ai re erano gli èfori, che venivano eletti annualmente dall’assemblea. Di questa istituzione non si hanno notizie nella Grande Rhetra, fu istituito nell’VIII secolo a.C.. Era il vero e proprio senato, formato da trenta membri eletti dalle tre tribù (Dimani, Pamfili, Illei). Essi controllavano le leggi, l’educazione dei cittadini, il comportamento dei cittadini, la politica estera amminisdicare i re. Ognuno degli èfori alla fine del mandato era sottoposto a un processo, per controllarne l’operato. L’assemblea dei cittadini (dei soli Spartiati quindi), aveva poteri molto ristretti: potevano solo approvare o disapprovare le leggi avanzate dalla gerusìa. Non erano previsti dibattiti o scambi di opinioni, e non si potevano avanzare leggi. Infine troviamo la gerusia, consiglio composto da 28 ai (detti geronti) di età superiore ai 60 anni, eletti a vita, e i due re.                  

 

 

La storia di Atene

 

Il destino della Grecia è tutto racchiuso in quello di Atene. Modello di democrazia per il mondo antico, simbolo delle resistenza eroica alle invasioni dei barbari persiani, Atene e le altre poleis soccombono di fronte all’egemonia macedone di Alessandro il Grande, prima di sprofondare in una quasi totale oscurità.

 

Eziologia del nome della città

 

Un ulivo spuntato tutto ad un tratto dalla terra, nello stesso momento in cui una sorgente d’acqua sgorga altrettanto improvvisamente in un altro luogo: questi sono i due prodigi che stupiscono il re Cecrope, il quale interroga subito l’oracolo di Delfi per sapere cosa ciò significhi e, soprattutto, cosa gli convenga fare. Apollo risponde che l’ulivo corrisponde ad Atena e l’acqua a Poseidone: spetta agli Ateniesi decidere a quale delle due divinità essi si ispireranno per dare il nome alla città.

Cecrope, allora, riunisce tutti i cittadini, sia uomini che donne (infatti le donne hanno un ruolo importante nelle decisioni politiche). Gli uomini votano compatti per Poseidone, le donne per Atena. Siccome c’è una donna in più rispetto agli uomini, Atena la spunta. Allora, Poseidone, sdegnato, devasta con le sue onde le terre degli Ateniesi.  Per placare il dio, le donne sono colpite da ogni sorta di punizione: non avranno più voce in capitolo nelle assemblee, nessuno dei loro figli porterà il loro nome, non verranno più considerate cittadine Ateniesi.

 

 

 

 

 

 

Secondo un’altra versione, invece, è Teseo che dà alla città il nome di Atene.

 

 

LA SITUAZIONE  DELL’ATTICA PRIMA  DI  TESEO

 

Prima di Teseo, gli abitanti dell’Attica erano disseminati in dodici villaggi, ciascuno dei quali aveva il suo pritaneo e i suoi magistrati. La città consisteva nell’Acropoli e nel quartiere collocato al di sotto del lato meridionale. nell’Acropoli o in questa parte bassa della città si trovavano i templi consacrati alla maggior parte delle divinità, come quello di Zeus Olimpio o quello dedicato ad Apollo Pizio. Un tempo solo l’Acropoli costituiva la parte abitata di Atene. 

 

Atene arcaica

Intorno al 2000 a.C., gli Achei, giunti dal Nord, invadono l’Attica. Questa regione, in quest’epoca, non è che un raggruppamento di piccoli villaggi, ciascuno dei quali governato da un re, spesso in contrasto tra di loro. Atene che vive sotto la sudditanza del re di Creta, il  Minosse tramandatoci dal mito, ha comunque un suo nome, cioè Cecropia, in memoria del suo primo mitico re, Cecrope.

Tuttavia, il vero fondatore (ugualmente mitico) della città è considerato Teseo (XIII secolo a.C.); egli, infatti, non solo libera la città dal pesante tributo che la vincola a Minosse, ma “promuove” Atene al rango di capitale dell’Attica ed invita gli abitanti dei diversi villaggi dell’Attica a riunirsi attorno ad essa. È questo il cosiddetto sinecismo, che è alla base della riunificazione dell’Attica attorno ad un’unica grande città. Questa nuova città, scaturita dal sinecismo, si estende fino all’Istmo di Corinto.

Le feste panatenaiche, probabilmente da lui istituite, sanciscono questa riunificazione.

 

I  RE  IN  ATTICA (CRONOLOGIA RICAVATA DAI MITI E DALLE LEGGENDE E, QUINDI, MOLTO RELATIVA)

 

 

Acteo

(incerta)

Cecrope

1581

Cranao

1531 (Diluvio – Deucalione e Pirra)

Anfizione

1522

Erittonio

1512

Pandione

1462 (1431: Minosse a Creta)

Eretteo

1422

Cecrope II

1372

Pandione II

1332

Egeo

1307

Teseo

1259 (1258: sinecismo Attica)

Mnesteo

1229

Demofonte

1207 (figlio di Teseo)

Ossinte

1174 (figlio di Demofonte)

Afeida

1163 (fratello di Ossinte)

Timoete

1162 (figlio di Ossinte)

Melanto

1154 (padre di Codro)

Codro

1117 (ultimo re di Atene)

 

 

Dopo Codro anche ad Atene cade il potere regio e la figura del re viene sostituita dal gruppo dei tre arconti: l’arconte basilèus (o arconte re, referente per tutto ciò che è attinente al culto religioso), l’arconte epònimo (che dava il nome all’anno solare), l’arconte polemarco (o comandante dell’esercito, che ha funzioni e prerogative militari).

 

Il collegio dell’arcontato viene in seguito portato da tre a nove, con l’aggiunta di altri sei membri, definiti tesmoteti, cioé custodi delle leggi, detentori del potere esecutivo. Ciascuno dei nove arconti, al termine del mandato, la cui durata è annuale, se riconosciuto come irreprensibile nell’esercizio delle sue funzioni, può far parte del prestigioso consiglio dell’Areopàgo, che giudica i delitti di sangue, ha la facoltà di scegliere gli arconti, controllandone l’operato. Questa consiglio è così chiamato perché le sue sedute si svolgono su una collina sacra al dio Ares, dinanzi all’acropoli.

 

 

 

 

Tutti i cittadini maschi, di età superiore ai venti anni costituiscono l’ ecclesìa, un’assemblea che si riunisce di rado per ratificare le decisioni assunte dalle altre istituzioni politiche. 

 

 

 

                                        

 

                                                     

                       Atene al tempo dell’aristocrazia

 

Intorno all’VIII secolo, dopo il periodo monarchico, Atene è governata da un sistema di governo aristocratico (fondato sugli Eupatridi), in cui gli arconti detengono le magistrature. La situazione politica e sociale di Atene, relativamente stabile in una prima fase, tende a modificarsi tra il VII ed il VI secolo a.C.: la città, infatti, è messa a dura prova da una grave crisi sociale ed agraria. Ne scaturisce un conflitto tra i grandi proprietari terrieri aristocratici ed i contadini, mentre la miseria fa sentire sempre di più i suoi effetti sulla popolazione.

Da un lato, l’introduzione della moneta modifica ed altera i rapporti economici, dall’ altro, l’esportazione dei prodotti ricavati dagli ulivi richiede un apporto sempre più forte di capitali, con grave danno per l’economia fondata sull’economia sul grano che dà sostentamento ai contadini.

 

Due grandi gruppi sociali emergono da questo conflitto:

    A) La nobiltà, alla ricerca sempre più incessante di

          ricchezze

    B) Il piccolo popolo costretto dalla miseria ad emigrare,

          oppure a "vendersi" come schiavo per pagare i  debiti.

 

Le classi sociali nell’Atene del VII – VI secolo a.C. sono:

 

1) Eupàtridi, cioé i nobili, i proprietari terrieri, abitanti della pianura 

    e, soprattutto, gli unici che possono rivestire cariche pubbliche

    nella città)

 

2) Geòmori, cioé coloro che possiedono terre nelle zone collinari.

    Non possono accedere alla vita politica

 

3) Demiurgi, ricchi artigiani e commercianti. Sono gli esponenti

    del δη̃μος, che costituisce anche la componente fondamentale dell’esercito

      oplitico. Sono esclusi dalle cariche pubbliche.  

      

 

   

Nel 636 a.C. Cilone cerca di rovesciare il regime degli Eupatridi, per sostituirlo con la tirannide; ma si scontra con la potente famiglia degli Alcmeonidi che lo fa uccidere.

 

Nel 624 a.C. il legislatore Dracone (o Draconte) dà ad Atene la sua prima legislazione; si suole dire che questo codice di leggi sia stato scritto "non con l’inchiostro, ma con il sangue", proprio per sottolinearne la severità. Dracone pone fine alle vendette personali, la giustizia viene ora amministrata da un tribunale composto da 51 magistrati (il collegio degli efèti, ma i casi di omicidio premeditato ed i crimini contro la religione sono riservati all’Areopago; le leggi di Dracone tendono comunque a salvaguardare i diritti di proprietà.

 

 

                                           SOLONE

 

Arconte dal 594 al 593, Solone intraprende delle riforme di natura sociale e politica a favore dei piccoli contadini. Egli, infatti, abolisce i debiti che opprimono questa fascia sociale, restituendo la libertà personale a coloro che sono diventati schiavi per essersi precedentemente indebitati e proibendo l’ipoteca sull’individuo.

 

 

Intanto, col tempo, nella dialettica politica e sociale si inserisce, come si è già detto sopra, un nuovo gruppo, quello del demos, o della nascente borghesia, costituito da coloro che sono in grado di organizzarsi economicamente e di avviare attività alternative, legate all’artigianato ed al commercio.

 

L’affermazione di questo nuovo ceto sociale, che accomuna Atene alle altre poleis della Grecia, è resa possibile anche dalle mutate esigenze militari. Infatti, viene adottata la tattica oplitica, fondata sui reparti di fanteria di opliti, costituiti da cittadini che possono consentirsi l’acquisto dell’armatura in ferro.  La classe emergente dei "nuovi ricchi" (il demos) diventa, così, il pilastro del nuovo esercito e vede aumentare la propria ‘importanza ed il  proprio ruolo nella difesa della patria.

Essa, pertanto, aspira legittimamente a ricoprire un ruolo importante non solo in campo militare, ma anche nell’ambito sociale e politico.

 

 

Per questa ragione Solone, prendendo coscienza dell’evoluzione della società ateniese, nell’intento di porre fine ai conflitti sociali, promulga una riforma fondata sul principio, molto innovativo, che  la partecipazione alla vita politica non può essere un privilegio legato alla nascita, ma deve essere garantita ad ogni cittadino in base alle sue ricchezze e a quanto egli produce.

 

Viene così introdotto un ordinamento censitario e timocratico, fondato, cioé, sul reddito accertato e sulla ricchezza prodotta.

 

La popolazione viene suddivisa in quattro classi sociali, in base al censo. L’accesso alle magistrature era regolamentato in base alle ricchezze prodotte e possedute:

 

 

 CLASSI CENSITARIE 

TIPO DI DIRITTO ELETTORALE

MAGISTRATURE RICOPERTE

PENTACOSIOMEDIMNI
(POSSEDEVANO  500
MEDIMNI DI CEREALI (PARI A 260 ETTOLITRI) O 500 METRETI DI OLIO
(PARI A CIRCA 160 ETTOLITRI).

ATTIVO
(POTEVANO ELEGGERE RAPPRESENTANTI NELLA MAGISTRATURE)
PASSIVO
(POTEVANO
ESSERE ELETTI)

ARCONTATO,
AREOPAGO,
MAGISTRATURA DEGLI UNDICI,
EFESIA,
ELIEA

TRIACOSIOMEDIMNI,
O CAVALIERI
(POSSEDEVANO ALMENO 300 MEDIMNI DI CEREALI O 300 METRETI D’OLIO, O RICCHEZZE IN
DANARO EQUIVALENTI.)

ATTIVO
(POTEVANO ELEGGERE RAPPRESENTANTI NELLA MAGISTRATURE)
PASSIVO (POTEVANO
ESSERE ELETTI)

ARCONTATO,
AREOPAGO,
MAGISTRATURA DEGLI UNDICI,
EFESIA,
ELIEA

ZEUGITI (DA ζευ̃̃γος, zèugos = giogo,
ERANO I PICCOLI PROPRIETARI
TERRIERI CHE POSSEDEVANO UNA COPPIA DI BUOI PER ARARE LA TERRA)

ATTIVO
(POTEVANO ELEGGERE RAPPRESENTANTI NELLA MAGISTRATURE)
PASSIVO (POTEVANO
ESSERE ELETTI)

MAGISTRATURA DEGLI UNDICI,
ELIEA

TETI (NON POSSEDEVANO
REDDITI AGRARI.
SI TRATTAVA,
PER LO PIU’, DI BRACCIANTI
O ARTIGIANI. )

ATTIVO
(POTEVANO ELEGGERE RAPPRESENTANTI)

ELIEA

 

ATENE

 

 

 

Il testo in italiano è stato da me tradotto e liberamente rielaborato, con altre informazioni, dall’opera, in francese:

 

 

 

 

(il post è stato aggiornato, oggi 29 dicembre, fino alla riforma di Solone) 

 

Dictionnaire de MYTHOLOGIE GRECQUE ET ROMAINE

 

(LAROUSSE – PARIS, 2003, pgg. 93 sgg.)

 

 

 

La storia di Atene

 

Il destino della Grecia è tutto racchiuso in quello di Atene. Modello di democrazia per il mondo antico, simbolo delle resistenza eroica alle invasioni dei barbari persiani, Atene e le altre poleis soccombono di fronte all’egemonia macedone di Alessandro il Grande, prima di sprofondare in una quasi totale oscurità.

 

Eziologia del nome della città

 

Un ulivo spuntato tutto ad un tratto dalla terra, nello stesso momento in cui una sorgente d’acqua sgorga altrettanto improvvisamente in un altro luogo: questi sono i due prodigi che stupiscono il re Cecrope, il quale interroga subito l’oracolo di Delfi per sapere cosa ciò significhi e, soprattutto, cosa gli convenga fare. Apollo risponde che l’ulivo corrisponde ad Atena e l’acqua a Poseidone: spetta agli Ateniesi decidere a quale delle due divinità essi si ispireranno per dare il nome alla città.

Cecrope, allora, riunisce tutti i cittadini, sia uomini che donne (infatti le donne hanno un ruolo importante nelle decisioni politiche). Gli uomini hanno votato compatti per Poseidone, le donne per Atena. Siccome c’è una donna in più rispetto agli uomini, Atena la spunta. Allora, Poseidone, sdegnato, devasta con le sue onde le terre degli Ateniesi.  Per placare il dio, le donne sono colpite da ogni sorta di punizione: non avranno più voce in capitolo nelle assemblee, nessuno dei loro figli porterà il loro nome, non verranno più considerate cittadine Ateniesi.

 

 

 

 

 

 

Secondo un’altra versione, invece, è Teseo che dà alla città il nome di Atene.

 

 

LA SITUAZIONE  DELL’ATTICA PRIMA  DI  TESEO

 

Prima di Teseo, gli abitanti dell’Attica erano disseminati in dodici villaggi, ciascuno dei quali aveva il suo pritaneo e i suoi magistrati. La città consisteva nell’Acropoli e nel quartiere collocato al di sotto del lato meridionale. nell’Acropoli o in questa parte bassa della città si trovavano i templi consacrati alla maggior parte delle divinità, come quello di Zeus Olimpio o quello dedicato ad Apollo Pizio. Un tempo solo l’Acropoli costituiva la parte abitata di Atene. 

 

Atene arcaica

Intorno al 2000 a.C., gli Achei, giunti dal Nord, invadono l’Attica. Questa regione, in quest’epoca, non è che un raggruppamento di piccoli villaggi, ciascuno dei quali governato da un re, spesso in contrasto tra di loro. Atene che vive sotto la sudditanza del re di Creta, il  Minosse tramandatoci dal mito, ha comunque un suo nome, cioè Cecropia, in memoria del suo primo mitico re, Cecrope.

Tuttavia, il vero fondatore (ugualmente mitico) della città è considerato Teseo (XIII secolo a.C.); egli, infatti, non solo libera la città dal pesante tributo che la vincola a Minosse, ma “promuove” Atene al rango di capitale dell’Attica ed invita gli abitanti dei diversi villaggi dell’Attica a riunirsi attorno ad essa. È questo il cosiddetto sinecismo, che è alla base della riunificazione dell’Attica attorno ad un’unica grande città. Questa nuova città, scaturita dal sinecismo, si estende fino all’Istmo di Corinto….

Le feste panatenaiche, probabilmente da lui istituite, sanciscono questa riunificazione.

 

I  RE  IN  ATTICA (CRONOLOGIA RICAVATA DAI MITI E DALLE LEGGENDE E, QUINDI, MOLTO RELATIVA)

 

 

Acteo

(incerta)

Cecrope

1581

Cranao

1531 (Diluvio – Deucalione e Pirra)

Anfizione

1522

Erittonio

1512

Pandione

1462 (1431: Minosse a Creta)

Eretteo

1422

Cecrope II

1372

Pandione II

1332

Egeo

1307

Teseo

1259 (1258: sinecismo Attica)

Mnesteo

1229

Demofonte

1207 (figlio di Teseo)

Ossinte

1174 (figlio di Demofonte)

Afeida

1163 (fratello di Ossinte)

Timoete

1162 (figlio di Ossinte)

Melanto

1154 (padre di Codro)

Codro

1117 (ultimo re di Atene)

 

 

 

                       Atene al tempo dell’aristocrazia

 

Intorno all’VIII secolo, dopo il periodo monarchico, Atene è governata da un sistema di governo aristocratico (fondato sugli Eupatridi), in cui gli arconti detengono le magistrature. La situazione politica e sociale di Atene, relativamente stabile in una prima fase, tende a modificarsi tra il VII ed il VI secolo a.C.: la città, infatti, è messa a dura prova da una grave crisi sociale ed agraria. Ne scaturisce un conflitto tra i grandi proprietari terrieri aristocratici ed i contadini, mentre la miseria fa sentire sempre di più i suoi effetti sulla popolazione.

Da un lato, l’introduzione della moneta modifica ed altera i rapporti economici, dall’ altro, l’esportazione dei prodotti ricavati dagli ulivi richiede un apporto sempre più forte di capitali, con grave danno per l’economia fondata sull’economia sul grano che dà sostentamento ai contadini.

 

Due grandi gruppi sociali emergono da questo conflitto:

    A) La nobiltà, alla ricerca sempre più incessante di

          ricchezze

    B) Il piccolo popolo costretto dalla miseria ad emigrare,

          oppure a "vendersi" come schiavo per pagare i  debiti.

 

   

Nel 636 a.C. Cilone cerca di rovesciare il regime degli Eupatridi, per sostituirlo con la tirannide; ma si scontra con la potente famiglia degli Alcmeonidi che lo fa uccidere.

 

Nel 624 a.C. il legislatore Dracone (o Draconte) dà ad Atene la sua prima legislazione; si suole dire che questo codice di leggi sia stato scritto "non con l’inchiostro, ma con il sangue", proprio per sottolinearne la severità. Dracone pone fine alle vendette personali, la giustizia viene ora amministrata da un tribunale composto da 51 magistrati (il collegio degli efèti, ma i casi di omicidio premeditato ed i crimini contro la religione sono riservati all’Areopago; le leggi di Dracone tendono comunque a salvaguardare i diritti di proprietà.

 

 

                                           SOLONE

 

Arconte dal 594 al 593, Solone intraprende delle riforme di natura sociale e politica a favore dei piccoli contadini. Egli, infatti, abolisce i debiti che opprimono questa fascia sociale, restituendo la libertà personale a coloro che sono diventati schiavi per essersi precedentemente indebitati e proibendo l’ipoteca sull’individuo.

 

 

Intanto, col tempo, tra i due gruppi sociali a cui si è fatto prima riferimento se ne inserisce un terzo, quello del demos, o della nascente borghesia, costituito da coloro che sono in grado di organizzarsi economicamente e di avviare attività alternative, legate all’artigianato ed al commercio.

 

L’affermazione di questo nuovo ceto sociale, che accomuna Atene alle altre poleis della Grecia, è resa possibile anche dalle mutate esigenze militari. Infatti, viene adottata la tattica oplitica, fondata sui reparti di fanteria di opliti, costituiti da cittadini che possono consentirsi l’acquisto dell’armatura in ferro.  La classe emergente dei "nuovi ricchi" (il demos) diventa, così, il pilastro del nuovo esercito e vede aumentare la propria ‘importanza ed il  proprio ruolo nella difesa della patria.

Essa, pertanto, aspira legittimamente a ricoprire un ruolo importante non solo in campo militare, ma anche nell’ambito sociale e politico.

 

 

Per questa ragione Solone, prendendo coscienza dell’evoluzione della società ateniese, nell’intento di porre fine ai conflitti sociali, promulga una riforma fondata sul principio, molto innovativo, che  la partecipazione alla vita politica non può essere un privilegio legato alla nascita, ma deve essere garantita ad ogni cittadino in base alle sue ricchezze e a quanto egli produce.

 

Viene così introdotto un ordinamento censitario e timocratico, fondato, cioé, sul reddito accertato e sulla ricchezza prodotta.

 

La popolazione viene suddivisa in quattro classi sociali, in base al censo. L’accesso alle magistrature era regolamentato in base alle ricchezze prodotte e possedute:

 

 

 CLASSI CENSITARIE 

TIPO DI DIRITTO ELETTORALE

MAGISTRATURE RICOPERTE

PENTACOSIOMEDIMNI
(POSSEDEVANO  500
MEDIMNI DI CEREALI (PARI A 260 ETTOLITRI) O 500 METRETI DI OLIO
(PARI A CIRCA 160 ETTOLITRI).

ATTIVO
(POTEVANO ELEGGERE RAPPRESENTANTI NELLA MAGISTRATURE)
PASSIVO
(POTEVANO
ESSERE ELETTI)

ARCONTATO,
AREOPAGO,
MAGISTRATURA DEGLI UNDICI,
EFESIA,
ELIEA

TRIACOSIOMEDIMNI,
O CAVALIERI
(POSSEDEVANO ALMENO 300 MEDIMNI DI CEREALI O 300 METRETI D’OLIO, O RICCHEZZE IN
DANARO EQUIVALENTI.)

ATTIVO
(POTEVANO ELEGGERE RAPPRESENTANTI NELLA MAGISTRATURE)
PASSIVO (POTEVANO
ESSERE ELETTI)

ARCONTATO,
AREOPAGO,
MAGISTRATURA DEGLI UNDICI,
EFESIA,
ELIEA

ZEUGITI (DA ζεύγος. zèugos = giogo,
ERANO I PICCOLI PROPRIETARI
TERRIERI CHE POSSEDEVANO UNA COPPIA DI BUOI PER ARARE LA TERRA)

ATTIVO
(POTEVANO ELEGGERE RAPPRESENTANTI NELLA MAGISTRATURE)
PASSIVO (POTEVANO
ESSERE ELETTI)

MAGISTRATURA DEGLI UNDICI,
ELIEA

TETI (NON POSSEDEVANO
REDDITI AGRARI.
SI TRATTAVA,
PER LO PIU’, DI BRACCIANTI
O ARTIGIANI. )

ATTIVO
(POTEVANO ELEGGERE RAPPRESENTANTI)

ELIEA

 

 

 

 

 

 

 

(il testo in greco moderno è stato ricavato dal sito dI"wikipedia"in greco

 

 

Atene

Αθήνα

 

Πήρε το όνομά της από την θεά Αθηνά

 

prende il nome dalla dea Atena 

 

Ετυμολογία (from Wikipedia)

 

Η επίσημη σημαία του Δήμου Αθηναίων

 

Από τη μυθολογία είναι γνωστό ότι έχει το όνομα της θεάς της σοφίας, της Αθηνάς, μετά από τον αγώνα της με το Θεό της θάλασσας Ποσειδώνα για να φανεί το καλύτερο δώρο, που είχε καθένας για την πόλη αυτή. Συγκεκριμένα ο πρώτος βασιλιάς της Αθήνας Κέκροπας ο οποίος ήταν μισός άνθρωπος και μισός φίδι έπρεπε να αποφασίσει ποιος θα ήταν ο προστάτης της πόλης. Οι δύο θεοί Ποσειδώνας και Αθηνά θα έκαναν από ένα δώρο στον Κέκροπα και όποιος του έκανε το καλύτερο δώρο αυτός θα γινόταν και προστάτης της πόλης. Εμφανίστηκαν και οι δύο μπροστά στον Κέκροπα και πρώτος ο Ποσειδώνας χτύπησε την τρίαινα του στο έδαφος και αμέσως εμφανίστηκε ένα ρυάκι με γάργαρο νερό. Αμέσως μετά η Αθηνά χτύπησε το δόρυ της στο έδαφος και εμφανίστηκε μια μικρή ελιά. Ο Κέκροπας παραξενεύτηκε αλλά και εντυπωσιάστηκε από το δώρο της Αθηνάς και αποφάσισε να διαλέξει το δώρο της και να γίνει αυτή προστάτιδα της πόλης. Έτσι πήρε και η Αθήνα το όνομα της. Όμως ο Ποσειδώνας νευρίασε που ο Κέκροπας δεν διάλεξε το δικό του δώρο και έτσι καταράστηκε την Αθήνα να μην έχει ποτέ αρκετό νερό. Έτσι από τότε ξεκίνησε και το πρόβλημα της λειψυδρίας που ταλαιπωρεί καμιά φορά ακόμα και σήμερα την Αθήνα. Άλλοι όμως ερμηνεύουν το όνομα Αθήνα ως εξής: υποστηρίζουν ότι σχηματίστηκε από τη λέξη άθος=άνθος ή το ρήμα θάω=θηλάζω, ώστε η λέξη Αθήνα σημαίνει "Ανθούσα" ή "Εύφορη".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ιστορική Εξέλιξη

 

Το έμβλημα των Αθηνών με την θεά ΑθηνάΗ Αθήνα ήταν η σπουδαιότερη πόλη κατά το μεγαλύτερο μέρος της περιόδου που άκμασε ο Ελληνικός πολιτισμός. Κατά την «Χρυσή Εποχή» της Ελλάδας (περίπου 500 π.Χ. με 300 π.Χ.) ήταν το λίκνο του Δυτικού πολιτισμού και κέντρο πολιτισμού και διανόησης. Είναι στις ιδέες και πρακτικές της Αρχαίας Αθήνας που είχε τις ρίζες του και στηρίζεται αυτό που αποκαλούμε σήμερα "Δυτικός πολιτισμός». Μετά την χρυσή εποχή, η Αθήνα συνέχισε να είναι μια πλούσια πόλη και κέντρο πολιτισμού και γνώσης μέχρι και την ύστερη εποχή της Ρωμαϊκής Αυτοκρατορίας.

 

Οι σχολές φιλοσοφίας έκλεισαν το 529 από τον αυτοκράτορα του Βυζαντίου Ιουστινιανό,περίπου 200 χρόνια από τότε που η Βυζαντινή Αυτοκρατορία αποδέχθηκε τον Χριστιανισμό ως επίσημη θρησκεία. Η Αθήνα έχασε την αίγλη της και μετατράπηκε σε περιφερειακή πόλη. Μεταξύ του 13ου και 15ου αιώνα η πόλη πολιορκήθηκε και διεκδικήθηκε από τους Βυζαντινούς, τους Γάλλους και τους Ιταλούς ιππότες της Λατινικής Αυτοκρατορίας. Το 1458 η πόλη κατακτήθηκε από τους Τούρκους και περιήλθε στην Οθωμανική Αυτοκρατορία. Ο πληθυσμός της μειώθηκε καθώς οι συνθήκες διαβίωσης επιδεινώθηκαν μαζί με την παρακμή της αυτοκρατορίας. Μέρη της πόλης (συμπεριλαμβανομένων και πολλών αρχαίων κτιρίων) καταστράφηκαν τον 17ο, 18ο και 19ο αιώνα καθώς διάφορες φατρίες προσπαθούσαν να ελέγξουν την πόλη.

 

Η Αθήνα ήταν σχεδόν έρημη και ακατοίκητη όταν έγινε πρωτεύουσα του νέου βασιλικού κράτους της Ελλάδος το 1833. Στις επόμενες δεκαετίες η Αθήνα ξανακτίστηκε και έγινε μια μοντέρνα πόλη. Η επόμενη φάση μεγάλης επέκτασης ήταν μετά το 1923 οπότε πολλές γειτονιές δημιουργήθηκαν, κυρίως άναρχα, από πρόσφυγες της Μικράς Ασίας. Κατά τον Β’ Παγκόσμιο Πόλεμο η πόλη κατακτήθηκε από τους Γερμανούς και ιδιαίτερα κατά τα τελευταία χρόνια του πολέμου υπέφερε πάρα πολύ και υπέστη μεγάλες καταστροφές. Μετά τον πόλεμο η πόλη άρχισε ξανά να μεγαλώνει.

 

Η είσοδος της Ελλάδας στην Ευρωπαϊκή Ένωση (τότε Ε.Ο.Κ.) το 1981 έφερε καινούργιες επενδύσεις στην πόλη ταυτόχρονα όμως μαζί με προβλήματα κυκλοφοριακού και ατμοσφαιρικής ρύπανσης.